Conosco Daniele Federici, l’autore. Ho avuto il libro in regalo da lui, e lo ringrazio. Ci accomuna la passione per la musica. Sono un fan di David Bowie, non in particolare di Lou Reed, della cui produzione conosco TRANFORMER ( 1972). Brani famosi, famosissimi: Perfect Day, Walk on The Wild Side, S
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Conosco Daniele Federici, l’autore. Ho avuto il libro in regalo da lui, e lo ringrazio. Ci accomuna la passione per la musica. Sono un fan di David Bowie, non in particolare di Lou Reed, della cui produzione conosco TRANFORMER ( 1972). Brani famosi, famosissimi: Perfect Day, Walk on The Wild Side, Satellite of Love, Vicious, Goodnight Ladies, ma non andavo oltre. Daniele, che ha fondato il sito ufficiale italiano su Lou Reed, l’ho conosciuto in occasione di tributi musicali a Bowie, con il quale Lou Reed ha incrociato la sua strada. TRANSFORMER in effetti è stato prodotto da David Bowie e Mick Ronson, che erano ammiratori di Reed. Bowie, per risollevare le sorti commerciali di Lou Reed, in forte calo dopo l'insuccesso del suo primo disco da solista dopo la fine dei Velvet Underground, smussò fortemente l'asprezza del sound di Reed, curando la produzione di ogni canzone in maniera meticolosa e infondendo ai brani una orecchiabilità molto glam rock in linea con i tempi. Critici di allora accamparono l'ipotesi che certi brani del disco, nonostante siano tutti a firma di Lou Reed, fossero in realtà opera di Bowie; ipotesi questa sempre seccamente negata da Reed, come del resto dallo stesso Bowie. E qui finiva, dicevo, la mia “conoscenza” di Lou Reed. Daniele è anche un musicista e interprete (ha suonato e cantato con il gruppo dei Vicious Underground, tributo appunto a Lou Reed), e mi ha fatto piacere la scorsa estate andare ad ascoltarlo, per una sua esibizione (voce), con Alessandro Fea alla chitarra. Non conoscevo Lou Reed se non limitatamente, e la serata è stata invece emozionante, con Daniele che “raccontava”, prima di cantarlo, il testo dei brani, spiegando la “poesia” delle parole, e il contesto di musica e umanità che le aveva viste nascere. Il Libro, ricevuto a distanza di qualche mese, è stato quindi un regalo molto gradito (non sapevo in realtà l’avesse scritto, altrimenti la mia curiosità mi avrebbe spinto a comprarlo). Ho fatto tutto questa prolusione quindi, per dire che il libro è gradevole. Che il libro spiega e racconta la poesia dei testi in maniera efficace, con un commento e una enfasi emotiva mai esagerati, bensì attenti e curati. Per chi ama Lou Reed, penso colga il segno. Ma penso possa interessare anche coloro che siano semplicemente curiosi dell’animo umano, della poesia della vita, della storia di quegli anni; visti nell’ottica non astrusa dell’espressione artistica anche musicale, che cercava di raccontare e al tempo di innovare, o anche solo di indicare una possibile via. Bel libro, insomma, per quanto particolare, di nicchia cioè, dato il soggetto. Bello, e bel lavoro.
La riedizione del libro di Nicholas Pegg (la "bibbia", dei fans di David Bowie); il libro LOW di nuovo in mostra fra gli scaffali della Feltrinelli; ancora alla Feltrinelli, un libro su Nicolas Roeg, il regista di "L'uomo che cadde sulla terra", con in copertina l'immagine indimenticabile di Bowie,
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La riedizione del libro di Nicholas Pegg (la "bibbia", dei fans di David Bowie); il libro LOW di nuovo in mostra fra gli scaffali della Feltrinelli; ancora alla Feltrinelli, un libro su Nicolas Roeg, il regista di "L'uomo che cadde sulla terra", con in copertina l'immagine indimenticabile di Bowie, l'alieno; una mostra a Bologna, dal novembre 2012 al gennaio 2013 dedicata a lui, e questo libro, realizzato proprio in occasione della mostra, un pochino mi avevano “insospettito”. A sorpresa, il giorno del compleanno del Thin White Duke (l’otto gennaio), è stato annunciato un suo nuovo lavoro dopo dieci anni di silenzio. Nel mondo della musica (e non solo), eco mediatica enorme. Felicità e attesa dei fans in tutto il mondo; commenti, e anche critiche (.. di già? ..), sull’unico brano diffuso in anteprima: “Where Are We Now?”, mentre la raccolta completa sarà pubblicata il dodici marzo. Trasportato dalle note e dalle parole del pezzo, che personalmente trovo bellissimo, a tratti struggente, commovente nella sua apparente semplicità (non lo è, come non lo sono mai i brani di Bowie), mi viene il sentore che probabilmente questa è la sua ultima fatica.. un lascito quasi.. Ma veniamo a questo libro, che "è" la mostra. Non è una narrazione, bensì un excursus. Un ripercorrere i luoghi , la cronaca (ma il termine non mi pare appropriato), di un tratto del viaggio musicale artistico e umano di Bowie, della sua ricerca; la trasformazione nel periodo da quando lasciò l’esperienza americana per tornare in Europa, producendo la “trilogia berlinese”: LOW, HEROES e LODGER. Inevitabili, per il senso del tutto, i riferimenti al subito "prima": STATION TO STATION, e al subito "dopo": SCARY MONSTERS. Parliamo di musica, parliamo di arte, parliamo di un’icona, di un mito, di un anticipatore visionario. Il libro non racconta, ”spiega”, ma le parole scritte sono giuste, e le foto valgono il resto. Bello, da tenere in biblioteca vicino agli altri sul Duca Bianco.
Lettura interessante. Bowie lo è. La sua vita, il suo essere com'è, la sua musica, lo sono. Un uomo che è diventato un'icona, un mito (forse troppo giovane; già da troppi anni, come ha avuto occasione di dire lui stesso non molto tempo fa). Un poliedrico intelletto artistico, non solo musicale. E pe
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Lettura interessante. Bowie lo è. La sua vita, il suo essere com'è, la sua musica, lo sono. Un uomo che è diventato un'icona, un mito (forse troppo giovane; già da troppi anni, come ha avuto occasione di dire lui stesso non molto tempo fa). Un poliedrico intelletto artistico, non solo musicale. E per quel che riguarda la musica, ne ha scritto davvero un pezzo di storia, in oltre 40 anni di attività, durante i quali non è mai rimasto sempre e solo legato allo stesso cliché di successo. Non ha fatto come tante star che da decenni e decenni replicano e copiano sé stesse, ripetendo e propinando sempre le stesse identiche cose, musicalmente parlando e come immagine di sé. Bowie è cambiato, e ha cambiato. Ha sperimentato, e ha fatto; sulla sua pelle, e anche a discapito di aspetti commerciali. Sì, un mito, e questo libro racconta e immerge nelle atmosfere degli anni nei quali è stato concepito LOW. Uno dei suoi album più controversi, più strani, e più belli. Mi piace ascoltare Sound and Vision (Suono e Visione), e sento tutto il fascino delle sonorità di Warszawa, tanto per citare due brani talmente diversi, da sembrare non siano della stessa persona. Eppure, nelle pagine di questo libro tutto lega, trova un filo conduttore e – se non una ragione – un motivo d’essere. Mi piace come scrive l'autore. Si sente lo sforzo della ricerca e della semplicità, nella dovizia di particolari, nell'aneddotica (per quel poco che ne riporta, sempre discreta, mai esagerata), e nella scansione degli eventi, mai avulsi dal contesto storico, che fa poi un tutt'uno con quel che era e che sarà Bowie negli anni successivi. Bowie si è sempre rinnovato, ha sempre cambiato sé stesso, non ha mai avuto paura delle proprie scelte, e mentre cito le parole di Heroes: “il domani appartiene a chi lo sente arrivare”, proprio ora che è stato annunciato, dopo dieci anni di silenzio, il suo ultimo lavoro, mi viene da dire.. “Where Are We Now?” .. dove siamo noi, ora?
Ho letto che l’autrice è una ragazza, giovane; molto giovane. Uscita dal Liceo è universitaria (ammessa alla facoltà di Storia di un’Università di prestigio come quella di Oxford). Il primo pensiero è stato che si tratta di una ragazza senz’altro "di buona famiglia", e certo altrettanto "fortunata",
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Ho letto che l’autrice è una ragazza, giovane; molto giovane. Uscita dal Liceo è universitaria (ammessa alla facoltà di Storia di un’Università di prestigio come quella di Oxford). Il primo pensiero è stato che si tratta di una ragazza senz’altro "di buona famiglia", e certo altrettanto "fortunata", a essere stata pubblicata così al primo lavoro. Chi scrive e conosce un poco l’ambiente, immagina certo a cosa mi riferisca. Tuttavia, così come il libro l’ho acquistato attratto e incuriosito dalla copertina e dal titolo prima, e dal sottotitolo poi, ho però letto comunque senza pregiudizio. Lo stile mi ha subito colpito. Le prime righe già immediate, mi hanno portato alla mente i temi delle superiori. Il racconto è tutto in prima persona. Tutto è visto e narrato con gli occhi e l’animo della protagonista. Con i suoi sogni, le sue disillusioni, le sue pulsioni; con la passione e il dolore di una protagonista assoluta. Sua è La storia. Qui non c’è Omero. Non ci sono gli Dei, che non esistono se non come lontano sentore indifferente alle vicende degli uomini. Uomini piccoli. E uomini grandi. Immensi. Consapevoli. Qui c’è il sacro. Nella vita e nella morte. E poco importa se lo stile qualche volta abbia stancato la lettura, che a tratti ha sorvolato sulle pagine a volo raso. È d’altronde uno stile impegnativo. O si legge d’un fiato, o ci si stanca, andando a cercare il finale .. che ci si aspetta inevitabile e scontato. Ma questa storia è la sua; non è quella cantata millenni fa, se non per nomi e luoghi, e il finale è il suo, di Elena. Finale racchiuso in una piega del tempo, come lo sono state le vicende raccontate; sommesso e forte, disegnato per lei, schiava e libera sempre. Finale logico e pulito. Tragico e fresco come tutto il racconto. Sì, a volte mi ha stancato, ma mi è piaciuto. Almeno, ha toccato le mie corde. Poco importa perché o come sia stata pubblicata.. Persone che sanno scrivere, hanno l’anima piena, e non riusciranno mai a farsi pubblicare, ne conosco. Comunque sia, lei c’è riuscita (e lo merita senz'altro). Auguri.
Gordon Ramsay è un personaggio. Lo è come chef, la cui preparazione e bravura sono ben comprovate, e lo è come interprete, di sé stesso, nelle trasmissioni televisive che gli hanno dato – a questo punto, forse più che i suoi ristoranti – notorietà e fama internazionale. La fama è meritata direi, e q
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Gordon Ramsay è un personaggio. Lo è come chef, la cui preparazione e bravura sono ben comprovate, e lo è come interprete, di sé stesso, nelle trasmissioni televisive che gli hanno dato – a questo punto, forse più che i suoi ristoranti – notorietà e fama internazionale. La fama è meritata direi, e questo libro ne è la comprova. Le sue ricette sono semplici, e tali appaiono a chi legge. Gli ingredienti anche, lo sono, e per chi è già avvezzo alla cucina/dieta mediterranea, può sembrare tutto scontato, tutto già visto. Non è proprio così. La genialità e la qualità sono proprio nella semplicità. Lo chef nelle pagine del libro non è il personaggio terribile – e pur simpaticissimo – delle trasmissioni televisive (valga per tutte “Hell’s Kitchen”), e quel che pare scontato a chi di noi è "abituato" a mangiare bene, certo non lo è per chi vive in altri Paesi con abitudini e atteggiamenti verso il cibo ben diversi dai nostri. Il libro è utile, e anche bello: le sue foto lo sono. E’ bello anche solo da sfogliare, e già questo è un pregio che vale la spesa, oltre ovviamente per le idee che se ne possono trarre. Promosso, e consigliato :)
Le canzoni di Lou Reed
Conosco Daniele Federici, l’autore. Ho avuto il libro in regalo da lui, e lo ringrazio. Ci accomuna la passione per la musica. Sono un fan di David Bowie, non in particolare di Lou Reed, della cui produzione conosco TRANFORMER ( 1972). Brani famosi, famosissimi: Perfect Day, Walk on The Wild Side, S ... (continue)
Conosco Daniele Federici, l’autore. Ho avuto il libro in regalo da lui, e lo ringrazio. Ci accomuna la passione per la musica. Sono un fan di David Bowie, non in particolare di Lou Reed, della cui produzione conosco TRANFORMER ( 1972). Brani famosi, famosissimi: Perfect Day, Walk on The Wild Side, Satellite of Love, Vicious, Goodnight Ladies, ma non andavo oltre. Daniele, che ha fondato il sito ufficiale italiano su Lou Reed, l’ho conosciuto in occasione di tributi musicali a Bowie, con il quale Lou Reed ha incrociato la sua strada.
TRANSFORMER in effetti è stato prodotto da David Bowie e Mick Ronson, che erano ammiratori di Reed. Bowie, per risollevare le sorti commerciali di Lou Reed, in forte calo dopo l'insuccesso del suo primo disco da solista dopo la fine dei Velvet Underground, smussò fortemente l'asprezza del sound di Reed, curando la produzione di ogni canzone in maniera meticolosa e infondendo ai brani una orecchiabilità molto glam rock in linea con i tempi. Critici di allora accamparono l'ipotesi che certi brani del disco, nonostante siano tutti a firma di Lou Reed, fossero in realtà opera di Bowie; ipotesi questa sempre seccamente negata da Reed, come del resto dallo stesso Bowie. E qui finiva, dicevo, la mia “conoscenza” di Lou Reed.
Daniele è anche un musicista e interprete (ha suonato e cantato con il gruppo dei Vicious Underground, tributo appunto a Lou Reed), e mi ha fatto piacere la scorsa estate andare ad ascoltarlo, per una sua esibizione (voce), con Alessandro Fea alla chitarra. Non conoscevo Lou Reed se non limitatamente, e la serata è stata invece emozionante, con Daniele che “raccontava”, prima di cantarlo, il testo dei brani, spiegando la “poesia” delle parole, e il contesto di musica e umanità che le aveva viste nascere. Il Libro, ricevuto a distanza di qualche mese, è stato quindi un regalo molto gradito (non sapevo in realtà l’avesse scritto, altrimenti la mia curiosità mi avrebbe spinto a comprarlo). Ho fatto tutto questa prolusione quindi, per dire che il libro è gradevole. Che il libro spiega e racconta la poesia dei testi in maniera efficace, con un commento e una enfasi emotiva mai esagerati, bensì attenti e curati. Per chi ama Lou Reed, penso colga il segno. Ma penso possa interessare anche coloro che siano semplicemente curiosi dell’animo umano, della poesia della vita, della storia di quegli anni; visti nell’ottica non astrusa dell’espressione artistica anche musicale, che cercava di raccontare e al tempo di innovare, o anche solo di indicare una possibile via. Bel libro, insomma, per quanto particolare, di nicchia cioè, dato il soggetto. Bello, e bel lavoro.
David Bowie
La riedizione del libro di Nicholas Pegg (la "bibbia", dei fans di David Bowie); il libro LOW di nuovo in mostra fra gli scaffali della Feltrinelli; ancora alla Feltrinelli, un libro su Nicolas Roeg, il regista di "L'uomo che cadde sulla terra", con in copertina l'immagine indimenticabile di Bowie, ... (continue)
La riedizione del libro di Nicholas Pegg (la "bibbia", dei fans di David Bowie); il libro LOW di nuovo in mostra fra gli scaffali della Feltrinelli; ancora alla Feltrinelli, un libro su Nicolas Roeg, il regista di "L'uomo che cadde sulla terra", con in copertina l'immagine indimenticabile di Bowie, l'alieno; una mostra a Bologna, dal novembre 2012 al gennaio 2013 dedicata a lui, e questo libro, realizzato proprio in occasione della mostra, un pochino mi avevano “insospettito”. A sorpresa, il giorno del compleanno del Thin White Duke (l’otto gennaio), è stato annunciato un suo nuovo lavoro dopo dieci anni di silenzio. Nel mondo della musica (e non solo), eco mediatica enorme. Felicità e attesa dei fans in tutto il mondo; commenti, e anche critiche (.. di già? ..), sull’unico brano diffuso in anteprima: “Where Are We Now?”, mentre la raccolta completa sarà pubblicata il dodici marzo. Trasportato dalle note e dalle parole del pezzo, che personalmente trovo bellissimo, a tratti struggente, commovente nella sua apparente semplicità (non lo è, come non lo sono mai i brani di Bowie), mi viene il sentore che probabilmente questa è la sua ultima fatica.. un lascito quasi..
Ma veniamo a questo libro, che "è" la mostra. Non è una narrazione, bensì un excursus. Un ripercorrere i luoghi , la cronaca (ma il termine non mi pare appropriato), di un tratto del viaggio musicale artistico e umano di Bowie, della sua ricerca; la trasformazione nel periodo da quando lasciò l’esperienza americana per tornare in Europa, producendo la “trilogia berlinese”: LOW, HEROES e LODGER. Inevitabili, per il senso del tutto, i riferimenti al subito "prima": STATION TO STATION, e al subito "dopo": SCARY MONSTERS. Parliamo di musica, parliamo di arte, parliamo di un’icona, di un mito, di un anticipatore visionario. Il libro non racconta, ”spiega”, ma le parole scritte sono giuste, e le foto valgono il resto. Bello, da tenere in biblioteca vicino agli altri sul Duca Bianco.
Low. David Bowie
Lettura interessante. Bowie lo è. La sua vita, il suo essere com'è, la sua musica, lo sono. Un uomo che è diventato un'icona, un mito (forse troppo giovane; già da troppi anni, come ha avuto occasione di dire lui stesso non molto tempo fa). Un poliedrico intelletto artistico, non solo musicale. E pe ... (continue)
Lettura interessante. Bowie lo è. La sua vita, il suo essere com'è, la sua musica, lo sono. Un uomo che è diventato un'icona, un mito (forse troppo giovane; già da troppi anni, come ha avuto occasione di dire lui stesso non molto tempo fa). Un poliedrico intelletto artistico, non solo musicale. E per quel che riguarda la musica, ne ha scritto davvero un pezzo di storia, in oltre 40 anni di attività, durante i quali non è mai rimasto sempre e solo legato allo stesso cliché di successo. Non ha fatto come tante star che da decenni e decenni replicano e copiano sé stesse, ripetendo e propinando sempre le stesse identiche cose, musicalmente parlando e come immagine di sé. Bowie è cambiato, e ha cambiato. Ha sperimentato, e ha fatto; sulla sua pelle, e anche a discapito di aspetti commerciali. Sì, un mito, e questo libro racconta e immerge nelle atmosfere degli anni nei quali è stato concepito LOW. Uno dei suoi album più controversi, più strani, e più belli. Mi piace ascoltare Sound and Vision (Suono e Visione), e sento tutto il fascino delle sonorità di Warszawa, tanto per citare due brani talmente diversi, da sembrare non siano della stessa persona. Eppure, nelle pagine di questo libro tutto lega, trova un filo conduttore e – se non una ragione – un motivo d’essere. Mi piace come scrive l'autore. Si sente lo sforzo della ricerca e della semplicità, nella dovizia di particolari, nell'aneddotica (per quel poco che ne riporta, sempre discreta, mai esagerata), e nella scansione degli eventi, mai avulsi dal contesto storico, che fa poi un tutt'uno con quel che era e che sarà Bowie negli anni successivi. Bowie si è sempre rinnovato, ha sempre cambiato sé stesso, non ha mai avuto paura delle proprie scelte, e mentre cito le parole di Heroes: “il domani appartiene a chi lo sente arrivare”, proprio ora che è stato annunciato, dopo dieci anni di silenzio, il suo ultimo lavoro, mi viene da dire.. “Where Are We Now?” .. dove siamo noi, ora?
Memorie di una cagna
Ho letto che l’autrice è una ragazza, giovane; molto giovane. Uscita dal Liceo è universitaria (ammessa alla facoltà di Storia di un’Università di prestigio come quella di Oxford). Il primo pensiero è stato che si tratta di una ragazza senz’altro "di buona famiglia", e certo altrettanto "fortunata", ... (continue)
Ho letto che l’autrice è una ragazza, giovane; molto giovane. Uscita dal Liceo è universitaria (ammessa alla facoltà di Storia di un’Università di prestigio come quella di Oxford). Il primo pensiero è stato che si tratta di una ragazza senz’altro "di buona famiglia", e certo altrettanto "fortunata", a essere stata pubblicata così al primo lavoro.
Chi scrive e conosce un poco l’ambiente, immagina certo a cosa mi riferisca. Tuttavia, così come il libro l’ho acquistato attratto e incuriosito dalla copertina e dal titolo prima, e dal sottotitolo poi, ho però letto comunque senza pregiudizio.
Lo stile mi ha subito colpito. Le prime righe già immediate, mi hanno portato alla mente i temi delle superiori. Il racconto è tutto in prima persona. Tutto è visto e narrato con gli occhi e l’animo della protagonista. Con i suoi sogni, le sue disillusioni, le sue pulsioni; con la passione e il dolore di una protagonista assoluta. Sua è La storia. Qui non c’è Omero. Non ci sono gli Dei, che non esistono se non come lontano sentore indifferente alle vicende degli uomini. Uomini piccoli. E uomini grandi. Immensi. Consapevoli. Qui c’è il sacro. Nella vita e nella morte. E poco importa se lo stile qualche volta abbia stancato la lettura, che a tratti ha sorvolato sulle pagine a volo raso. È d’altronde uno stile impegnativo. O si legge d’un fiato, o ci si stanca, andando a cercare il finale .. che ci si aspetta inevitabile e scontato.
Ma questa storia è la sua; non è quella cantata millenni fa, se non per nomi e luoghi, e il finale è il suo, di Elena. Finale racchiuso in una piega del tempo, come lo sono state le vicende raccontate; sommesso e forte, disegnato per lei, schiava e libera sempre. Finale logico e pulito. Tragico e fresco come tutto il racconto.
Sì, a volte mi ha stancato, ma mi è piaciuto. Almeno, ha toccato le mie corde. Poco importa perché o come sia stata pubblicata.. Persone che sanno scrivere, hanno l’anima piena, e non riusciranno mai a farsi pubblicare, ne conosco. Comunque sia, lei c’è riuscita (e lo merita senz'altro). Auguri.
Un sano appetito
Gordon Ramsay è un personaggio. Lo è come chef, la cui preparazione e bravura sono ben comprovate, e lo è come interprete, di sé stesso, nelle trasmissioni televisive che gli hanno dato – a questo punto, forse più che i suoi ristoranti – notorietà e fama internazionale. La fama è meritata direi, e q ... (continue)
Gordon Ramsay è un personaggio. Lo è come chef, la cui preparazione e bravura sono ben comprovate, e lo è come interprete, di sé stesso, nelle trasmissioni televisive che gli hanno dato – a questo punto, forse più che i suoi ristoranti – notorietà e fama internazionale. La fama è meritata direi, e questo libro ne è la comprova. Le sue ricette sono semplici, e tali appaiono a chi legge. Gli ingredienti anche, lo sono, e per chi è già avvezzo alla cucina/dieta mediterranea, può sembrare tutto scontato, tutto già visto. Non è proprio così. La genialità e la qualità sono proprio nella semplicità. Lo chef nelle pagine del libro non è il personaggio terribile – e pur simpaticissimo – delle trasmissioni televisive (valga per tutte “Hell’s Kitchen”), e quel che pare scontato a chi di noi è "abituato" a mangiare bene, certo non lo è per chi vive in altri Paesi con abitudini e atteggiamenti verso il cibo ben diversi dai nostri. Il libro è utile, e anche bello: le sue foto lo sono. E’ bello anche solo da sfogliare, e già questo è un pregio che vale la spesa, oltre ovviamente per le idee che se ne possono trarre. Promosso, e consigliato :)