Ok, il libro ammonisce da un troppo stretto, per non dire ottuso, inseguimento delle “identità”, che può arrivare a far condannare quando non perseguitare tutto ciò che è “diverso”, mentre magari potrebbe anche avere qualcosa di interessante da dirci. E sin qui, chi non è d’accordo alzi la mano.
Ok, il libro ammonisce da un troppo stretto, per non dire ottuso, inseguimento delle “identità”, che può arrivare a far condannare quando non perseguitare tutto ciò che è “diverso”, mentre magari potrebbe anche avere qualcosa di interessante da dirci. E sin qui, chi non è d’accordo alzi la mano.
Ammonisce poi sul fatto che pressoché tutti gli esempi di “Tradizione” manifestatisi nel corso della Storia, hanno presentato elementi di artificiosità e di costruzione a tavolino, lungi da quella "spontaneità" cara alle ideologie otto-novecentesche. E qui occorrerebbe anche intendersi sul concetto di spontaneità.
Ammonisce pure che a volte queste “ricostruzioni della Tradizione” sono state pure inesatte, quando non consapevolmente truffaldine. Non tutte, aggiungerei io: ma certo essersi ammazzati nel nome di qualcuno o qualcosa neppure vero, fa in generale girare le scatole.
Ora, libri di questo tipo si preoccupano, nel nome di una difesa delle "diversità", di osteggiare, talora anche fortemente, le "identità". Ma il problema è che il buon senso avverte che per avere qualcosa da dire agli altri (leggi diversità) bisogna prima avere qualcosa da dire (leggi identità): e un libro come questo, pensato nel nome del "buon senso", si conclude nel non saper conciliare in modo convincente i suoi obiettivi col "buon senso" medesimo. Quindi per me non merita più di due stelle.
Non sono in grado di valutare la portata innovativa e miliare di questo testo, come scrivevano nel 1997 i fratelli Luca e Francesco Cavalli-Sforza all’alba della 1° ed. americana.
Io sicuramente l’ho trovato interessante, stimolante e gustoso, nonché capace di dare elementi scientifici di valutazio
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Non sono in grado di valutare la portata innovativa e miliare di questo testo, come scrivevano nel 1997 i fratelli Luca e Francesco Cavalli-Sforza all’alba della 1° ed. americana.
Io sicuramente l’ho trovato interessante, stimolante e gustoso, nonché capace di dare elementi scientifici di valutazione a quelle che tutto sommato già avevo in mente ma solo come vaghe intuizioni tutte da dimostrare. Un testo quindi potente.
Il banchiere anarchico
Nascere incendiari e morire furbi.
Francesco d'Assisi
Ispirato libretto di Cardini dedicato al santo di Assisi.
L’approccio è storico, sociale e antropologico ma l'aspetto spirituale non viene tradito.
Contro le radici
Ok, il libro ammonisce da un troppo stretto, per non dire ottuso, inseguimento delle “identità”, che può arrivare a far condannare quando non perseguitare tutto ciò che è “diverso”, mentre magari potrebbe anche avere qualcosa di interessante da dirci. E sin qui, chi non è d’accordo alzi la mano.
Am ... (continue)
Ok, il libro ammonisce da un troppo stretto, per non dire ottuso, inseguimento delle “identità”, che può arrivare a far condannare quando non perseguitare tutto ciò che è “diverso”, mentre magari potrebbe anche avere qualcosa di interessante da dirci. E sin qui, chi non è d’accordo alzi la mano.
Ammonisce poi sul fatto che pressoché tutti gli esempi di “Tradizione” manifestatisi nel corso della Storia, hanno presentato elementi di artificiosità e di costruzione a tavolino, lungi da quella "spontaneità" cara alle ideologie otto-novecentesche. E qui occorrerebbe anche intendersi sul concetto di spontaneità.
Ammonisce pure che a volte queste “ricostruzioni della Tradizione” sono state pure inesatte, quando non consapevolmente truffaldine. Non tutte, aggiungerei io: ma certo essersi ammazzati nel nome di qualcuno o qualcosa neppure vero, fa in generale girare le scatole.
Ora, libri di questo tipo si preoccupano, nel nome di una difesa delle "diversità", di osteggiare, talora anche fortemente, le "identità".
Ma il problema è che il buon senso avverte che per avere qualcosa da dire agli altri (leggi diversità) bisogna prima avere qualcosa da dire (leggi identità): e un libro come questo, pensato nel nome del "buon senso", si conclude nel non saper conciliare in modo convincente i suoi obiettivi col "buon senso" medesimo. Quindi per me non merita più di due stelle.
Armi, acciaio e malattie
Non sono in grado di valutare la portata innovativa e miliare di questo testo, come scrivevano nel 1997 i fratelli Luca e Francesco Cavalli-Sforza all’alba della 1° ed. americana.
Io sicuramente l’ho trovato interessante, stimolante e gustoso, nonché capace di dare elementi scientifici di valutazio ... (continue)
Non sono in grado di valutare la portata innovativa e miliare di questo testo, come scrivevano nel 1997 i fratelli Luca e Francesco Cavalli-Sforza all’alba della 1° ed. americana.
Io sicuramente l’ho trovato interessante, stimolante e gustoso, nonché capace di dare elementi scientifici di valutazione a quelle che tutto sommato già avevo in mente ma solo come vaghe intuizioni tutte da dimostrare. Un testo quindi potente.
La caduta
La mediocrità del potere e delle illusioni umane, fulmineamente sintetizzate dall’impagabile Dürrenmatt.