Due banalissime righe, premettendo che non sono affatto un'amante dei gialli e che mi tocca sciropparmene a tonnellate perché adesso il Nord sembra esclusivamente una fredda fucina di crimini e di perversioni. Seyðisfjörður è una piccola comunità dove tutti si conoscono e costituisce la cornice chiu
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Due banalissime righe, premettendo che non sono affatto un'amante dei gialli e che mi tocca sciropparmene a tonnellate perché adesso il Nord sembra esclusivamente una fredda fucina di crimini e di perversioni. Seyðisfjörður è una piccola comunità dove tutti si conoscono e costituisce la cornice chiusa entro la quale si svolge l’intera vicenda (forse inverosimilmente complessa per un posto così piccolo, ma tant'è). Il romanzo fa emergere molto bene l’aspetto provinciale e un po’ pettegolo del paese, le malelingue, le voci che circolano tra la gente, le informazioni anche falsate dedotte da atteggiamenti fraintesi. I personaggi (tanti!) sono ben delineati e spero che, malgrado i nomi, i lettori non facciano fatica a seguirne le sorti, perché al di là del giallo, quello che ho trovato convincente è stato proprio l’intreccio tra le persone: tutti hanno dei segreti, delle cose da nascondere, dei motivi per volersi vendicare. Prima della fine si sospetta un po’ di tutti, e nessuno sembra convincere come colpevole. Buona lettura!
Una coppia di giovani sposi, Katrín e Garðar, e la loro amica Líf che è da poco rimasta vedova, hanno acquistato una casa abbandonata a Hesteyri, nella regione disabitata di Hornstrandir, la penisola più estrema dei Fiordi Occidentali, e intendono trasformarla in una struttura ricettiva per i turist
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Una coppia di giovani sposi, Katrín e Garðar, e la loro amica Líf che è da poco rimasta vedova, hanno acquistato una casa abbandonata a Hesteyri, nella regione disabitata di Hornstrandir, la penisola più estrema dei Fiordi Occidentali, e intendono trasformarla in una struttura ricettiva per i turisti che visitano la zona nei mesi estivi. Garðar ha perso il lavoro in conseguenza della crisi economica ed essendo disoccupato da mesi, ha investito molto nel sogno di questa nuova attività. I tre decidono di andare a Hesteyri per qualche giorno durante l’inverno e dedicarsi ai lavori di ristrutturazione della casa, che è in pessimo stato. La zona, completamente disabitata, priva di servizi e di copertura di rete, si raggiunge grazie al proprietario di una barca che da Ísafjörður affronta il tratto di mare solo quando le condizioni meteo lo consentono. Il capitano si mostra subito perplesso quando comprende quale abitazione i tre abbiano acquistato, ed è chiaro che la casa si trascina dietro una fitta tradizione di credenze popolari e di malaugurio...
L'ho letto in islandese, e l'ho trovato proprio bello, per essere un giallo. Siamo nel giugno del 1960. Un giovane avvocato, Kjartan, con un passato alle spalle di cui non parla volentieri, ha appena iniziato a lavorare per il questore di Patreksfjörður (nei Fiordi Occidentali) e viene inviato a Fla
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L'ho letto in islandese, e l'ho trovato proprio bello, per essere un giallo. Siamo nel giugno del 1960. Un giovane avvocato, Kjartan, con un passato alle spalle di cui non parla volentieri, ha appena iniziato a lavorare per il questore di Patreksfjörður (nei Fiordi Occidentali) e viene inviato a Flatey, una delle numerosissime isole del Breiðafjörður, per indagare sulla morte di un uomo il cui cadavere è stato rinvenuto a Ketilsey. Negli anni Sessanta queste isole erano più popolose di adesso, e del tutto prive di mezzi a motore (nemmeno un trattore!) ed erano collegate all'Islanda dal battello postale che vi faceva scalo una volta alla settimana. Flatey adesso è disabitata durante l’inverno, mentre durante l’estate è un luogo di villeggiatura piuttosto trendy per artisti islandesi, dove molti hanno una seconda casa. Per me che l'Islanda ce l'ho un po' nel sangue, la cosa che più ho apprezzato del romanzo è sata proprio l’atmosfera: l’autore mi ha fatto respirare l’aria dell’epoca e mi è sembrato di vivere su quest’isola dove l’alimentazione quotidiana prevede carne di foca e uova di gabbiano, dove si può telefonare solo dall’ufficio postale, dove tutti si conoscono da sempre. C’è Grímur l’ufficiale del distretto; c’è Högni il maestro; il pescatore Valdi e il padre Jón Ferdinand che ormai vaga nelle nebbie della demenza senile; c’è il medico condotto, Jóhanna, e suo padre, Björn Snorri, un professore di letteratura islandese antica ormai malato terminale di tumore; c’è il giovane Benni che se ne vuole andare dall’isola; il reverendo Hannes e il sagrestano Þormóður Krákur, che fa sogni premonitori alimentati da una superstizione ancora molto viva... È una realtà che fa parte di un vissuto importante per l’isola (insomma, l’Islanda vera non è Reykjavík!) e forse io sono di parte, ma solo questo aspetto secondo me rende il libro una vera chicca. Le indagini coinvolgono anche la polizia di Reykjavík, che manda il pigro poliziotto Dagbjartur a raccogliere le scarse informazioni sull’identità del defunto e sui contatti che aveva nella capitale. Il caso diventa più complesso del previsto e nel crimine si inserisce il cosiddetto Ænigma Flateiensis, un antico rebus concepito da alcuni studenti islandesi a Copenaghen nella prima metà del 1800 e che ha per oggetto il famoso manoscritto Flateyjarbók. I fogli del rebus vengono conservati nella piccola biblioteca di Flatey insieme all’edizione fotostatica di Munksgaard del manoscritto, e tradizione vuole che chiunque osi asportarle venga colpito da sventura. Il rebus prevede quaranta domande sul contenuto dei testi del manoscritto: le risposte esatte forniranno ciascuna una lettera che, se disposta secondo un particolare schema, andrà a formare la frase conclusiva di un’ottava. Nessuno è mai riuscito a sciogliere l’indovinello, anche se molti vi si sono misurati... e mi fermo qui. Il giallo ricorda molto le atmosfere dei primi gialli svedesi di Sjöwall e Wahlöö, dove le indagini si svolgevano senza l’aiuto dei computer e i rapporti si redigevano con la macchina da scrivere, ma anche il genere frequentato da Arturo Pérez-Reverte, che collega spesso i crimini contemporanei alla letteratura del Medioevo attraverso enigmi e indovinelli. E il valore aggiunto di questo romanzo, secondo me, è che fornisce una chiave, estremamente accessibile anche al lettore medio, per comprendere la vera valenza della tradizione manoscritta islandese.
Il libro per cui ho sudato di più, una fatica immane che mi ha ridotto a pezzi. Ho maledetto l'autore, ho spulciato volumi di letteratura medievale, ho imprecato, ho tempestato di domande i miei referenti islandesi, ho faticato a trovare il bandolo tra le spirali di una sintassi visionaria. Poi l'ho
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Il libro per cui ho sudato di più, una fatica immane che mi ha ridotto a pezzi. Ho maledetto l'autore, ho spulciato volumi di letteratura medievale, ho imprecato, ho tempestato di domande i miei referenti islandesi, ho faticato a trovare il bandolo tra le spirali di una sintassi visionaria. Poi l'ho finito, e Thor nemmeno potrà tenerlo tra le mani.
Mi è piaciuta moltissimo la parte che tratta dello studio degli squali, e le sue analogie; e anche, nella loro spietata crudeltà, le lettere della madre. Non mi hanno convinto per niente, invece, le due storie d'amore - due, poi, ma che fatica - che si diluiscono nei dettagli e nei particolari e di
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Mi è piaciuta moltissimo la parte che tratta dello studio degli squali, e le sue analogie; e anche, nella loro spietata crudeltà, le lettere della madre. Non mi hanno convinto per niente, invece, le due storie d'amore - due, poi, ma che fatica - che si diluiscono nei dettagli e nei particolari e di cui non mi è rimasto niente. Una bella scrittura, in ogni modo, che mi lascia ammirata.
Il piromane
Due banalissime righe, premettendo che non sono affatto un'amante dei gialli e che mi tocca sciropparmene a tonnellate perché adesso il Nord sembra esclusivamente una fredda fucina di crimini e di perversioni.continue)
Seyðisfjörður è una piccola comunità dove tutti si conoscono e costituisce la cornice chiu ... (
Due banalissime righe, premettendo che non sono affatto un'amante dei gialli e che mi tocca sciropparmene a tonnellate perché adesso il Nord sembra esclusivamente una fredda fucina di crimini e di perversioni.
Seyðisfjörður è una piccola comunità dove tutti si conoscono e costituisce la cornice chiusa entro la quale si svolge l’intera vicenda (forse inverosimilmente complessa per un posto così piccolo, ma tant'è). Il romanzo fa emergere molto bene l’aspetto provinciale e un po’ pettegolo del paese, le malelingue, le voci che circolano tra la gente, le informazioni anche falsate dedotte da atteggiamenti fraintesi. I personaggi (tanti!) sono ben delineati e spero che, malgrado i nomi, i lettori non facciano fatica a seguirne le sorti, perché al di là del giallo, quello che ho trovato convincente è stato proprio l’intreccio tra le persone: tutti hanno dei segreti, delle cose da nascondere, dei motivi per volersi vendicare. Prima della fine si sospetta un po’ di tutti, e nessuno sembra convincere come colpevole. Buona lettura!
Mi ricordo di te
Una coppia di giovani sposi, Katrín e Garðar, e la loro amica Líf che è da poco rimasta vedova, hanno acquistato una casa abbandonata a Hesteyri, nella regione disabitata di Hornstrandir, la penisola più estrema dei Fiordi Occidentali, e intendono trasformarla in una struttura ricettiva per i turist ... (continue)
Una coppia di giovani sposi, Katrín e Garðar, e la loro amica Líf che è da poco rimasta vedova, hanno acquistato una casa abbandonata a Hesteyri, nella regione disabitata di Hornstrandir, la penisola più estrema dei Fiordi Occidentali, e intendono trasformarla in una struttura ricettiva per i turisti che visitano la zona nei mesi estivi. Garðar ha perso il lavoro in conseguenza della crisi economica ed essendo disoccupato da mesi, ha investito molto nel sogno di questa nuova attività. I tre decidono di andare a Hesteyri per qualche giorno durante l’inverno e dedicarsi ai lavori di ristrutturazione della casa, che è in pessimo stato. La zona, completamente disabitata, priva di servizi e di copertura di rete, si raggiunge grazie al proprietario di una barca che da Ísafjörður affronta il tratto di mare solo quando le condizioni meteo lo consentono. Il capitano si mostra subito perplesso quando comprende quale abitazione i tre abbiano acquistato, ed è chiaro che la casa si trascina dietro una fitta tradizione di credenze popolari e di malaugurio...
L'enigma di Flatey
L'ho letto in islandese, e l'ho trovato proprio bello, per essere un giallo.continue)
Siamo nel giugno del 1960. Un giovane avvocato, Kjartan, con un passato alle spalle di cui non parla volentieri, ha appena iniziato a lavorare per il questore di Patreksfjörður (nei Fiordi Occidentali) e viene inviato a Fla ... (
L'ho letto in islandese, e l'ho trovato proprio bello, per essere un giallo.
Siamo nel giugno del 1960. Un giovane avvocato, Kjartan, con un passato alle spalle di cui non parla volentieri, ha appena iniziato a lavorare per il questore di Patreksfjörður (nei Fiordi Occidentali) e viene inviato a Flatey, una delle numerosissime isole del Breiðafjörður, per indagare sulla morte di un uomo il cui cadavere è stato rinvenuto a Ketilsey. Negli anni Sessanta queste isole erano più popolose di adesso, e del tutto prive di mezzi a motore (nemmeno un trattore!) ed erano collegate all'Islanda dal battello postale che vi faceva scalo una volta alla settimana. Flatey adesso è disabitata durante l’inverno, mentre durante l’estate è un luogo di villeggiatura piuttosto trendy per artisti islandesi, dove molti hanno una seconda casa. Per me che l'Islanda ce l'ho un po' nel sangue, la cosa che più ho apprezzato del romanzo è sata proprio l’atmosfera: l’autore mi ha fatto respirare l’aria dell’epoca e mi è sembrato di vivere su quest’isola dove l’alimentazione quotidiana prevede carne di foca e uova di gabbiano, dove si può telefonare solo dall’ufficio postale, dove tutti si conoscono da sempre. C’è Grímur l’ufficiale del distretto; c’è Högni il maestro; il pescatore Valdi e il padre Jón Ferdinand che ormai vaga nelle nebbie della demenza senile; c’è il medico condotto, Jóhanna, e suo padre, Björn Snorri, un professore di letteratura islandese antica ormai malato terminale di tumore; c’è il giovane Benni che se ne vuole andare dall’isola; il reverendo Hannes e il sagrestano Þormóður Krákur, che fa sogni premonitori alimentati da una superstizione ancora molto viva... È una realtà che fa parte di un vissuto importante per l’isola (insomma, l’Islanda vera non è Reykjavík!) e forse io sono di parte, ma solo questo aspetto secondo me rende il libro una vera chicca.
Le indagini coinvolgono anche la polizia di Reykjavík, che manda il pigro poliziotto Dagbjartur a raccogliere le scarse informazioni sull’identità del defunto e sui contatti che aveva nella capitale.
Il caso diventa più complesso del previsto e nel crimine si inserisce il cosiddetto Ænigma Flateiensis, un antico rebus concepito da alcuni studenti islandesi a Copenaghen nella prima metà del 1800 e che ha per oggetto il famoso manoscritto Flateyjarbók. I fogli del rebus vengono conservati nella piccola biblioteca di Flatey insieme all’edizione fotostatica di Munksgaard del manoscritto, e tradizione vuole che chiunque osi asportarle venga colpito da sventura. Il rebus prevede quaranta domande sul contenuto dei testi del manoscritto: le risposte esatte forniranno ciascuna una lettera che, se disposta secondo un particolare schema, andrà a formare la frase conclusiva di un’ottava. Nessuno è mai riuscito a sciogliere l’indovinello, anche se molti vi si sono misurati... e mi fermo qui.
Il giallo ricorda molto le atmosfere dei primi gialli svedesi di Sjöwall e Wahlöö, dove le indagini si svolgevano senza l’aiuto dei computer e i rapporti si redigevano con la macchina da scrivere, ma anche il genere frequentato da Arturo Pérez-Reverte, che collega spesso i crimini contemporanei alla letteratura del Medioevo attraverso enigmi e indovinelli. E il valore aggiunto di questo romanzo, secondo me, è che fornisce una chiave, estremamente accessibile anche al lettore medio, per comprendere la vera valenza della tradizione manoscritta islandese.
La corona d'alloro
Il libro per cui ho sudato di più, una fatica immane che mi ha ridotto a pezzi. Ho maledetto l'autore, ho spulciato volumi di letteratura medievale, ho imprecato, ho tempestato di domande i miei referenti islandesi, ho faticato a trovare il bandolo tra le spirali di una sintassi visionaria. Poi l'ho ... (continue)
Il libro per cui ho sudato di più, una fatica immane che mi ha ridotto a pezzi. Ho maledetto l'autore, ho spulciato volumi di letteratura medievale, ho imprecato, ho tempestato di domande i miei referenti islandesi, ho faticato a trovare il bandolo tra le spirali di una sintassi visionaria. Poi l'ho finito, e Thor nemmeno potrà tenerlo tra le mani.
L' equilibrio degli squali
Mi è piaciuta moltissimo la parte che tratta dello studio degli squali, e le sue analogie; e anche, nella loro spietata crudeltà, le lettere della madre. Non mi hanno convinto per niente, invece, le due storie d'amore - due, poi, ma che fatica - che si diluiscono nei dettagli e nei particolari e di ... (continue)
Mi è piaciuta moltissimo la parte che tratta dello studio degli squali, e le sue analogie; e anche, nella loro spietata crudeltà, le lettere della madre. Non mi hanno convinto per niente, invece, le due storie d'amore - due, poi, ma che fatica - che si diluiscono nei dettagli e nei particolari e di cui non mi è rimasto niente. Una bella scrittura, in ogni modo, che mi lascia ammirata.