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La custode di mia sorella
***This comment contains spoilers! ***
Quando ho voltato l'ultima pagina, mi sono ritrovata letteralmente a bocca aperta.continue)
Premetto che, prima di leggere questo libro, avevo già visto e rivisto il film da cui è tratto (da me amatissimo, per un sacco di motivi) e probabilmente questo ha contribuito molto nel giudizio finale.
***SPOILER** ... (
Quando ho voltato l'ultima pagina, mi sono ritrovata letteralmente a bocca aperta.
Premetto che, prima di leggere questo libro, avevo già visto e rivisto il film da cui è tratto (da me amatissimo, per un sacco di motivi) e probabilmente questo ha contribuito molto nel giudizio finale.
***SPOILER***
Il film, come molti di voi sapranno, si conclude con la morte della sorella malata, Kate, e francamente ritengo che questo sia il finale migliore, nonché quello che tutti ci saremmo aspettati. Triste, indubbiamente, ma in un certo senso anche...naturale. Quasi una liberazione, e non per Anna, bensì per Kate stessa.
Probabilmente mi sarei aspettata questo finale anche senza aver visto il film. E invece...arrivo all'ultimo punto privata di ogni parola.
Chi lascia il suo posto sulla Terra, qui, è Anna.
E alla sua morte sono dedicati a malapena due o tre capitoletti, brevissimi. Accade tutto improvvisamente: c'è un incidente stradale, Anna perde le sue funzioni cerebrali, i suoi genitori staccano la spina della macchina che le passa l'ossigeno (senza neanche pensarci troppo, lasciatemelo dire) e infine c'è l'ultimo capitolo nel quale per la prima volta parla Kate: una Kate adulta, che ha continuato a vivere quasi "miracolosamente", che racconta in poche righe quello che è accaduto dopo la morte di sua sorella e celebra il suo ricordo.
Sinceramente, non ho mai letto un finale così crudele e, allo stesso tempo, tirato via. Dell'ultimo minuto, oserei dire: non hai neanche il tempo di incassare il colpo, di renderti conto di quello che è accaduto, che arrivi ai ringraziamenti.
Il finale "miracolato", tra l'altro a scapito di Anna, non riesco a tollerarlo. E, lo dico da sorella, sono sicura che una persona nelle condizioni di Kate avrebbe preferito morire, ponendo inoltre fine alle proprie sofferenze, piuttosto che convivere per sempre senza la sorella amata, portando un peso sulla coscienza, anche se causato involontariamente, così grande. Un lieto fine con entrambe le sorelle vive, sane e vegete sarebbe stato forse improponibile, una sorta di presa in giro verso il lettore, ma, a mio parere, quasi meno assurdo di questo.
E' un vero peccato: il resto del libro è a dir poco bello, scritto in modo intelligente, e molto umano. Nonostante, scrivendo di situazioni come queste, ci sia il rischio di cadere in sentimentalismi mielosi, qui non accade mai. Si parla di sentimenti in modo molto dignitoso, e in questo, a mio parere, si denota un grande rispetto nei confronti dei malati come Kate. Soprattutto, non c'è mai spazio per quella pietà che spesso viene riservata a queste persone, quella che fa sentire a disagio e quasi in obbligo chi si ritrova a contatto con loro. Adoro l'ironia di Kate e Anna e soprattutto il loro rapporto: sincero, puro ma, prima di tutto, ALLA PARI.
Un romanzo degno di tutte le stelline del firmamento anobiiano, ma, mannaggia, il finale mi ha spiazzata, e ancora non riesco a buttare giù la rabbia che mi ha provocato.