Aldous Huxsley crea, sviluppa, ironizza su un mondo in mano alla scienza, una scienza soggiogata alle paure dell'uomo. Ed ecco un mondo che inseguendo la chimera della felicità, annichila l'individuo, le emozioni, la solitudine, la religione, la poesia, innalza a propria icona il consumismo, la mecc
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Aldous Huxsley crea, sviluppa, ironizza su un mondo in mano alla scienza, una scienza soggiogata alle paure dell'uomo. Ed ecco un mondo che inseguendo la chimera della felicità, annichila l'individuo, le emozioni, la solitudine, la religione, la poesia, innalza a propria icona il consumismo, la meccanica del Fordismo (divinità di questo nuovo mondo), e la lussuria.
E' un portento dialettico questo libro, tra una specie umana divisa in razze grazie ad enormi condizionamenti ipnopedici ed abbondante uso di una droga quale il "soma", abbiamo Bernard Max, disilluso e vigliacco, in balia tra il desiderio di primeggiare in questa società, e la volontà di andarci controcorrente, l'impavido Helmhotz, la bella e struggente Lenina, ed il sapiente, deus ex machina, governatore Mustafà Mond.
E' con Lenina, e nell'incontro con il selvaggio, John Pope, nato da una "civilizzata" abbandonata ed un indigeno, si vede il disincanto dell'autore, inversamente proporzionale ad un'opera di Chateaubriand o al concetto del "Selvaggio Buono" del filosofo Rousseau, sancendo la perdizione umana se persevererà nel dio pragmatico dell'oggetto nato dalla scienza.
Huxlsey non si concentra in sermoni metafisici, sebbene riconosca nella ricerca di Dio un ruolo importante per il sostentamento dell'uomo, racconta con ironica partecipazione lo "scontro" tra i civilizzati ed il selvaggio, dove entrambe le fazioni estremizzano le loro fisime più radicate.
Il mondo nuovo
Aldous Huxsley crea, sviluppa, ironizza su un mondo in mano alla scienza, una scienza soggiogata alle paure dell'uomo. Ed ecco un mondo che inseguendo la chimera della felicità, annichila l'individuo, le emozioni, la solitudine, la religione, la poesia, innalza a propria icona il consumismo, la mecc ... (continue)
Aldous Huxsley crea, sviluppa, ironizza su un mondo in mano alla scienza, una scienza soggiogata alle paure dell'uomo. Ed ecco un mondo che inseguendo la chimera della felicità, annichila l'individuo, le emozioni, la solitudine, la religione, la poesia, innalza a propria icona il consumismo, la meccanica del Fordismo (divinità di questo nuovo mondo), e la lussuria.
E' un portento dialettico questo libro, tra una specie umana divisa in razze grazie ad enormi condizionamenti ipnopedici ed abbondante uso di una droga quale il "soma", abbiamo Bernard Max, disilluso e vigliacco, in balia tra il desiderio di primeggiare in questa società, e la volontà di andarci controcorrente, l'impavido Helmhotz, la bella e struggente Lenina, ed il sapiente, deus ex machina, governatore Mustafà Mond.
E' con Lenina, e nell'incontro con il selvaggio, John Pope, nato da una "civilizzata" abbandonata ed un indigeno, si vede il disincanto dell'autore, inversamente proporzionale ad un'opera di Chateaubriand o al concetto del "Selvaggio Buono" del filosofo Rousseau, sancendo la perdizione umana se persevererà nel dio pragmatico dell'oggetto nato dalla scienza.
Huxlsey non si concentra in sermoni metafisici, sebbene riconosca nella ricerca di Dio un ruolo importante per il sostentamento dell'uomo, racconta con ironica partecipazione lo "scontro" tra i civilizzati ed il selvaggio, dove entrambe le fazioni estremizzano le loro fisime più radicate.