Veramente ben scritto. Invece che dedicarsi ad una serie di difficili articoli matematici, O'Shea ripercorre tutto il percorso storico che ha portato all'impressionante risultato di Perelman e altri. In quest'ottica la dimostrazione della congettura di Penrose assume un connotato più realistico di c
... (continue)
Veramente ben scritto. Invece che dedicarsi ad una serie di difficili articoli matematici, O'Shea ripercorre tutto il percorso storico che ha portato all'impressionante risultato di Perelman e altri. In quest'ottica la dimostrazione della congettura di Penrose assume un connotato più realistico di coronamento di un processo graduale e ininterrotto, pur senza sminuire il contributo decisivo di queste grandi personalità della matematica moderna che hanno risolto un problema che ha portato più di un matematico di fama mondiale all'esaurimento nervoso. Il libro è di intento divulgativo e abbastanza semplice, non so se possa essere leggibile per chi non abbia nessuna formazione matematica. Se sapete, o avete saputo un tempo, che cos'è un omeomorfismo ve lo consiglio vivamente.
Un libro arrabbiato, sicuramente anarchico e addirittura pagano. Tanto di cappello a Dimitri, e a Marsilio per il coraggio. La trama si sviluppa da un'idea favolesca: cosa succede a Roma quando Peter Pan decide di tornare a raccogliere bambini perduti? Lo svolgimento è molto originale e le sorp
... (continue)
Un libro arrabbiato, sicuramente anarchico e addirittura pagano. Tanto di cappello a Dimitri, e a Marsilio per il coraggio. La trama si sviluppa da un'idea favolesca: cosa succede a Roma quando Peter Pan decide di tornare a raccogliere bambini perduti? Lo svolgimento è molto originale e le sorprese sono ben giocate. Cosa rende le favole "carine" invece che agghiaccianti o drammatiche? Probabilmente solo il fatto che sono ambientate in un passato immaginario. Se lo spartiacque si rompe iniziano i guai (o lo spasso!) Da rileggere ancora e ancora.
Prima di tutto, mi sono divertito a leggere questo libro e certamente c'è un bisogno disperato di fantasy di qualità che importi in Italia le "novità" del genere che nel mondo anglosassone hanno ormai 50 anni. Detto questo il libro mi è piaciuto ma non mi ha convinto al 100%. La narrazion
... (continue)
Prima di tutto, mi sono divertito a leggere questo libro e certamente c'è un bisogno disperato di fantasy di qualità che importi in Italia le "novità" del genere che nel mondo anglosassone hanno ormai 50 anni. Detto questo il libro mi è piaciuto ma non mi ha convinto al 100%. La narrazione deve sicuramente molto, anzi moltissimo a Clive Barker, al punto che suona quasi come un esercizio di stile. La trama c'è e mi sembra pure interessante, ma nel finale mi sono sentito un poco abbandonato. E' normale essere lasciati in attesa di un seguito ma mi è parso che nemmeno l'autore abbia una qualche idea di quello che sta per succedere alle sue creature. Non ho notato nulla che sembrasse inserito per essere utile in futuro, nessuna anticipazione di futuri sviluppi insomma. Quello che mi ha convinto meno è l'ambientazione. Bella l'idea di una Parigi alternativa, dove tutto è magia e dove tutto è minaccia. Però manca la Parigi vera: tutti coloro che incontriamo sono abitanti del mondo segreto, in cui penetriamo nelle primissime pagine e che non lasciamo mai. A questo punto Parigi si poteva chiamarla Roma, Boston o Trafalmadore e non cambiava nulla. Credo che uno dei punti di forza dell'horror metropolitano sia la possibilità per l'innocente di svoltare nella via sbagliata e trovarsi all'inferno. Invece la Parigi del Wunderkind è isolata ermeticamente dal mondo delle persone normali, e ho sentito un po' l'effetto "quarta parete", si susseguono avvenimenti terribili che però toccano altre persone, in altri mondi. Detto questo, rimango in attesa del seguito!
La congettura di Poincaré
Veramente ben scritto. Invece che dedicarsi ad una serie di difficili articoli matematici, O'Shea ripercorre tutto il percorso storico che ha portato all'impressionante risultato di Perelman e altri. In quest'ottica la dimostrazione della congettura di Penrose assume un connotato più realistico di c ... (continue)
Veramente ben scritto. Invece che dedicarsi ad una serie di difficili articoli matematici, O'Shea ripercorre tutto il percorso storico che ha portato all'impressionante risultato di Perelman e altri. In quest'ottica la dimostrazione della congettura di Penrose assume un connotato più realistico di coronamento di un processo graduale e ininterrotto, pur senza sminuire il contributo decisivo di queste grandi personalità della matematica moderna che hanno risolto un problema che ha portato più di un matematico di fama mondiale all'esaurimento nervoso.
Il libro è di intento divulgativo e abbastanza semplice, non so se possa essere leggibile per chi non abbia nessuna formazione matematica. Se sapete, o avete saputo un tempo, che cos'è un omeomorfismo ve lo consiglio vivamente.
Pan
Un libro arrabbiato, sicuramente anarchico e addirittura pagano. Tanto di cappello a Dimitri, e a Marsilio per il coraggio.continue)
La trama si sviluppa da un'idea favolesca: cosa succede a Roma quando Peter Pan decide di tornare a raccogliere bambini perduti? Lo svolgimento è molto originale e le sorp ... (
Un libro arrabbiato, sicuramente anarchico e addirittura pagano. Tanto di cappello a Dimitri, e a Marsilio per il coraggio.
La trama si sviluppa da un'idea favolesca: cosa succede a Roma quando Peter Pan decide di tornare a raccogliere bambini perduti? Lo svolgimento è molto originale e le sorprese sono ben giocate.
Cosa rende le favole "carine" invece che agghiaccianti o drammatiche? Probabilmente solo il fatto che sono ambientate in un passato immaginario. Se lo spartiacque si rompe iniziano i guai (o lo spasso!)
Da rileggere ancora e ancora.
Wunderkind
Prima di tutto, mi sono divertito a leggere questo libro e certamente c'è un bisogno disperato di fantasy di qualità che importi in Italia le "novità" del genere che nel mondo anglosassone hanno ormai 50 anni.continue)
Detto questo il libro mi è piaciuto ma non mi ha convinto al 100%.
La narrazion ... (
Prima di tutto, mi sono divertito a leggere questo libro e certamente c'è un bisogno disperato di fantasy di qualità che importi in Italia le "novità" del genere che nel mondo anglosassone hanno ormai 50 anni.
Detto questo il libro mi è piaciuto ma non mi ha convinto al 100%.
La narrazione deve sicuramente molto, anzi moltissimo a Clive Barker, al punto che suona quasi come un esercizio di stile. La trama c'è e mi sembra pure interessante, ma nel finale mi sono sentito un poco abbandonato. E' normale essere lasciati in attesa di un seguito ma mi è parso che nemmeno l'autore abbia una qualche idea di quello che sta per succedere alle sue creature. Non ho notato nulla che sembrasse inserito per essere utile in futuro, nessuna anticipazione di futuri sviluppi insomma.
Quello che mi ha convinto meno è l'ambientazione. Bella l'idea di una Parigi alternativa, dove tutto è magia e dove tutto è minaccia. Però manca la Parigi vera: tutti coloro che incontriamo sono abitanti del mondo segreto, in cui penetriamo nelle primissime pagine e che non lasciamo mai. A questo punto Parigi si poteva chiamarla Roma, Boston o Trafalmadore e non cambiava nulla. Credo che uno dei punti di forza dell'horror metropolitano sia la possibilità per l'innocente di svoltare nella via sbagliata e trovarsi all'inferno. Invece la Parigi del Wunderkind è isolata ermeticamente dal mondo delle persone normali, e ho sentito un po' l'effetto "quarta parete", si susseguono avvenimenti terribili che però toccano altre persone, in altri mondi.
Detto questo, rimango in attesa del seguito!