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For trade
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- Le ragazze single non parlano al plurale (49)
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By Giorgia Lovisotto -
Finished on Oct 6, 2011 




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- Mimetica realtà (8)
- Coop for Words 2011
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Finished on Nov 24, 2011
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Presente con il racconto breve Big Rosi, terzo classificato nella sua sezione.
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Sep 15, 2011 |
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- La chiave Amaranto (37)
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By Anna Tasinato -
Finished on Apr 1, 2011
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Il romanzo è disponibile in catena di lettura qui: http://www.anobii.com/forum_thread?topicId=3174160#new_thread
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Sep 15, 2011 |
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- Selina Penaluna (408)
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By Jan Page -
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- Werewolf (157)
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By Francesca Angelinelli -
Finished on Dec 17, 2011
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2 stelle e mezzo2 people find this helpful -
Inizialmente presa dalla lettura, arrivata a metà libro l'attenzione è scivolata e ho capito quello che forse andava intuito sin da subito: Werewolf sembra più un esercizio di stile che un romanzo vero e proprio.
Un esercizio di stile dove una scrittura fluida e interessante non riesce a sop ... (continue ) -
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Dec 17, 2011 |
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- Eterno ritorno (14)
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By Lorenza Pellegrini -
Finished on May 18, 2010 




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- Canto verde (30)
- Cronache di Davidia
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By Laura Schirru -
Finished on Mar 30, 2010 




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- Ombra di luce (43)
- Cronache di Davidia
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By Laura Schirru -
Finished on Mar 16, 2010 




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Letto in un giorno, Ombra di Luce ha l'indubbio potere di tenere incollati fino all'ultima parola.
Il libro tratta di una storia d'amore, ambientata in un contesto fantasy low-magic medievaleggiante ben delineato, tra il futuro re e una guaritrice di origini non nobili; su questo rapporto e su tutta ... (continue ) -
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Mar 18, 2010 |
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- Le figlie dell'oscurità (607)
- La setta dei vampiri
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By Lisa J. Smith -
Abandoned on Jan 27, 2010 




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Non ho il coraggio... -
...di continuare questo libro.
Non sono riuscita ad andare oltre pagina 50. Scritto male, pieno di avverbi fastidiosi (la Smith non ha letto On Writing, evidentemente), di similitudini logore e abusatissime, pathos a zero.
Bye bye, Lisa, io abbandono. -
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Jan 27, 2010 |
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- Purpureo Re-Birth (15)
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By Aura Conte -
Finished on Dec 28, 2009
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- Ama e non pensare (236)
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By Raffaele Morelli -
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Uno dei regali peggiori che mi potessero fare...3 people find this helpful -
Vedere uno psichiatra svendersi così è proprio triste. </p><p>E dire che una volta, prima di diventare famoso e diversamente intelligente, era anche un decente studioso!
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Nov 11, 2009 |
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- Eragon (9786)
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By Christopher Paolini -
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Non iniziato...1 person find this helpful -
e non lo inizierò!
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Nov 11, 2009 |
1 feedback
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- La notte dei vampiri (1350)
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By Nancy Kilpatrick -
Finished 




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Le ragazze single non parlano al plurale
Premessa ormai solita sulle classificazioni di genere: il genere viene apposto al libro a posteriori, ergo prima si scrive il libro e poi, per fini di commerciabilità, gli si piazza sopra a mo' di etichetta adesiva il genere di appartenenza.continue)
Per Le ragazze single non parlano al plurale il gen ... (
Premessa ormai solita sulle classificazioni di genere: il genere viene apposto al libro a posteriori, ergo prima si scrive il libro e poi, per fini di commerciabilità, gli si piazza sopra a mo' di etichetta adesiva il genere di appartenenza.
Per Le ragazze single non parlano al plurale il genere non solo è suggerito da una copertina con bolle rosa e tanto di donnetta disegnata con occhi sognanti e cuffia da bagno in testa (che, a onor del vero, nella nuova edizione è cambiata), ma è riportato a caratteri cubitali anche nella quarta di copertina, in una frase che suona un po' come "La nuova frontiera della chick lit italiana".
Ebbene, con le etichette bisogna stare attenti. Se, appunto, si spaccia un libro come la nuova frontiera della chick lit italiana, allora chi lo compra sa già di aspettarsi una storia frizzante, con scarpe a nastro, ironia e auto-ironia a man bassa e una sorta di finale happy-ending-ma-non-troppo che, anche nel genere più bistrattato e malconsiderato dalla critica, lasci uno spiraglio di riflessione. Cosa, di tutto ciò, è presente ne Le ragazze single non parlano al plurale?
Innanzitutto, non si tratta di una storia ma di più storie. E che male c'è?, direte voi. Niente, se non che a inizio lettura uno si ritrova di fronte a una protagonista senza nome e a un susseguirsi di racconti con altre protagoniste senza nome. Quindi viene (quasi) naturale, almeno all'inizio, pensare che sia la stessa protagonista: prima scoprente un fidanzato gay a un passo dal matrimonio, poi con un 'amica invadente, quindi con un finto fidanzato portato a una cena di amiche "w il matrimonio la casa i bambini", poi che vive con i genitori... un attimo. Si intuisce che c'è qualcosa che non va e si cercano disparate conclusioni ma, lo ammetto candidamente, non ho afferrato subito che si trattasse ogni volta di protagoniste diverse, e questo si spiega più o meno con due soluzioni:
a) sono stupida;
b) la maggior parte delle protagoniste è indistinguibile a causa di una caratterizzazione pressoché identica.
Magari la giusta è la a), ma per motivi di autostima voglio escluderlo.
Afferrato il concetto che le storie sono separate e che non c'entrano niente l'una con l'altra, cade il palco: i racconti (perché questo sono) non vanno a parare da nessuna parte. Vorrebbero raccontare un sacco di storie, ma seminano soltanto idee senza raccogliere niente: tre quarti dei "racconti" sono insoluti e non c'è un filo conduttore a legarli! Sono soltanto squarci di vita che, qualche battuta qua e là a parte, lasciano l'amaro in bocca. Ho sperato fino all'ultimo di trovare una sorta di conclusione nelle ultime pagine del libro, una sorta di "tiriamo le fila" e ora vi spiego cosa volevo dire con questo libro. Invece, l'ultimo racconto, per quanto possa essere decente in sé, c'entra ancora meno con tutti gli altri. Anzi, non c'entra niente!
E qui torniamo al discorso del genere: ho comprato un libro che è stato definito la nuova frontiera della chick lit italiana e mi ritrovo in mano con una storia di violenza domestica condita da un pizzico di follia umana. Non sto dicendo che il racconto sia brutto, anzi, sarà anche quello che rimarrà più impresso; solo che non è ciò per cui ho pagato il prezzo del biglietto! È come se al supermercato comprassi una scatola di cereali e dentro ci trovassi delle melanzane. Okay, buone, ma perché?
Per quanto riguarda gli altri aspetti del libro, lo stile è buono, sebbene ci sia un abuso di puntini di sospensione (anche scorretti, come dopo il punto di domanda: ?... ). A parte ciò, si lascia leggere volentieri.
La caratterizzazione dei personaggi, come detto, è troppo uniforme e si fatica a distinguerle: a fine lettura si ha davvero l'impressione di aver letto le storie di due o tre ragazze al massimo, e non tredici.
In conclusione, vorrei spendere due parole sull'ironia e sull'auto-ironia, che sono presenti in questo libro ma che non bastano a coprire il senso di tristezza che permea le protagoniste: l'ironia dovrebbe descrivere una situazione che tende al tragico con gli occhi dissacranti dell'umorismo, tuttavia, in alcune storie, la maschera del comico sparisce per lasciare quel ghigno grottesco di pirandelliana memoria, fino a un senso di compassione per queste donne che prendono in giro le coetanee sposate-con-casa-con-figli e che nella realtà sono delle perdenti senza speranza. Per fortuna che le circa-trentenni non sono tutte così.