-
All books
| La rivoluzione della luna |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| L'uomo duplicato |
|
|
|
|
||
| Il bambino che sognava la fine del mondo |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Pinocchio |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Lucernario |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Il piccolo naviglio |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Una stanza tutta per sé: I grandi della narrativa, 15 |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| L'anno della morte di Ricardo Reis |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Storia dell'assedio di Lisbona |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Tutti i nomi |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Ave Mary: E la Chiesa inventò la donna |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Manuale di pittura e calligrafia |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Un antropologo su Marte: Sette racconti paradossali |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Il porto di Toledo: Ricordi della vita irreale |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Elena, Elena amore mio |
|
|
|
|
||
| Altai |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Il viaggio notturno del profeta |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| La montagna incantata |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Il cardillo addolorato |
|
|
|
||
| City |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Il circolo Pickwick |
|
|
|
|
||
| La lingua salvata: Storia di una giovinezza |
|
|
|
|
||
| Estinzione: Uno sfacelo |
|
|
|
||
| Nati sotto Saturno: La figura dell'artista dall'antichità alla Rivoluzione francese |
|
|
|
|
||
| Notti bianche |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| I demoni |
|
|
|
|
||
| Le due chiese |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Il grande Gatsby: I grandi della narrativa, 11 |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Il giocatore: I grandi della narrativa, 10 |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Il gioco degli specchi |
|
|
|
||
| Piazza d'Italia: Favola popolare in tre tempi, un epilogo e un'appendice |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Grandi speranze |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| La ragazza con l'orecchino di perla |
|
|
|
||
| Le mamme non mettono mai i tacchi |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| L'Amore costa caro: Quanto sei disposto a pagare un amore con la A maiuscola? |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Il giro del cielo |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Ero una brava mamma prima di avere figli: Guida pratica per sopravvivere al primo anno di vita del bambino |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Il sorriso di Angelica |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Solar |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| La casa degli spiriti |
|
|
|
||
| Quello che le mamme non dicono: dal Pampero ai Pampers alla ricerca dell'istinto materno |
|
|
|
||
| Harry Potter e la Camera dei Segreti |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Che cosa aspettarsi il primo anno |
|
|
|
||
| La verità dell'alligatore |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Acqua in bocca |
|
|
|
||
| La caccia al tesoro |
|
|
|
||
| Il sentiero dei nidi di ragno |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Memorie di Adriano |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||
| Il Maestro e Margherita: La biblioteca di Repubblica - Novecento, 8 |
|
![]() ![]() ![]() ![]()
|
|
|
||

Quel qualcosa che sfugge alla banale comprensione.
Difficile provare ad esprimere un giudizio su quest'opera senza rischiare di fraintenderla, tentando di darne un'interpretazione definita quando essa non lo richiede.continue)
La difficoltà di lettura che molti lettori lamentano a proposito di questo criptico romanzo, non è certo dovuta alla ricchezza della ... (
Difficile provare ad esprimere un giudizio su quest'opera senza rischiare di fraintenderla, tentando di darne un'interpretazione definita quando essa non lo richiede.
La difficoltà di lettura che molti lettori lamentano a proposito di questo criptico romanzo, non è certo dovuta alla ricchezza della sua prosa, pur così articolata, pur così ridondante, per la quale vale anche la pena spendere qualche parola di elogio.
Chi definisce barocco lo stile del Cardillo, forse non sbaglia, riferendosi al gusto per la ricercatezza di espressione, al fiorire di perifrasi e alle articolate costruzioni, al periodare mai scarno, ma nemmeno vacuo esercizio retorico.
La Ortese ci conduce all'interno delle vicende narrate dispiegando generosamente il proprio nutrito arsenale di virtuosismi linguistici e lessicali, la sua padronanza nel manipolare la frase, la sua capacità di veleggiare col suo discorso tra vedutismi idillici di sapore arcadico e incisi di carattere amaramente polemico nei confronti di un indefesso malcostume civico, stoccate dirette ai governi passati e presenti e all'ipocrisia di uno spirito cristiano assai poco coerente con le effettive azioni degli uomini, interpolando apostrofi al lettore moderno e lasciando spazio a voli di pensiero, alle voci, al sentire interiore dei personaggi, attori di quel dramma umano che va mettendo in scena, con una nota, almeno inizialmente, di benevolo distacco da quel mondo. Un mondo in apparenza radioso, dominato dalla ratio umana, nell'epoca dei dispotismi illuminati, nell'arroccarsi dell'ancien régime ai propri privilegi, al diritto della propria superiorità estetica e intellettuale, prima che politica ed economica.
Elegante, aristocratico, colorito di riferimenti classicheggianti, di richiami mitologici, di suggestioni pittoriche, forse volutamente tratte da quel mondo "felice" e opulento, da quelle atmosfere rarefatte in cui la nostra storia si dispiega, collocandosi, almeno in apparenza entro ben definite coordinate storico-geografiche. Eppure questa sensazione di armonia tra scrittura e narrato si dissolve presto con l'andar della lettura. E anche questa prosa, apparentemente leggera e rococò, si fa via via più sotterranea, grave e dolorosa, sofferta; e così le complesse architetture del periodo pur non mancando mai di precisione estetica l'attenzione per il costrutto e le soluzioni a effetto, mi sembra manchino della rotonda ariosità proprie delle grandi scenografie barocche.
Così di pari passo, atmosfere magico-fiabesche si sovrappongono come un velo di sogno o allucinazione, all'esattezza del paesaggio fisico, alla storia reale del mondo che conosciamo. Ma cosa sia realtà e cosa visione, rimane incerto, così come rimane fino all'ultimo poco chiara la verità sull'esatto svolgersi di alcuni episodi chiave, sull'intreccio delle relazioni e dei ruoli dell'uno o dell'altro personaggio di queste vicende.
E se è difficile riuscire a vedere chiaro nel passato delle vite dei personaggi, lo è altrettanto, se non di più riuscire a vedere chiaro nel loro presente, nelle motivazioni profonde che muovono il loro agire, ché il fatto che esista un mistero non svelato nelle vite di don Mariano e della bella e inarrivabile Elmina è cosa che si avverte sin da quasi subito, che si intuisce, e di cui invano si attende quasi fino all'ultimo la tanto sospirata soluzione, pur nell'intuizione parallela che probabilmente tale soluzione non arriverà a soddisfare del tutto le numerose domande e gli innumerevoli dubbi irrisolti dello smarrito lettore, che a un certo punto dovrà ammettere a se stesso di aver perso il filo, e invano tornerà indietro a cercare di riavvolgerlo in maniera lineare, evitando pericolosi grovigli.
La verità, sembra dirci, facendosi, è vero, anche un po' beffe di noi, indagatori fiduciosi della conoscibilità dei fatti, l'autrice, la verità sui fatti, e tanto meno sulle persone, non può essere conosciuta, ma anzi, di più, la verità pare quasi non esistere, scomparire del tutto dal campo dell'esistente, soppiantata da una molteplicità di versioni, da una pluralità di voci: quale è esatta?
E se fossero invece tutte parte costituente e integrante di un'unica realtà, che non può essere colta se non per scorci di vedute contrapposte? Come del mito classico nessuna versione è più autentica di un'altra, così nel romanzo, la fabula domina la scena: l'affabulazione, la supposizione, l'insinuazione, finanche la chiacchiera di villaggio. Visioni e manifestazioni metafisiche contribuiranno in egual misura a fare luce, o forse a gettare nuovi interrogativi, sull'imperscrutabilità di passati scottanti, che gravano come fardelli sulle vite dei personaggi, imperscrutabili anch'essi, perché nel loro animo celano verità inconfessabili, per scelta, o voto, o ambiguità di sentimenti.
Come se la Ortese ci mettesse in guardia dai pericoli di ciò che sembra al primo colpo d'occhio. La storia si va costruendo man mano, attraverso cambi continui di punti di vista che obbligano ogni volta a ripartire da zero, reinterpretando sotto diversa luce comportamenti e avvenimenti.
Così anche la nostra opinione sui personaggi e sul loro agire varia di continuo, un poco in balia delle voci, un poco dei sentimenti controversi di quel principe negromante che, come noi, anela a vederci chiaro, nella vicenda del cardillo.
Ma chi è questo cardillo? Il lettore spazientito più d'una volta si troverà a maledire il dannato uccello e i criptici riferimenti alla di lui presenza nella vita di Donna Elmina, ché sembra sempre che qualcosa ci stia sfuggendo, della reale comprensione della storia, e che non riusciamo bene ad afferrarne il senso profondo. O forse il messaggio è proprio questo? Che non tutto ci è dato sapere, e che anzi, la conoscenza stessa non è che inganno, così come la nostra presunta capacità di gestirla? A questo sembra alludere anche il nome del notaio, don Liborio Apparente, colui che ci viene presentato come una chiave di lettura fondamentale della vicenda, e che fino alle ultime battute sembra essere l'unico appiglio possibile alla conferma che quanto vissuto dal principe Ingmar nel ventre di Napoli non sia stato solo frutto di una sogno o di un'allucinazione.
E così anche il lettore, come il nostro principe dalle innate doti sensitive, sarà spesso portato a trarre conclusioni errate, a percorrere percorsi mentali che lo condurranno fuori strada, a dover riaggiustare il tiro, nella sua perenne predisposizione a voler attribuire un significato preciso a quelle che finiscono per restare suggestioni indefinite.
Forse Ingmar non è che una personalità dissociata dal reale, chiusa nella sua depressione e al limite con la schizofrenia, e tutto ciò che vede e sente non sia che frutto della sua ipereccitata mente malata?
Al contrario, egli potrebbe essere dotato di una particolare sensibilità per ciò che al sensibile è sotteso, e intangibile per le menti grezze, appesantite dall'oggettività concreta da questo mondo fisico, e forse in virtù di questa sua finezza psicologica potrà infine penetrare il mistero del cardillo.
Insomma, non importa cosa è verosimile e cosa no: in un crescendo di surreale, anime dei morti si ritrovano tra i vivi, a recitare una farsa grottesca di ipoteche e vendette familiari, gelosie e mai sopite avversità, lenti telescopiche che aprono finestre metafisiche su realtà spaziali lontane dagli occhi e dalle orecchie di chi guarda e ascolta, visioni premonitrici e retrospettive, che contribuiscono a confondere e a dissolvere il senso del tempo, e la collocazione degli episodi al suo interno.
E donna Elmna è colei attorno a cui tutto questo ruota, pur non palesandoci mai niente di sé, dei suoi desideri, delle sue intenzioni e dei suoi pensieri; sembra quasi un essere privo di sentimenti umani, trascendentale e distante.
Tutti amano Elmina, ma di lei amano solamente la tristezza, e non lo sanno, la tristezza che si illudono di poter mutare in felicità, addolcita dai doni di una vita ricca in affetti e beni. Ma non è questo che ella vuole.
Forse in Donna Elmina l'autrice voleva solo condensare il significato dell'insondabilità dell'animo umano, l'inesprimibile dolore dell'esistenza, che non può essere realmente comunicato e compreso se non per suggestioni, silenzi, spiegazioni negate.
Schiava o protettrice pietosa di un enigmatico folletto, che la lega indissolubilmente al mondo del dolore: "Le creature vivono nel dolore, e solo il dolore si deve amare, solo quelli perduti si devono servire..." afferma infatti, interrogata dall'innamorato Dupré sulla sua professione di fede.
È con questa enigmatica confessione che Elmina confessa l'inclinazione del suo cuore per la tristezza, la negazione di tutto ciò che è gioia e vita, inclusi i suoi stessi figli, la sua propensione per gli esclusi dalla vita, tra i quali sceglie di essere, il suo rifiuto della "pietà cristiana" comunemente intesa, una risposta concreta alla malvagità del genere umano, alla sua impietosità verso la difformità, verso chi è marchiato d'inattitudine alla vita, verso gli innumerevoli "figli della natura e non di Dio".
E il cardillo? Canta il dolore per una felicità negata, che ad alcuni esseri è preclusa a prescindere, appare e scompare dalla storia ripetendo il suo monito che il dolore del mondo non venga dimenticato, in virtù di un'effimera felicità individuale.
Forse hanno ragione tutti quelli che giudicano questo libro una sequenza infinita di arzigogoli mentali e sproloqui verbali, e allora credo che non farò male a nessuno se a quelli della Ortese, aggiungo qui i miei: a chi vuole la libertà di ricavarne qualcosa, di utile o buono, non saprei.