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- Corpo a corpo con la Morte
- By Laura Anna Macor
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Filosofando con Harry Potter
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Dopo le numerose pubblicazioni del filosofo francese Pierre Hadot,
recentemente scomparso, l'idea della filosofia come esercizio spirituale
è stata un poco alla volta recuperata e spesso contrapposta a una
pratica solo specialistica del procedere filosofico. L'idea che il
filosofare possa e debb ... (continue)
Dopo le numerose pubblicazioni del filosofo francese Pierre Hadot,
recentemente scomparso, l'idea della filosofia come esercizio spirituale
è stata un poco alla volta recuperata e spesso contrapposta a una
pratica solo specialistica del procedere filosofico. L'idea che il
filosofare possa e debba coinvolgere tutti si è così fatta strada e ha
preso le direzioni più varie: dalla consulenza filosofica come pratica
professionale, alla saggistica sul recupero del sapere degli antichi,
alla rivendicazione della filosofia come disciplina guida in un'epoca
priva di orientamento ... per arrivare all'interpretazione di fenomeni
cosiddetti "pop" quali le serie televisive di maggior successo, i film
più visti e le saghe fantasy tradotte in pellicola nell'ultimo decennio.
Ora, questo approccio (tuttora piuttosto discusso) ha espugnato
roccaforti accademiche di non poco conto: negli USA molti docenti si
sono dedicati al fenomeno della cultura pop da varie prospettive,
tenendo corsi, conferenze e pubblicando raccolte di saggi. In Italia
questa strada sembra ancora ostacolata da molti pregiudizi. A mio
avviso, è probabile che questo veto sia dovuto al modo in cui si
affrontano i testi in questione: nella misura in cui si propone una
sorta di schema bipartito, in cui da un lato c'è il canone, dall'altro
il prodotto commerciale che si vuole (ri)lanciare sul piano culturale,
qualsiasi lettore non può evitare il sospetto che in realtà tutto questo
ammirevole apparato di riflessioni sia solo un parto della mente
dell'interprete, portato per formazione e professione a vedere filosofia
ovunque, anche dove in realtà non sembra essercene traccia.
Il libro "Filosofando con Harry Potter" sfugge a tutte queste obiezioni
perché si dedica al testo dei sette romanzi senza concessioni erudite o
divagazioni (che avrebbero probabilmente aiutato l'autrice a rendere
credibile la saga dal punto di vista filosofico). La strada scelta è la
più difficile, ma proprio per questo la più convincente. L'analisi
serrata messa in atto sui temi (La Magia e la morte, Peggio della morte,
Amore e morte) e sui singoli personaggi (Piton, Voldemort, Silente e
ovviamente Harry) porta a vedere nella saga della Rowling una complessa
architettura, dalle sfumature veramente raffinate. Filo conduttore è la
paura della morte, propria (Voldemort) e delle persone vicine (Harry),
condita con analisi tutt'altro che banali su come la morte diventa
fattore di conversione (Piton, Silente) anche per chi abbia voluto in
passato rendersene padrone (Silente).
L'attenzione dedicata alla strategia narrativa dimostra che la
filosoficità di cui parla l'autrice non è conferita dall'esterno, ma
nasce dalla trama stessa, che stupisce per la sua stringente
consistenza. Inoltre, la struttura del libro, che parte dall'elemento
dominante dell'ultimo romanzo (i Doni della Morte) per arrivare al
titolo del primo capitolo del primo (Il bambino sopravvissuto) fa capire
che la storia va compresa a partire dal suo esito, e che solo in tal
modo si può ricostruire il senso di un'avventura che altrimenti sembra
l'ennesima messa in scena della lotta tra l'innocenza del bambino e la
malvagità dell'adulto.
L'autrice riprende insomma la strategia del filosofare propria dei miti
dell'antichità, dove Orfeo, Prometeo, Alcesti (per nominarne solo
alcuni) non si soffermano teoricamente sullo statuto dell'umano, ma
agendo ne mettono in luce potenzialità, limiti e illusioni. Il lettore
colto non potrà non cogliere similitudini tra la vicenda del secondo
fratello e quella di Orfeo, tra la vicenda di Voldemort e quella del
"Prometeo incatenato" di Eschilo che, però, a differenza di Voldemort,
nel frammento del "Liberato" trasmesso nelle "Tusculane" di Cicerone,
invoca la morte. Non si può dire che il testo manchi di pregnanza, anzi.
Sembra quasi di rivivere con Marco Aurelio e Lord Shaftesbury il senso
ascetico (in senso letterale) del fare filosofia.
Nel complesso quindi, il libro rende straordinariamente interessante la
saga della Rowling anche a chi, non essendo fan di Harry Potter, lo è
però di tutto ciò che affetta l'interiorità dell'uomo che, come
purtroppo insegna l'esperienza, è dominata dalla mortalità.
Un'interpretazione che meriterebbe veramente ampia attenzione,
soprattutto in relazione al progetto culturale che sembra esservi sotteso.
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