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By Herman Melville -
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By Michel Houellebecq -
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Diceria dell'untore
o quando tutte le notti -per pigrizia, per avarizia- ritornavo a sognare lo stesso sognocontinue)
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dalla moglie s'era diviso anni prima: una siracusana di spaventosa bellezza, sulla cui foto sputava, dicevano, tutte le mattine prima di lavarsi
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che giorni, che serate. forse i soli giorni ricchi di un'e ... (
o quando tutte le notti -per pigrizia, per avarizia- ritornavo a sognare lo stesso sogno
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dalla moglie s'era diviso anni prima: una siracusana di spaventosa bellezza, sulla cui foto sputava, dicevano, tutte le mattine prima di lavarsi
***
che giorni, che serate. forse i soli giorni ricchi di un'esistenza che non ha avuto altre iperboli, dopo, e s'è fatta inaspettatamente interminabile
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oh si, furono giorni infelici, i più felici della mia vita
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ma chi potrà scordarsi dei compagni di prigionia, del fuoco che li spingeva, nelle prime ore dell'alba, in pigiama com'erano, a scendere in giardino per piangere finalmente da soli, con la guancia premuta contro la spalliera di una panchina; chi potrà levarsi dalla mente le loro facce malrasate, mentre le coglie e disorienta l'indorarsi fulmineo del mondo, al di là del muro di cinta?
***
che cosa racconta un treno, un carro che va, fra bivacchi e lune sull'aia, lungo profumi d'aranci e paesi, in una notte d'estate? niente, eppure so di occhi sbarrati nel buio, che non avevano altra vacanza se non di sorprendere, al seguito di quelle ruote, qualche guizzo di vita durante la via
***
si tornava dall'immobile viaggio più lieti, più tristi, chi può dirlo, e tuttavia non delusi del nostro bottino di nuvole, l'unico che la sorte non aveva facoltà di vietarci
***
e questo era bello: andarsene così a spasso con passi d'aria per montagne e pianure, clandestini senza biglietto, contrabbandieri di vita. almeno finché la babilonia della luce non fosse tornata a proclamare sui tetti, per chi se ne stava dimenticando, che un altro giorno ci aspettava dietro l'angolo, con la sua razione infallibile di dileggio e di pena. e sarebbe stato un giorno di meno, uno dei pochi rimasti
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era già amore la passione con cui s'imparava la morte degli altri come fosse la propria. dunque come dimenticarsene dei compagni di allora, se in ognuno di riconosco e mi chiamo...?
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la morte è un paravento di fumo fra i vivi e gli altri. basta affondarci la mano per passare dall'altra parte e trovare le solidali dita di chi ci ama
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osservare le mostre dei negozi, specchiarvi fino all'ultimo spigolo le scarnificate figure, e sentire con gratitudine che nessuno se n'accorge, nessuno si volta. eccomi nell'accampamento del nemico, travestito da vivo, invulnerabile come chiunque
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certo oscilla fra contrattempi e incastri senza numero il gioc'a tombola della nostra vita. non si conosce mai chi si vuole ma chi si dee o chi capita, secondo che una mano sleale ci rimescoli, accozzi e sparigli, disponendo o cassando a suo grado gli appuntamenti sui canovacci dei suoi millenni
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sì, questo era il segreto: scappare dentro il sonno e allorgarcisi dentro, farci nido dentro, come chi indossa un vecchio maglione
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non dovevo tornarci, ho sbagliato
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quanto a lungo ho creduto in me, e quanto a torto
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marta parlava, parlava, ma io non avanzavo di un passo verso il cuore della nebulosa ch'era lei. oppure, se per un istante mi pareva di capire, arretravo immediatamente come davanti ad una trappola
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mentre io... ma io avevo più letto libri che vissuto giorni, nel mio così fuggitivo, così inefficace passaggio lungo le strade degli uomini
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ti ho raccontato un ricordo inventato
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se ti parlo non è per sentiri parlare, ma per impedirtelo
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chissà come giunse fino a me, con quale sputo di vecchio o bacio di puttana o spora di vento, vallo a sapere. impollinazione antropofila o impollinazione anemofila... che volo, però, da una polvere nella carraia alla mia glottide compiacente
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ma che importa tutto questo a un uomo la cui moglie è vedova? concluse con la facezia che era in uso fra noi, a derisione di chi incappava nella topica di discorrere del nostro futuro come se fossimo vivi
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quella domenica 18 agosto è, fra i giorni della mia vita, uno dei tre o quattro che mi recito da cima a fondo quando voglio cercare di raggiungere l'estasi di rivivermi
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uscivo di casa, la domenica, entravo nella folla, mi fissavo su una persona... meglio se era un povero, un vecchio. lo pedinavo senza parere accrescendo ogni momento di un poco la scienza di lui
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non sa che veder morire un uomo è più importante che dormirci insieme?
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chissà perché il sacrificio della regina dà a chi lo compie un così equivoco orgasmo, non lontano da quello amoroso? forse è un piacere da soriano. da gatto gesuita e boia. il quale si diverte a prestare al sorcio una momentanea ilarità di salvezza, e lo disinganna poi di botto, vibrando la zampata mortale. finge atti di pietà, e intanto indossa il cappuccio nero
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il signore degli assassini offre a quelli un'opportunità. dovranno, ciascuno ad occhi bendati, indossare a caso un cappello fra i 3 bianchi e i 2 neri che sono a mucchio sul tavolo. si salverà chi saprà con ragionate ragioni indovinare il colore del copricapo che ha scelto. avviene che i tre, l'uno all'insaputa dell'altro, estraggano tutti, unanimi, il bianco. sbendati si guardano. ora una cosa è chiara: che può salvarsi solo chi veda addosso ai compagni due cappelli neri, e possa quindi per esclusione dedurre il colore del proprio. ma ognuno dei tre non scopre sulla testa degli altri che bianco, inesorabile bianco... i primi due riflettono a lungo, rinunziano. vengono decappellati e decapitati. ma il terzo indovina. sta a te dirmi come e perché
***
te lo ripeto, è la morte dei primi che aiuta il terzo a salvarsi. è chiaro?
***
che devo farne? domandai, curvandomi sugli occhi chiusi del malato, senza riceverne risposta, a meno che non fosse risposta il moto impaziente della mano che, chiusa a pugno, debolmente mi picchiò contro la gamba. poi di colpo udii la voce, e non me l'aspettavo più, che in un rantolo: mandali a mia moglie, coglione.
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acqua davanti. e ventu darreri. vossa benedica.
***
The night aimed shadows
Through the crossbar windows
And the wind punched hard
To make the wall-siding sing
It’s many a night
I pretended to be a-sleepin’
Inside the walls
The walls of Red Wing
from Bob Dylan's Walls of Red Wing