Migliore in tutto rispetto al primo capitolo, dallo sviluppo dei personaggi, al ritmo e all'ambientazione, tanto che il numero delle stelle è raddoppiato e così la mia opinione su Suzanne Collins. La ragazza di fuoco mi ha convinto laddove Hunger Games aveva fallito. Pura droga.
Finale a parte, d'effetto e allo stesso tempo spiazzante in un modo che mi manda in bestia, Muses è una gran bella storia. Fluida, corposa e profonda nei significati, quasi si riuscisse a immedesimarsi in ogni singolo piercing, tatuaggio e cicatrice di Alice. Alice la borseggiatrice, Alice la musi
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Finale a parte, d'effetto e allo stesso tempo spiazzante in un modo che mi manda in bestia, Muses è una gran bella storia. Fluida, corposa e profonda nei significati, quasi si riuscisse a immedesimarsi in ogni singolo piercing, tatuaggio e cicatrice di Alice. Alice la borseggiatrice, Alice la musicista, violino e voce, in una Roma incredibilmente reale e affascinante, Alice che non esita un secondo a partire per Londra e lasciarsi alle spalle un passato terrificante alla scoperta di se stessa. L'idea di usare la mitologia greca in un contesto moderno funziona, è originale, vincente, e si incastra alla perfezione con la psicologia contorta della protagonista in un melting pot di citazioni, autoreferenziali e non, musicali e artistiche che creano un affresco irresistibile. La lettura ne guadagna in agilità e non si riesce a staccare gli occhi dalle pagine, tanto e tale è il coinvolgimento emotivo, e del resto l'autore dà il meglio proprio nell'introspezione. Francesco Falconi è cresciuto. Francesco Falconi è sbocciato. In poche parole, ha fatto centro, volando verso vette d'eccellenza che il suo romanzo d'esordio, Estasia, aveva lasciato intendere solo in parte. Muses è tanto rumore di fondo quanto Squander degli Skunk Anansie sparato a tutto volume, è il logorio di un'anima martoriata dal tempo, dalle circostanze, dal frutto di scelte sbagliate, è entrare nell'inferno privato di Alice e uscirne col fiatone e la pelle scottata. E' una sfilza di personaggi secondari tratteggiati non meno bene, Lourdes su tutte. E' un viaggio, in fondo, che il lettore dovrebbe intraprendere per trovare la propria, di musa. Tanto basta da consigliare questo romanzo caldamente. Cos'altro si può dire?
Non sono mai stato un uomo facile alle lacrime, ma in questo caso ho ceduto.
Perché 22/11/63 è una splendida storia. Perché avvince, risucchia nella vicenda senza avere la pretesa di passare per qualcosa che non è, un romanzo storico. Perché profuma di It, Torre Nera e ferrerie. E tuttavia King riesce a tratteggiare alla perfezione l'America degli anni sessanta, con la sua m
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Perché 22/11/63 è una splendida storia. Perché avvince, risucchia nella vicenda senza avere la pretesa di passare per qualcosa che non è, un romanzo storico. Perché profuma di It, Torre Nera e ferrerie. E tuttavia King riesce a tratteggiare alla perfezione l'America degli anni sessanta, con la sua miseria, il razzismo, le contraddizioni, la musica e i balli, il cibo che ha un sapore diverso, e l'amore. Amore che travalica il tempo, lo spazio, le stringhe. E alla fine conta poco che ci sia qualche lungaggine di troppo, che il personaggio di Lee Harvey Oswald sia appena abbozzato, che il presidente Kennedy viva o meno. 22/11/63 è Dallas che puzza come una latrina, è la tana del Bianconiglio in un seminterrato, è una tessera che cambia colore da cui dipende ogni cosa, è Bevy Bevy è meglio che ti levi. 22/11/63 è la root beer e un cappello di paglia, Sadie che non deve fare domande, è un viso deturpato eppure bellissimo nonostante tutto, è magia da condividere con la persona giusta in una notte di un tempo che non esiste più, perché il passato non vuole essere cambiato, la vita è un lancio di monetine, e George Amberson ne sa qualcosa. Le pagine volano una dopo l'altra, e anche e soprattutto senza elementi sovrannaturali, Stephen King si spinge oltre senza paure, confermandosi per quello che è: uno dei più grandi narratori popolari in assoluto.
Mi è piaciuto tanto. Per come è scritto, per il ritmo narrativo, per l'ambientazione milanese, riconoscibile da qualche piccolo, velato dettaglio eppure evanescente rispetto al peso superiore che ricoprono i protagonisti. Oltre la soglia è una bella storia di formazione. Lo scenario post apocalittic
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Mi è piaciuto tanto. Per come è scritto, per il ritmo narrativo, per l'ambientazione milanese, riconoscibile da qualche piccolo, velato dettaglio eppure evanescente rispetto al peso superiore che ricoprono i protagonisti. Oltre la soglia è una bella storia di formazione. Lo scenario post apocalittico e il contesto horror diventano un semplice pretesto per narrare di infanzia, adolescenza, fino al raggiungimento dell'età adulta, quasi fosse una malattia che lo sparuto gruppo di ragazzi sopravvissuti al virus deve vincere, fare propria, "adulterare". Si rivolge a un pubblico giovane, ma non ha pretese didascaliche nel linguaggio, e nemmeno negli intenti, e questo l'ho apprezzato molto. Bella l'ironia, il sadismo e lo humour nero di certe scene. Interessanti i riferimenti ai social network, gli stralci di conversazione su Msn e i post sui blog, che danno al tutto un aura di realismo in più. Avrei solo voluto più pagine da leggere. Lo vorrei sempre, quando sono di questa qualità.
L'uomo bianco detesta la vita, cerca la morte provando a gettarsi sotto un treno di passaggio, il Sunset Limited. L'uomo nero lo salva, poi lo conduce a casa sua e prova a fargli cambiare idea. Sunset Limited è un brevissimo dialogo fra queste due persone, un bianco contro un nero, e a fare da sfond
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L'uomo bianco detesta la vita, cerca la morte provando a gettarsi sotto un treno di passaggio, il Sunset Limited. L'uomo nero lo salva, poi lo conduce a casa sua e prova a fargli cambiare idea. Sunset Limited è un brevissimo dialogo fra queste due persone, un bianco contro un nero, e a fare da sfondo sono i loro stili di vita completamente diversi, le opinioni agli antipodi, il pessimismo dell'uno, la cieca fede in Dio dell'altro, in un equilibrio talmente precario che alla fine non vincerà nessuno dei due. Alla fine vince solo McCarthy.
La ragazza di fuoco
Migliore in tutto rispetto al primo capitolo, dallo sviluppo dei personaggi, al ritmo e all'ambientazione, tanto che il numero delle stelle è raddoppiato e così la mia opinione su Suzanne Collins. La ragazza di fuoco mi ha convinto laddove Hunger Games aveva fallito.
Pura droga.
Muses
Finale a parte, d'effetto e allo stesso tempo spiazzante in un modo che mi manda in bestia, Muses è una gran bella storia.continue)
Fluida, corposa e profonda nei significati, quasi si riuscisse a immedesimarsi in ogni singolo piercing, tatuaggio e cicatrice di Alice.
Alice la borseggiatrice, Alice la musi ... (
Finale a parte, d'effetto e allo stesso tempo spiazzante in un modo che mi manda in bestia, Muses è una gran bella storia.
Fluida, corposa e profonda nei significati, quasi si riuscisse a immedesimarsi in ogni singolo piercing, tatuaggio e cicatrice di Alice.
Alice la borseggiatrice, Alice la musicista, violino e voce, in una Roma incredibilmente reale e affascinante, Alice che non esita un secondo a partire per Londra e lasciarsi alle spalle un passato terrificante alla scoperta di se stessa. L'idea di usare la mitologia greca in un contesto moderno funziona, è originale, vincente, e si incastra alla perfezione con la psicologia contorta della protagonista in un melting pot di citazioni, autoreferenziali e non, musicali e artistiche che creano un affresco irresistibile. La lettura ne guadagna in agilità e non si riesce a staccare gli occhi dalle pagine, tanto e tale è il coinvolgimento emotivo, e del resto l'autore dà il meglio proprio nell'introspezione.
Francesco Falconi è cresciuto. Francesco Falconi è sbocciato.
In poche parole, ha fatto centro, volando verso vette d'eccellenza che il suo romanzo d'esordio, Estasia, aveva lasciato intendere solo in parte.
Muses è tanto rumore di fondo quanto Squander degli Skunk Anansie sparato a tutto volume, è il logorio di un'anima martoriata dal tempo, dalle circostanze, dal frutto di scelte sbagliate, è entrare nell'inferno privato di Alice e uscirne col fiatone e la pelle scottata. E' una sfilza di personaggi secondari tratteggiati non meno bene, Lourdes su tutte. E' un viaggio, in fondo, che il lettore dovrebbe intraprendere per trovare la propria, di musa. Tanto basta da consigliare questo romanzo caldamente.
Cos'altro si può dire?
22/11/'63
Perché 22/11/63 è una splendida storia. Perché avvince, risucchia nella vicenda senza avere la pretesa di passare per qualcosa che non è, un romanzo storico. Perché profuma di It, Torre Nera e ferrerie. E tuttavia King riesce a tratteggiare alla perfezione l'America degli anni sessanta, con la sua m ... (continue)
Perché 22/11/63 è una splendida storia. Perché avvince, risucchia nella vicenda senza avere la pretesa di passare per qualcosa che non è, un romanzo storico. Perché profuma di It, Torre Nera e ferrerie. E tuttavia King riesce a tratteggiare alla perfezione l'America degli anni sessanta, con la sua miseria, il razzismo, le contraddizioni, la musica e i balli, il cibo che ha un sapore diverso, e l'amore. Amore che travalica il tempo, lo spazio, le stringhe. E alla fine conta poco che ci sia qualche lungaggine di troppo, che il personaggio di Lee Harvey Oswald sia appena abbozzato, che il presidente Kennedy viva o meno. 22/11/63 è Dallas che puzza come una latrina, è la tana del Bianconiglio in un seminterrato, è una tessera che cambia colore da cui dipende ogni cosa, è Bevy Bevy è meglio che ti levi. 22/11/63 è la root beer e un cappello di paglia, Sadie che non deve fare domande, è un viso deturpato eppure bellissimo nonostante tutto, è magia da condividere con la persona giusta in una notte di un tempo che non esiste più, perché il passato non vuole essere cambiato, la vita è un lancio di monetine, e George Amberson ne sa qualcosa.
Le pagine volano una dopo l'altra, e anche e soprattutto senza elementi sovrannaturali, Stephen King si spinge oltre senza paure, confermandosi per quello che è: uno dei più grandi narratori popolari in assoluto.
Oltre la soglia
Mi è piaciuto tanto. Per come è scritto, per il ritmo narrativo, per l'ambientazione milanese, riconoscibile da qualche piccolo, velato dettaglio eppure evanescente rispetto al peso superiore che ricoprono i protagonisti. Oltre la soglia è una bella storia di formazione. Lo scenario post apocalittic ... (continue)
Mi è piaciuto tanto. Per come è scritto, per il ritmo narrativo, per l'ambientazione milanese, riconoscibile da qualche piccolo, velato dettaglio eppure evanescente rispetto al peso superiore che ricoprono i protagonisti. Oltre la soglia è una bella storia di formazione. Lo scenario post apocalittico e il contesto horror diventano un semplice pretesto per narrare di infanzia, adolescenza, fino al raggiungimento dell'età adulta, quasi fosse una malattia che lo sparuto gruppo di ragazzi sopravvissuti al virus deve vincere, fare propria, "adulterare". Si rivolge a un pubblico giovane, ma non ha pretese didascaliche nel linguaggio, e nemmeno negli intenti, e questo l'ho apprezzato molto. Bella l'ironia, il sadismo e lo humour nero di certe scene. Interessanti i riferimenti ai social network, gli stralci di conversazione su Msn e i post sui blog, che danno al tutto un aura di realismo in più.
Avrei solo voluto più pagine da leggere. Lo vorrei sempre, quando sono di questa qualità.
Sunset limited
L'uomo bianco detesta la vita, cerca la morte provando a gettarsi sotto un treno di passaggio, il Sunset Limited. L'uomo nero lo salva, poi lo conduce a casa sua e prova a fargli cambiare idea.continue)
Sunset Limited è un brevissimo dialogo fra queste due persone, un bianco contro un nero, e a fare da sfond ... (
L'uomo bianco detesta la vita, cerca la morte provando a gettarsi sotto un treno di passaggio, il Sunset Limited. L'uomo nero lo salva, poi lo conduce a casa sua e prova a fargli cambiare idea.
Sunset Limited è un brevissimo dialogo fra queste due persone, un bianco contro un nero, e a fare da sfondo sono i loro stili di vita completamente diversi, le opinioni agli antipodi, il pessimismo dell'uno, la cieca fede in Dio dell'altro, in un equilibrio talmente precario che alla fine non vincerà nessuno dei due.
Alla fine vince solo McCarthy.