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Il giallo si svolge in una di queste scuole, nella Germania nazista verso la fine della seconda guerra mondiale; un buon intreccio, personaggi descritti con un misto di ironia e sarcasmo, u ... (continue ) -
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May 9, 2013 |
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Il commissario Bordelli
Firenze, il caldo e le zanzareBordelli è un commissario fiorentino che è arrivato ormai all'età in cui i ricordi punteggiano la vita quotidiana; si tratti delle sue prime esperienze sessuali, della vita da bambino durante le vacanze al mare o dei racconti di guerra che gli faceva suo padre.continue)
Vichi fa muovere il suo maturo persona ... (
Bordelli è un commissario fiorentino che è arrivato ormai all'età in cui i ricordi punteggiano la vita quotidiana; si tratti delle sue prime esperienze sessuali, della vita da bambino durante le vacanze al mare o dei racconti di guerra che gli faceva suo padre.
Vichi fa muovere il suo maturo personaggio, non troppo brillante, in una Firenze di 50 anni fa, periodo che non riesce però a caratterizzare in alcun modo se non con i personaggi dei piccoli malfattori, delinquenti ma di gran cuore, che recitano nella storia tutti un po' sopra le righe.
A far da spalla al commissario dalle prime pagine sbuca un tale Piras che, guarda caso!, è figlio del più caro commilitone del nostro eroe.
Il giallo è del tipo "omicidio in una stanza chiusa": la storia avvince poco, il commissario, nonostante i ricordi personali che ogni tanto vengono a galla, è un personaggio decisamente piatto e poco brillante; il caso lo risolverebbe qualunque lettore: quando entra in scena il vero colpevole lo si riconosce immediatamente. La spiegazione dell'omicidio è abbastanza arzigogolata e un po' troppo tirata per i capelli, ci sarebbe stato bisogno di personaggi più astuti, preparati e malvagi.
Firenze è calda e l'auto del commissario, un 'beetle' WolksVagen, è uno dei personaggi del racconto, un po' come calda è Atene e importante la Fiat 131 del Commissario Kostas Charitos, "eroe" di tutt'altro spessore, umano e narrativo, dell'armeno Petros Markaris. A Firenze in più ci sono orde di zanzare che ritroviamo da una pagina all'altra.
Alcune parti del racconto sono vistosamente scritte per motivi molto personali: leggendo gli aneddoti di guerra si capisce subito che non hanno nulla a che fare con la storia né servono a tratteggiare i profili dei personaggi, ma derivano da un desiderio di Vichi di lasciar una traccia dei ricordi di qualcuno che gli è caro; in una nota a fine libro questa considerazione, che chi legge non può non fare, è esplicitamente dichiarata dallo scrittore.
La lettura non prende più di tanto, tra la costruzione ingenua e certe situazioni forzate, e non mi porterà a cercare altri scritti dell'autore fiorentino.
J. I.