Che romanzone. Non c'è nulla di sbagliato o di fuori posto, se non forse la descrizione di Parigi all'inizio del secondo libro (un po' noiosa se, come me, non la si conosce bene) e l'eccessiva melodrammaticità di alcune scene.
Per il resto, i personaggi di Hugo sono riuscitissimi: l'imbranato Gring
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Che romanzone. Non c'è nulla di sbagliato o di fuori posto, se non forse la descrizione di Parigi all'inizio del secondo libro (un po' noiosa se, come me, non la si conosce bene) e l'eccessiva melodrammaticità di alcune scene.
Per il resto, i personaggi di Hugo sono riuscitissimi: l'imbranato Gringoire, così sperso tra l'astratta filosofia e la molto concreta necessità di scavicchiarsela nella vita reale; il terribile Frollo, che ad un certo punto si rende suo malgrado conto che la scienza e la religione non possono sostituire un bel seno di donna, e che, non potendo avere quel seno, si accontenta di lacerarlo; la piccola Esmeralda, 16 anni e non sentirli, tutta piena di gioia di vivere e di ingenuità e che, giustamente (giustamente perché se sei zingara e sei pure fessa difficilmente riesci a scavartela in un mondo così difficile), fa una fine orribile; il vuoto Febo, che però almeno scopa (attualissima, questa cosa); il malinconico Quasimodo, con cui Hugo anticipa l'Elio di Servi della gleba di quasi due secoli; e infine la folla, la stupida folla, così mutevole, così pecorona, pronta a deridere o impiccare così come a mettere in salvo.
Lo stile poi passa agilmente dal tragico al ridicolo senza che si avverta nessuno strappo. E Hugo è bravissimo sia a far ridere che a spaventare: dalla scena della condanna di Quasimodo ad opera del giudice sordo fino a quando al Val d'amore Esmeralda alza gli occhi da Febo e vede torreggiare su di loro il terribile Frollo.
Aggiungo che la capacità di Hugo di far balzare agli occhi le scene che narra io non l'ho trovata in nessun'altro autore. Penso sia anche un problema mio di scarsa fantasia; comunque, Hugo riesce a dipingere delle immagini così forti, così dolci, così GROSSE che saltano agli occhi perfino di un somaro zero-fantasioso come me.
Rileggere la saga di Harry Potter con gli occhi di un adulto, parte 4: il Calice di fuoco
No, davvero, abbasta.
La prima parte del libro è una summa di tutto ciò che rende la saga di Harry Potter una palla incredibile: stesse situazioni che si ripetono da quattro libri a questa parte, personaggi cristallizzati e insopportabili, il Quidditch, le assurdità del mondo dei maghi (inventare u
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No, davvero, abbasta.
La prima parte del libro è una summa di tutto ciò che rende la saga di Harry Potter una palla incredibile: stesse situazioni che si ripetono da quattro libri a questa parte, personaggi cristallizzati e insopportabili, il Quidditch, le assurdità del mondo dei maghi (inventare una roba tipo il cellulare no, eh?), il salgarismo della Rowling - ovvero, l'interrompere la narrazione per spiegare una certa cosa tramite un inciso scritto con tono da libro di scuola; la Rowling lo fa OGNI VOLTA che deve spiegare qualcosa che è successo nei libri passati (come se ce ne fosse bisogno: se sono arrivato al quarto libro vorrà dire che i precedenti tre li ho letti, no?) e il risultato è veramente osceno. Non so se il termine salgarismo sia giusto; mi ricordo di averlo letto da qualche parte ma non mi ricordo assolutamente dove; credo derivi da Salgari, che suppongo inframmezzasse spesso la sua narrazione con tali incisi spezzaritmo. Dico suppongo perché non ne sono effettivamente sicuro.
Comunque, per fare un esempio a caso, prendiamo Hermione: se già era insopportabile nei libri precedenti, in questo quarto libro le prende lo sclero dei diritti degli Elfi domestici. E tira fuori sti cazzo di Elfi domestici non appena le capita l'occasione, anche in mezzo a situazioni impegnative come il macello della Coppa del mondo di Quidditch. Insomma, simpaticissima!
Insomma, basta qua. Non rileggerò oltre la saga di Harry Potter: ho di meglio da leggere.
Per aggiungere un po' di sostanza al brodo, Nagai infila nella storia dei cyborg e dei Devilmen creati geneticamente. Ma io mi chiedo, non poteva continuare sulla linea epico-infernale di qualche numero fa?
Storia romana dalle origini al 476 d.C.
Come molti manuali è, purtroppo, una pisciata. Nomi, date, eventi, altri nomi, altre date, il 99% delle volte senza uno straccio di approfondimento.
Devillady vol. 14
Yawn. Per fortuna pare che stia per tornare in scena l'Inferno. Vediamo.
Notre-Dame di Parigi
***This comment contains spoilers! ***
Che romanzone. Non c'è nulla di sbagliato o di fuori posto, se non forse la descrizione di Parigi all'inizio del secondo libro (un po' noiosa se, come me, non la si conosce bene) e l'eccessiva melodrammaticità di alcune scene.
Per il resto, i personaggi di Hugo sono riuscitissimi: l'imbranato Gring ... (continue)
Che romanzone. Non c'è nulla di sbagliato o di fuori posto, se non forse la descrizione di Parigi all'inizio del secondo libro (un po' noiosa se, come me, non la si conosce bene) e l'eccessiva melodrammaticità di alcune scene.
Per il resto, i personaggi di Hugo sono riuscitissimi: l'imbranato Gringoire, così sperso tra l'astratta filosofia e la molto concreta necessità di scavicchiarsela nella vita reale; il terribile Frollo, che ad un certo punto si rende suo malgrado conto che la scienza e la religione non possono sostituire un bel seno di donna, e che, non potendo avere quel seno, si accontenta di lacerarlo; la piccola Esmeralda, 16 anni e non sentirli, tutta piena di gioia di vivere e di ingenuità e che, giustamente (giustamente perché se sei zingara e sei pure fessa difficilmente riesci a scavartela in un mondo così difficile), fa una fine orribile; il vuoto Febo, che però almeno scopa (attualissima, questa cosa); il malinconico Quasimodo, con cui Hugo anticipa l'Elio di Servi della gleba di quasi due secoli; e infine la folla, la stupida folla, così mutevole, così pecorona, pronta a deridere o impiccare così come a mettere in salvo.
Lo stile poi passa agilmente dal tragico al ridicolo senza che si avverta nessuno strappo. E Hugo è bravissimo sia a far ridere che a spaventare: dalla scena della condanna di Quasimodo ad opera del giudice sordo fino a quando al Val d'amore Esmeralda alza gli occhi da Febo e vede torreggiare su di loro il terribile Frollo.
Aggiungo che la capacità di Hugo di far balzare agli occhi le scene che narra io non l'ho trovata in nessun'altro autore. Penso sia anche un problema mio di scarsa fantasia; comunque, Hugo riesce a dipingere delle immagini così forti, così dolci, così GROSSE che saltano agli occhi perfino di un somaro zero-fantasioso come me.
Harry Potter and the Goblet of Fire
No, davvero, abbasta.
La prima parte del libro è una summa di tutto ciò che rende la saga di Harry Potter una palla incredibile: stesse situazioni che si ripetono da quattro libri a questa parte, personaggi cristallizzati e insopportabili, il Quidditch, le assurdità del mondo dei maghi (inventare u ... (continue)
No, davvero, abbasta.
La prima parte del libro è una summa di tutto ciò che rende la saga di Harry Potter una palla incredibile: stesse situazioni che si ripetono da quattro libri a questa parte, personaggi cristallizzati e insopportabili, il Quidditch, le assurdità del mondo dei maghi (inventare una roba tipo il cellulare no, eh?), il salgarismo della Rowling - ovvero, l'interrompere la narrazione per spiegare una certa cosa tramite un inciso scritto con tono da libro di scuola; la Rowling lo fa OGNI VOLTA che deve spiegare qualcosa che è successo nei libri passati (come se ce ne fosse bisogno: se sono arrivato al quarto libro vorrà dire che i precedenti tre li ho letti, no?) e il risultato è veramente osceno. Non so se il termine salgarismo sia giusto; mi ricordo di averlo letto da qualche parte ma non mi ricordo assolutamente dove; credo derivi da Salgari, che suppongo inframmezzasse spesso la sua narrazione con tali incisi spezzaritmo. Dico suppongo perché non ne sono effettivamente sicuro.
Comunque, per fare un esempio a caso, prendiamo Hermione: se già era insopportabile nei libri precedenti, in questo quarto libro le prende lo sclero dei diritti degli Elfi domestici. E tira fuori sti cazzo di Elfi domestici non appena le capita l'occasione, anche in mezzo a situazioni impegnative come il macello della Coppa del mondo di Quidditch. Insomma, simpaticissima!
Insomma, basta qua. Non rileggerò oltre la saga di Harry Potter: ho di meglio da leggere.
Devillady vol. 13
Per aggiungere un po' di sostanza al brodo, Nagai infila nella storia dei cyborg e dei Devilmen creati geneticamente.
Ma io mi chiedo, non poteva continuare sulla linea epico-infernale di qualche numero fa?