Ho cominciato a leggerlo per il semplice fatto che di Grisham avevo apprezzato "Il rapporto Pelican", sia per lo stile che per la scorrevolezza, quindi quando me lo sono ritrovata tra le mani mi pregustavo un buon libro e una buona storia.
Il professionista, invece, mi ha lasciata, a dirla tutta, i
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Ho cominciato a leggerlo per il semplice fatto che di Grisham avevo apprezzato "Il rapporto Pelican", sia per lo stile che per la scorrevolezza, quindi quando me lo sono ritrovata tra le mani mi pregustavo un buon libro e una buona storia.
Il professionista, invece, mi ha lasciata, a dirla tutta, insoddisfatta. Di Football americano non mi intendo, quindi i passaggi del libri in cui si parla di schemi e quant'altro sono rimasti piuttosto oscuri ma la cosa mi sta bene, in fondo la storia era rivolta ad un pubblico americano. Ecco. Un pubblico americano. Perchè nel momento in cui il protagonista si trasferisce in Italia mi sono sentita un tantino offesa dagli stereotipi classici di italiano tra cui, in ordine: casinaro, amante del cibo, urlatore, provolone, mafioso, incazzareccio, amicone etc. Capisco di non voler deludere il tipico lettore straniero, ma da lì mi sono cadute le braccia ed era diventato un po' pesante continuare a leggere.
In sintesi: una storia un po' insulta e semplicistica, con contorno di qualunquismi, stereotipi e incomprensibili schemi di gioco, almeno per me.
Avendo letto il capitolo precedente di questa trilogia di Follett, ho comprato "L'inverno del mondo" animata da buone speranze e soprattutto decisa a sapere come si sarebbe sviluppata la storia delle famiglie che l'autore aveva già introdotto ne "La caduta dei giganti", sebbene la mia memoria fosse
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Avendo letto il capitolo precedente di questa trilogia di Follett, ho comprato "L'inverno del mondo" animata da buone speranze e soprattutto decisa a sapere come si sarebbe sviluppata la storia delle famiglie che l'autore aveva già introdotto ne "La caduta dei giganti", sebbene la mia memoria fosse molto più che impolverata. Il periodo storico mi piace, sia perchè parla di avvenimenti più recenti e quindi, in teoria, più conosciuti, sia perchè la suddivisione spaziale delle varie famiglie ci permette di dare uno sguardo a ciò che era la vita all'inizio degli anni trenta, tra democrazie, nazismo e comunismo. Il libro parte un po' in sordina, tanto che le prime pagine le ho lette e praticamente dimenticate, ma forse dipende dal fatto che Follett prima ci voglia presentare tutti i figli/parenti/amici di coloro che avevamo lasciato nel libro precedente. Senza scendere in spoiler, tutta la vicenda ruota intorno alla seconda guerra mondiale, dove i singoli protagonisti si incontrano e scontrano come manco in un paesino di mille anime. Molto bella la descrizione delle varie città sotto il fuoco delle bombe, che sia Londra oppure Berlino, e molto accurata la ricostruzione storica delle barbarie che hanno costellato i sei anni di conflitto in Europa. Geniale l'idea di inserire qualche personaggio qua e la durante le svolte epocali della guerra e della politica. Sono rimasta affezionata soprattutto ai Von Ulrich, trovando un po' noiosi, a dire il vero, tutti gli americani, che a parte due o tre eccezioni, sembrano quasi marionette.
Parto dal presupposto che l'ho preso per leggere in spiaggia quindi non mi aspettavo un capolavoro, però devo dire che mi ha piacevolmente sorpresa, se non altro per la scorrevolezza con il quale si legge.
La trama di per sè è carina, sebbene piena di tanti clichè, come possono essere i frati che c
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Parto dal presupposto che l'ho preso per leggere in spiaggia quindi non mi aspettavo un capolavoro, però devo dire che mi ha piacevolmente sorpresa, se non altro per la scorrevolezza con il quale si legge.
La trama di per sè è carina, sebbene piena di tanti clichè, come possono essere i frati che coltivano segreti nelle catacombe, Aree 51 in cui ci sono fantomatiche librerie apocalittiche e via dicendo, compresa la storia d'amore tra i due agenti dell'FBI, che è una vera e propria forzatura, giusto per voler aggiungere quel tocco di romanticismo in più. Sono però quattrocento pagine che filano, in cui l'idea di suddividere la storia in tre momenti storici diversi cruciali mi è molto piaciuta, così che si possono conoscere tutti i segreti che hanno portato la biblioteca dei morti lì dov'è ora.
La cosa che però ho odiato di più è stata tutta la sequela di marche, sottomarche e marchette di cui è infarcito l'intero libro. Che bisogno ho di sapere che tizio porta un completo Armani? E che Caio fuma Pall Mall? Non parliamo poi del finale, in cui c'è praticamente scritto "ehi, guarda che per sapere come va a finire devi comprarti l'altro libro, sì, quello dopo". Ecco. E' una tradizione degli ultimi anni quella di fare trilogie, quadrilogie, saghe. Ma insomma, un libro decente che finisca lì dove inizia? Vabbè.
Nonostante tutto, sono sempre tre e stelle e mezzo. In vacanza siamo tutti più buoni.
Bello, bello, bello. Sono una delle poche a non aver visto il film con Julia Roberts e oserei dire per fortuna, almeno mi sono goduta questa storia tutta d'un fiato senza sapere cosa aspettarmi nel finale. Ottimo l'intreccio, un po' forzato l'happy ending finale, ma sono bruscolini.
Una bella storia per bambini di amore, amicizia e sentimenti. Un piccolo lord perfetto come un tipico Gary Stu ma che riesce comunque a stare simpatico al lettore. Mea culpa per non aver visto il film, ma credo che lo farò a breve!
Il professionista
Ho cominciato a leggerlo per il semplice fatto che di Grisham avevo apprezzato "Il rapporto Pelican", sia per lo stile che per la scorrevolezza, quindi quando me lo sono ritrovata tra le mani mi pregustavo un buon libro e una buona storia.
Il professionista, invece, mi ha lasciata, a dirla tutta, i ... (continue)
Ho cominciato a leggerlo per il semplice fatto che di Grisham avevo apprezzato "Il rapporto Pelican", sia per lo stile che per la scorrevolezza, quindi quando me lo sono ritrovata tra le mani mi pregustavo un buon libro e una buona storia.
Il professionista, invece, mi ha lasciata, a dirla tutta, insoddisfatta. Di Football americano non mi intendo, quindi i passaggi del libri in cui si parla di schemi e quant'altro sono rimasti piuttosto oscuri ma la cosa mi sta bene, in fondo la storia era rivolta ad un pubblico americano. Ecco. Un pubblico americano. Perchè nel momento in cui il protagonista si trasferisce in Italia mi sono sentita un tantino offesa dagli stereotipi classici di italiano tra cui, in ordine: casinaro, amante del cibo, urlatore, provolone, mafioso, incazzareccio, amicone etc. Capisco di non voler deludere il tipico lettore straniero, ma da lì mi sono cadute le braccia ed era diventato un po' pesante continuare a leggere.
In sintesi: una storia un po' insulta e semplicistica, con contorno di qualunquismi, stereotipi e incomprensibili schemi di gioco, almeno per me.
L'inverno del mondo
Avendo letto il capitolo precedente di questa trilogia di Follett, ho comprato "L'inverno del mondo" animata da buone speranze e soprattutto decisa a sapere come si sarebbe sviluppata la storia delle famiglie che l'autore aveva già introdotto ne "La caduta dei giganti", sebbene la mia memoria fosse ... (continue)
Avendo letto il capitolo precedente di questa trilogia di Follett, ho comprato "L'inverno del mondo" animata da buone speranze e soprattutto decisa a sapere come si sarebbe sviluppata la storia delle famiglie che l'autore aveva già introdotto ne "La caduta dei giganti", sebbene la mia memoria fosse molto più che impolverata.
Il periodo storico mi piace, sia perchè parla di avvenimenti più recenti e quindi, in teoria, più conosciuti, sia perchè la suddivisione spaziale delle varie famiglie ci permette di dare uno sguardo a ciò che era la vita all'inizio degli anni trenta, tra democrazie, nazismo e comunismo. Il libro parte un po' in sordina, tanto che le prime pagine le ho lette e praticamente dimenticate, ma forse dipende dal fatto che Follett prima ci voglia presentare tutti i figli/parenti/amici di coloro che avevamo lasciato nel libro precedente.
Senza scendere in spoiler, tutta la vicenda ruota intorno alla seconda guerra mondiale, dove i singoli protagonisti si incontrano e scontrano come manco in un paesino di mille anime. Molto bella la descrizione delle varie città sotto il fuoco delle bombe, che sia Londra oppure Berlino, e molto accurata la ricostruzione storica delle barbarie che hanno costellato i sei anni di conflitto in Europa. Geniale l'idea di inserire qualche personaggio qua e la durante le svolte epocali della guerra e della politica.
Sono rimasta affezionata soprattutto ai Von Ulrich, trovando un po' noiosi, a dire il vero, tutti gli americani, che a parte due o tre eccezioni, sembrano quasi marionette.
La biblioteca dei morti
Parto dal presupposto che l'ho preso per leggere in spiaggia quindi non mi aspettavo un capolavoro, però devo dire che mi ha piacevolmente sorpresa, se non altro per la scorrevolezza con il quale si legge.
La trama di per sè è carina, sebbene piena di tanti clichè, come possono essere i frati che c ... (continue)
Parto dal presupposto che l'ho preso per leggere in spiaggia quindi non mi aspettavo un capolavoro, però devo dire che mi ha piacevolmente sorpresa, se non altro per la scorrevolezza con il quale si legge.
La trama di per sè è carina, sebbene piena di tanti clichè, come possono essere i frati che coltivano segreti nelle catacombe, Aree 51 in cui ci sono fantomatiche librerie apocalittiche e via dicendo, compresa la storia d'amore tra i due agenti dell'FBI, che è una vera e propria forzatura, giusto per voler aggiungere quel tocco di romanticismo in più. Sono però quattrocento pagine che filano, in cui l'idea di suddividere la storia in tre momenti storici diversi cruciali mi è molto piaciuta, così che si possono conoscere tutti i segreti che hanno portato la biblioteca dei morti lì dov'è ora.
La cosa che però ho odiato di più è stata tutta la sequela di marche, sottomarche e marchette di cui è infarcito l'intero libro. Che bisogno ho di sapere che tizio porta un completo Armani? E che Caio fuma Pall Mall? Non parliamo poi del finale, in cui c'è praticamente scritto "ehi, guarda che per sapere come va a finire devi comprarti l'altro libro, sì, quello dopo". Ecco. E' una tradizione degli ultimi anni quella di fare trilogie, quadrilogie, saghe. Ma insomma, un libro decente che finisca lì dove inizia? Vabbè.
Nonostante tutto, sono sempre tre e stelle e mezzo. In vacanza siamo tutti più buoni.
Il rapporto Pelican
Bello, bello, bello. Sono una delle poche a non aver visto il film con Julia Roberts e oserei dire per fortuna, almeno mi sono goduta questa storia tutta d'un fiato senza sapere cosa aspettarmi nel finale. Ottimo l'intreccio, un po' forzato l'happy ending finale, ma sono bruscolini.
Il piccolo Lord
Una bella storia per bambini di amore, amicizia e sentimenti. Un piccolo lord perfetto come un tipico Gary Stu ma che riesce comunque a stare simpatico al lettore. Mea culpa per non aver visto il film, ma credo che lo farò a breve!