C'è sempre qualcosa che sfugge, in queste poesie, almeno nella mia lettura personale. Come un'eccedenza di senso che non vuole farsi raccogliere. Eppure il verso è lì, limpido, quadrato, trasparente. A dir poco corporeo. Da rileggere.
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Il libro è rimasto a lungo sul comodino, vicino al letto co
... (continue)
C'è sempre qualcosa che sfugge, in queste poesie, almeno nella mia lettura personale. Come un'eccedenza di senso che non vuole farsi raccogliere. Eppure il verso è lì, limpido, quadrato, trasparente. A dir poco corporeo. Da rileggere.
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Il libro è rimasto a lungo sul comodino, vicino al letto come un oggetto misterioso o un meteorite radioattivo, senza perdere di fascino e ambiguità. A rileggere il precedente commento mi accorgo dell'idiosincrasia che lo sostanzia (il libro): trasparente / corporeo. Anche laddove il senso sembra farsi oscuro il verso mantiene la capacità di slittare oltre con attrito minimo, ma con attrito. E questa frizione continua, quasi una bassa nota di fondo, costante, fastidiosa pur dentro un suo range, è il precipitato di un lavorìo continuo, una ricerca di coordinazione tra lingua e occhio (mentre sullo sfondo il corpo funge da cassa di risonanza). L'idea che mi sono fatto è quella di una cosa viva e pulsante, ci puoi entrare dentro da qualsiasi pagina, puoi fare zapping, ci puoi surfare sopra, ci puoi cadere dentro.
L'ombra della salute
C'è sempre qualcosa che sfugge, in queste poesie, almeno nella mia lettura personale. Come un'eccedenza di senso che non vuole farsi raccogliere. Eppure il verso è lì, limpido, quadrato, trasparente. A dir poco corporeo. Da rileggere.
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Il libro è rimasto a lungo sul comodino, vicino al letto co ... (continue)
C'è sempre qualcosa che sfugge, in queste poesie, almeno nella mia lettura personale. Come un'eccedenza di senso che non vuole farsi raccogliere. Eppure il verso è lì, limpido, quadrato, trasparente. A dir poco corporeo. Da rileggere.
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Il libro è rimasto a lungo sul comodino, vicino al letto come un oggetto misterioso o un meteorite radioattivo, senza perdere di fascino e ambiguità. A rileggere il precedente commento mi accorgo dell'idiosincrasia che lo sostanzia (il libro): trasparente / corporeo. Anche laddove il senso sembra farsi oscuro il verso mantiene la capacità di slittare oltre con attrito minimo, ma con attrito. E questa frizione continua, quasi una bassa nota di fondo, costante, fastidiosa pur dentro un suo range, è il precipitato di un lavorìo continuo, una ricerca di coordinazione tra lingua e occhio (mentre sullo sfondo il corpo funge da cassa di risonanza). L'idea che mi sono fatto è quella di una cosa viva e pulsante, ci puoi entrare dentro da qualsiasi pagina, puoi fare zapping, ci puoi surfare sopra, ci puoi cadere dentro.