Ero tra coloro cui era piaciuto molto "Fuori e dentro il borgo", operetta atipica, serie di bozzetti non-fiction, rievocativi di luoghi, personaggi e di un'epica di paese tipicamente emiliana in cui Ligabue aveva espresso tutto il suo amore e le sue ossessioni per le piccole cose gozzaniane che amav
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Ero tra coloro cui era piaciuto molto "Fuori e dentro il borgo", operetta atipica, serie di bozzetti non-fiction, rievocativi di luoghi, personaggi e di un'epica di paese tipicamente emiliana in cui Ligabue aveva espresso tutto il suo amore e le sue ossessioni per le piccole cose gozzaniane che amava. Amori che si erano con naturalezza riversati nell'ottimo "Radiofreccia" che ne intrecciava i motivi facendoli confluire in un fiume unificato dalla figura achillesca di Freccia, il predestinato.
Dico questo perché il mio atteggiamento verso un artista noto che si permette di esprimersi in un'altra arte, correndo il rischio del fiasco totale e del ridicolo, è sempre di rispetto, da cui il listen without prejudice che adotto. Nella stessa ottica, dico che ho trovato il secondo film di Ligabue, "Da zero a dieci" brutto, malfatto e inutile.
Con lo stesso rispetto, avendone tra l'altro letto qualche bella recensione su riviste, mi sono posta verso questi racconti. Il giudizio finale è: non imprescindibili. Alcuni molto intensi, nel loro tentativo di descrivere l'amore genitore-figlio, il bisogno di salvarsi salvando altri esseri viventi, il senso di fallimento, la ricerca di un senso alla vita.
Il che, però, non mi impedisce, ed è una sensazione penosa, di pensare che, se questi racconti li avesse scritti e mandati a Einaudi un Luciano Rossi qualsiasi, non se li sarebbe filati nessuno.
Mi spiace cominciare con una banalità, ma detesto leggere un libro così conoscendo già la storia: colpa del fumetto, tratto a sua volta dal film. Risultato: il 75% del climax ti fa ciao con la manina.
Molto bello, comunque. Bello nel senso di angosciante, insopportabile, torturante. Lehane gira at
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Mi spiace cominciare con una banalità, ma detesto leggere un libro così conoscendo già la storia: colpa del fumetto, tratto a sua volta dal film. Risultato: il 75% del climax ti fa ciao con la manina.
Molto bello, comunque. Bello nel senso di angosciante, insopportabile, torturante. Lehane gira attorno all'isola che è il cervello di una persona facendoci vedere quello che succede in quel cervello, mentre invece ci sta solo imbrogliando, perché quel cervello sta imbrogliando se stesso. L'ambientazione è simile, a quella di molti McGrath, ma l'astuzia maggiore e il risultato più convincente (lo paragonerei a "Spider", se non ci fosse qui molta più carne al fuoco).
Nissirio, giornalista di origine greca, scrive per Ansamed. Il suo libriccino, piccolo, agile e soprattutto aggiornato (è uscito a luglioo 2012, probabilmente mentre ero a Paros... ah, meglio non pensarci!), ha il grande merito di guardare alla situazione greca dall'interno, dall'esterno, con la tel
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Nissirio, giornalista di origine greca, scrive per Ansamed. Il suo libriccino, piccolo, agile e soprattutto aggiornato (è uscito a luglioo 2012, probabilmente mentre ero a Paros... ah, meglio non pensarci!), ha il grande merito di guardare alla situazione greca dall'interno, dall'esterno, con la telecamera sul presente ma senza dimenticare come mai l'economia di questo splendido Paese è arrivata dov'è adesso, e senza esimersi da qualche previsione per il prossimo futuro. Non senza, ed è forse la cosa che ho maggiormente apprezzato, citare le enormi responsabilità straniere, da Sarkozy alla Merkel a Goldman Sachs e non solo.
Per qualche assaggio, ho infilato qualche citazione al volo nelle note.
Chi dando fede al titolo o alla copertina crede che qui si parli, anche solo incidentalmente, di calcio, si disilluda subito. Al maresciallo Binda, uomo tutto d'un pezzo e investigatore che - a differenza di molti venuti dopo di lui - non ammicca mai al lettore, del calcio non potrebbe fregare di me
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Chi dando fede al titolo o alla copertina crede che qui si parli, anche solo incidentalmente, di calcio, si disilluda subito. Al maresciallo Binda, uomo tutto d'un pezzo e investigatore che - a differenza di molti venuti dopo di lui - non ammicca mai al lettore, del calcio non potrebbe fregare di meno.
Mi piace Colaprico, e questo suo primo "Binda" senza Valpreda (che in realtà, dalla postfazione, si deduce aver collaborato molto al progetto, morendo nel mentre) conclude senza sussulti le quattro stagioni del maresciallo dei Carabinieri che si trova, volente o nolente, a dare voce all'italiano medio e soprattutto al milanese medio cui il Colaprico giornalista da anni illustra la cronaca nera del capoluogo lombardo. Giornalistico, infatti, con qualche spruzzo retorico qua e là, è lo stile.
Ci si fa un'idea, con gli occhi di Binda, delle trasformazioni dell'Italia; ed è uno sguardo dal basso, anche se il nostro ha accesso a informazioni riservatissime che noi nemmeno in cent'anni, è comunque lo sguardo stupefatto del cittadino qualsiasi che registra e interpreta a suo modo quel che gli passa sopra, con il fondato dubbio di non poterci fare granché.
Ah, poi è anche un giallo, non eccezionale, ma discreto, con incursioni nella storia della mala, della Leggera, delle bande armate lombarde anni '60. Leggerne oggi ha decisamente un saporino vintage, come il chinotto, ma si lascia bere.
Il rumore dei baci a vuoto
Ero tra coloro cui era piaciuto molto "Fuori e dentro il borgo", operetta atipica, serie di bozzetti non-fiction, rievocativi di luoghi, personaggi e di un'epica di paese tipicamente emiliana in cui Ligabue aveva espresso tutto il suo amore e le sue ossessioni per le piccole cose gozzaniane che amav ... (continue)
Ero tra coloro cui era piaciuto molto "Fuori e dentro il borgo", operetta atipica, serie di bozzetti non-fiction, rievocativi di luoghi, personaggi e di un'epica di paese tipicamente emiliana in cui Ligabue aveva espresso tutto il suo amore e le sue ossessioni per le piccole cose gozzaniane che amava.
Amori che si erano con naturalezza riversati nell'ottimo "Radiofreccia" che ne intrecciava i motivi facendoli confluire in un fiume unificato dalla figura achillesca di Freccia, il predestinato.
Dico questo perché il mio atteggiamento verso un artista noto che si permette di esprimersi in un'altra arte, correndo il rischio del fiasco totale e del ridicolo, è sempre di rispetto, da cui il listen without prejudice che adotto.
Nella stessa ottica, dico che ho trovato il secondo film di Ligabue, "Da zero a dieci" brutto, malfatto e inutile.
Con lo stesso rispetto, avendone tra l'altro letto qualche bella recensione su riviste, mi sono posta verso questi racconti.
Il giudizio finale è: non imprescindibili.
Alcuni molto intensi, nel loro tentativo di descrivere l'amore genitore-figlio, il bisogno di salvarsi salvando altri esseri viventi, il senso di fallimento, la ricerca di un senso alla vita.
Il che, però, non mi impedisce, ed è una sensazione penosa, di pensare che, se questi racconti li avesse scritti e mandati a Einaudi un Luciano Rossi qualsiasi, non se li sarebbe filati nessuno.
L'isola della paura
Mi spiace cominciare con una banalità, ma detesto leggere un libro così conoscendo già la storia: colpa del fumetto, tratto a sua volta dal film. Risultato: il 75% del climax ti fa ciao con la manina.
Molto bello, comunque. Bello nel senso di angosciante, insopportabile, torturante.continue)
Lehane gira at ... (
Mi spiace cominciare con una banalità, ma detesto leggere un libro così conoscendo già la storia: colpa del fumetto, tratto a sua volta dal film. Risultato: il 75% del climax ti fa ciao con la manina.
Molto bello, comunque. Bello nel senso di angosciante, insopportabile, torturante.
Lehane gira attorno all'isola che è il cervello di una persona facendoci vedere quello che succede in quel cervello, mentre invece ci sta solo imbrogliando, perché quel cervello sta imbrogliando se stesso. L'ambientazione è simile, a quella di molti McGrath, ma l'astuzia maggiore e il risultato più convincente (lo paragonerei a "Spider", se non ci fosse qui molta più carne al fuoco).
Ouzo amaro
***This comment contains spoilers! ***
Nissirio, giornalista di origine greca, scrive per Ansamed. Il suo libriccino, piccolo, agile e soprattutto aggiornato (è uscito a luglioo 2012, probabilmente mentre ero a Paros... ah, meglio non pensarci!), ha il grande merito di guardare alla situazione greca dall'interno, dall'esterno, con la tel ... (continue)
Nissirio, giornalista di origine greca, scrive per Ansamed. Il suo libriccino, piccolo, agile e soprattutto aggiornato (è uscito a luglioo 2012, probabilmente mentre ero a Paros... ah, meglio non pensarci!), ha il grande merito di guardare alla situazione greca dall'interno, dall'esterno, con la telecamera sul presente ma senza dimenticare come mai l'economia di questo splendido Paese è arrivata dov'è adesso, e senza esimersi da qualche previsione per il prossimo futuro.
Non senza, ed è forse la cosa che ho maggiormente apprezzato, citare le enormi responsabilità straniere, da Sarkozy alla Merkel a Goldman Sachs e non solo.
Per qualche assaggio, ho infilato qualche citazione al volo nelle note.
L'estate del Mundial
Chi dando fede al titolo o alla copertina crede che qui si parli, anche solo incidentalmente, di calcio, si disilluda subito.continue)
Al maresciallo Binda, uomo tutto d'un pezzo e investigatore che - a differenza di molti venuti dopo di lui - non ammicca mai al lettore, del calcio non potrebbe fregare di me ... (
Chi dando fede al titolo o alla copertina crede che qui si parli, anche solo incidentalmente, di calcio, si disilluda subito.
Al maresciallo Binda, uomo tutto d'un pezzo e investigatore che - a differenza di molti venuti dopo di lui - non ammicca mai al lettore, del calcio non potrebbe fregare di meno.
Mi piace Colaprico, e questo suo primo "Binda" senza Valpreda (che in realtà, dalla postfazione, si deduce aver collaborato molto al progetto, morendo nel mentre) conclude senza sussulti le quattro stagioni del maresciallo dei Carabinieri che si trova, volente o nolente, a dare voce all'italiano medio e soprattutto al milanese medio cui il Colaprico giornalista da anni illustra la cronaca nera del capoluogo lombardo.
Giornalistico, infatti, con qualche spruzzo retorico qua e là, è lo stile.
Ci si fa un'idea, con gli occhi di Binda, delle trasformazioni dell'Italia; ed è uno sguardo dal basso, anche se il nostro ha accesso a informazioni riservatissime che noi nemmeno in cent'anni, è comunque lo sguardo stupefatto del cittadino qualsiasi che registra e interpreta a suo modo quel che gli passa sopra, con il fondato dubbio di non poterci fare granché.
Ah, poi è anche un giallo, non eccezionale, ma discreto, con incursioni nella storia della mala, della Leggera, delle bande armate lombarde anni '60. Leggerne oggi ha decisamente un saporino vintage, come il chinotto, ma si lascia bere.
Sangue dal cielo
Confermo: i Fois che mi incantano sono quelli di ambientazione ottocentesca. Come se avesse trovato una sua dimensione perfetta.