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By Margaret Atwood -
Finished on Feb 9, 2013 




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Come una perla nell'ostrica -
Questo libro mi fu consigliato tanto tempo fa da una ragazza americana, che mi assicurò che un romanzo come questo mi avrebbe dato tante cose a cui pensare. Effettivamente è così.
“Il racconto dell’ancella” è un romanzo distopico, buon esempio di quel tipo di fantascienza che andava fra i Settanta e ... (continue ) -
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Feb 11, 2013 |
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La scelta di Sophie
***This comment contains spoilers! ***
Per me questo poteva essere il romanzo dell'anno, e lo dico consapevole del fatto che siamo solo a febbraio e che per quest'anno mi sono prefissa 60 libri.continue)
Molti si lamentano dell'eccesso di melodramma, ma questo per me non è quasi mai un problema; anzitutto perché il melodramma è un'arte perduta ch ... (
Per me questo poteva essere il romanzo dell'anno, e lo dico consapevole del fatto che siamo solo a febbraio e che per quest'anno mi sono prefissa 60 libri.
Molti si lamentano dell'eccesso di melodramma, ma questo per me non è quasi mai un problema; anzitutto perché il melodramma è un'arte perduta che mi fa piacere trovare in un romanzo del Novecento, sede improbabile. In secondo luogo, perché il senso della fiction secondo me è proprio farti vedere il lato esagerato della vita. Voglio dire, ci pensa già la realtà ad essere sottotono, che bisogno abbiamo di colori neutri anche nei libri?
Dunque, questa è una storia melodrammatica di amore, morte e dannazione. Dannazione non è una parola presa a caso, perché la protagonista è cattolica e uno dei tanti temi è la morte di Dio, intesa in realtà come morte dell'anima.
Molti lo interpretano come romanzo sull'Olocausto, ma a mio parere questo è falso. Si tratta di una storia delle vicende interiori dei personaggi principali, e direi che il tema fondamentale è il senso di colpa e la possibilità che il male (assoluto) invada la vita di un individuo.
In questo libro il male del mondo esterno si fonde diabolicamente con le questioni irrisolte che giacciono all'interno, e se si è fragili, o dubbiosi, o semplicemente troppo vecchi o troppo giovani, allora si deve morire. Non mi stupisce il fatto che Styron abbia lottato per tutta la vita con la depressione maggiore, evitando alla fine la sorte di molte persone depresse. Durante tutte le seicento pagine si avverte la presenza di un male oscuro che avanza come una marea sporca da ogni lato, e a cui tuttavia è possibile sfuggire.
Oserei dire che la "scelta" per cui questo romanzo è famoso sia solo l'ultima di una lunga serie, e fra l'altro quella di cui Sophie è realmente meno responsabile. Lei si autodefinisce una "persona incompleta", ed è verissimo; più volte si troverà di fronte a una scelta, e non sceglierà. La sua propensione a non scegliere veramente la sprofonda sempre più nell'abisso, diciamo anche nell'inferno.
Il personaggio di Sophie è benissimo scritto e anche interessante. Tuttavia, è in tale misura una proiezione dei desideri del protagonista, è così tanto donna anni quaranta, così tanto vittima, che alla fine ho smesso di empatizzare con lei e a tratti mi sono persino seccata per la sua propensione a farsi capro. Non è generoso da parte mia, lo so.
Molti adorano la figura del suo compagno, Nathan, ma non me la sento di condividere i plausi, forse perché essendo l'unico personaggio veramente alienato non riesco a vederlo altrimenti che sotto questa luce.
Oltre alla scarsa empatia per Sophie, quel che mi impedisce di mettere cinque stelle sono le digressioni e gli inserti non sempre sensati. Avrei evitato volentieri le parti più "saggistiche" sull'Olocausto, così come il secondo fallimento sessuale del protagonista, praticamente spiccicato al primo e inutile ai fini della trama.
Devo infine spendere qualche parola sull'elemento erotico, che ha tanto scandalizzato il pubblico americano all'uscita della prima edizione. Il sesso in questo libro è molto esplicito e molto maschile, e conflittuale come qualsiasi altro tema trattato. La voce narrante sembra schiacciata fra le richieste di una carnalità fortissima, la classica necessità di affermare la propria autostima tramite la potenza sessuale, e incomprensibili sensi di colpa di stampo cristianoide, che però condanna senza riserve nelle malcapitate profumiere che incontra.
Io non mi sarei stupita tanto della presenza di profumiere negli USA degli anni Quaranta, ma le pure esigenze fisiche portano il protagonista a esplodere come un campo minato in tremendi sfoghi ogni volta che non riesce a scopare, con la solita esibizione di enorme rancore del maschio insoddisfatto nei confronti delle donne che "non la danno". Tempi di attesa prima delle esplosioni, mediamente pochi giorni.
Risalta più che mai il contrasto fra le ragazzine belle e impreparate e la sessualità più matura e disinibita di Sophie, condita però anche in questo caso da un pizzico di pruderie cattolica (non tanta da impedirle qualcosa sul serio), e iniettata dall'esterno ("Nathan mi ha insegnato a scopare"). Probabilmente perché per uno di quella generazione una sensualità endogena senza mentori avrebbe reso antipatizzante il personaggio. Vabbè.
A parte questi piccoli impedimenti, è veramente un ottimo libro. Consigliato a chi sia interessato ai grandi dilemmi della vita, con grandi intendendo le vere e proprie "questioni di vita o di morte" e niente di meno. Andate a fare i minimalisti da qualche altra parte.