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- Nemesis (135)
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By Philip Roth -
Finished on Dec 27, 2011 




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By Philip Roth -
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Nemesis
Come sempre dopo aver finito un romanzo di Roth devo scrivere qualcosa, perché non è facile mettere insieme i pezzi. Ancor più quando non mi ha convinto al 100%.continue)
E' la storia di un eroe che si scontra contro il fato inesorabile. Contro il quale non c'è deus ex machina che tenga. La malattia, l'inse ... (
Come sempre dopo aver finito un romanzo di Roth devo scrivere qualcosa, perché non è facile mettere insieme i pezzi. Ancor più quando non mi ha convinto al 100%.
E' la storia di un eroe che si scontra contro il fato inesorabile. Contro il quale non c'è deus ex machina che tenga. La malattia, l'insensato (qualcuno dice l'olocausto). Non ci sono trame e intrighi, non ci sono divinità avverse che fanno i capricci. C'è Dio, ancora peggio. Il Dio buono e misericordioso che di trame e capricci non dovrebbe saperne nulla. C'è Dio assente. C'è Dio? Ma questa è solo una delle domande che Bucky Cantor si pone.
Questo ragazzotto, questo pilastro di rettitudine e senso del dovere che vuole trasmettere educando. Il pilastro è incrinato e al contempo rafforzato dalla mancanza della madre e dalla latitanza del padre delinquente. Eretto e incrinato dall'educazione del nonno, tipico personaggio Rothiano dal senso del dovere soffocante e inflessibile. Sostenuto dalla fede in Dio incrinata a sua volta e attaccata dal senso di colpa per i dubbi che sorgono su Dio stesso.
L'ultima picconata al pilastro la dà l'handicap fisico, la vista limitata che preclude a Bucky la vera via dell'Eroe, l'andare in guerra in Europa come invece hanno fatto i due suoi migliori amici (e uno ci muore in guerra, vero eroe?).
Quest'essere umano, come sempre dipinto nella sua più fragile e intensa verità, si scontra contro il fato. Non è un personaggio immenso, anche se così sembra ai bimbi che educa. E' una persona semplice, con mille dubbi e vuoti, che credi di doversi addossare le conseguenze del fato. E lo farà per tutta la vita. Si scontra contro il fato, perde, perché al fato non si sopravvive.
E tutto questo che senso ha?
Qui mi fermo, perché qui alla fine mi sfugge il vero senso di Nemesis.
Chi o cosa è la nemesi? Il destino? Ciò che non si conosce? Noi stessi? I nostri genitori e come veniamo cresciuti? La società? Tutto insieme?
Roth ci regala un altro personaggio estremamente umano, ma a mio avviso questa umanità e meno vibrante e vera e mozzafiato di altre sue umanità.
Il romanzo scorre liscio. E per me è strano. Nessun romanzo di Roth è mai scorso liscio alla mia lettura. Sempre faticoso, sempre un viaggio tra una foresta fitta che terminava in un nuovo sguardo sulla natura umana. Qui la natura umana ha un qualcosa di poco reale.
Mi è piaciuto molto fino a che Bucky non se ne va alle Indian Falls. Mi sembrava sì un Roth più facile, ma altrettanto intenso. Ho pensato a un Roth migliore in grado di trasmettere senza pesantezza alcuna. Bucky Cantor è un bellissimo personaggio, ci sono tutti gli elementi tipici dei personaggi rothiani (padre/nonno lavoratore, morte, senso di smarrimento e abbandono, senso del dovere soffocante e così via). Dopo le Indian Falls non so. E' vero, lì è il paradiso, l'eden, l'idillio. Si avverte SEMPRE che qualcosa succederà. Si pensa ai tuffi, ma in realtà è sempre la polio, perché al destino e al male non si sfugge. Tuttavia è come se mancasse qualcosa. E anche l'epilogo, il racconto della sua vita dopo la polio... è un po' freddo. L'eroe caduto, ma per sua stessa mano? L'eroe caduto per colpa del fato? L'eroe caduto a causa dell'educazione ricevuta. L'essere umano, ancora una volta con tutte le influenze che formano il nostro carattere.
Rimane comunque un romanzo al di sopra della media. E come dico sempre io: All bow to Philip Roth :)