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For trade
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- Io sono Charlotte Simmons (1097)
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By Tom Wolfe -
Finished in Oct 2006 




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Finished 




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By Hitori Nakano -
Finished on Oct 18, 2007 




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I palermitani in questi casi usano dire: "Una minchiata alluscinaaante...". Che mi sembra l'unico giudizio possibile. E' lunghissimo (in proporzione al tema), ripetitivo e praticamente non c'è scritto niente.
Ad ogni modo il mio giudizio è parziale, visto che a me in generale le storie d'amore ... (continue ) -
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Oct 19, 2007 |
1 feedback
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Io sono Charlotte Simmons
Non c’è motivo di spaventarsi, lo spessore è quello che è, ma in realtà si tratta di una lettura leggera. Non mi dilungo più di tanto sulla trama: Charlotte Simmons, una ragazza carina e spaventosamente intelligente che proviene da uno sperduto paesino dell’Alleghany County (North Carolina), viene a ... (continue)
Non c’è motivo di spaventarsi, lo spessore è quello che è, ma in realtà si tratta di una lettura leggera. Non mi dilungo più di tanto sulla trama: Charlotte Simmons, una ragazza carina e spaventosamente intelligente che proviene da uno sperduto paesino dell’Alleghany County (North Carolina), viene ammessa col massimo dei voti alla prestigiosa università Dupont. Arrivata lì, scopre che nulla è come lo immaginava, e che più che un tempio della scienza la Dupont sembra un lupanare: fiumi d’alcool, raccomandazioni, tensioni di classe, sesso facile e poco studio. Riuscirà la nostra (che è vergine e non ha mai toccato un goccio d’alcool) ad affermarsi rimanendo ciò che è, ovvero Charlotte Simmons? Lo scoprirete sciroppandovi le 777 pagine.
Allora. Questo è un romanzo americano al cento per cento, e come tale presenta tutti i pregi e difetti di un’opera scritta da un americano di oggi. Come pregi, c'è il fatto che è scorrevole e che fa un’acuta analisi dell’ambiente delle università statunitensi. Sembra un romanzo realistico dell’Ottocento riportato ai nostri giorni, tipo “La fiera delle Vanità”; con tutto quello che comporta, cioè i personaggi poco approfonditi e la visuale a senso unico. Non sono d’accordo sulla critica che è stata mossa più di frequente all’autore, di fare troppo generosamente uso del turpiloquio. Secondo me, al contrario, il turpiloquio è esattamente dosato in modo da dar fastidio al lettore, che si identifica con la protagonista, tramortita da tanta volgarità.
Quello che più disturba, a mio parere, è che Wolfe tende a riportare sulla stessa scala di “immoralità” cose che obiettivamente non sono sullo stesso piano. Il bagno misto ce l’abbiamo anche noi al pensionato universitario, e non è fonte di perdizione, così come non si può considerare una ragazza “nuda” se indossa un asciugamano che le copre dalle ascelle alle ginocchia. Il tipo sembra avere qualche strana disfunzione che gli fa vedere il mondo in bianco e nero. Non distingue la degradazione (cocaina, corruzione di funzionari, scandali politici, alcoolismo ecc.) dal bicchierino il sabato sera. O ci si ubriaca come gli animali o non si beve alcool per niente. O ci si veste da troie o ci si veste male. O si fa sesso con chiunque o si resta vergini fino al matrimonio. Di solito il margine di scelta non è questo. Senza contare il fatto che è praticamente impossibile affezionarsi a qualunque personaggio. La protagonista è insopportabile: bacchettona, saputella, arrivista, senza spina dorsale, si fa condizionare dall’ambiente circostante senza troppi problemi e sembra che voglia studiare non tanto perché le interessa, quanto per distinguersi dagli altri, che da un lato le sembrano tutti scemi e dall’altro tutti desiderabili per la loro compagnia, ricchezza e quant’altro. Ma anche gli altri personaggi… abbiamo uno pseudointellettuale col complesso d’inferiorità perché è ebreo, un arrampicatore sociale di ultradestra, un atleta che si venderebbe sua madre pur di diventare celebre...
Insomma, vedete un po’ voi se ve la sentite. A me, alla fin fine non è dispiaciuto, ma magari se tornassi indietro troverei un altro modo di spendere 16 euro.