Mi è piaciuto davvero molto, personaggi (in)credibili e a tutto tondo (un supereroe toglodita, una barista rabdomante, un gladiatore nigeriano, un maresciallo survivalista, un ecoterrorista amante degli struzzi, un facocero pazzo, un cacciatore a cavallo, un mafioso kosovaro, uno scagnozzo tifoso de
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Mi è piaciuto davvero molto, personaggi (in)credibili e a tutto tondo (un supereroe toglodita, una barista rabdomante, un gladiatore nigeriano, un maresciallo survivalista, un ecoterrorista amante degli struzzi, un facocero pazzo, un cacciatore a cavallo, un mafioso kosovaro, uno scagnozzo tifoso del Barletta, un santo ladrone, Charles Bronson, uno scrittore sudafricano...), intreccio (oso? oso) oserei dire geniale, lettura ritmata e divertente ma ricca di molteplici spunti di riflessione (anche sull'origine dell'uomo!)! Tra Brizzi e Palahniuk, gran bella sorpresa.
Pessimo. Innanzitutto ci sono solo quattro (!!!) scherzi tratti dalla trasmissione Libero e solo tre sono di Mammucari (il quarto è di Verdone)... il che basta a rendere questo libro una vera e propria bufala; per il resto (le prime 80 pagine) vengono raccolti a mò di "vademecum" (?) scherzi dei var
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Pessimo. Innanzitutto ci sono solo quattro (!!!) scherzi tratti dalla trasmissione Libero e solo tre sono di Mammucari (il quarto è di Verdone)... il che basta a rendere questo libro una vera e propria bufala; per il resto (le prime 80 pagine) vengono raccolti a mò di "vademecum" (?) scherzi dei vari Arbore, Boncompagni, Magalli (!! mah...), Cultrera, Marenco, Arena (tutta gente che non c'entra nulla con Libero, giusto per puntualizzare)... ce ne saranno giusto due o tre che fanno un po' ridere, il resto non è niente di che (già di per sè l'idea di mettere per iscritto degli scherzi a voce lascia il tempo che trova, in effetti)... infine ci sono le "biografie" del cast di Libero, a tratti patetiche, strappano giusto un paio di "risate a dentri stretti". Sconsigliato, anche a coloro che rimpiangono il Libero ed il Mammucari dei bei tempi andati.
Bello bello bello bello bello bello. Forse Barker non fa sognare e trasognare come Gaiman o non diverte da matti come Moers ma con "Abarat" si fa leggere che è un vero piacere. Bisogna poi considerare che questo libro costituisce un primo sguardo ad un vastissimo universo narrativo tutto da esplorar
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Bello bello bello bello bello bello. Forse Barker non fa sognare e trasognare come Gaiman o non diverte da matti come Moers ma con "Abarat" si fa leggere che è un vero piacere. Bisogna poi considerare che questo libro costituisce un primo sguardo ad un vastissimo universo narrativo tutto da esplorare... ed il bello è anche questo, ci si affaccia sul mondo di Abarat e si vorrebbe saperne ogni minuto di più... nonostante l'indubbia inquietudine suscitata dai "cattivi" della situazione. Speriamo che esca presto il terzo capitolo della serie (ah, Barker a quanto pare non è neppure veloce e prolifico come il suo "maestro" King, eheheh)!
Crudo, forte, a tratti morboso. Non va annoverato tra i migliori romanzi di King (né in assoluto, né nel suo filone "femminile") ma comunque siamo su livelli molto buoni. Sinceramente non l'ho trovato per nulla noioso (lìho letto velocemente, senza intoppi e divorando alcuni capitoli), ed anzi va so
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Crudo, forte, a tratti morboso. Non va annoverato tra i migliori romanzi di King (né in assoluto, né nel suo filone "femminile") ma comunque siamo su livelli molto buoni. Sinceramente non l'ho trovato per nulla noioso (lìho letto velocemente, senza intoppi e divorando alcuni capitoli), ed anzi va sottolineata e rimarcata la bravura del "Re" nel reggere una trama basata praticamente su un unico personaggio, una situazione narrativa decisamente "impossibile", quasi una sfida personale. Da notare poi il gustoso riferimento a "Dolores Claiborne". Forse dal finale mi aspettavo qualcosina di più… ma va bene così.
2007: era la prima volta che affrontavo questo scrittore e devo dire che mi è piaciuto molto, sia come stile che come prosa (entrambi molto diretti e moderni) che come caratterizzazione dei personaggi. Ed i due personaggi in questione sono Hap & Leo, protagonisti di altri suoi romanzi (questo è il s
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2007: era la prima volta che affrontavo questo scrittore e devo dire che mi è piaciuto molto, sia come stile che come prosa (entrambi molto diretti e moderni) che come caratterizzazione dei personaggi. Ed i due personaggi in questione sono Hap & Leo, protagonisti di altri suoi romanzi (questo è il secondo della serie): uno è bianco, donnaiolo e sopra le righe, l'altro è gay, nero e con un bel caratterino; ricordano un po' i personaggi tipicamente "pulp" dei film di Quentin Tarantino, se vogliamo sono un po' dei Vincent Vega & Jules Winfield più bonaccioni ma altrettanto determinati. Questo "Mucho mojo" parte dal quotidiano ma sfocia nel thriller con tanto di mistero su chi sia l'assassino. Poi è bello perchè fotografa molto bene e senza retorica o moralismi le tematiche della convivenza interrazziale dell'America degli anni '90. Ed a tratti riesce anche ad essere divertente, proprio grazie alle scenette dei due protagonisti.
Guerra agli umani
Mi è piaciuto davvero molto, personaggi (in)credibili e a tutto tondo (un supereroe toglodita, una barista rabdomante, un gladiatore nigeriano, un maresciallo survivalista, un ecoterrorista amante degli struzzi, un facocero pazzo, un cacciatore a cavallo, un mafioso kosovaro, uno scagnozzo tifoso de ... (continue)
Mi è piaciuto davvero molto, personaggi (in)credibili e a tutto tondo (un supereroe toglodita, una barista rabdomante, un gladiatore nigeriano, un maresciallo survivalista, un ecoterrorista amante degli struzzi, un facocero pazzo, un cacciatore a cavallo, un mafioso kosovaro, uno scagnozzo tifoso del Barletta, un santo ladrone, Charles Bronson, uno scrittore sudafricano...), intreccio (oso? oso) oserei dire geniale, lettura ritmata e divertente ma ricca di molteplici spunti di riflessione (anche sull'origine dell'uomo!)! Tra Brizzi e Palahniuk, gran bella sorpresa.
Libero
Pessimo. Innanzitutto ci sono solo quattro (!!!) scherzi tratti dalla trasmissione Libero e solo tre sono di Mammucari (il quarto è di Verdone)... il che basta a rendere questo libro una vera e propria bufala; per il resto (le prime 80 pagine) vengono raccolti a mò di "vademecum" (?) scherzi dei var ... (continue)
Pessimo. Innanzitutto ci sono solo quattro (!!!) scherzi tratti dalla trasmissione Libero e solo tre sono di Mammucari (il quarto è di Verdone)... il che basta a rendere questo libro una vera e propria bufala; per il resto (le prime 80 pagine) vengono raccolti a mò di "vademecum" (?) scherzi dei vari Arbore, Boncompagni, Magalli (!! mah...), Cultrera, Marenco, Arena (tutta gente che non c'entra nulla con Libero, giusto per puntualizzare)... ce ne saranno giusto due o tre che fanno un po' ridere, il resto non è niente di che (già di per sè l'idea di mettere per iscritto degli scherzi a voce lascia il tempo che trova, in effetti)... infine ci sono le "biografie" del cast di Libero, a tratti patetiche, strappano giusto un paio di "risate a dentri stretti". Sconsigliato, anche a coloro che rimpiangono il Libero ed il Mammucari dei bei tempi andati.
Abarat
Bello bello bello bello bello bello. Forse Barker non fa sognare e trasognare come Gaiman o non diverte da matti come Moers ma con "Abarat" si fa leggere che è un vero piacere. Bisogna poi considerare che questo libro costituisce un primo sguardo ad un vastissimo universo narrativo tutto da esplorar ... (continue)
Bello bello bello bello bello bello. Forse Barker non fa sognare e trasognare come Gaiman o non diverte da matti come Moers ma con "Abarat" si fa leggere che è un vero piacere. Bisogna poi considerare che questo libro costituisce un primo sguardo ad un vastissimo universo narrativo tutto da esplorare... ed il bello è anche questo, ci si affaccia sul mondo di Abarat e si vorrebbe saperne ogni minuto di più... nonostante l'indubbia inquietudine suscitata dai "cattivi" della situazione. Speriamo che esca presto il terzo capitolo della serie (ah, Barker a quanto pare non è neppure veloce e prolifico come il suo "maestro" King, eheheh)!
Il gioco di Gerald
Crudo, forte, a tratti morboso. Non va annoverato tra i migliori romanzi di King (né in assoluto, né nel suo filone "femminile") ma comunque siamo su livelli molto buoni. Sinceramente non l'ho trovato per nulla noioso (lìho letto velocemente, senza intoppi e divorando alcuni capitoli), ed anzi va so ... (continue)
Crudo, forte, a tratti morboso. Non va annoverato tra i migliori romanzi di King (né in assoluto, né nel suo filone "femminile") ma comunque siamo su livelli molto buoni. Sinceramente non l'ho trovato per nulla noioso (lìho letto velocemente, senza intoppi e divorando alcuni capitoli), ed anzi va sottolineata e rimarcata la bravura del "Re" nel reggere una trama basata praticamente su un unico personaggio, una situazione narrativa decisamente "impossibile", quasi una sfida personale. Da notare poi il gustoso riferimento a "Dolores Claiborne". Forse dal finale mi aspettavo qualcosina di più… ma va bene così.
Mucho mojo
2007: era la prima volta che affrontavo questo scrittore e devo dire che mi è piaciuto molto, sia come stile che come prosa (entrambi molto diretti e moderni) che come caratterizzazione dei personaggi. Ed i due personaggi in questione sono Hap & Leo, protagonisti di altri suoi romanzi (questo è il s ... (continue)
2007: era la prima volta che affrontavo questo scrittore e devo dire che mi è piaciuto molto, sia come stile che come prosa (entrambi molto diretti e moderni) che come caratterizzazione dei personaggi. Ed i due personaggi in questione sono Hap & Leo, protagonisti di altri suoi romanzi (questo è il secondo della serie): uno è bianco, donnaiolo e sopra le righe, l'altro è gay, nero e con un bel caratterino; ricordano un po' i personaggi tipicamente "pulp" dei film di Quentin Tarantino, se vogliamo sono un po' dei Vincent Vega & Jules Winfield più bonaccioni ma altrettanto determinati. Questo "Mucho mojo" parte dal quotidiano ma sfocia nel thriller con tanto di mistero su chi sia l'assassino. Poi è bello perchè fotografa molto bene e senza retorica o moralismi le tematiche della convivenza interrazziale dell'America degli anni '90. Ed a tratti riesce anche ad essere divertente, proprio grazie alle scenette dei due protagonisti.