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All books
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- Germinie Lacerteux (104)
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By Jules de Goncourt, Edmond De Goncourt -
Finished on Jul 15, 2012 




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- Sonata a Kreutzer (5085)
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By Leo Tolstoy -
Finished in 2000 




Finished (re-read) on Jul 4, 2012 




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40 people find this helpful 



Leo ed Henri culo e camicia -
Nonostante questo libro continui a non piacermi un granché, ci sono molti validi motivi per leggerlo
A) Stilisticamente parlando, Tolstoj avrebbe scritto bene anche col delirium tremens o con una pistola puntata alla testa.
B) Inizia con una normale e casuale conversazione in treno. Normale un pa ... (
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Aug 1, 2012 |
10 feedbacks
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- Le vergini suicide (4118)
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By Jeffrey Eugenides -
Finished on Jun 28, 2012 




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64 people find this helpful 



E le stelle stanno a guardare -
Breve diaristica dell’autore in pantofole
Ed ecco che un bel giorno Eugenides, mentre fa colazione con la marmellata di fichi e le fette biscottate, si illumina d’immenso e dice alla moglie: “Oggi cara, voglio compiere una buona azione. Renderò la vita facile ai recensionisti di tutto il ... (
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Jul 27, 2012 |
14 feedbacks
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- Jules e Jim (2349)
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By Henri-Pierre Roché -
Finished in 1997 




Finished (re-read) on Jun 21, 2012 




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43 people find this helpful 



Amore in fricassea -
2 è il numero di volte che ho letto il libro.
∞ è il numero di volte che ho visto e adorato il film.
Con questi presupposti, adesso vorrei tanto che voi mi spieghiate la panzana che spesso leggo nelle recensioni altrui, sul fatto che dovrebbe trattarsi di una storia d’amore. No davvero! Spiegateme ... (
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Jul 24, 2012 |
13 feedbacks
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- Il regno animale (439)
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By Francesco Bianconi -
Finished on Jun 15, 2012 




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54 people find this helpful 



Non c'è solo Barbara D'urso -
Tanto per cominciare, e ve lo dico subito, io quando vedo nelle vetrine, libri di Vip, cantanti, attorucoli eccetera, volto la faccia sdegnosamente. No, bugia, in realtà se è una di quelle giornate in cui mi sono svegliata col piede ludico, simulo pure il conato col dito in bocca, e do manate sul ve ... (
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Jul 18, 2012 |
9 feedbacks
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- Stirpe (714)
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By Marcello Fois -
Finished on Jun 10, 2012 




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53 people find this helpful 



Marcello Fois è mio padre -
[Prologo per pararmi il culo]: Senti Nuoro, hai ragione, scusami. Mi rendo conto, e confesso, di essere una campanilista da strapazzo. Non vado mai in giro a curiosare tra i tuoi viottoli, non scopro angoli nascosti che evocano tempi andati, non magnifico le tue glorie, non ricordo le tue tan ... (
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Jul 15, 2012 |
10 feedbacks
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- Il giudice e il suo boia (2629)
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By Friedrich Dürrenmatt -
Finished on May 28, 2012 




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51 people find this helpful 



Nel Deuteronomio così si legge: -
Noterai questo libro sugli scaffali della Feltrinelli, e il titolo ti ricorderà qualcosa, forse qualcuno te ne avrà parlato bene, forse ne avrai letto una recensione entusiasta. Arriverai alla cassa, deciso a comprarlo, consapevole del fatto che nella scelta è stato determinante –non oserai negarlo ... (
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Jun 30, 2012 |
13 feedbacks
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- Ubik (4984)
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By Philip K. Dick -
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- Mendel dei libri (863)
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By Stefan Zweig -
Finished on Feb 27, 2012 




Finished (re-read) on Sep 16, 2012 




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68 people find this helpful 



Concentrato d’amore su piatto piano -
Difficilmente mi piacciono i libri piccini picciò.
Non che io sia una di quelle “o mille pagine o niente” per carità, però ho sempre pensato che spesso proprio perché piccolini, i libri concepiti così, si autolimitino, perché non hanno la possibilità di presentarsi e di rimanere impressi nella memo ... (
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Feb 28, 2012 |
14 feedbacks
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- Flatlandia (6413)
- Racconto fantastico a più dimensioni
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By Edwin A. Abbott -
Not Started
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- Dobbiamo parlare di Kevin (509)
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By Lionel Shriver -
Finished on Mar 20, 2012 




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59 people find this helpful 



Dobbiamo parlare del B-52 -
Il mondo si divide in due categorie:
gli approssimativi e i pedanti. Io mi classifico nel mezzo a seconda dell’anabasi delle mie paranoie notturne.
Se quelle che riesco a ricordarmi la mattina sono più di due, l’ago della bilancia si sposta pericolosamente sulla seconda categoria. Oggi è una di qu ... (
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Apr 16, 2012 |
23 feedbacks
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- La schiuma dei giorni (2715)
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By Boris Vian -
Finished on Mar 30, 2013 




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27 people find this helpful 



”A tela ordita, Dio manda il filo” -
Occorre che voi sappiate che il mio amico culo di gomma, famoso meccanico potrebbe dire che è tutta una questione di avviamento.
Del resto ce l’hanno insegnato da bambini: ciò che conta è l’inizio. Ad esempio l’alba di un giorno qualunque perché il mattino ha l’oro in bocca; l’inizio di un ... (
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Apr 19, 2013 |
18 feedbacks
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- La banda degli invisibili (279)
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By Fabio Bartolomei -
Finished on Feb 22, 2012 




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54 people find this helpful 



Caro Fabio ti scrivo -
Non per distarmi un po’, ma per distrarre il pubblico con le mie farneticazioni letterarie.
Togliti la giacca e mettiti pure comodo che tanto parto da lontano.
Hai presente quando hai un problema di cuore e telefoni alle due amiche a cui tieni di più, che manco stessero seguendo un copione, avrann ... (
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Feb 24, 2012 |
13 feedbacks
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- La straordinaria invenzione di Hugo Cabret (1327)
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By Brian Selznick -
Finished on Feb 18, 2012 




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La straordinaria invenzione di Hugo Cabret
45 people find this helpful 



Le associazioni mentali sono tante, milioni di milioni, così direbbe Negroni -
Il bambino lo troverà bellissimo, specie se lo portate prima a vedere il film. Leggere il libro sarà l’estensione formato carboncino del suo entusiasmo.
L’adulto medio lo troverà brillante e originale nel pregevole tentativo di omaggiare la settima arte e il pioniere degli effetti speciali: George ... (
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Feb 22, 2012 |
10 feedbacks
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- Vergogna (3638)
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By J. M. Coetzee -
Not Started
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Germinie Lacerteux
Era una notte buia e tempestosa, due masnadieri e uno yo-yo, in preda all’oscurità attendevano.
Uno di loro disse:
- A Giovà, ma tu li conosci i Fratelli De Goncourt?
- Chi, quelli che fanno ridere?
- No quelli sono i Marx.
- Ah, allora quelli del cinema.
- No, quelli sono i Lumière.
- ... (continue)
Era una notte buia e tempestosa, due masnadieri e uno yo-yo, in preda all’oscurità attendevano.
Uno di loro disse:
- A Giovà, ma tu li conosci i Fratelli De Goncourt?
- Chi, quelli che fanno ridere?
- No quelli sono i Marx.
- Ah, allora quelli del cinema.
- No, quelli sono i Lumière.
- Sei sicuro? A me pareva si chiamassero diversamente.
- Ho capito: tu parli dei Cohen. Comunque no, non intendevo loro.
- Ah, allora vuoi dire quelli della canoa.
- No, quelli sono gli Abbagnale.
- Ah, allora boh!
- Bontà divina, che razza d’asino mi tocca avere come fratello! Ma perché la prossima volta che dobbiamo fare una rapina non ti porti dietro un libro, che male di sicuro non ti fa?
- E perché tu invece di fare il saputello, non mi dici chi diavolo sono questi Gourmet e la fai finita?
- Gourmet!!!!! Cosa odono le mie orecchie! Va, va, siediti e taci che ti erudisco io.
(Giovanni si siede mansueto nel cono d’ombra dietro il muro della banca; impossibile vederlo ma c’è, si sente l’odore delle Camel blu che fuma aspirando lentamente, e lo suiiiiisc dello yo-yo che tiene il tempo; pazientemente aspetta che suo fratello Pietro incominci a raccontare).
E Pietro iniziò.
- Edmond e Jules De Goncourt erano due orfanelli incredibilmente fortunati. Quantunque la sorte li privò presto dei genitori, essi si consolarono a vicenda e crebbero all’ombra di una poderosa eredità. Inoltre non vivevano a Quarto Oggiaro ma in un quartiere della Parigi bene, e questo se sei orfano, è un dettaglio rilevante. Con i culetti al calduccio, e senza problemi economici, già da giovincelli incominciarono a collezionare opere d’arte, anche orientali. Questa passione per il Giappone si estese fino alle loro abitudini quotidiane. Tant’è vero che la mattina mentre Jules prendeva il sole in kimono, Edmond progettava un giardino zen dietro il patio di casa.
I Goncourt si volevano un gran bene. Ed erano così affiatati che facevano tutte le cose assieme. Si svegliavano alla stessa ora, uscivano per fare colazione insieme, compravano un giornale che tenevano un lato ciascuno per poterlo leggere contemporaneamente, avevano gusti identici, e si dividevano tutto. Persino Maria, l’amante, una levatrice che abitava vicino a casa loro, doveva fare i salti mortali per accontentarli tutt’e due in modo soddisfacente. Ma Edmond e Jules, che avevano un sacco di tempo a disposizione e un cervello creativo, decisero di avere nell’Arte un ruolo attivo, e si misero a scrivere. Scrivevano dappertutto e avevano da dire la loro su ogni cosa. Prima sull’arte e la pittura, poi saggi storici, infine romanzi e non solo. Nel 1851 infatti, iniziarono a scrivere il Journal, un vero e proprio almanacco sulla società letteraria del tempo, ove non c’è nome di artista su cui loro non avessero da parlare e anche da criticare. C’è chi disse che lo spirito “da comari” avesse prevalso sulla critica genuina, e che in fondo il Diario (questo il nome italiano dell’opera), fosse un’antologia dei vizi altrui. E infatti si fecero anche dei nemici. A dire il vero se ne fecero parecchi, gli unici su cui non ebbero da dire furono Daudet e De Nittis, quest’ultimo noto per essere un pezzo di pane, e quindi inattaccabile. Ad ogni modo, ad Edmond e Jules non gliene fregava un tubo, e come molto spesso accade a chi lo sa fare (di fregarsene con stile) ebbero un gran successo. Quando passavano per strada, la gente gli lanciava fiori, ai bistrot gli offrivano il caffè gratis, i giornali chiedevano il loro parere su questa o quell’altra questione. Insomma erano degli intellettuali seri e ricchi. E poi c’è anche da dire che il Diario venne pubblicato solo, e parzialmente, dopo la morte di Jules, il quale si perse un sacco di cose interessanti oltre alla pubblicazione della sua fatica a quattro mani: la Torre Eiffel, il Moulin Rouge, il Decadentismo che gli sarebbe piaciuto un sacco, e altre cose che per mancanza di tempo non sto qui a elencare. In compenso vide prendere forma la Parigi Haussmanniana, e questo basterebbe a chiunque per rimanere stupefatto per decenni. Insomma i Goncourt erano degli ottimi partiti. Non c’era dama che al loro passaggio non facesse gli occhi dolci, gli inviti a cena erano immancabili, e a volte dentro le baguette, Jules ed Edmond trovavano missive d’amore appassionate, e anche un po’ concitate. Ma i fratelli erano troppo legati per separarsi a causa di sciocchi affari di cuore. Perciò rimasero uniti e misogini. E com’è prevedibile ogni qualvolta si tratta di zitelle e scapoli convinti, anche maniacali. Si dedicarono anima e corpo al cosiddetto Naturalismo, e stabilirono che non sarebbero caduti mai nella vile tentazione di scrivere romanzi dove i protagonisti fossero di maniera, come fece invece “quel bimbominka di Hugo” (i testimoni riferiscono che si espressero proprio così). Perciò, con costanza e dedizione scrissero numerose opere, tenendo sempre ben presente la causa a cui si votarono: il realismo più puro, anche a costo di perdere l’occasione di una trama allettante e romanzata, secondo il gusto del grande pubblico. Sulla porta di casa fecero appendere un’insegna con su scritto “In Goncourt veritas”, e ogni volta che si suonava il campanello, un meccanismo sofisticatissimo faceva partire un carillon sulle note di un jingle, che successivamente diventò famoso in tutto il mondo: “Nessuno ci può giudicare nemmeno tu, la verità ti fa male lo so..zan zan” . La loro collaborazione, fin quando rimasero vivi entrambi, fu felice e assidua. Anche perché Edmond e Jules avevano uno strano modo di lavorare assieme. Ogni volta che scrivevano qualcosa, si rinchiudevano in stanze diverse, e cadauno buttava giù la stesura dello stesso capitolo ignaro di ciò che avrebbe scritto l’altro. Poi a cena, se li leggevano a voce alta, e all’ora del grog serale li fondevano in un’unica definitiva versione. I maligni erano certi che alla morte di Jules, il meccanismo sarebbe andato in tilt. Invece no: anche dopo la morte dell’adorato fratello, Edmond tenne alta la cifra stilistica delle sue opere, ma soprattutto la tenne uguale. Un mistero sui cui ancora adesso Piero e Alberto Chiara si arrovellano ogni notte, interrogandosi senza sosta ma con buona pace delle mogli che tanto li mandano a dormire in salotto, sugli aspetti tecnici della collaborazione fraterna, chi ideava la trama, chi faceva le descrizioni, chi sceglieva il titolo eccetera eccetera.
Per quanto tutte le loro opere siano degne di essere menzionate, quella più famosa è certamente Germinie Lacerteux, il calvario di una donna del popolo, la loro domestica. Germinie era quindi reale, e come tutti i personaggi avvolti dal ruvido panno della realtà, agli occhi del lettore ancora più sfigata. Ma la cosa che forse suscita più clamore, è che l’osservazione scientifica delle sventure di Germinie, avvenne solo dopo la morte della poveretta. Edmond e Jules, infatti, mai si erano accorti, pur vedendola tutti i giorni, di quale fosse la sua vita reale. Per loro fu un colpo atroce. Inutile dire che per farsi perdonare la svista macroscopica, i fratelli raddoppiarono lo zelo con cui indagarono a posteriori sulla sfortunata esistenza della loro domestica. Uno sforzo su cui anche i maldicenti contemporanei ebbero ben poco da dire, talmente l’opera venne eccellente e perfetta.
Nonostante la creatività di Edmond, dopo la morte di Jules, l’esistenza del fratello maggiore prese una piega vieppiù misera e ad esiti alterni. Ma prima di morire, Edmond fece in tempo a fondare L’Académie Goncourt, a cui lasciò tutto il suo patrimonio, affinché ogni anno venisse premiato il letterato che avesse prodotto la migliore opera d’immaginazione in prosa. Le condizioni che vincolavano il lascito furono ferree: il premio doveva essere assegnato solo dopo un pantagruelico pasto in ristorante, e il vincitore avrebbe dovuto brindare all’Accademia Goncourt e spernacchiare all’Académie Française. Il premiato inoltre non poteva vincere due volte. Unica eccezione fu Romain Gary, il quale vinse per la prima volta nel 1956, e la seconda nel 1975, quando per sbaglio, mentre faceva gli anagrammi della Settimana Enigmistica in bagno, utilizzò il retro della busta in cui aveva messo il manoscritto, per annotare gli appunti dell’ultimo quesito della Sfinge. Sicché, l’opera raggiunse l’Accademia firmata da un certo Émile Ajar, e vinse.
- A Piè, bella ‘sta storia, e se scrivessimo anche noi un libro? Già lo vedo scritto nel firmamento, “Le avventure dei fratelli Manofiacca”. Eh? Che dici? Si può fare no?
(Ma dall’oscurità, improvvisamente, i fari di una volante presero vita, il suono della sirena si levò alto e quasi canzonatorio. Che risposta diede Pietro non si seppe mai. Dello yo-yo nessuna traccia, anche se qualcuno giura che nelle notti più nere, si senta ancora uno suiiiisc stridulo e cadenzato ).