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Agota Kristo…
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- Trilogia della città di K. (11217)
- Il grande quaderno - La prova - La terza menzogna
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By Agota Kristof -
Finished on Jul 5, 2009 




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3 stelle a Gatsby? Allora non sono l'unica.. Bene ;)
Ciao! Ti avvicino nonostante (o soprattutto) gran parte delle nostre letture siano differenti, col tempo leggerò le tue recensioni per trarre qualche spunto! Buona giornata!
E' un periodo in cui va quasi nulla in aNobii perché ho un firewall intransigente :P
Ora riescoa connettermi, saluto, commento e passo ;)
Leggi la Christie? Potrei riservarmela per l'estate, benchè io abbia il sospetto di averla letta circa 25 anni fa...ma non ricordo >_<
Buongiorno rossa :)
Ciao! Vedo che il Mago di Oz l'hai proprio stroncato... e io che pensavo di comprarlo insieme a tutti i primi libri del ciclo... tutte balle il fatto che si può apprezzare anche da adulti?
Trilogia della città di K.
***This comment contains spoilers! ***
Lo stile elementare, inizialmente, apparenta questo romanzo alle favolette che si raccontano ai bambini perché non facciano i capricci a tavola e considerino quanto affamati e sfortunati siano i loro coetanei che abitano in paesi di guerra – seguendo questo ragionamento, la madre che le racconta non ... (continue)
Lo stile elementare, inizialmente, apparenta questo romanzo alle favolette che si raccontano ai bambini perché non facciano i capricci a tavola e considerino quanto affamati e sfortunati siano i loro coetanei che abitano in paesi di guerra – seguendo questo ragionamento, la madre che le racconta non dovrebbe azzardarsi a comprare neanche un paio di scarpe, visto che nei paesi del terzo mondo le donne non hanno di che vestirsi, ma questa è un’altra storia.
E forse di una favoletta si tratta, posto che accadono vicende forse non magiche, ma sicuramente fuori dall’ordinario: ne Il grande quaderno, infatti, due gemellini vengono condotti dalla madre a casa della Vecchia Strega –la crudele nonna materna-, per allontanarli dalla Grande Città su cui incombe la seconda guerra mondiale. La Strega li nutre –ben poco, in verità-, e dà loro un tetto sopra la testa, ma li batte, li umilia, li sfrutta, e cerca di soffocare la loro straordinaria intelligenza che va oltre il comprensibile. Totalmente intercambiabili, privi di una personalità indipendente da quella dell’altro, i gemelli coltivano abitudini inquietanti per la loro età e la loro condizione, come esercizi di resistenza al dolore o di crudeltà, e continuano a studiare di nascosto. Crescono laconici, indifferenti, capaci di uccidere con una purezza e una semplicità disarmanti, così come di assistere impassibili all’esplosione della Madre. Piegano l’ambiente in cui vivono per ricavarne le migliori condizioni di vita possibili, sfruttano le persone con cui interagiscono: la Strega, l’Attendente, l’Ufficiale, la Fantesca, il Curato, Labbro Leporino e la Vicina, tutti senza nome e senza volto, esseri di carne e di vizi, maliziosi o ingenui, ricchi di bontà o di cattiveria, e anche loro intercambiabili tra di loro nell’esercizio di dissolutezze o atti di dolcezza.
La parte della trilogia che ho preferito, senza dubbio. Ma questa è solo una favola, anche se crudele, no?
Già ne La prova i personaggi si concretizzano, assumono nomi e identità: la prosa si fa meno incisiva e più descrittiva, i periodi si allungano. Claus e Lucas, questi i nomi dei due bambini, ormai quindicenni, si dividono. Ma ci saranno sul serio due bambini? La Madre e il Padre hanno davvero fatto la fine descritta dai quaderni? Chi erano, in realtà, tutti i personaggi allegorici incontrati dai gemellini durante la loro infanzia e da Lucas durante la sua adolescenza e maturità? La terza menzogna stravolge ogni aspettativa. Perché niente è mai come sembra, e quando tutto è contraddittorio, tutto potrebbe essere falso. E la vita, d’altronde, è spesso più intricata di un romanzo.
Tagliente e agghiacciante, la Trilogia della città di K. offre uno spaccato dell’Ungheria della seconda guerra mondiale, a metà tra favola e romanzo. Una storia tutta da scoprire, a volte vicina come stile e temi a Cormac McCarthy, sia pure con ambientazione europea. Doloroso da leggere, velenoso, ma sicuramente formativo.
*9/10*