[−]
  • Search

All books

Cover of Things the Grandchildren Should Know
  • 11 people find this helpful

    Sapere che questa è l’autobiografia di una rock star – sebbene non molto conosciuta – potrebbe portarvi fuori pista. Perché questa è innanzitutto la storia di un uomo, e prima ancora di un bambino e di un ragazzo, che ha costruito la sua esistenza con tenacità e caparbietà nonostante le cose attorno ... (continue)

    Sapere che questa è l’autobiografia di una rock star – sebbene non molto conosciuta – potrebbe portarvi fuori pista. Perché questa è innanzitutto la storia di un uomo, e prima ancora di un bambino e di un ragazzo, che ha costruito la sua esistenza con tenacità e caparbietà nonostante le cose attorno a lui si sfaldassero pezzo dopo pezzo, o crollassero come castelli di carte al vento proprio nei momenti in cui qualcosa sembrava mettersi al posto giusto.
    Mark Oliver Everett è adesso un simpatico e talentuosissimo musicista di 46 anni, il frontman (ma in realtà unico componente fisso) degli Eels, una band dalla produzione estremamente varia e differenziata, proprio perché E (questo il nome con cui Everett è stato sempre chiamato dagli amici) scrive quello che sente, quello che vorrebbe, quello che gli accade.
    E di cose gliene sono accadute davvero tante; in primis un padre, Hugh Everett, che è stato un genio incompreso della meccanica quantistica, l’inventore della teoria dei mondi paralleli, un uomo sempre intento a scribacchiare formule astruse durante la cena, sempre per conto suo, con pochissimo contatto reale con la famiglia. Un uomo che muore d’infarto a cinquant’anni – grazie anche ai tre pacchetti giornalieri di Kent – e il cui corpo ormai rigido viene trovato proprio dal diciannovenne Mark.
    Poi, una madre molto affettuosa ma un po’ – come dire – caratterialmente instabile, una madre con il comportamento fragile da bambina, alcune volte ipersensibile da scoppiare a piangere passando l’aspirapolvere, altre volte distaccata e quasi rassegnata.
    Ed ancora, forse il più grande turbamento per il giovane Mark, una sorella maggiore, Liz, con problemi di alcool e droga, relazioni di coppia con soggetti potenzialmente pericolosi, innumerevoli tentativi di suicidio culminati in quello riuscito, per ingestione di pillole.
    Everett racconta la sua vita con ironia e con grande partecipazione emotiva; riesce a far pensare, divertire e commuovere allo stesso tempo. Sembra quasi di ascoltare un amico che stia narrando la sua storia, talmente genuino è il tono, sincere le parole, semplici le frasi.
    Il ritratto di un uomo che ha affrontato gli alti e i bassi della sua vita con coraggio, tenendo testa alla disperazione bruciante (che nel libro si percepisce tutta, e con dolore), compiendo gesti di amore incondizionato verso la madre malata terminale di cancro ai polmoni, quando ormai la fortuna lavorativa stava iniziando a sorridergli. Un uomo che detesta la mondanità, gli show, le luci della ribalta, che racconta di amare la sua casa, di trascorrervi giorni e giorni nel patio, col suo cane, guardando alla sera il cielo stellato e immaginando di rivolgersi al padre, alla madre, a Liz.

    Is this helpful?

    Posted on Oct 10, 2009 | 2 feedbacks

Cover of Time's Arrow or the Nature of the Offence
  • 10 people find this helpful

    Un libro tecnicamente sorprendente e con pochissimi eguali nella storia della letteratura. L’opera forse più bella di Martin Amis, e allora ci si domanda come mai sia introvabile e fuori catalogo da dover scomodare una libreria online inglese per andarlo a reperire in lingua originale (se un “amico” ... (continue)

    Un libro tecnicamente sorprendente e con pochissimi eguali nella storia della letteratura. L’opera forse più bella di Martin Amis, e allora ci si domanda come mai sia introvabile e fuori catalogo da dover scomodare una libreria online inglese per andarlo a reperire in lingua originale (se un “amico” cui l’avete prestato non ve lo ha più restituito anzi nega di averlo mai avuto in prestito da voi…!).
    Inequivocabile il titolo: come in un rewind cinematografico l’asse cronologico si sposta, inverte la sua marcia, va a ritroso. Il vettore tempo impazzisce, fa un giro di 180° e ritorna sui suoi passi. A prima vista, facile e comprensibile. All’inizio del romanzo il protagonista passa dalla morte ad uno stato di torpore comatoso, via via a sentirsi sempre meglio e uscire dall’ospedale, sentendosi ringiovanito. Fin qui, semplice. Già, se non fosse che ogni azione – ogni azione, proprio ogni azione e perfino i dialoghi – è raffigurata al contrario. Un puzzle all’ennesima potenza che disgregherà il vostro senso del tempo, mettendovi a dura prova. Spesso dovrete fermarvi, durante la narrazione, per controllare la veridicità e il senso del movimento: un gesto semplice come chiamare un taxi diventa una pantomima, l’auto vi aspetta fuori dal locale, vi porta in retromarcia a destinazione e, scendendo, siete talmente contenti del servizio che salutate con la mano la vettura che si allontana (sempre in retromarcia, ça va sans dire). Ovviamente sputerete il caffé in una tazzina vuota. E i dialoghi inizieranno dal congedo finale, per avere un senso andranno letti a ritroso.
    Ogni gesto va minuziosamente rimontato al contrario.
    Ma il barocchismo tecnico non basta. Sotto c’è una storia, e non da poco. Tod Friendly, l’uomo di cui osserviamo la vita all’incontrario, da vecchio che è, ringiovanisce e diventa un dottore nazista (ed ecco che il sottotitolo La natura dell’offesa acquista una rilevanza diversa, rivelandosi per quel che è, ovvero una frase di Primo Levi tratta da La tregua). La sua storia viene narrata dalla coscienza risvegliata, e all’inizio non è facile capire chi stia parlando. A poco a poco, col fluire degli eventi e della narrazione, una volta più familiarizzati con il meccanismo temporale, intendiamo che si tratta di una voce interiore, che corre ignara verso il terribile passato che l’attende nei campi di concentramento, pura come lo sguardo di un bambino, innocente e inconsapevole nella sua prospettiva d’osservazione. Amis scrive con passo diretto e tagliente, senza compromessi, senza mezze misure, scegliendo di non rendere meno dolorosa la consapevolezza di eventi crudeli, affrontati non come ricordi – magari sbiaditi - ma come le tragiche atrocità perpetrate ad Auschwitz, senza il velo pietoso della memoria ma con il drammatico pathos della presa diretta.

    Is this helpful?

    Posted on Jul 7, 2009 | 1 feedback

Cover of Conversation
Cover of And Then There Were None
Cover of Murder on the Orient Express
Cover of How to Read Egyptian Hieroglyphs
Cover of JOHN KEATS
Cover of The York Notes on D.H.Lawrence's
Cover of Tradition and Dream
Cover of James Joyce,
Cover of Thomas Hardy,
Cover of The English Novel

1 2 3 4 5 6 7

swirlingclouds has more books in other languages ...

Check to see:

(You can change this back in "Settings")

RSS feeds: subscribe to swirlingclouds's shelf

Inline Translation Mode

Left click to navigate, right click to translate.

inline translation guide

or close

Inline translation is not ready for this page yet.

Inline translation mode.

Share this page with your friends.