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Il mio fratellone Tiziano Terzani
Lo scherzo venne fatto nel collegio nuovo a danno di un altro prefetto [un collegiale addetto all’ordine del collegio, n.d.r.], il Piero, sì, ragazzo fine, educatissimo, pieno di garbo, che non si capiva come fosse sopravvissuto a certi eccessi collegiali. Gli si voleva bene, ma lui, nella sua veste ... (continue)
Lo scherzo venne fatto nel collegio nuovo a danno di un altro prefetto [un collegiale addetto all’ordine del collegio, n.d.r.], il Piero, sì, ragazzo fine, educatissimo, pieno di garbo, che non si capiva come fosse sopravvissuto a certi eccessi collegiali. Gli si voleva bene, ma lui, nella sua veste di garante dell’ordine, esagerava a volerci sempre tranquilli, disciplinati e dediti allo studio. «Ma qui non siamo in un istituto religioso», si lamentava Tiziano, tra i più vivaci e rumorosi della combriccola. Considerato il tipo, si pensò a un giochino osé. In apparenza, perché in realtà era assolutamente innocente. E fu appunto Tiziano che ne curò la messinscena, oltre a esserne l’interprete assieme ad Andrea Cavaggioni. Il fascinoso un po’ dandy e molto originale (Tiziano) in coppia con lo scienziato melomane schivo e misterioso: perfetti per rendere credibile la scena.
Insomma, un pomeriggio una matricola opportunamente addestrata andò a bussare alla porta del prefetto che dava sul pianerottolo del primo piano, all’angolo del lungo corridoio principale con i cessi e le docce in fondo: «Scusi, dottore, ma dalla stanza accanto alla mia vengono dei rumori strani… Anzi, più che rumori, dei versi… Ci sono due persone che sospirano, ansimano… ehm… come se…» Naturalmente, quando il prefetto uscì per andare a vedere, sopraggiunse un perfetto tempismo un anziano che gli disse: «Ah, bene, devi intervenire. Succedono cose inquietanti, sono sempre quei due…»
Il prefetto irruppe nella camera indicata, quella di Tiziano, e trovò i due sdraiati sul letto, seminudi, che mugolavano. Restò paralizzato. I finti amanti saltarono su, Tiziano si mise a gridare «oddio, mi avete scoperto, sono rovinato!» e finse perfino di piangere con la facica tra le mani, poi schizzò fuori e corse verso i gabinetti, «ci hanno sorpresi… Che vergogna!…» Intanto Cavaggioni, silenzioso e con un vago sorriso sulle labbra, s’infilava i pantaloni farfugliando qualcosa in veneto.
Una recita perfetta.
Superato lo shock, il prefetto convocò nella sua stanza una specie di consiglio degli anziani, tre o quattro degli ultimi anni, per decidere il da farsi: mettere la cosa a tacere o andare a riferire il direttore della Normale, com’era suo dovere? «Cerca di capire, tu conosci la vita di questo collegio», gli dissero. «È un fatto molto grave, sì, ma non conviene sollevare uno scandalo. Ci sarebbe di sicuro un’inchiesta ministeriale. Quei due potrebbero essere cacciati. Te la senti?»
Non se la sentì.
Poi, poi, ci volle un bel po’ di tempo per convincerlo che non era vero niente. A lungo continuò a guardare dubbioso i due peccatori, specialmente Tiziano quando gli si presentava davanti con la lunghissima sciarpa al collo.