Ho appena finito di leggere "Fai bei sogni" di Massimo Gramellini. Come tanti, ieri sera ho guardato "Che tempo che fa" e ho seguito l'intervista. E immagino che come tanti, ho capito che nella sua storia c'era qualcosa che forse poteva riguardarmi.
L'ho finito in un paio di ore, il tempo di un vi
... (continue)
Ho appena finito di leggere "Fai bei sogni" di Massimo Gramellini. Come tanti, ieri sera ho guardato "Che tempo che fa" e ho seguito l'intervista. E immagino che come tanti, ho capito che nella sua storia c'era qualcosa che forse poteva riguardarmi.
L'ho finito in un paio di ore, il tempo di un viaggio in treno Roma-Cassino e una piccola pausa per chiacchierare un po con mia madre e mia nonna. L'ho letto velocemente, più velocemente di qualunque altro libro abbia mai letto, e l'ho "sentito" più di qualunque altra roba abbia letto/sentito/visto da chissà quanti anni. In diverse occasioni mi si sono inumiditi gli occhi, e alla fine ho semplicemente pianto. E non tanto per la vita di Massimo, ma per la mia. Vedete, il fatto è che alcuni degli interrogativi che lui si è posto nel corso della sua vita, alcune delle situazioni in cui si è cacciato, alcuni dei dolori che ha vissuto sono li stessi in cui sono andato a naufragare io stesso. E non so se io sono riuscito ad uscirne. Ho trovato conforto anche io nella scrittura,nelle pagine vuote di un Moleskine che a differenza dei vuoti della mia mente e del mio cuore potevano essere riempiti di inchiostro, potevano riempirsi di eroi, di avventure ed esperienze. La cosa triste, però, è che anche nelle mie storie il lieto fine manca quasi sempre, e quando c'è, è spesso velato di un retrogusto agro. Ho passato la mia adolescenza a psicoanalizzarmi, a cercare di capire il perché delle mie paure, dei miei disagi e delle mie stesse scelte. Mi chiedevo perché rinunciassi ad andare a un concerto, auto-sabotandomi magari. O perché avessi cosi paura di chiedere ad una ragazza di uscire. Il fatto è che io sono sempre stato, e credo sarò sempre, il mio più grande nemico. Nessuno riuscirà a farmi più male di quanto io stesso me ne sia fatto nel corso di tutta la mia vita. Massimo Gramellini chiama quel demone che lo segue Belfagor. Per me, soprattutto ultimamente, han preso l'aspetto di cani rabbiosi, infernali, legati in qualche recesso della mia mente, che iniziano ad abbaiare come dannati appena mi trovo di fronte una scelta, a una decisione da prendere. La cosa tremenda, e che ho ritrovato in Gramellini, è che i Cani non si muovono. Sono legati. Non fanno che abbaiare, e spaventarmi e spingermi verso la scelta sbagliata. Loro non fanno nulla, sono io che scappo. Il problema di ogni scrittore, è il suo egocentrismo. Come diceva Hemingway in Morte nel Meriggio, non bisognerebbe mai entrare in intimità con uno scrittore. Perché si viene trascinati in una spirale, uno scrittore ti trascinerà a forza nel suo mondo fatto di storie, drammi o anche gioie, magari, in cui però il protagonista dovrà necessariamente essere lui. Almeno li, tra le sue fantasie e nelle sue pagine, almeno lì dovrà essere il Protagonista. Che non necessariamente è quello che vince, anzi non lo è quasi mai. Ma il suo dolore sarà più forte e la sua verità più vera. E solo il dio in cui non credo può immaginare quanto io abbia capito quel "Facevo schifo" che si può leggere a pagina 147. E' lo stesso sentimento che nelle ultime settimane spesso mi sono trovato a combattere. E il Dio in cui non credo può immaginare anche quante volte mi sia chiesto perché ho scelto la mia università di lingue orientali, perché ho abbandonato il basket o perché ho iniziato a suonare la chitarra per poi smettere subito. Un'intera vita di scelte non sempre comprese davvero, di rinunce facili e di scarse gratificazioni. Un'intera vita in cui mi sono chiesto perché (senza cercare davvero una risposta.) Quest'anno però, ho scritto tantissimo, e con più costanza di quanto avessi mai fatto. E questo soprattutto perché una mia amica, Carla, che non potrò mai ringraziare abbastanza, mentre era a Nantes e parlavamo, quando le ho detto che non avevo più ispirazione mi ha semplicemente detto "non perdere tempo!". Ed è ciò che ho fatto, ho iniziato a non domandarmi più il perché delle cose che mi erano capitate ma a capire il valore delle cose che nonostante tutto avevo. A scrivere sempre, ovunque, a considerarmi uno scrittore e a pensare che comunque sia, io esisto, vivo, sono qui. Il non chiedermi più il perché delle cose, o meglio, cercare comunque sia di andare avanti è stato possibile anche alla mia ragazza. Solo lei sa quanta negatività posso gettarle addosso (e questo è un altro aspetto che ho ritrovato in Gramellini). Questo libro,insomma,mi ha colpito da ben prima che iniziassi a leggerlo. Mi hanno colpito alcuni sguardi di Gramellini mentre ne parlava, alcuni movimenti delle mani. Questo libro è vero, come lo sono io. Mi ha fatto venire voglia di scrivere ancora, e di apprezzare quello che ho, mi ha fatto venire voglia di essere felice, nonostante sia un libro cosi pieno di dolore. E forse, per la prima volta da tantissimo tempo, dopo che tante persone a cui ho chiesto aiuto mi hanno riempito di chiacchiere vuote, mi hai dato un esempio concreto, terreno, produttivo e sincero del potere del perdono. E per questo, ti ringrazio sul serio, Massimo Gramellini.
Cani Sciolti
Ho appena finito di leggere "Fai bei sogni" di Massimo Gramellini. Come tanti, ieri sera ho guardato "Che tempo che fa" e ho seguito l'intervista. E immagino che come tanti, ho capito che nella sua storia c'era qualcosa che forse poteva riguardarmi.
L'ho finito in un paio di ore, il tempo di un vi ... (continue)
Ho appena finito di leggere "Fai bei sogni" di Massimo Gramellini. Come tanti, ieri sera ho guardato "Che tempo che fa" e ho seguito l'intervista. E immagino che come tanti, ho capito che nella sua storia c'era qualcosa che forse poteva riguardarmi.
L'ho finito in un paio di ore, il tempo di un viaggio in treno Roma-Cassino e una piccola pausa per chiacchierare un po con mia madre e mia nonna. L'ho letto velocemente, più velocemente di qualunque altro libro abbia mai letto, e l'ho "sentito" più di qualunque altra roba abbia letto/sentito/visto da chissà quanti anni. In diverse occasioni mi si sono inumiditi gli occhi, e alla fine ho semplicemente pianto. E non tanto per la vita di Massimo, ma per la mia.
Vedete, il fatto è che alcuni degli interrogativi che lui si è posto nel corso della sua vita, alcune delle situazioni in cui si è cacciato, alcuni dei dolori che ha vissuto sono li stessi in cui sono andato a naufragare io stesso. E non so se io sono riuscito ad uscirne. Ho trovato conforto anche io nella scrittura,nelle pagine vuote di un Moleskine che a differenza dei vuoti della mia mente e del mio cuore potevano essere riempiti di inchiostro, potevano riempirsi di eroi, di avventure ed esperienze. La cosa triste, però, è che anche nelle mie storie il lieto fine manca quasi sempre, e quando c'è, è spesso velato di un retrogusto agro.
Ho passato la mia adolescenza a psicoanalizzarmi, a cercare di capire il perché delle mie paure, dei miei disagi e delle mie stesse scelte. Mi chiedevo perché rinunciassi ad andare a un concerto, auto-sabotandomi magari. O perché avessi cosi paura di chiedere ad una ragazza di uscire. Il fatto è che io sono sempre stato, e credo sarò sempre, il mio più grande nemico. Nessuno riuscirà a farmi più male di quanto io stesso me ne sia fatto nel corso di tutta la mia vita.
Massimo Gramellini chiama quel demone che lo segue Belfagor. Per me, soprattutto ultimamente, han preso l'aspetto di cani rabbiosi, infernali, legati in qualche recesso della mia mente, che iniziano ad abbaiare come dannati appena mi trovo di fronte una scelta, a una decisione da prendere. La cosa tremenda, e che ho ritrovato in Gramellini, è che i Cani non si muovono. Sono legati. Non fanno che abbaiare, e spaventarmi e spingermi verso la scelta sbagliata. Loro non fanno nulla, sono io che scappo.
Il problema di ogni scrittore, è il suo egocentrismo. Come diceva Hemingway in Morte nel Meriggio, non bisognerebbe mai entrare in intimità con uno scrittore. Perché si viene trascinati in una spirale, uno scrittore ti trascinerà a forza nel suo mondo fatto di storie, drammi o anche gioie, magari, in cui però il protagonista dovrà necessariamente essere lui. Almeno li, tra le sue fantasie e nelle sue pagine, almeno lì dovrà essere il Protagonista. Che non necessariamente è quello che vince, anzi non lo è quasi mai. Ma il suo dolore sarà più forte e la sua verità più vera. E solo il dio in cui non credo può immaginare quanto io abbia capito quel "Facevo schifo" che si può leggere a pagina 147. E' lo stesso sentimento che nelle ultime settimane spesso mi sono trovato a combattere.
E il Dio in cui non credo può immaginare anche quante volte mi sia chiesto perché ho scelto la mia università di lingue orientali, perché ho abbandonato il basket o perché ho iniziato a suonare la chitarra per poi smettere subito. Un'intera vita di scelte non sempre comprese davvero, di rinunce facili e di scarse gratificazioni. Un'intera vita in cui mi sono chiesto perché (senza cercare davvero una risposta.)
Quest'anno però, ho scritto tantissimo, e con più costanza di quanto avessi mai fatto. E questo soprattutto perché una mia amica, Carla, che non potrò mai ringraziare abbastanza, mentre era a Nantes e parlavamo, quando le ho detto che non avevo più ispirazione mi ha semplicemente detto "non perdere tempo!". Ed è ciò che ho fatto, ho iniziato a non domandarmi più il perché delle cose che mi erano capitate ma a capire il valore delle cose che nonostante tutto avevo. A scrivere sempre, ovunque, a considerarmi uno scrittore e a pensare che comunque sia, io esisto, vivo, sono qui.
Il non chiedermi più il perché delle cose, o meglio, cercare comunque sia di andare avanti è stato possibile anche alla mia ragazza. Solo lei sa quanta negatività posso gettarle addosso (e questo è un altro aspetto che ho ritrovato in Gramellini).
Questo libro,insomma,mi ha colpito da ben prima che iniziassi a leggerlo. Mi hanno colpito alcuni sguardi di Gramellini mentre ne parlava, alcuni movimenti delle mani. Questo libro è vero, come lo sono io. Mi ha fatto venire voglia di scrivere ancora, e di apprezzare quello che ho, mi ha fatto venire voglia di essere felice, nonostante sia un libro cosi pieno di dolore. E forse, per la prima volta da tantissimo tempo, dopo che tante persone a cui ho chiesto aiuto mi hanno riempito di chiacchiere vuote, mi hai dato un esempio concreto, terreno, produttivo e sincero del potere del perdono. E per questo, ti ringrazio sul serio, Massimo Gramellini.