Ammetto candidamente di non aver mai sentito parlare ne' del romanzo ne' tantomeno dell'autore prima di essermi imbattuto -casualmente- in una delle decine di commenti entusiasti, con questi risultati:
"Mmm, vediamo altri commenti... aspetta, ma quanta gente ha 'sto libro? tutte rece
... (continue)
Ammetto candidamente di non aver mai sentito parlare ne' del romanzo ne' tantomeno dell'autore prima di essermi imbattuto -casualmente- in una delle decine di commenti entusiasti, con questi risultati:
"Mmm, vediamo altri commenti... aspetta, ma quanta gente ha 'sto libro? tutte recensioni positive... ehi, sembrano anche scritte con cognizione di causa... ok, lo prendo."
Quando ci si approccia ad un "fenomeno letterario" il rischio di rimanerne delusi è abbastanza alto, soprattutto se come ingredienti del prodotto vengono declamati i classici "intrighi, suspance e passione", spesso preludio ad un turbinio di stereotipi standard e ad un intreccio fin troppo prevedibile. In questi casi a determinare la bontà di un opera intervengono altri fattori: scrittura, ambientazione, psicologia, tematiche.
Da questo punto di vista "L'Ombra del Vento" è un lavoro riuscito: per quanto lo sviluppo della trama sia piuttosto prevedibile e i personaggi (a parte la meravigliosa eccezione di Fermin - idolo incontrastato di tutto il romanzo) siano abbastanza piatti, sono gli altri elementi a dare valore all'opera. Lo stile è piacevole, semplice senza essere banale; Barcellona e le sue suggestioni permeano il tessuto del romanzo senza volersi mostrare a forza (e averne fresco il ricordo è stato un valore aggiunto); e soprattutto il plumbeo spettro della guerra e della dittatura, che si incunea in silenzio nell'animo della città, avvelenando lentamente il cuore delle persone, ancora più spietato perché pervasivo della quotidianità, è il cemento che consolida la struttura del romanzo.
Ricordo che intorno al '94-'95 si citava spesso Snow Crash soprattutto su riviste di videogiochi e affini; del resto il periodo era propizio: Internet cominciava ad essere un concetto conosciuto, anche se fisicamente utilizzato da pochi (ricordo le serate a casa dell'unico amico dotato di un oscido
... (continue)
Ricordo che intorno al '94-'95 si citava spesso Snow Crash soprattutto su riviste di videogiochi e affini; del resto il periodo era propizio: Internet cominciava ad essere un concetto conosciuto, anche se fisicamente utilizzato da pochi (ricordo le serate a casa dell'unico amico dotato di un oscido 28,8k a scaricare immagini sgranate...) e c'era una grossa curiosità riguardo al potenziale della rete. Il genere cyberpunk poi, letterariamente in declino produttivo, godeva di una certa "coda" per una sorta di ricambio generazionale tra i lettori. Snow Crash aveva tutto per mandare in sollucchero il nerd sedicenne: la "realtà virtuale" (termine che nel frattempo, al pari di "hacker", veniva utilizzato totalmente a caso dai solerti media italiani), il Protagonist(a) [best name ever, tra l'altro] novello samurai metropolitano, la ragazzina fichissima (nonché sfrontata e sessualmente emancipata - e quindi potenziale sogno erotico del giovane nerd), uno scenario grottescamente apocalittico, una immaginaria colonna sonora alla Ministry, e un sacco di gustose mazzate.
Poi capita che uno magari se lo trova tra le mani ad uno stand di quei pazzi della Shake ma non lo compra subito, lo cerca quando ormai è introvabile e deve aspettare il 2007 per avere una benedetta ristampa. 12 anni dopo. E si deve beccare una ristampa con una copertina inguardabile e una quarta di copertina che inizia come peggio non potrebbe, e con una vecchia traduzione (buona in certi frangenti, mediocre in altri) che necessitava assolutamente di una revisione. Che poi, mi chiedo, assumere uno schiavo per rileggerselo e segnalare i refusi faceva così schifo ai signori della Rizzoli? Tra virgole messe a caso, discorsi diretti che non finiscono - o terminano nel punto sbagliato, sviste grossolane, non si riescono a leggere tre pagine senza scuotere la testa.
Detto questo, la prima metà di Snow Crash è clamorosa: bel ritmo, ottimi personaggi, buona trama, digressioni interessanti e soprattutto uno stile piacevolmente fracassone e lontano da certi passaggi incomprensibili tipici di un Gibson, ad esempio (non capita mai di pensare "ma di che cazzo sta parlando?"). Ahimé la seconda parte non è allo stesso livello: tra il pippone sumerico che a volte sgomma verso la scemenza, l'introduzione di una serie di comprimari tutti egualmente inutili e una trama che rallenta e si impantana, comincia ad aleggiare lo spettro della noia. Per fortuna le ultime 50 pagine risollevano la situazione.
Peccato che Vitaly Chernobyl non faccia nulla: un nome meravigliosamente stupido sprecato nel nulla :)
Serie di episodi che si pongono cronologicamente subito dopo il primo volume; si tratta di "scarti" mai pubblicati, ed in effetti la qualità non è particolarmente elevata, pur presentando un disegno migliore del predecessore; da avere giusto a titolo di completezza. Finalmente ottima la qualità dell
... (continue)
Serie di episodi che si pongono cronologicamente subito dopo il primo volume; si tratta di "scarti" mai pubblicati, ed in effetti la qualità non è particolarmente elevata, pur presentando un disegno migliore del predecessore; da avere giusto a titolo di completezza. Finalmente ottima la qualità della confezione, anche se la lettura ne risulta impacciata. Il cd aggiuntivo è la cosa più inutile che abbia mai visto.
Il paradiso degli orchi
Per la serie "non è mai troppo tardi"
L'ombra del vento
Ammetto candidamente di non aver mai sentito parlare ne' del romanzo ne' tantomeno dell'autore prima di essermi imbattuto -casualmente- in una delle decine di commenti entusiasti, con questi risultati:
"Mmm, vediamo altri commenti...continue)
aspetta, ma quanta gente ha 'sto libro?
tutte rece ... (
Ammetto candidamente di non aver mai sentito parlare ne' del romanzo ne' tantomeno dell'autore prima di essermi imbattuto -casualmente- in una delle decine di commenti entusiasti, con questi risultati:
"Mmm, vediamo altri commenti...
aspetta, ma quanta gente ha 'sto libro?
tutte recensioni positive...
ehi, sembrano anche scritte con cognizione di causa...
ok, lo prendo."
Quando ci si approccia ad un "fenomeno letterario" il rischio di rimanerne delusi è abbastanza alto, soprattutto se come ingredienti del prodotto vengono declamati i classici "intrighi, suspance e passione", spesso preludio ad un turbinio di stereotipi standard e ad un intreccio fin troppo prevedibile. In questi casi a determinare la bontà di un opera intervengono altri fattori: scrittura, ambientazione, psicologia, tematiche.
Da questo punto di vista "L'Ombra del Vento" è un lavoro riuscito: per quanto lo sviluppo della trama sia piuttosto prevedibile e i personaggi (a parte la meravigliosa eccezione di Fermin - idolo incontrastato di tutto il romanzo) siano abbastanza piatti, sono gli altri elementi a dare valore all'opera. Lo stile è piacevole, semplice senza essere banale; Barcellona e le sue suggestioni permeano il tessuto del romanzo senza volersi mostrare a forza (e averne fresco il ricordo è stato un valore aggiunto); e soprattutto il plumbeo spettro della guerra e della dittatura, che si incunea in silenzio nell'animo della città, avvelenando lentamente il cuore delle persone, ancora più spietato perché pervasivo della quotidianità, è il cemento che consolida la struttura del romanzo.
Snow Crash
Ricordo che intorno al '94-'95 si citava spesso Snow Crash soprattutto su riviste di videogiochi e affini; del resto il periodo era propizio: Internet cominciava ad essere un concetto conosciuto, anche se fisicamente utilizzato da pochi (ricordo le serate a casa dell'unico amico dotato di un oscido ... (continue)
Ricordo che intorno al '94-'95 si citava spesso Snow Crash soprattutto su riviste di videogiochi e affini; del resto il periodo era propizio: Internet cominciava ad essere un concetto conosciuto, anche se fisicamente utilizzato da pochi (ricordo le serate a casa dell'unico amico dotato di un oscido 28,8k a scaricare immagini sgranate...) e c'era una grossa curiosità riguardo al potenziale della rete. Il genere cyberpunk poi, letterariamente in declino produttivo, godeva di una certa "coda" per una sorta di ricambio generazionale tra i lettori.
Snow Crash aveva tutto per mandare in sollucchero il nerd sedicenne: la "realtà virtuale" (termine che nel frattempo, al pari di "hacker", veniva utilizzato totalmente a caso dai solerti media italiani), il Protagonist(a) [best name ever, tra l'altro] novello samurai metropolitano, la ragazzina fichissima (nonché sfrontata e sessualmente emancipata - e quindi potenziale sogno erotico del giovane nerd), uno scenario grottescamente apocalittico, una immaginaria colonna sonora alla Ministry, e un sacco di gustose mazzate.
Poi capita che uno magari se lo trova tra le mani ad uno stand di quei pazzi della Shake ma non lo compra subito, lo cerca quando ormai è introvabile e deve aspettare il 2007 per avere una benedetta ristampa. 12 anni dopo.
E si deve beccare una ristampa con una copertina inguardabile e una quarta di copertina che inizia come peggio non potrebbe, e con una vecchia traduzione (buona in certi frangenti, mediocre in altri) che necessitava assolutamente di una revisione.
Che poi, mi chiedo, assumere uno schiavo per rileggerselo e segnalare i refusi faceva così schifo ai signori della Rizzoli? Tra virgole messe a caso, discorsi diretti che non finiscono - o terminano nel punto sbagliato, sviste grossolane, non si riescono a leggere tre pagine senza scuotere la testa.
Detto questo, la prima metà di Snow Crash è clamorosa: bel ritmo, ottimi personaggi, buona trama, digressioni interessanti e soprattutto uno stile piacevolmente fracassone e lontano da certi passaggi incomprensibili tipici di un Gibson, ad esempio (non capita mai di pensare "ma di che cazzo sta parlando?").
Ahimé la seconda parte non è allo stesso livello: tra il pippone sumerico che a volte sgomma verso la scemenza, l'introduzione di una serie di comprimari tutti egualmente inutili e una trama che rallenta e si impantana, comincia ad aleggiare lo spettro della noia. Per fortuna le ultime 50 pagine risollevano la situazione.
Peccato che Vitaly Chernobyl non faccia nulla: un nome meravigliosamente stupido sprecato nel nulla :)
Ghost in the Shell 1.5
Serie di episodi che si pongono cronologicamente subito dopo il primo volume; si tratta di "scarti" mai pubblicati, ed in effetti la qualità non è particolarmente elevata, pur presentando un disegno migliore del predecessore; da avere giusto a titolo di completezza. Finalmente ottima la qualità dell ... (continue)
Serie di episodi che si pongono cronologicamente subito dopo il primo volume; si tratta di "scarti" mai pubblicati, ed in effetti la qualità non è particolarmente elevata, pur presentando un disegno migliore del predecessore; da avere giusto a titolo di completezza. Finalmente ottima la qualità della confezione, anche se la lettura ne risulta impacciata. Il cd aggiuntivo è la cosa più inutile che abbia mai visto.