Un libro che raccoglie tre saggi sulla percezione delle immagini nell'arte, uno scritto da uno storico dell'arte, uno da uno psicologo e uno da un filosofo. Il linguaggio è molto tecnico e, quindi, difficile per chi non è almeno un po' padrone della tematica, tale da rendere la lettura più simile al
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Un libro che raccoglie tre saggi sulla percezione delle immagini nell'arte, uno scritto da uno storico dell'arte, uno da uno psicologo e uno da un filosofo. Il linguaggio è molto tecnico e, quindi, difficile per chi non è almeno un po' padrone della tematica, tale da rendere la lettura più simile allo studio che allo svago. Il primo saggio, dal punto di vista dello storico dell'arte, sottopone questioni e ipotesi interessanti, legando la percezioni delle immagini all'empatia che esse provocano nello spettatore. Il secondo saggio, dal punto di vista dello psicologo, discorda in parte da questa teoria ed è illuminante su alcune modalità che abbiamo per percepire le immagini. Il terzo saggio, dal punto di vista del filosofo, è forse quello più complesso, anche perché non fornisce ipotesi ulteriori precisando, piuttosto, le domande da porsi. Sebbene i saggi siano oggi datati, sono ancora molto validi e sicuramente importanti per chi è interessato ad approfondire la questione, soprattutto in termini di studio. Per il lettore che vuole invece qualche semplice infarinatura o una lettura più agevole, è preferibile rivolgersi ad altri volumi.
Un bel testo introduttivo alla conoscenza del colore e le sue proprietà, tratto da un testo classico, pietra miliare della materia. Si legge in fretta, pur se il testo risente degli anni. Unico grande difetto, quello di essere veramente ridotto all'osso, soprattutto per quanto riguarda le tavole d'e
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Un bel testo introduttivo alla conoscenza del colore e le sue proprietà, tratto da un testo classico, pietra miliare della materia. Si legge in fretta, pur se il testo risente degli anni. Unico grande difetto, quello di essere veramente ridotto all'osso, soprattutto per quanto riguarda le tavole d'esempio, veramente utili per comprendere fino in fondo di cosa si sta parlando.
Ho acquistato questo libro praticamente per sbaglio: cercavo qualcosa che parlasse della teoria della Gestalt e non della terapia della Gestalt, due cose ben diverse ma di cui, allora, non ero a conoscenza. Nonostante questo è stata una lettura interessante, se non altro per conoscere e imparare qua
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Ho acquistato questo libro praticamente per sbaglio: cercavo qualcosa che parlasse della teoria della Gestalt e non della terapia della Gestalt, due cose ben diverse ma di cui, allora, non ero a conoscenza. Nonostante questo è stata una lettura interessante, se non altro per conoscere e imparare qualcosa di nuovo. La prima parte, introduttiva, è interessante anche per chi non è interessato alla terapia della Gestalt. La seconda parte è più specifica, seppur sempre generale, è diventa noiosa se non si è particolarmente interessati all'argomento. Da consigliare solo per chi è interessato a conoscere la terapia della Gestalt.
Affascinante. Soprattutto per chi, come me, poco e niente sa di pittura. Philippe Daverio sa affabulare il lettore, anche se a volte il testo è un po’ complesso e lascia troppo sottinteso. Il finale, invece, lascia un po’ di amaro in bocca, ma passeggiare tra le stanze di questo museo immaginario è
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Affascinante. Soprattutto per chi, come me, poco e niente sa di pittura. Philippe Daverio sa affabulare il lettore, anche se a volte il testo è un po’ complesso e lascia troppo sottinteso. Il finale, invece, lascia un po’ di amaro in bocca, ma passeggiare tra le stanze di questo museo immaginario è piacevole e consente di conoscere alcuni dei più grandi capolavori della pittura mondiale. Chissà, magari mette anche la voglia di andare a vederli di persona, un giorno.
Un celebre fotografo si sofferma a considerare la sua carriera, tra le frustrazioni e i rimorsi del passato (analogico) e l'entusiasmo e l'eccitazione per il futuro (digitale). Ne nasce un dialogo sotto forma d'intervista tra il fotografo e la sua assistente sulla fotografia, le sue implicazioni e i
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Un celebre fotografo si sofferma a considerare la sua carriera, tra le frustrazioni e i rimorsi del passato (analogico) e l'entusiasmo e l'eccitazione per il futuro (digitale). Ne nasce un dialogo sotto forma d'intervista tra il fotografo e la sua assistente sulla fotografia, le sue implicazioni e i suoi sviluppi. Di fotografia in realtà si parla poco, tra citazioni, filosofia, ricordi, accuse e auto-commemorazioni. Il linguaggio è molto difficoltoso e la forma scritta non aiuta, purtroppo, a riconoscere facilmente quando i toni sono provocatori, ironici o irriverenti, con il risultato che l'intervista sembra spesso un'auto-intervista, il fotografo soltanto presuntuoso, le citazioni colte pretestuose e le considerazioni superficiali. Un vero peccato, perché il fotografo è Ando Gilardi, autore di talento ed esperienza e, al di là di un paio di citazioni errate, da dire avrebbe molto di utile e d'importante. Una maggiore coerenza nell'esposizione e uno stile meno vaneggiante avrebbero reso questo breve libro di ben altro valore.
Arte, percezione e realtà
Un libro che raccoglie tre saggi sulla percezione delle immagini nell'arte, uno scritto da uno storico dell'arte, uno da uno psicologo e uno da un filosofo. Il linguaggio è molto tecnico e, quindi, difficile per chi non è almeno un po' padrone della tematica, tale da rendere la lettura più simile al ... (continue)
Un libro che raccoglie tre saggi sulla percezione delle immagini nell'arte, uno scritto da uno storico dell'arte, uno da uno psicologo e uno da un filosofo. Il linguaggio è molto tecnico e, quindi, difficile per chi non è almeno un po' padrone della tematica, tale da rendere la lettura più simile allo studio che allo svago. Il primo saggio, dal punto di vista dello storico dell'arte, sottopone questioni e ipotesi interessanti, legando la percezioni delle immagini all'empatia che esse provocano nello spettatore. Il secondo saggio, dal punto di vista dello psicologo, discorda in parte da questa teoria ed è illuminante su alcune modalità che abbiamo per percepire le immagini. Il terzo saggio, dal punto di vista del filosofo, è forse quello più complesso, anche perché non fornisce ipotesi ulteriori precisando, piuttosto, le domande da porsi. Sebbene i saggi siano oggi datati, sono ancora molto validi e sicuramente importanti per chi è interessato ad approfondire la questione, soprattutto in termini di studio. Per il lettore che vuole invece qualche semplice infarinatura o una lettura più agevole, è preferibile rivolgersi ad altri volumi.
Interazione del colore
Un bel testo introduttivo alla conoscenza del colore e le sue proprietà, tratto da un testo classico, pietra miliare della materia. Si legge in fretta, pur se il testo risente degli anni. Unico grande difetto, quello di essere veramente ridotto all'osso, soprattutto per quanto riguarda le tavole d'e ... (continue)
Un bel testo introduttivo alla conoscenza del colore e le sue proprietà, tratto da un testo classico, pietra miliare della materia. Si legge in fretta, pur se il testo risente degli anni. Unico grande difetto, quello di essere veramente ridotto all'osso, soprattutto per quanto riguarda le tavole d'esempio, veramente utili per comprendere fino in fondo di cosa si sta parlando.
Iniziazione alla Gestalt
Ho acquistato questo libro praticamente per sbaglio: cercavo qualcosa che parlasse della teoria della Gestalt e non della terapia della Gestalt, due cose ben diverse ma di cui, allora, non ero a conoscenza. Nonostante questo è stata una lettura interessante, se non altro per conoscere e imparare qua ... (continue)
Ho acquistato questo libro praticamente per sbaglio: cercavo qualcosa che parlasse della teoria della Gestalt e non della terapia della Gestalt, due cose ben diverse ma di cui, allora, non ero a conoscenza. Nonostante questo è stata una lettura interessante, se non altro per conoscere e imparare qualcosa di nuovo. La prima parte, introduttiva, è interessante anche per chi non è interessato alla terapia della Gestalt. La seconda parte è più specifica, seppur sempre generale, è diventa noiosa se non si è particolarmente interessati all'argomento. Da consigliare solo per chi è interessato a conoscere la terapia della Gestalt.
Il museo immaginato
Affascinante. Soprattutto per chi, come me, poco e niente sa di pittura. Philippe Daverio sa affabulare il lettore, anche se a volte il testo è un po’ complesso e lascia troppo sottinteso. Il finale, invece, lascia un po’ di amaro in bocca, ma passeggiare tra le stanze di questo museo immaginario è ... (continue)
Affascinante. Soprattutto per chi, come me, poco e niente sa di pittura. Philippe Daverio sa affabulare il lettore, anche se a volte il testo è un po’ complesso e lascia troppo sottinteso. Il finale, invece, lascia un po’ di amaro in bocca, ma passeggiare tra le stanze di questo museo immaginario è piacevole e consente di conoscere alcuni dei più grandi capolavori della pittura mondiale. Chissà, magari mette anche la voglia di andare a vederli di persona, un giorno.
Meglio ladro che fotografo
Un celebre fotografo si sofferma a considerare la sua carriera, tra le frustrazioni e i rimorsi del passato (analogico) e l'entusiasmo e l'eccitazione per il futuro (digitale). Ne nasce un dialogo sotto forma d'intervista tra il fotografo e la sua assistente sulla fotografia, le sue implicazioni e i ... (continue)
Un celebre fotografo si sofferma a considerare la sua carriera, tra le frustrazioni e i rimorsi del passato (analogico) e l'entusiasmo e l'eccitazione per il futuro (digitale). Ne nasce un dialogo sotto forma d'intervista tra il fotografo e la sua assistente sulla fotografia, le sue implicazioni e i suoi sviluppi. Di fotografia in realtà si parla poco, tra citazioni, filosofia, ricordi, accuse e auto-commemorazioni. Il linguaggio è molto difficoltoso e la forma scritta non aiuta, purtroppo, a riconoscere facilmente quando i toni sono provocatori, ironici o irriverenti, con il risultato che l'intervista sembra spesso un'auto-intervista, il fotografo soltanto presuntuoso, le citazioni colte pretestuose e le considerazioni superficiali. Un vero peccato, perché il fotografo è Ando Gilardi, autore di talento ed esperienza e, al di là di un paio di citazioni errate, da dire avrebbe molto di utile e d'importante. Una maggiore coerenza nell'esposizione e uno stile meno vaneggiante avrebbero reso questo breve libro di ben altro valore.