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Finished on Jun 7, 2013 




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La grande bellezza
Qui ci si sono cose in meno e cose in più rispetto al film.
Soprattutto in più (e in alcuni casi non si capisce perché Sorrentino vi abbia rinunciato).
Scrittura di Sorrentino e Contarello ottima (ma già sapevamo).
Se dovessimo fare il compito la parola chiave sarebbe DISSIPAZIONE, dissipazione del ... (continue)
Qui ci si sono cose in meno e cose in più rispetto al film.
Soprattutto in più (e in alcuni casi non si capisce perché Sorrentino vi abbia rinunciato).
Scrittura di Sorrentino e Contarello ottima (ma già sapevamo).
Se dovessimo fare il compito la parola chiave sarebbe DISSIPAZIONE, dissipazione del talento e soprattutto del talento presunto (che spesso non c'è),; c'è il racconto della volgarità imperante (che spesso stride con la bellezza: al contatto diventa quasi omologata): è l'alba e sul lungotevere due fanno jogging con i soliti "vaffanculo" e "testa di cazzo" come uno spray su antiche mura; c'è la dissoluzione: di tutto, dei sentimenti ("è stato bello non fare l'amore"), delle certezze, della bellezza: icona di dissipazione (di talento assente) e di dissoluzione Serenona Grandi nell'anno 2013 d.C.; c'è Jep che è fondamentalmente sempre Tony P., che è fondamentalmente un'evoluzione di Titta, che è fondamentalmente sempre l'occhio sferzante e cinico (il cinismo della scena del funerale - a proposito secondo me c'è un morto di troppo -) di Sorrentino attraverso la maschera del sempre superbo Servillo; però c'è sempre il difetto di voler strafare e di non riuscire a tenere le fila; c'è che la prima ora e mezza era un gran film: la volgarità romana, italiana, felliniana de La dolce vita rivisitata e corretta agli anni duemila (c'è anche la nana e la giraffa), lo sforzo nel dimostrare il talento (otto e 1/2); c'è anche tanto Scola riveduto, quello de "La terrazza", dei discorsi pseudo intellettuali degli pseudo intellettuali; c'è un grande parco attori (Sorrentino riesce perfino a far recitare Isabella Ferrari) dalla spogliarellista di borgata - Ferillona comoda comoda nella sua parte - allo scrittore fallito che non è mai stato scrittore e che abita in una stanzetta a cinquant'anni - Verdone comodo comodo - il cardinale che detta le ricette di cucina - Herlitska comodo comodo - c'è che poi il film va un po' a ramengo nell'ultima mezzora fra personaggi inutilmente inspiegabili (a che pro "la santa"?) una fotografia da La Domenica sportiva nella scena con Jep giovane e la sua amata di un tempo, un finale forzatamente metaforico e criptico, e insomma alla fine hai l'amaro in bocca (saranno le radici? che come si sa sono importanti) perchè ti ricorda quella gran occasione persa di un altro suo film: "L'amico di famiglia" bellissimo ma rovinato nell'ultima mezzora, perché nell'intervallo fra i due tempi ho pensato "forse è il suo migliore" (dopo "Le consugenze"?) e invece no, peccato, davvero peccato.