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Pigmeo
Non avevo mai dato due stelline a un libro prima d'ora, e mai avrei pensato che la prima volta sarebbe toccato a un romanzo di Chuck Palahniuk. Urge quindi una spiegazione.
Intendiamoci, io lo adoro. Forse è proprio per questo che la delusione è stata così cocente.
E non lo boccio per la scrittura ... (continue)
Non avevo mai dato due stelline a un libro prima d'ora, e mai avrei pensato che la prima volta sarebbe toccato a un romanzo di Chuck Palahniuk. Urge quindi una spiegazione.
Intendiamoci, io lo adoro. Forse è proprio per questo che la delusione è stata così cocente.
E non lo boccio per la scrittura, per l'esperimento linguistico che P. porta avanti; anche se ovviamente la mia prima reazione è stata "Bene, Palahniuk si è infine bevuto il cervello", come quella di tutt,i penso.
Dopo i primi cinque capitoli, infatti, si compie il miracolo, e la lingua di Pigmeo riesce più facile da comprendere (o meglio, da decifrare). E' difficile, ovviamente, stare dietro al narratore, la lettura esige uno sforzo prolungato, una concentrazione notevole, ma non giudichiamo lo sperimentalismo.
Quello che mi ha lasciata desolata è che, oltre alla lingua, mi sembra non ci sia sostanza. Oltre la facciata, non vedo la solita genialità.
Per non parlare del finale, che ovviamente non rivelerò, ma che mi ha lasciata sbigottita: secondo me, non è all'altezza di un autore che nella conclusione è solito dare il massimo.
Sarà un'osservazione banale, ma credo che Chuck dovrebbe prendersi una bella vacanza. Non è fattibile sfornare un lavoro all'anno senza ripetersi, e il rischio è proprio quello di ritrovare nei vari romanzi la stessa identica rabbia, riciclata.
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