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Gianluca Favetto si conferma scrittore di riflessioni, più che di trama. Di pensiero piuttosto che d'azione. Lo scrittore pensa, si interroga, scrive. A volte ha una risposta per le sue introspezioni e ce la porge, a volte no, lasciando a noi il compito di arrivare a un punto fermo. Il lettore può t ... (continue)
- — Oct 20, 2009 | Add your feedback
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Pulce non c'è
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scrittorinesi.blog.lastampa.it
Riuscire a trovare il modo giusto per raccontare una storia così inquietante, per di più vissuta in prima persona sulla propria pelle e su quella della propria famiglia, era un’impresa veramente delicata. Troppo alto il rischio di alzare i toni per far sen ... (continue)
scrittorinesi.blog.lastampa.it
Riuscire a trovare il modo giusto per raccontare una storia così inquietante, per di più vissuta in prima persona sulla propria pelle e su quella della propria famiglia, era un’impresa veramente delicata. Troppo alto il rischio di alzare i toni per far sentir meglio la propria rabbia, troppo alto il rischio di risultare didascalici per sostenere meglio la propria denuncia. Alto anche il rischio di cadere nel retorico e nel commovente. Gaia narra invece questa “storiaccia” con il tono lieve e spiritoso di una ragazzina di tredici anni, l'età che aveva all'epoca dei fatti.
Il romanzo è la storia di Pulce, sorella minore della voce narrante, Giovanna di cinque anni più grande di lei. Pulce è una bambina affetta da una forma particolare di autismo per la quale non riesce a parlare, ragiona secondo le logiche di un personale mondo interiore e si esprime con grandi sorrisi e inaspettate manifestazioni di affetto, di piacere o di disgusto. Attraverso un sistema di scrittura particolare, chiamato Comunicazione Facilitata, la bambina esprime abbozzi di frasi che, benchè attendibili solo in parte, contribuiscono ad esternare i suoi pensieri. Un pomeriggio qualunque, all’uscita da scuola Pulce non c’è: i servizi sociali l’hanno portata in un istituto, apparentemente senza un motivo plausibile. Si scoprirà in seguito che, attraverso quel metodo di comunicazione, la bambina ha detto (forse per attrarre l’attenzione su di sé o perchè influenzata dalla maestra che la segue) che il padre ha abusato di lei.
Raccontandoci la storia, Giovanna vuole farci capire il pericolo della superficialità dei rapporti interpersonali. Ancora più grande quando la superficialità dei giudizi è incarnata dalle istituzioni sociali il cui sguardo indifferente e le azioni non meditate possono portare a gravi errori e altrettanto gravi conseguenze su persone indifese e impreparate.
Le persone invece sfuggono (e hanno diritto di sfuggire) agli stereotipi con i quali vengono congelati nei giudizi degli altri. Ognuno di noi svela un'umanità inaspettata che, opportunamente espressa all’interno di una famiglia unita, contribuisce a creare un ambiente protettivo e autosufficiente nel quale vivere serenamente. Giovanna apre figurativamente la porta di casa sua svelandoci un umanissimo mondo fatto di abitudini quotidiane semplici, di biglietti sul calendario, di frigoriferi popolati soltanto da fettine di petto di pollo, di manie d’acquisto di sandali infradito, di improbabili mutande comprate al mercato a tre-euro-cinque-paia, di papà dai giudizi pungenti, mamme ansiose, nonni che borbottano.
Se tutti guardassimo gli altri con più attenzione. Se i rapporti umani fossero più profondi la storia non sarebbe successa e Giovanna non avrebbe bisogno degli amici immaginari e di fantasia (fra tutti il “signor Kafka”) che ha nel romanzo ma ne avrebbe di veri. Fra i segni eloquenti dell'incomunicabilità, lo sguardo preoccupato dell'amichetta Pippa alle stringhe delle scarpe mentre Giovanna le racconta le evoluzioni delle proprie vicende familiari.
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