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- Lago negro (21)
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Finished on Dec 14, 2011





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Quanta tristezza in questi racconti.
Alcuni sono davvero ben riusciti, e sono quelli che raccontano storie di "ordinaria tristezza", come 'Si potrebbe andare avanti all'infinito', che fotografa attimi di persone diverse nello stesso breve arco di tempo della stessa serata, oppure 'La luna di via Ca ... (continue) - — Dec 17, 2011 | Add your feedback
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Ci vediamo al Bar Biturico
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Personaggi antipatici, per non dire odiosi, popolano questo libretto: una ragazzina insofferente, sboccata, e col chiodo fisso di perdere la verginità, che si esprime come una consumata battona (a 13 anni sogna "foreste di cazzi", testuali parole); i suoi genitori restano sullo sfondo, senza autorit ... (continue)
Personaggi antipatici, per non dire odiosi, popolano questo libretto: una ragazzina insofferente, sboccata, e col chiodo fisso di perdere la verginità, che si esprime come una consumata battona (a 13 anni sogna "foreste di cazzi", testuali parole); i suoi genitori restano sullo sfondo, senza autorità e descritti senza un minimo di approfondimento, servono solo da bersaglio per le invettive della peperina (un paio di sberle, magari...); un vecchio professore che si auto-dipinge in modo così negativo da riuscire nel suo intento, quello di respingere qualsiasi simpatia (non so se insiste più sul ricordarci il suo aspetto cadente o il fatto che la ragazzina gli comporti delle "dilatazioni" spontanee e che quindi non necessiti più di farmaci appositi - come diceva Cattivik, anche se in altra accezione: Brivido, terrore, raccapriccio!!!).
Il linguaggio usato si ispira a quello parlato dagli adolescenti, scivolando addirittura nel linguaggio "da sms", in alcuni casi impreziosito dalla versione inglese ("2 night we are going 2 C the fireworks" oppure "Y U wanna talk with me?"); ok, gli adolescenti ormai parlano così, però c'era davvero bisogno di rigirare il coltello nella piaga, riportandolo nel libro? La narrazione, secondo me, ne risulta appesantita.
Mi stupisco come D'Orrico abbia potuto definirlo "capolavoro".
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