La storia ambientale è una disciplina semi sconosciuta nel panorama della Storia con la S maiuscola. Pochi giorni fa ho sentito una bella frase a proposito degli storici: tutti possono fare gli storici ma gli storici non possono fare nient’altro che questo mestiere. Continua...
La storia ambientale è una disciplina semi sconosciuta nel panorama della Storia con la S maiuscola. Pochi giorni fa ho sentito una bella frase a proposito degli storici: tutti possono fare gli storici ma gli storici non possono fare nient’altro che questo mestiere. Continua...
"Il viaggiatore leggero" edito da Sellerio, è la raccolta di scritti di Alexander Langer. Edi Rabini della Fondazione Alexander Langer ha curato il volume. Articoli, interviste, ritratti, viaggi, incontri tutti incentrati sull'impegno civile e religioso di Langer.
"Il viaggiatore leggero" edito da Sellerio, è la raccolta di scritti di Alexander Langer. Edi Rabini della Fondazione Alexander Langer ha curato il volume. Articoli, interviste, ritratti, viaggi, incontri tutti incentrati sull'impegno civile e religioso di Langer.
Politico tra i fondatori di lotta continua negli anni '70, e del movimento dei Verdi Europei nel decennio successivo, fu il primo capogruppo del partito all'Europarlamento. Nato e vissuto in Alto Adige, in una famiglia multilingue e multiculturale è stato tra i primi a coniugare il pacifismo ai temi dell'ecologia e dell'ambiente, come se la convivenza e la tolleranza tra gli uomini e l'armonia con la natura fossero complementari "non due cassetti separati, ma una cosa sola".
Creare un ponte fra le parti in lotta scrisse spesso dedicandosi con forza alla risoluzione della guerra e disfacimento della ex Jugoslavia, senza però trovare una soluzione né per il conflitto né per sé stesso. Langer si suicidò nel luglio del '95, lasciando un biglietto: "Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto"
"Quando Langer era giovane - racconta Rubini - il Sud Tirolo era segnato da un conflitto, da infiltrazioni neonaziste. Langer fece la scelta di radunare persone di diverse culture per imparare a stare insieme e dimostrare che è possibile non predere posizioni estreme". Negli articoli emerge sempre un approccio didattico e una ricerca incentrata sugli stili di vita. Il libro è un tentativo di descrivere il percorso intellettuale e di azione".
Nella nostra regione forse solo a Ferrara la bicicletta è considerata (anche) per quello che prima di tutto è: un mezzo di trasporto. Certo, anche i ferraresi si fanno “un giro in bici” sulle mura la domenica. Ma molti di loro ci si spostano per lavoro, per uscire, per fare la spesa, insomma per rag
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Nella nostra regione forse solo a Ferrara la bicicletta è considerata (anche) per quello che prima di tutto è: un mezzo di trasporto. Certo, anche i ferraresi si fanno “un giro in bici” sulle mura la domenica. Ma molti di loro ci si spostano per lavoro, per uscire, per fare la spesa, insomma per raggiungere da un punto A un punto B. E soprattutto tutti lo trovano normale. Nessuno ti dirà mai “sei venuto in bici?!” sgranando tanto d’occhi. Probabilmente in nessun altro capoluogo di provincia - di certo non a Bologna - si è giunti a un tale livello di civiltà ciclistica. E non vale il fatto che a Ferrara le biciclette siano diffuse da sempre. C’è da riconoscere agli estensi - cittadini e amministratori - la volontà precisa di non relegare l’amica a due ruote nell’immaginario del secondo dopoguerra, quando era un mezzo povero da usare in attesa del boom che avrebbe permesso a tutti di “farsi la macchina”. Le città di oggi sono scandalosamente strapiene di quattroruote sempre più grandi che non sappiamo più dove mettere. Sono anni che la bicicletta si sta prendendo sonore rivincite sulla macchina perché si va più veloce, si parcheggia ovunque, gratis. Ma non è ancora un movimento di massa. Siamo di fronte a una élite che paradossalmente vuole smettere di esserlo. Paradossalmente ma non troppo, visto che tanti ciclisti significano anche più piste ciclabili che gli amministratori devono rassegnarsi a mettere a bilancio, e a tenere bene. Il ciclista snob insomma lo è per necessità più che per scelta. Vorrebbe far capire a tutti come la bicicletta sia un mezzo davvero metropolitano, perfetto per la città. Anche per la Città, con la maiuscola. Con questo spirito, quello dell’aristocratico che invoca la rivoluzione proletaria, Eben Oliver Weiss (ma il suo vero nome è una scoperta recente) ha scritto Bike snob - Manifesto per un nuovo ordine universale della bicicletta. Un vademecum simpatico e furbissimo, scritto da un blogger molto letto di New York, non propriamente una città che sulla carta appare amica delle biciclette. Infinita, popolosissima, scalcinata, con un clima impossibile (gelida d’inverno e bollente d’estate, come Bologna ma molto di più), la Grande Mela non è strangolata dal traffico come Roma, ma è molto più grande e non gode di quelle giornate romane d’autunno che sembra primavera. Ma in bici si può, a New York come ad Amsterdam (e a Ferrara). “Certo, qui a New York non ci si può più permettere di vivere in quartieri residenziali che erano economici solo dieci anni fa, ma comunque si può attraversarli in bici molto più facilmente” scrive BikesnobNYC, che continua: “In effetti, l’intera città è molto più accogliente per i ciclisti di quanto lo sia mai stata in precedenza. Questo perché sempre più gente sta scoprendo il ciclismo, e sta scoprendo che forse è il modo migliore per girare la città”. Scrittura lieve e trovate divertenti. Weiss senz’altro “ci sa fare”, ma il suo manifesto non è meno serio a causa del tono scanzonato e delle etichette sagaci che appioppa supponiamo senza chiedere alcun permesso alla fauna ciclistica newyorkese (ma riconoscibile anche ad altre latitudini). Si scopre così che il Ciclista Virtuoso è incompatibile con Mountainbiker e Ciclocrossisti (perché per andare in bici prendono prima l’auto), ma possono intendersela con il Lupo Solitario e il Brontolone Rétro, magari corteggiando nel frattempo la Bella Godzilla: “Il mondo del ciclismo è come una grossa ciotola di caramelle assortite: è pieno di una marea di figure strane con colori e forme differenti, ma tutte insieme risultano deliziose”. Una nota patriottica, infine. Weiss cita più volte, con rispetto e deferenza, la grande tradizione artigianale ciclistica italiana. Dire Bianchi in questo libro è come dire Cartier in un testo sulla grande gioielleria. Per esempio, per prendere in giro i nerd della bici (quelli più nerd di lui) così descrive la bicicletta più preziosa che riesce a immaginare: “Una bicicletta non ha un’anima. Non m’interessa se è stata costruita sotto le assi di legno di un velodromo, da un maestro artigiano immerso fino alle ginocchia in una piscina di Chianti mentre Fausto Coppi in persona faceva dei giri di pista al piano superiore. Quella bicicletta non ha un’anima. I ciclisti hanno un’anima; le biciclette hanno ruote, pedali e, occasionalmente, una buona verniciatura”. Diavolo d’un newyorkese! Eravamo la patria delle bicicletta e ora ce lo deve dire lui col suo manifesto “ciclisti di tutto il mondo, unitevi!”.
No è la risposta giusta alla domanda contenuta nel titolo. Sì invece è la risposta di Chicco Testa che dopo aver contribuito a privatizzare (=smantellare) l'Enel negli '90, torna al suo primo amore: l'ambientalismo. Peccato che forse gli anni passati, forse le frequentazioni enel/getiche hanno trasf
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No è la risposta giusta alla domanda contenuta nel titolo. Sì invece è la risposta di Chicco Testa che dopo aver contribuito a privatizzare (=smantellare) l'Enel negli '90, torna al suo primo amore: l'ambientalismo. Peccato che forse gli anni passati, forse le frequentazioni enel/getiche hanno trasformato il suo amore per la natura in un sentimento bizzarro confuso (i più romantici direbbero: altrimenti non sarebbe amore).
Il nucleare viene descritto come la soluzione ambientale ai problemi energetici derivanti dalla dipendenza dai combustibili fossili e dalle nazioni che hanno la fortuna di estrarli dai loro territori. Un nucleare che viene descritto come rosea prospettiva, tralasciando quelli che evidentemente Chicco Testa ritiene dettagli ad esempio... - le centrali di futura generazione sono lontane dall'essere costruite - i tempi dell rinnovamento tecnologico del nucleare si calcolano in decenni e non anni - gli incidenti regolarmente capitano in tutti gli impianti senza che la popolazione e i cittadini sappiano davvero che rischi corrono loro, e gli ecosistemi circostanti - le scorie, in italia nessuna regione le vuole smaltire - anche perchè le inchieste di report su rai3 hanno ampiamente dimostrato come le vecchie scorie siano dimenticate o ignorate come fossero polvere da nascondere sotto un tappeto
Montagne e api. Distese rocciose e miele. Un eco-noir che non convince del tutto: esile la trama, personaggi stereotipati e già intuiti. Per fortuna ci sono le alpi, il cui panorama non stanca mai.
A Rugged Nation
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di OlgaLa storia ambientale è una disciplina semi sconosciuta nel panorama della Storia con la S maiuscola. Pochi giorni fa ho sentito una bella frase a proposito degli storici: tutti possono fare gli storici ma gli storici non possono fare nient’altro che questo mestiere. Continua...
http://tinyurl.com/8 ... (continue)
La storia ambientale è una disciplina semi sconosciuta nel panorama della Storia con la S maiuscola. Pochi giorni fa ho sentito una bella frase a proposito degli storici: tutti possono fare gli storici ma gli storici non possono fare nient’altro che questo mestiere. Continua...
http://tinyurl.com/8mjstoj
Il viaggiatore leggero
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by filippo piredda"Il viaggiatore leggero" edito da Sellerio, è la raccolta di scritti di Alexander Langer. Edi Rabini della Fondazione Alexander Langer ha curato il volume. Articoli, interviste, ritratti, viaggi, incontri tutti incentrati sull'impegno civile e religioso di Langer.
Politico tra i fondatori di lotta ... (continue)
"Il viaggiatore leggero" edito da Sellerio, è la raccolta di scritti di Alexander Langer. Edi Rabini della Fondazione Alexander Langer ha curato il volume. Articoli, interviste, ritratti, viaggi, incontri tutti incentrati sull'impegno civile e religioso di Langer.
Politico tra i fondatori di lotta continua negli anni '70, e del movimento dei Verdi Europei nel decennio successivo, fu il primo capogruppo del partito all'Europarlamento. Nato e vissuto in Alto Adige, in una famiglia multilingue e multiculturale è stato tra i primi a coniugare il pacifismo ai temi dell'ecologia e dell'ambiente, come se la convivenza e la tolleranza tra gli uomini e l'armonia con la natura fossero complementari "non due cassetti separati, ma una cosa sola".
Creare un ponte fra le parti in lotta scrisse spesso dedicandosi con forza alla risoluzione della guerra e disfacimento della ex Jugoslavia, senza però trovare una soluzione né per il conflitto né per sé stesso. Langer si suicidò nel luglio del '95, lasciando un biglietto: "Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto"
"Quando Langer era giovane - racconta Rubini - il Sud Tirolo era segnato da un conflitto, da infiltrazioni neonaziste. Langer fece la scelta di radunare persone di diverse culture per imparare a stare insieme e dimostrare che è possibile non predere posizioni estreme". Negli articoli emerge sempre un approccio didattico e una ricerca incentrata sugli stili di vita. Il libro è un tentativo di descrivere il percorso intellettuale e di azione".
Bike snob
by biljana prijicNella nostra regione forse solo a Ferrara la bicicletta è considerata (anche) per quello che prima di tutto è: un mezzo di trasporto. Certo, anche i ferraresi si fanno “un giro in bici” sulle mura la domenica. Ma molti di loro ci si spostano per lavoro, per uscire, per fare la spesa, insomma per rag ... (continue)
Nella nostra regione forse solo a Ferrara la bicicletta è considerata (anche) per quello che prima di tutto è: un mezzo di trasporto. Certo, anche i ferraresi si fanno “un giro in bici” sulle mura la domenica. Ma molti di loro ci si spostano per lavoro, per uscire, per fare la spesa, insomma per raggiungere da un punto A un punto B. E soprattutto tutti lo trovano normale. Nessuno ti dirà mai “sei venuto in bici?!” sgranando tanto d’occhi.
Probabilmente in nessun altro capoluogo di provincia - di certo non a Bologna - si è giunti a un tale livello di civiltà ciclistica. E non vale il fatto che a Ferrara le biciclette siano diffuse da sempre. C’è da riconoscere agli estensi - cittadini e amministratori - la volontà precisa di non relegare l’amica a due ruote nell’immaginario del secondo dopoguerra, quando era un mezzo povero da usare in attesa del boom che avrebbe permesso a tutti di “farsi la macchina”.
Le città di oggi sono scandalosamente strapiene di quattroruote sempre più grandi che non sappiamo più dove mettere. Sono anni che la bicicletta si sta prendendo sonore rivincite sulla macchina perché si va più veloce, si parcheggia ovunque, gratis. Ma non è ancora un movimento di massa. Siamo di fronte a una élite che paradossalmente vuole smettere di esserlo. Paradossalmente ma non troppo, visto che tanti ciclisti significano anche più piste ciclabili che gli amministratori devono rassegnarsi a mettere a bilancio, e a tenere bene.
Il ciclista snob insomma lo è per necessità più che per scelta. Vorrebbe far capire a tutti come la bicicletta sia un mezzo davvero metropolitano, perfetto per la città. Anche per la Città, con la maiuscola.
Con questo spirito, quello dell’aristocratico che invoca la rivoluzione proletaria, Eben Oliver Weiss (ma il suo vero nome è una scoperta recente) ha scritto Bike snob - Manifesto per un nuovo ordine universale della bicicletta. Un vademecum simpatico e furbissimo, scritto da un blogger molto letto di New York, non propriamente una città che sulla carta appare amica delle biciclette. Infinita, popolosissima, scalcinata, con un clima impossibile (gelida d’inverno e bollente d’estate, come Bologna ma molto di più), la Grande Mela non è strangolata dal traffico come Roma, ma è molto più grande e non gode di quelle giornate romane d’autunno che sembra primavera. Ma in bici si può, a New York come ad Amsterdam (e a Ferrara).
“Certo, qui a New York non ci si può più permettere di vivere in quartieri residenziali che erano economici solo dieci anni fa, ma comunque si può attraversarli in bici molto più facilmente” scrive BikesnobNYC, che continua: “In effetti, l’intera città è molto più accogliente per i ciclisti di quanto lo sia mai stata in precedenza. Questo perché sempre più gente sta scoprendo il ciclismo, e sta scoprendo che forse è il modo migliore per girare la città”.
Scrittura lieve e trovate divertenti. Weiss senz’altro “ci sa fare”, ma il suo manifesto non è meno serio a causa del tono scanzonato e delle etichette sagaci che appioppa supponiamo senza chiedere alcun permesso alla fauna ciclistica newyorkese (ma riconoscibile anche ad altre latitudini). Si scopre così che il Ciclista Virtuoso è incompatibile con Mountainbiker e Ciclocrossisti (perché per andare in bici prendono prima l’auto), ma possono intendersela con il Lupo Solitario e il Brontolone Rétro, magari corteggiando nel frattempo la Bella Godzilla: “Il mondo del ciclismo è come una grossa ciotola di caramelle assortite: è pieno di una marea di figure strane con colori e forme differenti, ma tutte insieme risultano deliziose”.
Una nota patriottica, infine. Weiss cita più volte, con rispetto e deferenza, la grande tradizione artigianale ciclistica italiana. Dire Bianchi in questo libro è come dire Cartier in un testo sulla grande gioielleria. Per esempio, per prendere in giro i nerd della bici (quelli più nerd di lui) così descrive la bicicletta più preziosa che riesce a immaginare: “Una bicicletta non ha un’anima. Non m’interessa se è stata costruita sotto le assi di legno di un velodromo, da un maestro artigiano immerso fino alle ginocchia in una piscina di Chianti mentre Fausto Coppi in persona faceva dei giri di pista al piano superiore. Quella bicicletta non ha un’anima. I ciclisti hanno un’anima; le biciclette hanno ruote, pedali e, occasionalmente, una buona verniciatura”.
Diavolo d’un newyorkese! Eravamo la patria delle bicicletta e ora ce lo deve dire lui col suo manifesto “ciclisti di tutto il mondo, unitevi!”.
Tornare al nucleare?
No è la risposta giusta alla domanda contenuta nel titolo. Sì invece è la risposta di Chicco Testa che dopo aver contribuito a privatizzare (=smantellare) l'Enel negli '90, torna al suo primo amore: l'ambientalismo. Peccato che forse gli anni passati, forse le frequentazioni enel/getiche hanno trasf ... (continue)
No è la risposta giusta alla domanda contenuta nel titolo. Sì invece è la risposta di Chicco Testa che dopo aver contribuito a privatizzare (=smantellare) l'Enel negli '90, torna al suo primo amore: l'ambientalismo. Peccato che forse gli anni passati, forse le frequentazioni enel/getiche hanno trasformato il suo amore per la natura in un sentimento bizzarro confuso (i più romantici direbbero: altrimenti non sarebbe amore).
Il nucleare viene descritto come la soluzione ambientale ai problemi energetici derivanti dalla dipendenza dai combustibili fossili e dalle nazioni che hanno la fortuna di estrarli dai loro territori. Un nucleare che viene descritto come rosea prospettiva, tralasciando quelli che evidentemente Chicco Testa ritiene dettagli ad esempio...
- le centrali di futura generazione sono lontane dall'essere costruite
- i tempi dell rinnovamento tecnologico del nucleare si calcolano in decenni e non anni
- gli incidenti regolarmente capitano in tutti gli impianti senza che la popolazione e i cittadini sappiano davvero che rischi corrono loro, e gli ecosistemi circostanti
- le scorie, in italia nessuna regione le vuole smaltire
- anche perchè le inchieste di report su rai3 hanno ampiamente dimostrato come le vecchie scorie siano dimenticate o ignorate come fossero polvere da nascondere sotto un tappeto
Caro Chicco, non senti un gran profumo di pulito?
La rivoluzione delle api
Montagne e api. Distese rocciose e miele. Un eco-noir che non convince del tutto: esile la trama, personaggi stereotipati e già intuiti.
Per fortuna ci sono le alpi, il cui panorama non stanca mai.