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Iliade
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Non sono chiaramente in grado di commentare senza sparare banalità un’opera così importante, scritta tremila anni fa. Però ho visto il film Troy e mi è venuta voglia di parlare dei due protagonisti e degli strani percorsi della storia. Il film mi è piaciuto, alcuni cambiamenti nella trama sono neces ... (continue)
Non sono chiaramente in grado di commentare senza sparare banalità un’opera così importante, scritta tremila anni fa. Però ho visto il film Troy e mi è venuta voglia di parlare dei due protagonisti e degli strani percorsi della storia. Il film mi è piaciuto, alcuni cambiamenti nella trama sono necessari (Briseide da pretesto diventa elemento centrale ma ci sta…un film deve girare attorno a qualcosa, in due ore e mezza non si può fare altrimenti), altri inutili (la morte di Menelao ed del grande Aiace tra gli altri) ma Brad Pitt è proprio Achille e anche l’attore scelto per Ettore mi è sembrato perfetto. Qualcosa di sostanziale però è cambiato, qualcosa che poteva non essere modificato ma che è stato addirittura rovesciato. Nell’Iliade Achille è una furia, non riesce né vuole controllare la sua ira. Decide di vivere un solo accecante istante ed essere se stesso fino in fondo. Nel film invece cambia, si innamora e rinnega se stesso per Briseide. Finisce per disintegrarsi di fronte all’inutile Paride e ai piedi della sua amata. Tutto piuttosto triste, mi hanno smontato un mito, un’idea limite, ma me ne faccio una ragione. Poi mi accorgo che anche in Ettore c’è qualcosa che non va. L’eroe di Omero è straordinario, da simbolo dell’amore per la famiglia e per la patria viene così esaltato da trovarsi sul punto di vincere la guerra da solo. Ma nessuno può farlo e si sa. Stupidi e inconcludenti Dei vegliano su di noi, e chi si illude di aver il controllo completo di qualcosa finisce sempre per soccombere amaramente. Ebbene Ettore soccombe perché, nonostante i consigli del saggio Polidamante, chiede al suo esercito di rimanere a presidiare le navi degli Achei, anche se Achille sta arrivando. Ettore sbaglia, ed è responsabile di una carneficina. Ma Ettore è il più grande degli uomini e quindi capisce la situazione e, dopo aver salvato il salvabile, aspetta Achille da solo fuori dalle mura. Sbaglia ancora, ma il suo infinito, straordinario orgoglio non gli dà altra scelta. Poi di fronte ad Achille fugge. Fugge perché è il più umano degli uomini e non ce la fa a rimanere immobile di fronte ad un destino scritto. Tre volte gira intorno alla città sperando che qualcuno colpisca Achille. E viene ancora ingannato dagli Dei che sono sempre lì, a sbeffeggiarci, o metterci alla prova direbbero altri, ma sono lì, soprattutto nei momenti più importanti. E si illude di aver Deifobo al suo fianco, quindi sbaglia ancora. Infine muore. Ma gli Dei a questo punto si impietosiscono, non permettono che il suo corpo si decomponga e consentono miracolosamente a suo padre di recuperarlo. E tutto questo ci sembra incredibilmente giusto, perché (l’ho già detto?) Ettore è il più grande fra gli uomini, il più umano fra gli uomini e deve essere onorato dalla sua gente come merita. In Troy invece tutto cambia, il paladino della famiglia e della patria è saggio, fa la scelta giusta. Fa mettere a riparo tutti, si sacrifica per la patria pur sapendo di non avere scampo e si pente persino di aver ucciso Patroclo perché troppo giovane (che in realtà era persino piuttosto vecchiotto): il povero Ettore da Uomo per eccellenza diventa l’ennesimo sbiadito riferimento all’unica storia che questa società è ormai in grado di raccontare, e che racconta sempre peggio.
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