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- Fatti e figure in vent'anni di cronache italiane
- By Concita De Gregorio
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Mirabile sintesi giornalistica -
Nell’universo politico nel quale viviamo, ormai, soventi sono le continue dichiarazioni di personalità che, il giorno dopo, non esitano a dichiarare esattamente l’opposto; con disinvoltura si passa da uno schieramento ad un altro; ciò che oggi è dato per certo, nel volgere di poche ore, cambia co ... (continue)
- — Jul 2, 2011 | Add your feedback
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- Il Mangiarozzo 2011. 1000 e più osterie e trattorie dove mangiare almeno una volta nella vita (31)
- By Carlo Cambi
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- Così in terra, come in cielo (614)
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Il prete da marciapiede -
Libro straordinario.
Detto così, lo so, è retorico, ma devo necessariamente spendere qualche parola iniziale, qualche parola che mi sorregga, poi, nell’avventura che la descrizione di questo libro rappresenta. È imbarazzante trovarsi, in alcuni passi, con la lacrima che vuole sgorgare, ma il mess ... (continue) - — Apr 21, 2011 | Add your feedback
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- Se una notte d'inverno un viaggiatore (13635)
- La biblioteca di Repubblica - Novecento, 4
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- Sulla strada (18275)
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un traguardo umano impossibile -
Io non so nulla della Beat Generation, ma quello che rimane, dalla lettura di questo libro, è l’inquietudine, la continua ricerca di una generazione di americani, che poi si è ripercossa in gran parte del mondo occidentale, diffondendosi poi in altre forme per poi venir schiacciata dalla deriva c ... (continue)
- — Feb 11, 2011 | Add your feedback
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- L'ultima riga delle favole (2580)
- By Massimo Gramellini
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Romanzo o favola...? -
A metà strada tra romanzo e favola, questo racconto svela alcuni tratti interessanti e romantici dello scrittore. Nel simbolismo delle “terme dell’anima” trova lo spunto per la narrazione di un percorso interiore che porta alla scoperta di sé, che con molti dubbi e ripensamenti, con parecc ... (continue)
- — Apr 27, 2011 | Add your feedback
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Sulla lingua del tempo presente
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Indagare la dialettica propria di un dato periodo storico, ci rivela questo libriccino di poco più di cinquanta pagine, è tutt’altro che un esercizio inutile. Devo dire, da parte mia, che, soprattutto negli ultimi anni, avevo notato un ripetersi delle formule, dei modi di dire, financo delle sing ... (continue)
Indagare la dialettica propria di un dato periodo storico, ci rivela questo libriccino di poco più di cinquanta pagine, è tutt’altro che un esercizio inutile. Devo dire, da parte mia, che, soprattutto negli ultimi anni, avevo notato un ripetersi delle formule, dei modi di dire, financo delle singole parole, nella bocca di cotanta classe politica. Ma, non fosse che per il significato vero che la parola ha, non ci sarebbero obiezioni. Proprio qui entra in ballo l’analisi di Zagrebelsky, che svela, con parole comprensibili a tutti, il cambiamento dei significati, spesso uguali e contrari, attribuiti a ciò che viene detto; e lo fa in maniera esemplare, mettendo su carta concetti di difficile spiegazione, che diventano, qui, chiari, apparendo nella loro drammatica realtà: quella di un potentato che cerca, attraverso il linguaggio, di far pensare al popolo quello che fa più comodo a chi sta al potere, ricacciandoci così verso un ventennio mai pienamente compreso nel suo fallimento costato sempre troppo in termini umani, soprattutto, ma anche, e non meno importante, in termini politici.
Il parallelo che Zagrebelsky fa con il linguaggio usato dalla propaganda nazista, centra pienamente il problema. Egli cita Viktor Klemperer, dal suo saggio sulla lingua del nazismo “La lingua del Terzo Reich”, dove Klemperer chiama quel linguaggio LTI (Lingua Tertii Imperii, che sarebbe lingua del terzo impero, reich in tedesco), e lo traduce in LNAe (Lingua Nostrae Aetatis, la lingua del nostro tempo), meno tragico, ma non meno significativo, e drammatico, nel tentativo coercitivo di una classe dirigente di imporre, attraverso il linguaggio, un’omologazione del pensiero e del sentire comune, una vera espropriazione dei significati delle parole, con la relativa generazione di contrasti violenti che esulano totalmente dal normale conflitto che ci deve essere in una Democrazia, ma che non dovrebbe mai avere connotati tali da determinare fratture insanabili tra la gente, la quale si trova ad essere o dalla parte dell’odio o da quella dell’amore (LNAe). A volte basterebbe soffermarsi sui toni con i quali, certi proclami, vengono enunciati. Molto significativo il capitolo sui “doni”, strumento inequivocabile per far cadere in una situazione di sudditanza qualsiasi soggetto, tanto più se ignorante, ma, ancor più esemplare, se ricattabile.
Tutti gli esempi di questo libro sono volti a far comprendere quanto subdola ed affilata sia l’arma del linguaggio, e quanto sia semplice metterla in atto nei confronti di una popolazione impreparata; ancor più grave si prefigura il quadro storico se si pensa, forti dei fatti che ci vedono protagonisti in esso, a come si stia operando per affossare tutte le armi principali atte a difendersi che una persona può maturare nel corso della propria vita, a partire dall’istruzione e dall’informazione, ma arrivando a mortificare i beni culturali e la cultura in genere, attraverso l’affermazione forzata di falsi modelli culturali e individuali, mortificando lo status sociale, ben sapendo che menti poco reattive sono molto più facilmente plasmabili.
Grazie a Gustavo Zagrebelsky, per questo vademecum sulla lingua del tempo presente.
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