"Non sono stato io a scegliere il mio destino. Non l'ho scelto io di abitare davanti alla casa di Sonia. Non l'ho scelto io se Diego ed Emanuele non volevano che giocassi con loro e mi prendevano in giro e solo se facevo ridere tutti, solo quando facevo il buffone dimenticavano che ero grasso, o al
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"Non sono stato io a scegliere il mio destino. Non l'ho scelto io di abitare davanti alla casa di Sonia. Non l'ho scelto io se Diego ed Emanuele non volevano che giocassi con loro e mi prendevano in giro e solo se facevo ridere tutti, solo quando facevo il buffone dimenticavano che ero grasso, o almeno ci ridevano sopra e anch'io ci ridevo sopra e mi chiamavano per nome e dicevano che ero simpatico e sentivo che mi volevano bene, che mi volevano veramente bene, anche se ero diverso da Diego, e neppure Sonia Sorci voleva ballare con me. Ecco come si è formato il mio carattere. Più facevo tutto quello che nessuno si sarebbe mai abbassato a fare, le cose più ridicole o dolorose o umilianti o sconce, più ero accettato e il mio essere diverso dava meno fastidio. Visto che ero diverso decisi di fare il diverso, di recitare sempre e comunque il diverso..."
Nel racconto Il bufalo una donna si trascina a stento per lo zoo della sua città con un obiettivo: imparare a odiare dagli animali.
“Ma dove, dove trovare l’animale che le insegnasse a decifrare il proprio odio? Quel sentimento che le apparteneva di diritto ma che non riusciva a raggiungere attrave
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Nel racconto Il bufalo una donna si trascina a stento per lo zoo della sua città con un obiettivo: imparare a odiare dagli animali.
“Ma dove, dove trovare l’animale che le insegnasse a decifrare il proprio odio? Quel sentimento che le apparteneva di diritto ma che non riusciva a raggiungere attraverso il dolore? Dove avrebbe imparato a odiare per non morire d’amore? E da chi? Il mondo a primavera era un mondo di bestie umanizzate che graffiavano ma senza far male … oh, voleva finirla con quel mondo, con quel profumo; con quell’ansimare sfibrato, con quella pietà per tutto quello che un giorno sarebbe morto, quasi fosse esistito solo per darsi.”
Involontariamente incontrò lo sguardo pieno di dignità di Osei e la collera tornò a invaderla. "Si può sapere perchè hai messo al mondo dei figli tutti di sangue diverso? Nuiko, Kasuke, Mitsuko... Non ce n'è uno che sia una persona decente" pensò fra sè e sè, maledicendo le sorelle. «Mamma, perchè h
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Involontariamente incontrò lo sguardo pieno di dignità di Osei e la collera tornò a invaderla. "Si può sapere perchè hai messo al mondo dei figli tutti di sangue diverso? Nuiko, Kasuke, Mitsuko... Non ce n'è uno che sia una persona decente" pensò fra sè e sè, maledicendo le sorelle. «Mamma, perchè hai dovuto sposarti tutte quelle volte di fila? Hai messo al mondo dei disgraziati, e a volte penso che sia il sangue diverso dei nostri padri diversi a farci litigare. Forse per te, mamma, noi figli siamo tutti uguali, ma per noi è un problema insormontabile».
"Non riesco a dormire. Giro per casa. C'è silenzio. Il lungo corridoio buio. Nella loro stanza le mie piccole, Maria e Lucia, dormono. Apro la porta dello studio dove per tanto tempo Gabriele [Lavia]ha lavorato. Ci sono tutti i suoi libri ancora, gli armadietti della parte inferiore sono pieni di co
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"Non riesco a dormire. Giro per casa. C'è silenzio. Il lungo corridoio buio. Nella loro stanza le mie piccole, Maria e Lucia, dormono. Apro la porta dello studio dove per tanto tempo Gabriele [Lavia]ha lavorato. Ci sono tutti i suoi libri ancora, gli armadietti della parte inferiore sono pieni di copioni. Dai primi, solo suoi, a quelli a cui abbiamo lavorato insieme. E fotografie, programmi dei nostri spettacoli, scenografie disegnate da lui, schizzi di costumi fatti a matita, quaderni scritti a mano. Di testi che mandava a memoria, riscrivendoli all'infinito, e sceneggiature che inventava e che a volte finiva e a volte no. Lo vedo seduto sul divano di pelle verde, con la penna e il quaderno aperto sulle ginocchia, le gambe accavallate. Mi siedo alla sua scrivania e guardo fuori. E' notte. Sono le cinque. Devo decidermi, mi dico. Devo cominciare a buttare via tutto. Ma è tutto pieno di lui. La casa, gli armadi, il mio cuore".
Tuttalpiù muoio
"Non sono stato io a scegliere il mio destino.continue)
Non l'ho scelto io di abitare davanti alla casa di Sonia.
Non l'ho scelto io se Diego ed Emanuele non volevano che giocassi con loro e mi prendevano in giro e solo se facevo ridere tutti, solo quando facevo il buffone dimenticavano che ero grasso, o al ... (
"Non sono stato io a scegliere il mio destino.
Non l'ho scelto io di abitare davanti alla casa di Sonia.
Non l'ho scelto io se Diego ed Emanuele non volevano che giocassi con loro e mi prendevano in giro e solo se facevo ridere tutti, solo quando facevo il buffone dimenticavano che ero grasso, o almeno ci ridevano sopra e anch'io ci ridevo sopra e mi chiamavano per nome e dicevano che ero simpatico e sentivo che mi volevano bene, che mi volevano veramente bene, anche se ero diverso da Diego, e neppure Sonia Sorci voleva ballare con me.
Ecco come si è formato il mio carattere.
Più facevo tutto quello che nessuno si sarebbe mai abbassato a fare, le cose più ridicole o dolorose o umilianti o sconce, più ero accettato e il mio essere diverso dava meno fastidio.
Visto che ero diverso decisi di fare il diverso, di recitare sempre e comunque il diverso..."
Legami familiari
Nel racconto Il bufalo una donna si trascina a stento per lo zoo della sua città con un obiettivo: imparare a odiare dagli animali.
“Ma dove, dove trovare l’animale che le insegnasse a decifrare il proprio odio? Quel sentimento che le apparteneva di diritto ma che non riusciva a raggiungere attrave ... (continue)
Nel racconto Il bufalo una donna si trascina a stento per lo zoo della sua città con un obiettivo: imparare a odiare dagli animali.
“Ma dove, dove trovare l’animale che le insegnasse a decifrare il proprio odio? Quel sentimento che le apparteneva di diritto ma che non riusciva a raggiungere attraverso il dolore? Dove avrebbe imparato a odiare per non morire d’amore? E da chi? Il mondo a primavera era un mondo di bestie umanizzate che graffiavano ma senza far male … oh, voleva finirla con quel mondo, con quel profumo; con quell’ansimare sfibrato, con quella pietà per tutto quello che un giorno sarebbe morto, quasi fosse esistito solo per darsi.”
Le ceneri di Gramsci
Solo l’amare, solo il conoscere
conta, non l’aver amato,
non l’aver conosciuto. Dà angoscia
il vivere di un consumato
amore. L’anima non cresce più.
Ecco nel calore incantato
della notte che piena quaggiù
tra le curve del fiume e le sopite
visioni della città sparsa di luci,
echeggia ancora di ... (continue)
Solo l’amare, solo il conoscere
conta, non l’aver amato,
non l’aver conosciuto. Dà angoscia
il vivere di un consumato
amore. L’anima non cresce più.
Ecco nel calore incantato
della notte che piena quaggiù
tra le curve del fiume e le sopite
visioni della città sparsa di luci,
echeggia ancora di mille vite,
disamore, mistero, e miseria
dei sensi, mi rendono nemiche
le forme del mondo, che fino a ieri
erano la mia ragione d’esistere.
Annoiato, stanco, rincaso, per neri
piazzali di mercati, tristi
strade intorno al porto fluviale,
tra le baracche e i magazzini misti
agli ultimi prati.
(da Il pianto della scavatrice)
Lampi
Involontariamente incontrò lo sguardo pieno di dignità di Osei e la collera tornò a invaderla. "Si può sapere perchè hai messo al mondo dei figli tutti di sangue diverso? Nuiko, Kasuke, Mitsuko... Non ce n'è uno che sia una persona decente" pensò fra sè e sè, maledicendo le sorelle.continue)
«Mamma, perchè h ... (
Involontariamente incontrò lo sguardo pieno di dignità di Osei e la collera tornò a invaderla. "Si può sapere perchè hai messo al mondo dei figli tutti di sangue diverso? Nuiko, Kasuke, Mitsuko... Non ce n'è uno che sia una persona decente" pensò fra sè e sè, maledicendo le sorelle.
«Mamma, perchè hai dovuto sposarti tutte quelle volte di fila? Hai messo al mondo dei disgraziati, e a volte penso che sia il sangue diverso dei nostri padri diversi a farci litigare. Forse per te, mamma, noi figli siamo tutti uguali, ma per noi è un problema insormontabile».
La forza del cuore
"Non riesco a dormire. Giro per casa. C'è silenzio. Il lungo corridoio buio. Nella loro stanza le mie piccole, Maria e Lucia, dormono. Apro la porta dello studio dove per tanto tempo Gabriele [Lavia]ha lavorato. Ci sono tutti i suoi libri ancora, gli armadietti della parte inferiore sono pieni di co ... (continue)
"Non riesco a dormire. Giro per casa. C'è silenzio. Il lungo corridoio buio. Nella loro stanza le mie piccole, Maria e Lucia, dormono. Apro la porta dello studio dove per tanto tempo Gabriele [Lavia]ha lavorato. Ci sono tutti i suoi libri ancora, gli armadietti della parte inferiore sono pieni di copioni. Dai primi, solo suoi, a quelli a cui abbiamo lavorato insieme. E fotografie, programmi dei nostri spettacoli, scenografie disegnate da lui, schizzi di costumi fatti a matita, quaderni scritti a mano. Di testi che mandava a memoria, riscrivendoli all'infinito, e sceneggiature che inventava e che a volte finiva e a volte no.
Lo vedo seduto sul divano di pelle verde, con la penna e il quaderno aperto sulle ginocchia, le gambe accavallate.
Mi siedo alla sua scrivania e guardo fuori. E' notte. Sono le cinque. Devo decidermi, mi dico. Devo cominciare a buttare via tutto. Ma è tutto pieno di lui. La casa, gli armadi, il mio cuore".