Letto prima di Scelti dalle tenebre, e non so se sia stato un errore oppure no. Solito stile esteticamente snob (e magnifico!) della Rice, che come al solito però si dilunga in descrizioni minuziose e autocompiacenti, quasi fosse in estatica adorazione dei suoi stessi personaggi. I capito
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Letto prima di Scelti dalle tenebre, e non so se sia stato un errore oppure no. Solito stile esteticamente snob (e magnifico!) della Rice, che come al solito però si dilunga in descrizioni minuziose e autocompiacenti, quasi fosse in estatica adorazione dei suoi stessi personaggi. I capitoli iniziali, con la storia tra Armand e Daniel, li ho adorati. La storia delle gemelle è stata altresì molto interessante. Ma tutti i capitoli con Lestat e Akasha...tediosi. Assolutamente tediosi. In compenso, la Rice ha riassunto l'epilogo della storia in pochissime pagine, lasciandomi a metà tra l'amaro in bocca e il sollievo di aver finalmente finito questo libro.
Scorrevole è scorrevole...l'ho letto in pochi giorni. Che dire? Io sono un'estimatrice del fantasy (Tolkien è un mostro sacro quindi inutile cercare confronti - e sotto di lui sta Terry Brooks). Cronache del mondo emerso è una lettura piacevole, ma non la definirei 'mozzafiato'. La mano amatoriale s
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Scorrevole è scorrevole...l'ho letto in pochi giorni. Che dire? Io sono un'estimatrice del fantasy (Tolkien è un mostro sacro quindi inutile cercare confronti - e sotto di lui sta Terry Brooks). Cronache del mondo emerso è una lettura piacevole, ma non la definirei 'mozzafiato'. La mano amatoriale si nota, e anche tanto, a partire dallo stile e a finire con clichè degni del mondo delle fanfiction. D’accordo, qualcuno potrà obiettare che tutto il fantasy è un rimescolamento di stereotipi. Però la Troisi lo fa pivellescamente: prende un’eroina, che riassume tutte ma proprio tutte le caratteristiche degli eroi (forte, bella, particolare, cazzuta, impulsiva, animata dalla vendetta, con un passato oscuro, etc a piacimento), e la mette in tantissime situazioni diverse giusto per il piacere di farci vedere come riuscirà sempre ad uscirne. La Troisi, riguardo a Nihal, non lascia proprio spazio all’immaginazione: ce la mostra tutta, in maniera eccessiva, riprendendola ossessivamente da ogni angolazione. Altri personaggi, al contrario, sono vere e proprie macchiette, che sembrano stare lì per ‘servire’ la protagonista. Laio, ad esempio. A cos’è servito se non per aver rimarcato quanto forte fosse il valore dell’amicizia etc etc etc, oltre che a portare la spada a Nihal? Invece, come personaggio, ho apprezzato discretamente Sennar. Forse perché è stato descritto né poco né troppo. Quanto bastava, insomma. Sulla fine non mi pronuncio, perché devo ancora elaborarla. Da gennaio. Devo ancora capire se il colpo di scena finale mi ha colpito (scusate il bisticcio) o era così assurdo da non dover nemmeno stare lì. In realtà, forse, non l'ho nemmeno capito bene, perchè tutta la parte finale, che doveva essere trattata con maestria in quanto spannung, è stata tirata via piuttosto velocemente. Doveva forse consegnare il giorno dopo? Insomma. Diciamo che, parlando del filone fantasy 'giovanile', io preferisco di gran lunga Eragon.
Olanda, Delft, XVII secolo. Immaginate un bel quadro fiammingo. Quella cura del dettaglio, quei colori brillanti, quel senso della prospettiva che quasi vi fa sentire l’odore dell’acqua dei canali, il puzzo delle carcasse dei macellai al mercato, la fragranza dei profumi indossati dalle ri
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Olanda, Delft, XVII secolo. Immaginate un bel quadro fiammingo. Quella cura del dettaglio, quei colori brillanti, quel senso della prospettiva che quasi vi fa sentire l’odore dell’acqua dei canali, il puzzo delle carcasse dei macellai al mercato, la fragranza dei profumi indossati dalle ricche donne avvolte nei loro ampi vestiti. E adesso, immaginate Griet: sedici anni, corporatura robusta di chi si è sempre dovuta occupare del bucato e delle altre faccende casalinghe, il capo sempre coperto per pudore. Adesso immaginate un ricco pittore con una grande famiglia al seguito. Immaginate l’odore d’olio che emanano i suoi vestiti, immaginate il suo studio immacolato, in cui persino le ombre devono stare al loro posto. Questa è la loro storia. Griet deve mantenere una famiglia che non può contare sull’aiuto economico del padre, rimasto cieco, né sul fratello maggiore, che studia da ceramista. La seguiamo dunque nella grande casa del pittore Vermeer, in cui dovrà prestare servizio, badando ai suoi tanti figli, sopportando le angherie della bella moglie del pittore, ma, soprattutto, trovando di volta in volta il modo di pulire lo studio di Vermeer senza modificare in alcun modo la disposizione degli oggetti. Intelligente e con una buona sensibilità per i colori e la luce, Griet piano piano si avvicinerà al pittore, diventandone l’aiutante. Griet deve dunque dividersi tra la faticosa eppur brillante vita nella ricca famiglia presso cui lavora, e la vita reale, fatta di messe, pasti frugali, peste, ma soprattutto, delle attenzioni del figlio del macellaio, incoraggiate dai suoi genitori… Ma quando Van Rujiven, mecenate di Vermeer, chiederà al pittore un quadro che abbia come modella la ragazza, di cui si è invaghito, Griet sarà posta dinnanzi a una scelta…
Un libro veramente leggero e piacevole: la storia di un’intesa seducente che ci porta nelle splendide ambientazioni fiamminghe dell’Olanda del XVII secolo, un’Olanda in cui i poveri sono costretti a mandare le figlie a prestar servizio in casa dei ricchi, le ragazze con senso del pudore non osano scoprire la testa, e cattolici e protestanti sono confinati in diverse zone della città… Una storia deliziosa e a tratti sensuale, che alla fine ci riporta alla cruda realtà mostrandoci come la protagonista scenda dal suo mondo di illusioni per prendere la strada che la condurrà alla vita reale…una vita che non è fatta di colori, di ombreggiature e di quadri, ma di carne da macello e di odori da mercato … Un libro che reinventa magicamente la storia di un quadro, che si destreggia abilmente tra i ricchi e i poveri, i gioielli e le pozzanghere, le serve e i pittori. Che si legge veramente tutto d’un fiato, dallo stile scorrevole e la trama che immerge i lettori nei canali di Delft e nei profumati colori dei quadri fiamminghi…consigliatissimo.
La sigaretta mi si spegne tra le mani mentre giungo all'epilogo della Torre Nera. Contrariamente alle raccomandazioni di King poco prima dello spannung, io volto pagina e seguo Roland all'interno della Torre. Non perchè abbia letto per giungere a questo momento. Non perchè creda che l'apice di un am
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La sigaretta mi si spegne tra le mani mentre giungo all'epilogo della Torre Nera. Contrariamente alle raccomandazioni di King poco prima dello spannung, io volto pagina e seguo Roland all'interno della Torre. Non perchè abbia letto per giungere a questo momento. Non perchè creda che l'apice di un amplesso sia l'orgasmo (sic): tutt'altro. E' proprio perchè sono fedele alla massima Saiyukesca "It's not the destination that makes the journey worthwhile", che salgo anch'io, diciannove gradini alla volta, all'ultimo livello della Torre: non è il finale, che conta. Sono le ore che ho trascorso china su questi sette libri, diciamo grazie. Avrei potuto fare di più, lo ammetto: cose che potevano essere meglio comprese, passaggi che potevano essere meglio letti... ma alla fine non importa. Sono entrata nella Torre. E anche il mio viaggio ricomincia da qui.
La mano amatoriale (è la prima opera di Tracy Chevalier) si nota eccome: la vicenda pare non decollare mai, si mantiene sempre piatta, con ben pochi picchi di interesse. L'idea di base è affascinante (mostrare le vicende parallele di una donna del Cinquecento e di una ai giorni nostri), ma è svilupp
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La mano amatoriale (è la prima opera di Tracy Chevalier) si nota eccome: la vicenda pare non decollare mai, si mantiene sempre piatta, con ben pochi picchi di interesse. L'idea di base è affascinante (mostrare le vicende parallele di una donna del Cinquecento e di una ai giorni nostri), ma è sviluppata in maniera poco coinvolgente, banale. Lo stile si mantiene fresco e scorrevole, come d'altronde ne La ragazza con l'orecchino di perla, ma mentre in quello si giungeva alla fine del libro con la soddisfazione di aver 'goduto' della storia, qui fino all'ultima pagina ci si chiede quale evoluzione abbiano subito i personaggi, dove insomma volesse andare a parare l'autrice. Mediocre.
La regina dei dannati
Letto prima di Scelti dalle tenebre, e non so se sia stato un errore oppure no.continue)
Solito stile esteticamente snob (e magnifico!) della Rice, che come al solito però si dilunga in descrizioni minuziose e autocompiacenti, quasi fosse in estatica adorazione dei suoi stessi personaggi.
I capito ... (
Letto prima di Scelti dalle tenebre, e non so se sia stato un errore oppure no.
Solito stile esteticamente snob (e magnifico!) della Rice, che come al solito però si dilunga in descrizioni minuziose e autocompiacenti, quasi fosse in estatica adorazione dei suoi stessi personaggi.
I capitoli iniziali, con la storia tra Armand e Daniel, li ho adorati. La storia delle gemelle è stata altresì molto interessante. Ma tutti i capitoli con Lestat e Akasha...tediosi. Assolutamente tediosi. In compenso, la Rice ha riassunto l'epilogo della storia in pochissime pagine, lasciandomi a metà tra l'amaro in bocca e il sollievo di aver finalmente finito questo libro.
*6/10*
Cronache del mondo emerso
Scorrevole è scorrevole...l'ho letto in pochi giorni. Che dire? Io sono un'estimatrice del fantasy (Tolkien è un mostro sacro quindi inutile cercare confronti - e sotto di lui sta Terry Brooks). Cronache del mondo emerso è una lettura piacevole, ma non la definirei 'mozzafiato'. La mano amatoriale s ... (continue)
Scorrevole è scorrevole...l'ho letto in pochi giorni. Che dire? Io sono un'estimatrice del fantasy (Tolkien è un mostro sacro quindi inutile cercare confronti - e sotto di lui sta Terry Brooks). Cronache del mondo emerso è una lettura piacevole, ma non la definirei 'mozzafiato'. La mano amatoriale si nota, e anche tanto, a partire dallo stile e a finire con clichè degni del mondo delle fanfiction.
D’accordo, qualcuno potrà obiettare che tutto il fantasy è un rimescolamento di stereotipi. Però la Troisi lo fa pivellescamente: prende un’eroina, che riassume tutte ma proprio tutte le caratteristiche degli eroi (forte, bella, particolare, cazzuta, impulsiva, animata dalla vendetta, con un passato oscuro, etc a piacimento), e la mette in tantissime situazioni diverse giusto per il piacere di farci vedere come riuscirà sempre ad uscirne. La Troisi, riguardo a Nihal, non lascia proprio spazio all’immaginazione: ce la mostra tutta, in maniera eccessiva, riprendendola ossessivamente da ogni angolazione. Altri personaggi, al contrario, sono vere e proprie macchiette, che sembrano stare lì per ‘servire’ la protagonista. Laio, ad esempio. A cos’è servito se non per aver rimarcato quanto forte fosse il valore dell’amicizia etc etc etc, oltre che a portare la spada a Nihal?
Invece, come personaggio, ho apprezzato discretamente Sennar. Forse perché è stato descritto né poco né troppo. Quanto bastava, insomma.
Sulla fine non mi pronuncio, perché devo ancora elaborarla. Da gennaio. Devo ancora capire se il colpo di scena finale mi ha colpito (scusate il bisticcio) o era così assurdo da non dover nemmeno stare lì. In realtà, forse, non l'ho nemmeno capito bene, perchè tutta la parte finale, che doveva essere trattata con maestria in quanto spannung, è stata tirata via piuttosto velocemente. Doveva forse consegnare il giorno dopo?
Insomma. Diciamo che, parlando del filone fantasy 'giovanile', io preferisco di gran lunga Eragon.
*6/10*
La ragazza con l'orecchino di perla
Olanda, Delft, XVII secolo.continue)
Immaginate un bel quadro fiammingo.
Quella cura del dettaglio, quei colori brillanti, quel senso della prospettiva che quasi vi fa sentire l’odore dell’acqua dei canali, il puzzo delle carcasse dei macellai al mercato, la fragranza dei profumi indossati dalle ri ... (
Olanda, Delft, XVII secolo.
Immaginate un bel quadro fiammingo.
Quella cura del dettaglio, quei colori brillanti, quel senso della prospettiva che quasi vi fa sentire l’odore dell’acqua dei canali, il puzzo delle carcasse dei macellai al mercato, la fragranza dei profumi indossati dalle ricche donne avvolte nei loro ampi vestiti.
E adesso, immaginate Griet: sedici anni, corporatura robusta di chi si è sempre dovuta occupare del bucato e delle altre faccende casalinghe, il capo sempre coperto per pudore.
Adesso immaginate un ricco pittore con una grande famiglia al seguito. Immaginate l’odore d’olio che emanano i suoi vestiti, immaginate il suo studio immacolato, in cui persino le ombre devono stare al loro posto.
Questa è la loro storia.
Griet deve mantenere una famiglia che non può contare sull’aiuto economico del padre, rimasto cieco, né sul fratello maggiore, che studia da ceramista. La seguiamo dunque nella grande casa del pittore Vermeer, in cui dovrà prestare servizio, badando ai suoi tanti figli, sopportando le angherie della bella moglie del pittore, ma, soprattutto, trovando di volta in volta il modo di pulire lo studio di Vermeer senza modificare in alcun modo la disposizione degli oggetti.
Intelligente e con una buona sensibilità per i colori e la luce, Griet piano piano si avvicinerà al pittore, diventandone l’aiutante.
Griet deve dunque dividersi tra la faticosa eppur brillante vita nella ricca famiglia presso cui lavora, e la vita reale, fatta di messe, pasti frugali, peste, ma soprattutto, delle attenzioni del figlio del macellaio, incoraggiate dai suoi genitori…
Ma quando Van Rujiven, mecenate di Vermeer, chiederà al pittore un quadro che abbia come modella la ragazza, di cui si è invaghito, Griet sarà posta dinnanzi a una scelta…
Un libro veramente leggero e piacevole: la storia di un’intesa seducente che ci porta nelle splendide ambientazioni fiamminghe dell’Olanda del XVII secolo, un’Olanda in cui i poveri sono costretti a mandare le figlie a prestar servizio in casa dei ricchi, le ragazze con senso del pudore non osano scoprire la testa, e cattolici e protestanti sono confinati in diverse zone della città…
Una storia deliziosa e a tratti sensuale, che alla fine ci riporta alla cruda realtà mostrandoci come la protagonista scenda dal suo mondo di illusioni per prendere la strada che la condurrà alla vita reale…una vita che non è fatta di colori, di ombreggiature e di quadri, ma di carne da macello e di odori da mercato …
Un libro che reinventa magicamente la storia di un quadro, che si destreggia abilmente tra i ricchi e i poveri, i gioielli e le pozzanghere, le serve e i pittori. Che si legge veramente tutto d’un fiato, dallo stile scorrevole e la trama che immerge i lettori nei canali di Delft e nei profumati colori dei quadri fiamminghi…consigliatissimo.
*9/10*
La Torre Nera
La sigaretta mi si spegne tra le mani mentre giungo all'epilogo della Torre Nera. Contrariamente alle raccomandazioni di King poco prima dello spannung, io volto pagina e seguo Roland all'interno della Torre. Non perchè abbia letto per giungere a questo momento. Non perchè creda che l'apice di un am ... (continue)
La sigaretta mi si spegne tra le mani mentre giungo all'epilogo della Torre Nera. Contrariamente alle raccomandazioni di King poco prima dello spannung, io volto pagina e seguo Roland all'interno della Torre. Non perchè abbia letto per giungere a questo momento. Non perchè creda che l'apice di un amplesso sia l'orgasmo (sic): tutt'altro. E' proprio perchè sono fedele alla massima Saiyukesca "It's not the destination that makes the journey worthwhile", che salgo anch'io, diciannove gradini alla volta, all'ultimo livello della Torre: non è il finale, che conta. Sono le ore che ho trascorso china su questi sette libri, diciamo grazie. Avrei potuto fare di più, lo ammetto: cose che potevano essere meglio comprese, passaggi che potevano essere meglio letti... ma alla fine non importa.
Sono entrata nella Torre.
E anche il mio viaggio ricomincia da qui.
Grazie, King.
01/05/2007-23/09/2007
[recensione intera su http://www.lastambergadeilettori.com/2011/04/la-torre-n… ]
La Vergine azzurra
La mano amatoriale (è la prima opera di Tracy Chevalier) si nota eccome: la vicenda pare non decollare mai, si mantiene sempre piatta, con ben pochi picchi di interesse. L'idea di base è affascinante (mostrare le vicende parallele di una donna del Cinquecento e di una ai giorni nostri), ma è svilupp ... (continue)
La mano amatoriale (è la prima opera di Tracy Chevalier) si nota eccome: la vicenda pare non decollare mai, si mantiene sempre piatta, con ben pochi picchi di interesse. L'idea di base è affascinante (mostrare le vicende parallele di una donna del Cinquecento e di una ai giorni nostri), ma è sviluppata in maniera poco coinvolgente, banale. Lo stile si mantiene fresco e scorrevole, come d'altronde ne La ragazza con l'orecchino di perla, ma mentre in quello si giungeva alla fine del libro con la soddisfazione di aver 'goduto' della storia, qui fino all'ultima pagina ci si chiede quale evoluzione abbiano subito i personaggi, dove insomma volesse andare a parare l'autrice. Mediocre.
*6/10*