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- Perchè la sofferenza (18)
- Il salutare incontro con la propria storia personale
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- Il dramma del bambino dotato (82)
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Finished on Jan 25, 2012





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- 106 Haiku (115)
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- By William Styron
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Finished on Jan 6, 2012





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- Non poter dipingere (7)
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- Una vita tutta per sé (4)
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Finished on Dec 26, 2011





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- Meglio sole (311)
- Perché è importante bastare a se stesse
- By Ivana Castoldi
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- Il diario di Anna Frank (412)
- Prefazione di Natalia Ginzburg
- By Anne Frank
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Finished on Oct 15, 2011





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- L'ombra del vento (31123)
- By Carlos Ruiz Zafon
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Finished on Aug 15, 2010





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- Il castello di Otranto (2900)
- By Horace Walpole
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- Non ora, non qui (2989)
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Finished on Jul 17, 2010





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- La ragazza delle arance (4152)
- By Jostein Gaarder
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Finished on Jun 24, 2010





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«Certe volte nella vita dobbiamo essere capaci di sopportare la nostalgia». (pag. 112) -
E' una carezza.
Una storia d'amore: l'amore tra un uomo e una donna, l'amore tra un padre e un figlio, l'amore per la vita.
Delicato, e a tratti simpatico, il racconto che il padre fa al figlio sul suo incontro (e relativa evoluzione) con "la ragazza delle arance", mentre la parte "esistenzialista" ... (continue) - — Jun 26, 2010 | Add your feedback
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- Detto, fatto! (289)
- L'arte dell'efficienza
- By David Allen
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Finished on Apr 21, 2010





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Il buonsenso dei "piccoli passi" ripetuto per circa 300 pagine, condito qua e là con qualche buon consiglio organizzativo.
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- Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte (13258)
- By Mark Haddon
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Finished on Apr 11, 2010





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Non ora, non qui
*** This comment contains spoilers! ***
E' di un nostalgico questo libro... che ci si può perdere...
Smagriva, perdeva peso, perdeva parole amare, voci che non chiedevano niente, solo di essere udite. Andati via gli occhi, vennero le mani. Erano instancabili, nervose, si afferravano alle mie per ore. C’era un nodo strano che faceva co ... (continue)
E' di un nostalgico questo libro... che ci si può perdere...
Smagriva, perdeva peso, perdeva parole amare, voci che non chiedevano niente, solo di essere udite. Andati via gli occhi, vennero le mani. Erano instancabili, nervose, si afferravano alle mie per ore. C’era un nodo strano che faceva con le sue dita tra le mie, un nodo che teneva chiuso e saldo anche nel brusco crollo del sonno. “Non dormire,” mi diceva, “Aspetta,” queste le sue parole nel buio del male, infine ripeteva soltanto “Aspettami.”
Quando morì non me ne accorsi. Dormivo sulla sedia, le mani intrecciate alle sue, gli occhi miei chiusi e i suoi aperti verso di me. Quando sciolsi le dita dalle sue fui solo al mondo.
Fu la mia porzione quella donna venuta fino a me. Edificammo contentezze, lenticchie di una festa minore ma continua. Fu la mia porzione e non l’ho custodita. È stata poco con me, una breve durata nel corso della vita, però è venuta.
Sono stato una persona in questo mondo non solo per i primi dieci anni della vita, ma anche nei sette del matrimonio.
Essere al mondo, per quello che ho potuto capire, è quando ti è affidata una persona e tu ne sei responsabile e allo stesso tempo tu sei affidato a quella persona ed essa è responsabile per te. Sette anni non furono pochi. Anche se fossero stati la metà o la metà ancora, non sarebbe stato poco. Non ci si può lamentare della brevità, non è giusto, ma della lunghezza sì. Ho avuto imbarazzo a vivere ancora. Non provo dolore nel vedere il cielo qualche volta uguale a quello di un agosto passato insieme in vacanza, però arrossisco di poterlo guardare, di essere rimasto. Di questo per me si tratta, di essere il resto di alcune persone, delle loro sottrazioni. Porto il vuoto che mi hanno lasciato e mentre mi tengo le mani mi sento spuntare impazienza e impulso di smettere il tempo della foto e dell’autobus.
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