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- David Copperfield (4455)
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- Harry Potter e i doni della morte (21203)
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- Harry Potter e il principe mezzosangue (22275)
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- Brave New World (1585)
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- Madame Bovary (16013)
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- Harry Potter e il calice di fuoco (23248)
- By J.K. Rowling
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- Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (23883)
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Finished





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- Frankenstein (7966)
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- Harry Potter e la camera dei segreti (24388)
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- Il ritratto di Dorian Gray (37744)
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- La coscienza di Zeno (22393)
- By Italo Svevo
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Finished on Aug 6, 2011





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- Harry Potter e la pietra filosofale (26258)
- By J.K. Rowling
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- Niente di nuovo sul fronte occidentale (5084)
- By Erich Maria Remarque
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Finished on Jul 26, 2011





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Niente di nuovo sul fronte occidentale
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---«Questo libro non vuol essere
nè un atto d'accusa nè una confessione.
Esso non è che il tentativo di raffigurare
una generazione la quale -anche se sfuggì alle granat ... (continue) - — Aug 8, 2011 | 1 feedback
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La coscienza di Zeno
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La fisionomia letteraria di Italo Svevo apparve fin dal principio ben diversa da quella della maggioranza degli scrittori a lui contemporanei. Come primo ... (continue)
Recensione completa su: http://handwrittenpoetry.blogspot.com/2011/08/recension…
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La fisionomia letteraria di Italo Svevo apparve fin dal principio ben diversa da quella della maggioranza degli scrittori a lui contemporanei. Come primo elemento discriminante vi erano i natali: Svevo, pur non essendo religioso, era di origini israelitiche e le radici ebraiche ebbero una notevole influenza sulla sua attitudine culturale complessiva; alcuni critici sostengono che l’ossessione di Svevo nel votare i protagonisti delle proprie opere all’inettitudine più incondizionata, fosse in realtà il risultato della concezione dell’autore stesso riguardo alla condizione dell’uomo ebreo nella civiltà europea dell’epoca.
Non vanno inoltre trascurate le caratteristiche peculiari dell’ambiente in cui Svevo arriverà a formarsi; Trieste, allora territorio dell’Impero Asburgico, era una città di confine, centro della cultura mitteleuropea, nella quale arriveranno a convergere i nuclei di tre civiltà completamente differenti: quella italiana, quella tedesca e quella slava. Ciò permise all’autore de La Coscienza di Zeno di fare propria una prospettiva intellettuale molto più ampia rispetto a tanti altri scrittori italiani e di presentarsi con uno pseudonimo volto a sottolineare la propria devozione sia alla cultura italiana (Italo) che a quella tedesca (Svevo).
[...]
La Coscienza di Zeno apparve sulla scena editoriale italiana venticinque anni dopo Senilità. Quel quarto di secolo trascorso era stato cruciale non solo nell’evoluzione interiore e letteraria di Italo Svevo, ma aveva portato con sé trasformazioni radicali anche nell’assetto europeo, nella concezione del mondo e nei movimenti culturali. In quei venticinque anni sull’Europa si era abbattuto il cataclisma della Prima Guerra Mondiale, ovvero la chiusura di un’epoca e l’esplosione di nuova era, fatta di avanguardie artistiche e letterarie, tramite le quali iniziavano ad affacciarsi nuove filosofie e teorie, fra cui quella della relatività e la psicanalisi.
Questo è il fertile humus culturale dal quale scaturisce La Coscienza di Zeno, pregno di tutti gli elementi di un’epoca, fondato su soluzioni innovative e quasi mai sperimentate prima.
L’impianto narrativo, innanzitutto: Svevo abbandona il tipico modulo ottocentesco della terza persona, del romanzo narrato da una voce esterna e anonima, per addentrarsi nei meandri dell’io narrante e della confessione autobiografica. La “Coscienza” del titolo, infatti, non è altro che un memoriale, quello di Zeno Cosini che scrive su invito del proprio psicanalista, il fantomatico Dottor S. (ritratto di Sigmund Freud o alter ego di Svevo stesso), a scopo terapeutico e per agevolare la cura vera e propria. L’autore costruisce un espediente narrativo, immaginando che sia il Dottor S. stesso a pubblicare il manoscritto del signor Cosini, come vendetta nei confronti del paziente per essersi sottratto alla cura e per aver frodato il medico del frutto dell’analisi. Zeno, infatti, come spiegherà in un breve diario allegato al termine dello scritto, in seguito ai notevoli successi commerciali da lui ottenuti nel corso della guerra, si riterrà completamente guarito dalla “malattia” che lo aveva portato ad avvicinarsi alla psicanalisi.
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La voce di Zeno guiderà il lettore avanti e indietro nel tempo, in accordo con gli sforzi da lui tentati per ricostruire il proprio passato; eventi contemporanei potranno essere così distribuiti in più capitoli successivi e vi saranno ampi sbalzi temporali fra un pagina e l’altra. In questo modo anche l’uso del tempo si alienerà totalmente dalla tradizione ottocentesca, dove gli eventi si presentavano unicamente in ordine cronologico, e darà origine a quello che gli inglesi successivamente chiameranno “stream of consciousness”, il flusso di coscienza, che diverrà il principale veicolo di successo per scrittori del calibro di James Joyce, Virginia Woolf e Jack Kerouac.
[...]
L’«inetto» e nevrotico Zeno è chiaramente un narratore inattendibile. Il primo a denunciarlo è il Dottor S. stesso, nella prefazione: «Sembrava tanto curioso di sé stesso! Se sapesse quante sorprese potrebbero risultargli dal commento delle tante verità e bugie ch’egli ha qui accumulate!». L’intero manoscritto si tramuta così in una colossale operazione di autogiustificazione, volta a dimostrare l’innocente ruolo di Zeno in tutte le situazioni narrate, dal rapporto con il padre a quello con la moglie e l’amante, fino ad arrivare all’amicizia-rivalità con Guido Speier; in realtà ciò che Zeno tenta in tutti i modi di celare, emerge prepotentemente da ogni singola pagina: non vi è nulla di ingenuo o onesto, gli impulsi reali del protagonista sono regolarmente ostili e aggressivi, a volte addirittura omicidi. Zeno stesso arriverà ad auto-ingannarsi, mentendo sistematicamente: la negatività dei suoi impulsi profondi genereranno in lui tormento e senso di colpa, per cui sarà l’inconscio stesso ad avviare un’operazione di auto-assoluzione.
[...]
Zeno ha un assoluto e imperante bisogno di integrarsi nella società benestante a cui appartiene e pertanto di non sentirsi più “malato” ma “normale”, status raggiungibile solo a patto di arrivare ad incarnare la figura del buon padre di famiglia e dell’affidabile uomo d’affari.
Sarà proprio questa disperata ricerca dell’ordine più banale a portare Zeno a sposare la mediocre Augusta e, al contempo, a proclamarne non solo l’amore, ma anche la più fulgida ammirazione per la sua «perfetta salute». Augusta si rivelerà un’impeccabile sostituta della figura materna, veicolo di benessere stillante la sicurezza e la dolcezza di cui Zeno sovente avrà necessità.
Infine, come in ogni romanzo di Svevo, l’«inetto» si ritroverà ad affrontare la figura del rivale, incarnata nel cognato Guido Speier, la sua esatta antitesi. Guido verrà descritto come colto e affascinante, sicuro di sé stesso, magnifico suonatore di violino (al contrario di Zeno, in grado unicamente di strimpellare melodie terribili) e, fatto ancor più importante, tombeur de femmes; Guido, infatti, riuscirà a conquistare e sposare la bella Ada, sorella di Augusta e primo sogno e desiderio dell’«inetto» rivale. Zeno, inizialmente, manifesterà un’ostilità scoperta nei confronti di Guido e arriverà addirittura a soffocare l’impulso di ucciderlo, trattenendosi dal spingerlo giù da un muretto durante una loro passeggiata notturna.
Successivamente, i sensi di colpa per questi istinti a stento repressi, inaccettabili per la sua coscienza, lo porteranno a seppellire i suoi veri sentimenti sotto una maschera di ostentazione, inscenando un patetico e improbabile affetto fraterno. Anche a distanza di molti anni, al tempo di redigere il suo memoriale, l’anziano Zeno non sarà ancora disposto ad ammettere il suo odio e continuerà a protestare di aver amato Guido Speier più di un fratello.
[...]
Tuttavia, La Coscienza di Zeno non arriverà a costituire soltanto una spietata operazione di smascheramento, manifesto di falsa moralità e fulgida testimonianza di autoinganno; il fattore più illuminante e ammirevole dell’intera opera di Svevo sarà costituito dal mutamento di prospettive, che porteranno Zeno stesso ad essere non solo “oggetto” di critica, ma anche “soggetto”. L’«inettitudine» del protagonista si rivelerà quindi un ottimo pretesto per osservare con tutta comodità la presunta “normalità” del prossimo, in particolare quella dei membri della classe borghese in cui Zeno vorrebbe identificarsi; la “malattia” del protagonista fungerà da strumento straniante, ingegnoso dispositivo atto a portare alla luce l’inconsistente “sanità” degli altri che, ad una visione superficiale, sembrano vivere perfettamente soddisfatti, senza mai vacillare nella solidità delle proprie certezze o dei propri principi.
[...]
Zeno si rivelerà come un essere fluido, incostante e inafferrabile, caratteristiche che lo condanneranno per sempre a restar fuori da quel mondo “normale” e a valutare la realtà che lo circonda con diffidenza e malessere.
Lo sguardo di Zeno sconvolgerà le gerarchie e renderà ogni identità una facciata, ogni figura una maschera fumosa e indistinta, incerta e ambigua, convertendo la sanità in follia, la forza in malattia. Nel rivoltare le verità e nello stravolgere i fatti, Zeno sarà al contempo cieco e chiaroveggente, costruirà alibi e rivelerà le menzogne più subdole: mistificando la realtà offrirà la giusta chiave per far venire a galla la verità di ciò che lo circonda.
Davanti a una realtà deformata e deviata a tal punto, non vi è neppure una voce, un narratore onnisciente che riporti l’ordine, che giudichi gli avvenimenti in base a valori determinati e ineluttabili. In questo folle caos si continuerà ad ascoltare solo la coscienza di Zeno, che procederà nella propria narrazione senza alcun punto di riferimento: starà unicamente al lettore stabilire se ciò che è scritto possa essere identificato come «verità» o «bugia» o, molto più probabilmente, tutt’e due le cose insieme.
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