All'inizio, questo libro mi ha lasciato molto perplessa. Lo trovavo incredibilmente noioso, troppo simile a Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez e troppo morboso nella descrizione di certi particolari disgustosi. Andando avanti ho cambiato idea. Diciamo che l'ultima parte del lib
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All'inizio, questo libro mi ha lasciato molto perplessa. Lo trovavo incredibilmente noioso, troppo simile a Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez e troppo morboso nella descrizione di certi particolari disgustosi. Andando avanti ho cambiato idea. Diciamo che l'ultima parte del libro è migliore della prima, almeno secondo me. Perché comincia a staccarsi da quella saga familiare à la Cent'anni di solitudine e diventa invece una sorta di romanzo storico, in cui si narra il golpe militare in Cile. Tutto questo resta comunque intrecciato alla storia della famiglia Trueba con le sue storie di magia, di spiriti e di amore, il che continua a renderlo un po' noioso ai miei occhi, ma riconoscere nel romanzo un pezzo di storia lo rende più interessante. E allora acquista senso anche la descrizione dettagliata di particolari disgustosi come nel caso delle torture, perché si parla di cose realmente accadute e non la trovo più una concessione gratuita al macabro come era invece all'inizio. Per cui sono contenta di essere andata avanti nella lettura, anziché fermarmi come ho pensato più volte di fare. In ultima analisi è un libro che consiglierei a tutti, purché abbiate la pazienza di continuare anche se vi doveste arenare nel realismo magico (se invece vi piace il realismo magico, andate tranquilli, è il libro per voi). È il secondo libro della Allende che leggo, dopo Paula, perciò non posso fare paragoni con altri libri dell'autrice. Si tratta comunque del primo libro che ha scritto, per chi non lo sapesse; è infatti uscito in Cile nel 1982. Unica nota stonatissima: non so come fosse l'originale, può darsi fosse una scelta stilistica voluta per qualche motivo dall'autrice, ma il romanzo manca quasi totalmente di congiuntivi. Alcune frasi sono agghiaccianti («pensava che era morto»...). Leggendo, mi sembrava ogni tanto di sentire il gesso stridere sulla lavagna, e mi chiedo onestamente se ce ne fosse bisogno.
È difficile per me parlare di questo libro. Perché all’inizio mi è piaciuto, e poi andando avanti non sono più riuscita a sopportarlo. È agghiacciante, crudele fino all’inverosimile, più horror di un horror (non lo è, è “solo” una distopia).
La storia è questa: siamo a un simposio in Svezia, dove e
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È difficile per me parlare di questo libro. Perché all’inizio mi è piaciuto, e poi andando avanti non sono più riuscita a sopportarlo. È agghiacciante, crudele fino all’inverosimile, più horror di un horror (non lo è, è “solo” una distopia).
La storia è questa: siamo a un simposio in Svezia, dove elementi del governo, della Chiesa eccetera si sono riuniti per parlare della morte. Siamo nel 1978, c’è la crisi economica, i vecchi e i malati pesano sulle casse dello Stato. Allora, quale soluzione più ovvia che eliminare la fonte di tanti problemi? Ma questi cittadini svedesi ligi alla legge non sono nuovi nazisti, tutt’altro, loro aborrono Hitler, sebbene non neghino che qualcosa di buono l’ha pur fatto. La loro idea non è certo – Dio ce ne scampi! siamo in una democrazia – quella di sterminare vecchi e malati, ma piuttosto di convincere gli anziani che la loro morte sarebbe positiva per la società, il sacrificio di pochi (si fa per dire) per il bene di molti. Quindi i vecchi dovrebbero consegnarsi spontaneamente alle autorità, che porrebbero dunque fine alla loro vita a un’età predeterminata in partenza. Per quanto riguarda i malati, per esempio i bambini down, basterebbe non fornire loro i vaccini, consegnandoli a una morte certa. Ma l’idea del governo non si ferma qui; intanto bisognerebbe impedire ai vecchi e ai malati di lasciare il paese con tutti i mezzi possibili, poi non avrebbe senso sprecare risorse preziose: i vecchi possono comunque fornire ancora un servizio alla società, una volta morti, se dai loro cadaveri si ricavano materie prime utilizzabili nell’industria.
Mi sembra di aver detto tutto, capirete dunque perché il libro è agghiacciante e finanche ripugnante. Tanto più che (non conosco la storia dell’autore, ma) sembra scaturire da un’idea del tutto distorta dei valori della laicità, mi sembra insomma un libro scaturito dai peggiori incubi di un fondamentalista pro life – non per niente parla anche dell’aborto come un primo e già accettato mezzo di controllo della vita (controllo delle nascite, come la “morte moderna” dovrebbe essere il controllo delle morti), utilizzato perché le madri possano continuare ad andare al lavoro e quindi a produrre.
Insomma, per quanto mi riguarda non ci siamo proprio, avevo grosse aspettative, ma non mi aspettavo un libro così cruento, grondante ipocrisia e sangue da tutti i pori. Mi stavo quasi sentendo male nel leggerlo.
La casa degli spiriti
All'inizio, questo libro mi ha lasciato molto perplessa. Lo trovavo incredibilmente noioso, troppo simile a Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez e troppo morboso nella descrizione di certi particolari disgustosi. Andando avanti ho cambiato idea.continue)
Diciamo che l'ultima parte del lib ... (
All'inizio, questo libro mi ha lasciato molto perplessa. Lo trovavo incredibilmente noioso, troppo simile a Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez e troppo morboso nella descrizione di certi particolari disgustosi. Andando avanti ho cambiato idea.
Diciamo che l'ultima parte del libro è migliore della prima, almeno secondo me. Perché comincia a staccarsi da quella saga familiare à la Cent'anni di solitudine e diventa invece una sorta di romanzo storico, in cui si narra il golpe militare in Cile. Tutto questo resta comunque intrecciato alla storia della famiglia Trueba con le sue storie di magia, di spiriti e di amore, il che continua a renderlo un po' noioso ai miei occhi, ma riconoscere nel romanzo un pezzo di storia lo rende più interessante. E allora acquista senso anche la descrizione dettagliata di particolari disgustosi come nel caso delle torture, perché si parla di cose realmente accadute e non la trovo più una concessione gratuita al macabro come era invece all'inizio.
Per cui sono contenta di essere andata avanti nella lettura, anziché fermarmi come ho pensato più volte di fare.
In ultima analisi è un libro che consiglierei a tutti, purché abbiate la pazienza di continuare anche se vi doveste arenare nel realismo magico (se invece vi piace il realismo magico, andate tranquilli, è il libro per voi).
È il secondo libro della Allende che leggo, dopo Paula, perciò non posso fare paragoni con altri libri dell'autrice. Si tratta comunque del primo libro che ha scritto, per chi non lo sapesse; è infatti uscito in Cile nel 1982.
Unica nota stonatissima: non so come fosse l'originale, può darsi fosse una scelta stilistica voluta per qualche motivo dall'autrice, ma il romanzo manca quasi totalmente di congiuntivi. Alcune frasi sono agghiaccianti («pensava che era morto»...). Leggendo, mi sembrava ogni tanto di sentire il gesso stridere sulla lavagna, e mi chiedo onestamente se ce ne fosse bisogno.
La morte moderna
***This comment contains spoilers! ***
È difficile per me parlare di questo libro. Perché all’inizio mi è piaciuto, e poi andando avanti non sono più riuscita a sopportarlo. È agghiacciante, crudele fino all’inverosimile, più horror di un horror (non lo è, è “solo” una distopia).
La storia è questa: siamo a un simposio in Svezia, dove e ... (continue)
È difficile per me parlare di questo libro. Perché all’inizio mi è piaciuto, e poi andando avanti non sono più riuscita a sopportarlo. È agghiacciante, crudele fino all’inverosimile, più horror di un horror (non lo è, è “solo” una distopia).
La storia è questa: siamo a un simposio in Svezia, dove elementi del governo, della Chiesa eccetera si sono riuniti per parlare della morte. Siamo nel 1978, c’è la crisi economica, i vecchi e i malati pesano sulle casse dello Stato. Allora, quale soluzione più ovvia che eliminare la fonte di tanti problemi? Ma questi cittadini svedesi ligi alla legge non sono nuovi nazisti, tutt’altro, loro aborrono Hitler, sebbene non neghino che qualcosa di buono l’ha pur fatto. La loro idea non è certo – Dio ce ne scampi! siamo in una democrazia – quella di sterminare vecchi e malati, ma piuttosto di convincere gli anziani che la loro morte sarebbe positiva per la società, il sacrificio di pochi (si fa per dire) per il bene di molti. Quindi i vecchi dovrebbero consegnarsi spontaneamente alle autorità, che porrebbero dunque fine alla loro vita a un’età predeterminata in partenza. Per quanto riguarda i malati, per esempio i bambini down, basterebbe non fornire loro i vaccini, consegnandoli a una morte certa. Ma l’idea del governo non si ferma qui; intanto bisognerebbe impedire ai vecchi e ai malati di lasciare il paese con tutti i mezzi possibili, poi non avrebbe senso sprecare risorse preziose: i vecchi possono comunque fornire ancora un servizio alla società, una volta morti, se dai loro cadaveri si ricavano materie prime utilizzabili nell’industria.
Mi sembra di aver detto tutto, capirete dunque perché il libro è agghiacciante e finanche ripugnante. Tanto più che (non conosco la storia dell’autore, ma) sembra scaturire da un’idea del tutto distorta dei valori della laicità, mi sembra insomma un libro scaturito dai peggiori incubi di un fondamentalista pro life – non per niente parla anche dell’aborto come un primo e già accettato mezzo di controllo della vita (controllo delle nascite, come la “morte moderna” dovrebbe essere il controllo delle morti), utilizzato perché le madri possano continuare ad andare al lavoro e quindi a produrre.
Insomma, per quanto mi riguarda non ci siamo proprio, avevo grosse aspettative, ma non mi aspettavo un libro così cruento, grondante ipocrisia e sangue da tutti i pori. Mi stavo quasi sentendo male nel leggerlo.
Sofia si veste sempre di nero
http://sonnenbarke.wordpress.com/2013/03/24/sofia-si-ve…
Il linguaggio segreto dei fiori
http://sonnenbarke.wordpress.com/2013/02/23/il-linguagg…
Il rogo nel porto
Bellissimo ma dolorosissimo.