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By M. Berisso -
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By Calcaterra Francesco -
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- Prima lezione di metodo storico (78)
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- A scuola dallo stregone (1633)
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- Scritti corsari (2715)
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- Professione Giornalista (230)
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- Copisti e filologi (181)
- La tradizione dei classici dall'antichità ai tempi moderni
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By Ermanno Cavazzoni -
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I satiri virtuo-
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- I satiri virtuosi (2)
- storie di stravaganti e amanti
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By Giuseppe Bonura -
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Alcuni racconti nascono da una idea interessante (il mio preferito è "Il contagio"), il punto è che lo stile di scrittura è davvero pessimo, il peggiore che abbia mai letto. Questo fra l'altro mi ha sconvolto perché Bonura (1933-2008) ha realizzato una monografia su Calvino, uno che sapeva decisamen ... (
continue ) -
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Oct 19, 2012 |
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Io, Ibra
In teoria questa è una lettura da spiaggia; solo che non vado in spiaggia da sette anni, quindi è diventata una lettura di gennaio tra un esame e l’altro.continue)
Le autobiografie non hanno senso se non postume o pubblicate quando il soggetto ha concluso la carriera (da calciatore, da musicista, da attore, ... (
In teoria questa è una lettura da spiaggia; solo che non vado in spiaggia da sette anni, quindi è diventata una lettura di gennaio tra un esame e l’altro.
Le autobiografie non hanno senso se non postume o pubblicate quando il soggetto ha concluso la carriera (da calciatore, da musicista, da attore, eccetera); questa non fa eccezione.
Il libro però, contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, non è male: la sua qualità principale è l’onestà. Ibrahimovic è tanto attento ad autoproclamarsi con tracotanza che lascia trasparire delle informazioni molto interessanti, utili a capire il calcio contemporaneo, e specialmente alcuni ambienti iperprotetti da cui raramente trapela qualcosa (il Barcelona, i procuratori e il mondo del calciomercato).
In pratica, questa è una fonte storica a noi contemporanea. Avrà certamente molto più valore tra dieci o venti anni, ma anche adesso non è da sottovalutare.
Per il resto, considero il primo capitolo (quello su Guardiola e il Barça) dinamite pura, mentre mi sono interessato molto meno ai capitoli sulla giovinezza, che fanno leva sul topos del bambino con vita difficile e sono un po’ forzati, anche se sostanzialmente sembrano sinceri.
La critica che si può fare, oltre al fatto che non ha senso scrivere una autobiografia a trent’anni, è che il libro è onestamente troppo lungo e spesso ripete le solite frasi costruendo capitoli attorno ad esse. Un centinaio di pagine sono praticamente superflue.