-
All books
-
-
-
- Ti volevo dire dire... (3)
-
Reading since Feb 7, 2012
-
-
-
-
- La prigioniera (222)
- By Marcel Proust
-
Reading since Jan 15, 2012





-
-
-
-
- Nuovi racconti italiani (16)
- Copertina gialla
- By AA.VV.
-
Reading since 2004





-
-
-
-
- Nuovi racconti italiani (19)
- Serie rossa
- By AA.VV.
-
Reading since 2004





-
-
-
-
- Visconti, lettore di Proust (4)
- By Peter Kravanja
-
Finished on Jan 17, 2012





-
-




Proust, l'ossessione di Visconti -
Succoso questo libricino che in poche pagine ci offre un interessante resoconto dei punti di contatto della filmografia del grande cineasta milanese con le tematiche proustiane, a partire dai tentativi, mai realizzati, di adattare sul grande schermo il capolavoro del celebre scrittore francese. In t ... (continue)
- — Jan 28, 2012 | Add your feedback
-
-
-
-
- Alla ricerca del tempo perduto - Vol. 3 (687)
- I Guermantes
- By Marcel Proust
-
Finished on Jan 14, 2012





-
-
Alla ricerca del tempo perduto - Vol. 3




Sempre Proust -
Sempre Proust
Nel primo volume della Recherche - Combray - la dissacrazione dell’infanzia racconta la disperazione, lo scetticismo e la disillusione per una vita perduta che, con un prodigioso parto retrospettivo, sarà ricordata via via nei volumi che seguiranno. Un percorso di sofferenza, un dolor ... (continue) - — Jan 16, 2012 | Add your feedback
-
-
-
-
- Alla ricerca del tempo perduto (787)
- Sodoma e Gomorra
- By Marcel Proust
-
Finished on Dec 22, 2011





-
-
Alla ricerca del tempo perduto
3 people find this helpful




Esigente questo Proust -
Il mondo in cui è vissuto Proust, ben diverso dall’attuale, richiede uno sforzo al lettore moderno di immersione nel suo tempo
E la prima domanda dunque a cui rispondere è: che tipo di romanzo è mai questo? È veramente un romanzo o è un’altra cosa?
Un tipo esigente questo Proust. Pretende che il ... (continue)
- — Dec 26, 2011 | Add your feedback
-
-
-
-
- Alla ricerca del tempo perduto (687)
- I Guermantes
- By Marcel Proust
-
Finished on Oct 30, 2011





-
-
Alla ricerca del tempo perduto
1 person find this helpful




Di cosa parliamo quando parliamo di Proust? -
Perché Proust? Di cosa parliamo quando parliamo di Proust? Da qualche tempo sono un divoratore delle sue opere, anzi mi sono accorto di essere diventato sua preda inconsapevole, mi ha divorato come pochi autori. L’autore della Recherche in sette volumi, duemilatrecento pagine è riuscito a creare un ... (continue)
- — Dec 26, 2011 | Add your feedback
-
-
-
-
- Alla ricerca del tempo perduto - Vol. 1 (602)
- Dalla parte di Swann - All'ombra delle fanciulle in fiore
- By Marcel Proust
-
Finished on Sep 25, 2011





-
-
Alla ricerca del tempo perduto - Vol. 1
1 person find this helpful




Quel mondo rinato dal sapore di una madlaine. Alcuni spunti. -
Chi pensasse di avere a che fare con un romanzo tradizionale resterà deluso e forse spiazzato. L'opera di Proust sfugge a una qualsiasi catalogazione letteraria. Si sostiene che la sua monumentale Recherce sia punto di svolta della letteratura contemporanea. Mi chiedo tuttavia se essa abbia fatto ve ... (continue)
- — Sep 21, 2011 | Add your feedback
-
-
-
-
- Bellas mariposas (484)
- By Sergio Atzeni
-
Finished on Aug 28, 2011





-
-




Camminavo come se ali portassero il corpo -
Era un bel posto, mi piaceva restare. Perciò, buonanotte Giorno!
- — Aug 28, 2011 | Add your feedback
-
-
-
-
- Cosmopolis (760)
- By Don DeLillo
-
Finished on Aug 22, 2011





-
-




Uno sguardo un passo avanti il nostro -
Se non ci fosse un DeLillo, bisognerebbe inventarselo. Una scrittura che manda personalmente in visibilio, battute fulminanti, quel tanto di visionario e di metafisico che rimanda a scenari possibili. DeLillo si serve di una simbologia quasi fiabesca dai contorni improbabili per rappresentarci la pi ... (continue)
- — Aug 24, 2011 | Add your feedback
-
-
-
-
- Attentato al duce (3)
- La leggenda di Nika Pompongias
- By Giovanni P. Salaris
-
Finished on Aug 12, 2011
-
-
-
Fantascienza di contorno o, se si preferisce, un fantasy con venature noir, che dà spunto a leggende popolate di fate, grotte e boschi per un racconto che è una storia d’amore tra una ragazza sarda figlia di un pastore espropriato della sua terra per la bonifica di Mussolinia e un ingegnere veneto r ... (continue)
- — Aug 12, 2011 | Add your feedback
-
-
-
-
- Archeologia preistorica e protostorica in Sardegna (6)
- Introduzione allo studio
- By Roberto Sirigu
-
Finished on Aug 8, 2011





-
-
Archeologia preistorica e protostorica in Sardegna




-
Il volumetto è un saggio di neanche novanta pagine: denso, problematico e stimolante. La questione è posta paradossalmente alla fine quando, dopo aver scandagliato con dovizia di fonti e argomentazioni stringenti i temi più attuali che sono oggetto di discussione riguardo alla storia più antica dell ... (continue)
- — Aug 10, 2011 | Add your feedback
-
-
-
-
- L'autunno del patriarca (2421)
- By Gabriel Garcia Marquez
-
Finished in 2005





Finished (re-read) on Aug 6, 2011




-
-
1 person find this helpful




La dittatura è un minotauro ancora tra di noi. -
Non bisogna spaventarsi del grande Gabo. Quando l’ho preso in mano la prima volta l’impatto è stato di quelli che ti lasciano senza fiato, letteralmente alla ricerca di un punto che mettesse fine al periodo. Tutto inutile. Non la prima, ma la seconda frase finiva col capitolo, ossia dopo supp ... (continue)
- — Aug 7, 2011 | Add your feedback
-
-
-
-
- Albertine scomparsa (81)
- By Marcel Proust
-
Finished on Jul 18, 2011





-
-




La Fuggitiva -
Nel leggere questo volume mi è venuta in mente la formidabile costruzione di una cattedrale incompiuta. Come La Sagrada Familia di Gaudì.
«La signorina Albertine se ne è andata». Così inizia. Albertine fugge (La Fuggitiva è uno dei titoli che Proust assegna al testo) non si lascia possedere, ... (continue) - — Jul 23, 2011 | Add your feedback
-
RSS feeds: subscribe to Marco Casula's shelf
La prigioniera
L'appuntamento con Proust è oramai come una di quelle visite che il Narratore compie d'abitudine a casa della zia Léonie malata, e della quale infine egli ne descrive la morte.
Scrive Proust nel volume Dalla parte di Swann:
...giacchè alla fine era morta, decretando il trionfo sia di coloro che ... (continue)
L'appuntamento con Proust è oramai come una di quelle visite che il Narratore compie d'abitudine a casa della zia Léonie malata, e della quale infine egli ne descrive la morte.
Scrive Proust nel volume Dalla parte di Swann:
...giacchè alla fine era morta, decretando il trionfo sia di coloro che pretendevano che il suo regime debilitante avrebbe finito con l'ucciderla, sia degli altri che avevano sempre sostenuto che soffriva di una malattia non immaginaria ma organica, alla cui evidenza gli scettici sarebbero ben stati costretti ad arrendersi quando lei ne fosse stata sopraffatta.
Sembra il preannuncio della sua propria morte, il cui seguito avvenne giusto nel modo sopra descritto. A parte la stupefacente preveggenza, come volta a volta se ne trova lungo tutto il percorso della Recherche, il contatto con il libro, la lettura della sua opera sono come andare ad assistere il malato che si lamenta di ogni sorta di malattie, e al quale fai fatica a dar credito, finché qualcuno – spesso i curatori, i decifratori, diremmo: coloro che l'hanno avuta in cura (l'opera), ci informa che egli ha studiato su di sé le sofferenze dei suoi personaggi, - come si è visto, tutti veri e, nel contempo, tutti inventati.
Prendiamo Le intermittenze del cuore. Il capitolo si apre con il racconto del suo secondo soggiorno a Balbec, la località balneare presso cui il Narratore si reca a ogni stagione per passare l'estate. Al suo arrivo risorge, manifestandosi improvvisamente, e con maggior intensità, il dolore per la nonna deceduta qualche anno prima durante la sua prima permanenza, e che gli sembra di scoprire soltanto ora.
Egli trascorre tutto il tempo rinchiuso nella sua stanza a macerarsi lo spirito, senza vedere e sentire nessuno. Rinuncia persino di ricevere colei che sarà di lì a poco il grande amore, Albertine, la fanciulla in fiore che aveva conosciuto nella spiaggia di Balbec e che vorrebbe rincontrarlo a tutti i costi.
Succede così che dopo alcuni dei suoi frequenti incubi, al risveglio, è investito dai sensi di colpa e dai rimorsi. Il ricordo provocato dal rumore della forchetta che sbatte contro il piatto durante una merenda di campagna a Combray, al tempo in cui il Narratore era adolescente, scatena in lui la memoria involontaria. Da ciò egli ne ricava una legge generale. Ritiene cioè che i beni interiori, i dolori ma anche le gioie passate, non costituiscano un possesso immutabile, ma sono sottoposti a una sorta di correzione discontinua della memoria, alle intermittenze del cuore. È come se vi fossero tanti io diversi ma corrispondenti, ciascuno dei quali rivive solo se si ricostruisce la cornice di sensazioni entro le quali essi giacevano in una parte sconosciuta della coscienza.
La distinzione dei tanti io che segnano la nostra sfera emotiva connotano la nostra identità. Non sussiste in noi un elemento fisso, reale e durevole in tutte le epoche della nostra vita. Il passato e i ricordi, allontanandosi, si scolorano e si disgiungono da noi. Rientriamo indirettamente in possesso del nostro passato, ma ci vediamo distaccati e disincantati, come osservatori di noi stessi. La nostra identità non è dunque un dato primitivo e originario, è invece l'eco diretta o indiretta delle nostre percezioni passate in quelle presenti.
È così che emergono i rimorsi che angosciano il Narratore dopo la morte della madre, e che egli identifica con la nonna, tanto che confesserà la sensazione di aver commesso un lungo e protratto matricidio, provocato dal dolore per la propria omosessualità. Dunque, la figura ambivalente della forchetta, emersa nel profondo della memoria involontaria della sua coscienza, racchiude al tempo stesso i significati della punizione e del riscatto, della colpa e della resurrezione.
Comincia a delinearsi una Recherche come inesorabile, irredimibile discesa verso gli inferi. È chiaro il tragitto interiore di Proust, inverso, se vogliamo, a quello del Poeta con la Divina Commedia. In quest'ultimo caso dalla condizione iniziale di smarrimento l'uomo terreno, cosciente della propria finitudine, dei propri dubbi e prigioniero dei propri peccati, può ambire alla Verità Celeste attraverso un viaggio che dall'inferno porta al purgatorio e infine alla salvazione eterna. Nel caso di Proust, dall'innocente purezza dell'infanzia di Balbec (come un paradiso è Combray) il viaggio è a ritroso e dissociato, ambivalente e senza speranza (nichilista, si è detto) passando dal purgatorio del gran mondo dalle parti di Swann e dei Guermantes (il doppio di sé), proseguendo per l'inferno di Sodoma (il doppio maschio) e Gomorra (la doppia femmina), il climax è assicurato con il passaggio de La Prigioniera e di Albertine è scomparsa / La Fuggitiva per concedere con il Il Tempo Ritrovato la propria redenzione nella scrittura: ma nel momento in cui egli scrive la parola fine al romanzo della sua vita, ecco che sopraggiunge la morte. Per allestire la propria tragedia non ci sarebbe stato migliore interprete che se stesso. Nel primo caso è la salvazione divina, nell'altro la redenzione avviene attraverso la vocazione.
E la nozione di Proust sull'eros, direi l'intera nozione, si può comprendere meglio il cenno del Narratore, a un certo punto – in una delle sue citazioni, al discorso di Aristofane nel Simposio di Platone. Dopo aver descritto le tipologie umane primordiali di Sodoma, Gomorra e Androgino si spiega così: il maschio (Sodoma) è figlio del sole, la femmina (Gomorra) è figlia della terra, il maschio e femmina (Androgino) è il figlio della luna e la lunarità cui il Narratore apostrofa Albertine nella Prigioniera richiama la sua bisessualità. E in questo passaggio il Narratore stesso sembra sottolineare la paradossale ironia di Aristofane nell'evidenziare come la bisessualità originaria, quella duplicità primigenia, abbia reso possibile l'eterosessualità degli esseri umani, da cui deriva che sia la prima la normalità, e il diverso e il mostro sia invece la seconda.
A questo passaggio si arriva con la Prigioniera, il rapporto ossessivo con Albertine, la gelosia, il suo sequestro e sequestro di se stesso, vittima della sua stessa ossessione e dell'incapacità di amare. Il Narratore offre una coabitazione d'amore ad Albertine, e di fatto è una prigione, non solo materiale, dal momento che la donna è sottoposta a un controllo assiduo e costante, e quando esce di casa è tenuta a vista dall'autista e dall'amica, complici del Narratore (ma a un certo punto di lei dubita che stia alla consegna e che lo inganni), ma è lo stato di cattività, cioè di prigionia e di possesso (connaturati in un rapporto d'amore), che lo impone. E la prigioniera, si badi, è colei che si consegna, disponibile e docile al suo carceriere, priva di fremiti e di volontà.
Albertine in casa procura piacere al suo carceriere per il solo fatto di aver ritirato dal mondo la fanciulla in fiore, dove ciascuno poteva goderne, sicché se non gli dava grandi gioie, almeno ne privava gli altri. Entrano prepotentemente dunque le prime figure allusive: la prigioniera e, con essa, l'abitudine cui seguirà la fuggitiva, cardine del volume successivo: Albertine è scomparsa. Per Proust, i ricordi d'amore rispondono alle leggi generali della memoria regolate dall'abitudine che affievolisce tutto (anche la memoria, dunque), subentra la noia che è il tratto caratterizzante dell'amore. Il gioco è scoperto: l'apparizione di Albertine sulla spiaggia di Balbec ha rotto la monotonia di tutti i giorni, finché il Narratore arriva ad amarla, ma quando smette di essere considerata inaccessibile a lui, concedendosi persino a una coabitazione, e la sua presenza diventa, col tempo, un'abitudine, il Narratore cessa di amarla. È una spirale infernale: arrivando ad amarla, tuttavia, lei non soddisfa più il mistero che l'ha tormentato prima di conoscerla, subentra la noia, ma basta che una bugia, un gesto interpretato male, oppure una parola mal tradotta siano afferrati dal tarlo della gelosia e del sospetto, che subito lei riacquista il suo mistero e torni a essere insondabile.
… solo le donne un po' difficili, quelle che non riusciamo a possedere subito, quelle che non sappiamo nemmeno, in principio, se possiamo mai possedere, sono davvero interessanti...Le donne che incontriamo per la prima volta da una mezzana non sono interessanti, poiché rimangono invariabili. (...)
Is this helpful?