La Nothomb sono parecchi anni che va di moda, ma come molti autori alla moda l'avevo abilmente scansata finché, vuoi perché all'estero sei più consumista, vuoi perché mi stuzzicava leggerla in francese, vuoi perché i mercatini delle pulci in Belgio hanno prezzi favolosi (la
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Dunque, la Nothomb...
La Nothomb sono parecchi anni che va di moda, ma come molti autori alla moda l'avevo abilmente scansata finché, vuoi perché all'estero sei più consumista, vuoi perché mi stuzzicava leggerla in francese, vuoi perché i mercatini delle pulci in Belgio hanno prezzi favolosi (la maggior parte dei libri usati costano 1 euro), ho trovato questa strana edizione limitata e me la sono comprata, iniziando a leggerla su una panchina e venendone immediatamente conquistata. O contagiata.
Perché questo strambo romanzo ha, soprattutto nella folgorante prima parte, un'essenzialità e originalità che conquistano. Non è facile, almeno credo, scrivere qualcosa sui bambini senza cadere nei buoni sentimenti e/o nella banalità più sconfortante. Né tantomeno scrivere qualcosa sui bambini in quanto esseri umani, in quanto esponenti dell'umanità. Be', questo romanzo ci prova.
Che cosa c'è prima dell'Io? C'è l'indifferenziato, l'indistinzione tra noi e l'esterno? Forse è un Non Essere. Che cosa è invece l'Essere? Non sarà forse un semplice tubo che si limita a ingoiare ed espellere? E sarà forse per questo che all'Essere fa così impressione la bocca perennemente aperta, quindi oscena, della carpa, che rispecchia il destino di tubo dell'Essere?
Insomma, una lettura divertente. Credo che della Nothomb leggerò altro.
Il miglior saggio politico che ho letto negli ultimi anni. Con uno stile fluido come magma, e altrettanto inesorabile, Cercas procede per ripetizione, accumulo, isolamento e decodificazione di comportamenti, gesti politici, simboli, restituendoci un pezzo di storia spagnola in modo così fresco ed e
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Il miglior saggio politico che ho letto negli ultimi anni. Con uno stile fluido come magma, e altrettanto inesorabile, Cercas procede per ripetizione, accumulo, isolamento e decodificazione di comportamenti, gesti politici, simboli, restituendoci un pezzo di storia spagnola in modo così fresco ed emozionante da non crederci.
Sconsigliato a chi detesta Marìas, perché lo stile è molto simile.
Non che Greene abbia smesso di piacermi, tutt'altro. I temi sono quelli consueti allo scrittore: la responsabilità, il coraggio, la scelta, il fallimento.
Però non posso fare a meno di trovare la gran parte di questi racconti insulsa e monotona (l'ambientazione nell'onnipresente Costa Azzurra n
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Non che Greene abbia smesso di piacermi, tutt'altro. I temi sono quelli consueti allo scrittore: la responsabilità, il coraggio, la scelta, il fallimento.
Però non posso fare a meno di trovare la gran parte di questi racconti insulsa e monotona (l'ambientazione nell'onnipresente Costa Azzurra non solo non aiuta, ma scatena involontari e impietosi paragoni con Fitzgerald).
Non assurge mai a satira, non degenera mai in farsa. Impensabile, per Nuvoletti, nonostante il titolo, nonostante l'argomento, nonostante i parodiati cascami dannunziani, costruire una drammaturgia tragica, e quindi flaubertiana, attorno alla sua eroina. Benché romantica e imbevuta di bei sogni tant
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Non assurge mai a satira, non degenera mai in farsa. Impensabile, per Nuvoletti, nonostante il titolo, nonostante l'argomento, nonostante i parodiati cascami dannunziani, costruire una drammaturgia tragica, e quindi flaubertiana, attorno alla sua eroina. Benché romantica e imbevuta di bei sogni tanto quanto la Sventurata.
Primo, perché lo sa da solo, di non essere Flaubert.
Secondo, perché non c'è spazio, nelle nebbie padane, per le madame Bovary. Se Rouen attorno al 1850 si sente periferia della grande capitale, Mantova nel 1912 è la periferia della periferia dell'impero. Di qualsiasi impero. Se il contesto è l'Italietta giolittiana – Tripoli bel suol d'amore, i profumi alla violetta, i voltafaccia di Mussolini, e il Journal des Dames come unico appiglio verso la moda – l'unico tono assumibile è una pochade temperata d'ironia campagnola.
Non una pochade teatrale, ma una più riposante, blanda, più intima e colloquiale, come del resto si conviene al romanzo di un mondano dai mille mestieri, che sta rievocando in buona parte gli amori della madre. Se la natura umana è quello che è, se l'Italia è sempre pronta a buttarsi tra le braccia del primo mascalzone che alza un po' la voce, inutile allora prendere eccessivamente sul serio i nostri voli pindarici. Tanto vale, per il romanziere, indagare le passamanerie, e la cucina, e le canzonette, insomma i costumi che creano un'epoca e insospettabilmente ne modellano gli uomini e le donne. E questo è il terzo buon motivo.
Distaccato sarà quindi il nostro.
Un distacco di classe, innanzitutto. Se la sua Francesca è figlia di contessa ma anche di borghese garibaldino, poi moglie di ingegnere, e quindi borghese, nulla tuttavia è più lontano da Nuvoletti dei disperati, eroici sforzi di snobismo di un Proust per mimetizzarsi nel Faubourg Saint-Germain. Posto un antico ordine gerarchico, quando il nobilitato Nuvoletti scrive siamo già in un'epoca in cui saper vivere, sapere di etichetta gastronomia e abbigliamento, sposarsi magari una Agnelli (per amore!) è più da nobili che esserlo. In quest'ordo il Nuvoletti uomo di mondo può senza timore darsi alle belle lettere narrando di popolani gazzuolesi (“Un matrimonio mantovano”) e cittadini mantovani (qui) mantenendo il suo sorridente distacco antropologico e la sua sorridente, non giudicante, umanità: con l'aria di chi ben sa che così va il mondo e che così fan tutte, e tutti.
Inevitabile per chi si sceglie un'epoca né troppo vicina né troppo lontana, è anche il distacco storico. Se romanzo di costume, e non storico, vuol essere, ci si adatterà un'epoca post e pre drammatica, scevra di eroismi particolari, in cui inizialmente, e a lungo, della Storia soltanto vaghi ronzii e vibrazioni arriveranno, sotto forma di notiziuole sui giornali, commenti, discussioni in famiglia tra radicali e clericali (presto sanate dal budino al cioccolato con lo zabaione), pettegolezzi su quell'arcidiavolo del Mussolini che sta spaccando il partito socialista... Dove popolo, donne, operai scioperano cantando canzoni scandalose per strada, e al senatore Arrivabene che per telegramma lamenta lo sciopero dei contadini, risponde Giolitti consigliandogli di andare a mungere lui le vacche, che sicuramente imparerà qualcosa sul popolo e i lavoratori.
È solo nella quarta e ultima parte del romanzo, che lo scoppio della Grande Guerra prima, la fine della neutralità italiana poi, trascinano il nostro triangolo (dannunzianamente entusiasta il lato nobiliare, cristianamente disgustato quello borghese, nel mezzo la protagonista che però capisce e ammira sempre più le ragioni del pacifismo del pur sempre amato marito) nel dramma. Ora ai toni ironici – sempre più riservati alle insopportabili e opposte retoriche propagandistiche di pacifisti, interventisti, garibaldini, irredentisti etc. etc. - subentrano quelli commossi di chi, a posteriori rispetto all'inutile strage, non può che schierarsi con le colombe.
Ora, questo sorvegliatissimo e sorridente distacco, quasi una superiorità, potrebbe dar fastidio a molti lettori; ed è invece, per caso, proprio quel che lo rende irresistibilmente simpatico a me. Anche perché – dimenticavo forse di accennare a un punto importante – una cosa Nuvoletti mostra di amare di un amore cristallino, affettuoso e senza riserve: la sua terra, la sua città che, bene o male, è la mia terra e la mia città.
Per cui, tra un vezzo bellonciano, uno carducciano, uno manzoniano e una canzonetta d'epoca, gli perdono tutto.
Umorismo, intensità, personaggi originali, ed è uno dei capostipiti del romanzo giallo (io propendo più per Poe, ma poco importa). Non a caso Dickens ci impazzì di rabbia, rendendosi conto che lui, scrittore superiore a Collins da molti punti di vista, a riuscire un giallo non ci rius
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Meraviglioso.
Umorismo, intensità, personaggi originali, ed è uno dei capostipiti del romanzo giallo (io propendo più per Poe, ma poco importa). Non a caso Dickens ci impazzì di rabbia, rendendosi conto che lui, scrittore superiore a Collins da molti punti di vista, a riuscire un giallo non ci riusciva, e infatti "Il mistero di Edwin Drood" restò incompiuto, con grande gioia di Fruttero & Lucentini che, un secolo dopo, poterono immaginare un convegno di detective letterari riuniti per risolvere definitivamente il caso.
Lasciatevi trascinare da Collins e non ve ne pentirete. Chi ha amato "La donna in bianco" adorerà questo. I giallofili pure.
PS: non si faccia caso alla copertina della mia edizione Garzanti, evidentemente concepita in un'epoca in cui ci voleva una donna nuda in copertina per vendere qualsiasi cosa.
Métaphysique des tubes
***This comment contains spoilers! ***
Dunque, la Nothomb...
La Nothomb sono parecchi anni che va di moda, ma come molti autori alla moda l'avevo abilmente scansata finché, vuoi perché all'estero sei più consumista, vuoi perché mi stuzzicava leggerla in francese, vuoi perché i mercatini delle pulci in Belgio hanno prezzi favolosi (la ... (continue)
Dunque, la Nothomb...
La Nothomb sono parecchi anni che va di moda, ma come molti autori alla moda l'avevo abilmente scansata finché, vuoi perché all'estero sei più consumista, vuoi perché mi stuzzicava leggerla in francese, vuoi perché i mercatini delle pulci in Belgio hanno prezzi favolosi (la maggior parte dei libri usati costano 1 euro), ho trovato questa strana edizione limitata e me la sono comprata, iniziando a leggerla su una panchina e venendone immediatamente conquistata.
O contagiata.
Perché questo strambo romanzo ha, soprattutto nella folgorante prima parte, un'essenzialità e originalità che conquistano.
Non è facile, almeno credo, scrivere qualcosa sui bambini senza cadere nei buoni sentimenti e/o nella banalità più sconfortante. Né tantomeno scrivere qualcosa sui bambini in quanto esseri umani, in quanto esponenti dell'umanità.
Be', questo romanzo ci prova.
Che cosa c'è prima dell'Io?
C'è l'indifferenziato, l'indistinzione tra noi e l'esterno? Forse è un Non Essere.
Che cosa è invece l'Essere? Non sarà forse un semplice tubo che si limita a ingoiare ed espellere? E sarà forse per questo che all'Essere fa così impressione la bocca perennemente aperta, quindi oscena, della carpa, che rispecchia il destino di tubo dell'Essere?
Insomma, una lettura divertente. Credo che della Nothomb leggerò altro.
Anatomia di un istante
Il miglior saggio politico che ho letto negli ultimi anni.continue)
Con uno stile fluido come magma, e altrettanto inesorabile, Cercas procede per ripetizione, accumulo, isolamento e decodificazione di comportamenti, gesti politici, simboli, restituendoci un pezzo di storia spagnola in modo così fresco ed e ... (
Il miglior saggio politico che ho letto negli ultimi anni.
Con uno stile fluido come magma, e altrettanto inesorabile, Cercas procede per ripetizione, accumulo, isolamento e decodificazione di comportamenti, gesti politici, simboli, restituendoci un pezzo di storia spagnola in modo così fresco ed emozionante da non crederci.
Sconsigliato a chi detesta Marìas, perché lo stile è molto simile.
Ci presti tuo marito?
Non che Greene abbia smesso di piacermi, tutt'altro.
I temi sono quelli consueti allo scrittore: la responsabilità, il coraggio, la scelta, il fallimento.
Però non posso fare a meno di trovare la gran parte di questi racconti insulsa e monotona (l'ambientazione nell'onnipresente Costa Azzurra n ... (continue)
Non che Greene abbia smesso di piacermi, tutt'altro.
I temi sono quelli consueti allo scrittore: la responsabilità, il coraggio, la scelta, il fallimento.
Però non posso fare a meno di trovare la gran parte di questi racconti insulsa e monotona (l'ambientazione nell'onnipresente Costa Azzurra non solo non aiuta, ma scatena involontari e impietosi paragoni con Fitzgerald).
Trascurabili, insomma.
Un adulterio mantovano
***This comment contains spoilers! ***
Non assurge mai a satira, non degenera mai in farsa.continue)
Impensabile, per Nuvoletti, nonostante il titolo, nonostante l'argomento, nonostante i parodiati cascami dannunziani, costruire una drammaturgia tragica, e quindi flaubertiana, attorno alla sua eroina. Benché romantica e imbevuta di bei sogni tant ... (
Non assurge mai a satira, non degenera mai in farsa.
Impensabile, per Nuvoletti, nonostante il titolo, nonostante l'argomento, nonostante i parodiati cascami dannunziani, costruire una drammaturgia tragica, e quindi flaubertiana, attorno alla sua eroina. Benché romantica e imbevuta di bei sogni tanto quanto la Sventurata.
Primo, perché lo sa da solo, di non essere Flaubert.
Secondo, perché non c'è spazio, nelle nebbie padane, per le madame Bovary.
Se Rouen attorno al 1850 si sente periferia della grande capitale, Mantova nel 1912 è la periferia della periferia dell'impero. Di qualsiasi impero.
Se il contesto è l'Italietta giolittiana – Tripoli bel suol d'amore, i profumi alla violetta, i voltafaccia di Mussolini, e il Journal des Dames come unico appiglio verso la moda – l'unico tono assumibile è una pochade temperata d'ironia campagnola.
Non una pochade teatrale, ma una più riposante, blanda, più intima e colloquiale, come del resto si conviene al romanzo di un mondano dai mille mestieri, che sta rievocando in buona parte gli amori della madre.
Se la natura umana è quello che è, se l'Italia è sempre pronta a buttarsi tra le braccia del primo mascalzone che alza un po' la voce, inutile allora prendere eccessivamente sul serio i nostri voli pindarici. Tanto vale, per il romanziere, indagare le passamanerie, e la cucina, e le canzonette, insomma i costumi che creano un'epoca e insospettabilmente ne modellano gli uomini e le donne.
E questo è il terzo buon motivo.
Distaccato sarà quindi il nostro.
Un distacco di classe, innanzitutto. Se la sua Francesca è figlia di contessa ma anche di borghese garibaldino, poi moglie di ingegnere, e quindi borghese, nulla tuttavia è più lontano da Nuvoletti dei disperati, eroici sforzi di snobismo di un Proust per mimetizzarsi nel Faubourg Saint-Germain. Posto un antico ordine gerarchico, quando il nobilitato Nuvoletti scrive siamo già in un'epoca in cui saper vivere, sapere di etichetta gastronomia e abbigliamento, sposarsi magari una Agnelli (per amore!) è più da nobili che esserlo. In quest'ordo il Nuvoletti uomo di mondo può senza timore darsi alle belle lettere narrando di popolani gazzuolesi (“Un matrimonio mantovano”) e cittadini mantovani (qui) mantenendo il suo sorridente distacco antropologico e la sua sorridente, non giudicante, umanità: con l'aria di chi ben sa che così va il mondo e che così fan tutte, e tutti.
Inevitabile per chi si sceglie un'epoca né troppo vicina né troppo lontana, è anche il distacco storico.
Se romanzo di costume, e non storico, vuol essere, ci si adatterà un'epoca post e pre drammatica, scevra di eroismi particolari, in cui inizialmente, e a lungo, della Storia soltanto vaghi ronzii e vibrazioni arriveranno, sotto forma di notiziuole sui giornali, commenti, discussioni in famiglia tra radicali e clericali (presto sanate dal budino al cioccolato con lo zabaione), pettegolezzi su quell'arcidiavolo del Mussolini che sta spaccando il partito socialista...
Dove popolo, donne, operai scioperano cantando canzoni scandalose per strada, e al senatore Arrivabene che per telegramma lamenta lo sciopero dei contadini, risponde Giolitti consigliandogli di andare a mungere lui le vacche, che sicuramente imparerà qualcosa sul popolo e i lavoratori.
È solo nella quarta e ultima parte del romanzo, che lo scoppio della Grande Guerra prima, la fine della neutralità italiana poi, trascinano il nostro triangolo (dannunzianamente entusiasta il lato nobiliare, cristianamente disgustato quello borghese, nel mezzo la protagonista che però capisce e ammira sempre più le ragioni del pacifismo del pur sempre amato marito) nel dramma. Ora ai toni ironici – sempre più riservati alle insopportabili e opposte retoriche propagandistiche di pacifisti, interventisti, garibaldini, irredentisti etc. etc. - subentrano quelli commossi di chi, a posteriori rispetto all'inutile strage, non può che schierarsi con le colombe.
Ora, questo sorvegliatissimo e sorridente distacco, quasi una superiorità, potrebbe dar fastidio a molti lettori; ed è invece, per caso, proprio quel che lo rende irresistibilmente simpatico a me.
Anche perché – dimenticavo forse di accennare a un punto importante – una cosa Nuvoletti mostra di amare di un amore cristallino, affettuoso e senza riserve: la sua terra, la sua città che, bene o male, è la mia terra e la mia città.
Per cui, tra un vezzo bellonciano, uno carducciano, uno manzoniano e una canzonetta d'epoca, gli perdono tutto.
La pietra di luna
Meraviglioso.
Umorismo, intensità, personaggi originali, ed è uno dei capostipiti del romanzo giallo (io propendo più per Poe, ma poco importa).continue)
Non a caso Dickens ci impazzì di rabbia, rendendosi conto che lui, scrittore superiore a Collins da molti punti di vista, a riuscire un giallo non ci rius ... (
Meraviglioso.
Umorismo, intensità, personaggi originali, ed è uno dei capostipiti del romanzo giallo (io propendo più per Poe, ma poco importa).
Non a caso Dickens ci impazzì di rabbia, rendendosi conto che lui, scrittore superiore a Collins da molti punti di vista, a riuscire un giallo non ci riusciva, e infatti "Il mistero di Edwin Drood" restò incompiuto, con grande gioia di Fruttero & Lucentini che, un secolo dopo, poterono immaginare un convegno di detective letterari riuniti per risolvere definitivamente il caso.
Lasciatevi trascinare da Collins e non ve ne pentirete.
Chi ha amato "La donna in bianco" adorerà questo. I giallofili pure.
PS: non si faccia caso alla copertina della mia edizione Garzanti, evidentemente concepita in un'epoca in cui ci voleva una donna nuda in copertina per vendere qualsiasi cosa.