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By Michael Cunningham -
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- Nodo di sangue (3737)
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By Laurell K. Hamilton -
Finished on Nov 12, 2009 




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- Il conte di Montecristo (9868)
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By Alexandre Dumas (padre) -
Finished on Nov 8, 2009 




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Il Conte di Montecristo è un libro fanservice. E' un libro studiato appositamente per appassionare il lettore, per fargli girare trepidamente le pagine, per farlo fremere nell'attesa di scoprire come le varie sottotrame si riuniranno sotto il comune denominatore della vendetta ordita da quell'impone ... (
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Nov 10, 2009 |
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- Revolutionary Road (946)
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By Richard Yates -
Finished on Oct 7, 2009 




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Ho odiato Frank Wheeler. Eppure, nel suo ego ipertrofico, nelle sue manipolazioni, nelle sue manie e insicurezze, nelle sue millantate grandi aspirazioni, è un personaggio così meschinamente umano che a tratti, con irritazione e riluttanza, mi ci sono riconosciuta.
Yates è magistrale nel tracc ... (continue ) -
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Oct 9, 2009 |
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Nodo di sangue
"Non è facile girare armati a St. Louis in estate. Se metti la pistola nella fondina, ascellare o da fianco, e indossi una giacca per coprire la pistola, ti squagli dal caldo. Se tieni la pistola in borsa, ti fai ammazzare: nessuna donna riesce a trovare qualcosa nella propria borsa in meno di dodic ... (continue)
"Non è facile girare armati a St. Louis in estate. Se metti la pistola nella fondina, ascellare o da fianco, e indossi una giacca per coprire la pistola, ti squagli dal caldo. Se tieni la pistola in borsa, ti fai ammazzare: nessuna donna riesce a trovare qualcosa nella propria borsa in meno di dodici minuti. E' una legge universale."
LOL
=P
Per dirla tutta, sono stata un po' indecisa su quale voto dare a questo libro: in certe parti gravitava verso le tre stelline abbondanti, in altre verso le due. Alla fine, ho optato per un tre di incoraggiamento, perché le premesse della serie, pur con alcuni difetti, mi sono sembrate buone. ; )
Prima nota dolente: certi vizi di stile dell'autrice, in termini sia di uso della lingua (anche se mi chiedo se questo non dipenda dal traduttore) sia di ritmo della narrazione. Ovviamente, sapevo già in partenza che non avrei trovato alta letteratura, però al confronto con altri libri di "intrattenimento puro" che ho letto e che mi sono parsi molto ben strutturati (come, per dire, alcuni Harry Potter), qui, a tratti, ho avuto l'impressione che l'autrice si perdesse un po', dilungandosi su scene utili per calare il lettore nell'ambientazione ma con rilevanza di trama relativa (come quella centrale del Freak party) e lasciando più in secondo piano quello che mi sarei aspettata essere un più solido filo conduttore per la storia, ovvero l'indagine sull'assassino di vampiri. Infatti, la soluzione del caso, alla fine, è arrivata senza grandi colpi di scena e in un modo un po' brusco, che non mi ha lasciato del tutto soddisfatta.
Seconda nota dolente (in questo caso molto personale): ogni tanto dovevo appoggiare il libro, causa mani tremanti per lo schifo. XD Qualcuno dirà che me la sono cercata, leggendo un libro sui vampiri, ma a me non fa tanto senso il sangue in sé, quanto piuttosto i tagli, le ferite, gli squartamenti, eccetera eccetera, che qui abbondano. Insomma, non è un libro per stomaci delicati (mi fa sorridere la protagonista quando dichiara candidamente che le fanno senso gli aghi, quando cento pagine prima, senza battere ciglio, ha infilato la mano fra le interiora di un capretto sacrificale.XD)
Aspetti positivi: l'ambientazione. Ho trovato intrigantissima l'idea di un mondo in cui creature sovrannaturali e esseri umani convivono alla luce del sole (beh... non proprio), in un rapporto regolato a fatica dalle leggi, con relativi problemi di integrazione e discriminazione, con una chiesa che offre la vita eterna qui e subito e un corpo di polizia specializzato nelle faccende sovrannaturali. Ammetto che ho sorriso un po' quando sono comparsi i RATTI mannari, ma ho davvero apprezzato l'abilità dell'autrice nel modellare un mondo in cui naturale e sovrannaturale convivono in un equilibrio così labile e nel mantenerlo coerente con se stesso.
Un'altra cosa che ho apprezzato molto sono i personaggi. Tutti molto umani (anche quelli che umani non sono) e ben tratteggiati, e nessuno buono o malvagio in assoluto. La protagonista è davvero ben costruita: non è una superdonna (il suo fisico da umana, nemmeno particolarmente robusta, le pone oggettivi limiti), ma è attaccata alla vita e ha imparato a difendersi, è scaltra, e, soprattutto, è dotata di una buona dose di ironia, che, essendo lei la narratrice, pervade il libro, rendendolo piacevolmente leggero (tendo a diffidare dei libri, soprattutto di questo genere, che si prendono troppo sul serio). Inoltre, nonostante la narrazione sia in prima persona, anche le figure secondarie mantengono un loro spessore e alcune, come lo sfuggente Jean-Claude e l'ambiguo Edward (forse il mio preferito) mi hanno lasciato decisamente con la voglia di scoprire qualcosa di più sul loro conto... il che, per il primo libro di una serie, è sicuramente un fatto positivo.
In altre parole, credo attaccherò presto anche i seguiti... chissà che la serie non diventi un mio "guilty pleasure". ; )