"Una conchiglia è il labirinto del vento collegato al mondo infero marino. Il suo ventre è il miasma. Il rifugio abissale del sangue. L'ululato dei dintorni. Lo spazio dove la voce si dissolve in sabbia. Una conchiglia torna sempre nello stesso punto. Cerca di uscire e sempre ritorna. La sua stessa
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"Una conchiglia è il labirinto del vento collegato al mondo infero marino. Il suo ventre è il miasma. Il rifugio abissale del sangue. L'ululato dei dintorni. Lo spazio dove la voce si dissolve in sabbia. Una conchiglia torna sempre nello stesso punto. Cerca di uscire e sempre ritorna. La sua stessa forza la contrae.
Il suo ritmo è interiore, senza uscita, si avvolge su sé stessa, si comprime e si divora, nella sua stessa carne, nel suo stesso cristallo.
Una conchiglia è una porta chiusa.
Chiusa e definitiva.
Non esiste un essere più infelice di colui che torna dal silenzio e non trova nessuno."
Yodo. Iodio e l'odore del mare, anche se il mare in questa storia di violenza e sangue è solo lo sfondo di una pace apparente. Mare e conchiglie, che il protagonista raccoglie e conserva gelosamente. Per giocare, per scavare lombrichi nella terra, e, a volte, per uccidere. Raccoglie anche sassi, come quelli che gli vengono gettati contro quando esce in strada; li ammucchia giorno dopo giorno in un luogo dal nome brutalmente esplicito: Primo Sangue.
Il protagonista di questo horror urbano non ha il profilo scontato del serial killer a cui tanta letteratura e filmografia ci hanno abituato, è bensì qualcosa di molto meno prevedibile. La madre è una santona, la bruja della tradizione ispano-americana (Madame Adela - fa tornare l'amore e la fortuna), ma, nonostante le boccette d'acqua vendute come rimedi miracolosi, è una strega Vera. E su quel figlio, nel barrio dove entrambi vivono, circola una strana storia: di come sia nato a metà tra la vita e la morte, e di come sia rimasto sospeso su quell'oscuro confine fino al giorno in cui la madre, patteggiando col Demonio, se lo è ripreso. Ma la creatura che è tornata indietro, di umano ha ben poco. Sappiamo qualcosa di come appare: un corpo bellissimo, albino, tatuato con i simboli di protezione che ne hanno permesso il risveglio. Un volto simile a quello del padre, morto per le maledizioni della madre, perché non ha voluto sposarla. Forse un nome (Horacio?), forse un'età (25 anni?), ma questi particolari per il protagonista, che si racconta in prima persona, hanno poca importanza. Altri elementi spuntano quasi senza volere dalle sue parole: la gente lo conosce come il "figlio della strega", il ritardato che non dice tre frasi in fila, e guarda per ore la "Pantera Rosa". Che esce solo al crepuscolo, e osserva affascinato ogni partenza e arrivo al capolinea degli autobus, finché gli autisti non lo scacciano a sassate. Lui questo ruolo lo accetta.
"Comprendo il linguaggio degli insulti e delle pietre, e accetto di non avvicinarmi" ci dice subito, all'inizio del suo racconto, mentre cammina al buio tra i rifiuti. "Soprattutto perché le pietre fanno male."
In compenso, pagina dopo pagina, con abominevole innocenza, ci racconta quello che è. E quello che fa.
Lo Hilbeloth è il regno degli elfi, un bosco pieno di meraviglie ma anche di pericoli per chi decide di addentrarsi tra le sue Querce Sacre senza conoscere appieno le leggi del popolo che lo abita.
Durante una notte carica di misteriosi poteri, entro i confini di questo luogo magico si trovano a in
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Lo Hilbeloth è il regno degli elfi, un bosco pieno di meraviglie ma anche di pericoli per chi decide di addentrarsi tra le sue Querce Sacre senza conoscere appieno le leggi del popolo che lo abita.
Durante una notte carica di misteriosi poteri, entro i confini di questo luogo magico si trovano a incrociarsi i destini di singolari personaggi: Teagrin il nano è risoluto a trovare l'amico Kypad, mezzo-uomo di Sollebonta;
Evelyn, druida mezz'elfa, è alla caccia di colui che ha rubato il rarissimo vischio argentato; Isabeau, umana e apprendista maga, vuole recuperare proprio il magico vischio trovato dalla sua "farfatalla" Fetherlight; la sorella gemella Elèna, "cavalieressa" dell'Accademia di Steinwïrst, vuole trovare lei, credendola sperduta nel bosco; Hunt, il capitano dei Cacciatori Elfi, viene inviato in una strana missione assieme a due sergenti, Ves e Belthamas, e una piccola squadra di soldati.
Questi sono solo alcuni dei protagonisti del romanzo d'esordio di FRANCESCO VIEGI, Warheit - Una Corda di Canapa, ma molti ancora ce ne sarebbero da elencare: Principesse cattive, Maghi oscuri avvolti nell'Ombra, dottori, farmacisti e avvocati elfici, creature magiche benevole o molto pericolose, la Foresta stessa, la cui vera voce può essere udita solo dai più meritevoli e il cui giudizio è inappellabile. In questo libro, infatti, ogni personaggio assume un ruolo importante diventando così protagonista.
I vari "attori" e le rispettive vicende, inizialmente tanti fili isolati, si trovano via via intrecciati insieme in un complotto losco e crudele ai danni di Hunt e Ves, nel quale sono implicati tutti, nel bene e nel male.
Quale sarà la sorte di Isabeau, condannata dal Gran Giurì elfico e obbligata ad una difficile Ordalia? E, soprattutto, cosa si cela veramente dietro le trame oscure che l'hanno coinvolta assieme alla sorella e ai suoi nuovi amici?
La parola che dà nome alla trilogia di Francesco Viegi è Warheit, ricavata da wharheit, che in tedesco significa Verità. E proprio la ricerca della verità su ciò che ha corrotto la magica foresta degli elfi è il tema non solo del primo volume, il cui finale resta aperto, ma anche dei successivi ancora inediti.
Il romanzo Un cantico per Leibowitz si compone di tre parti, corrispondenti agli originari tre racconti lunghi A Canticle for Leibowitz, And the Light is Risen e The Last Canticle pubblicati sulla rivista The Magazine of Fantasy & SF tra il 1955 e il 1957, che avevano consentito all'autore, Walter M
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Il romanzo Un cantico per Leibowitz si compone di tre parti, corrispondenti agli originari tre racconti lunghi A Canticle for Leibowitz, And the Light is Risen e The Last Canticle pubblicati sulla rivista The Magazine of Fantasy & SF tra il 1955 e il 1957, che avevano consentito all'autore, Walter Miller, di raggiungere un notevole quanto meritato successo.
Nella prima parte, "Fiat Homo", il novizio Francis, in ritiro spirituale quaresimale fuori dalle mura dell'Abbazia dell'Ordine di Leibowitz, impegna il tempo pregando e costruendosi un riparo per trascorrere le notti. La ricercata solitudine e il silenzio meditativo vengono turbati dall'arrivo di un misterioso pellegrino, il quale, dopo qualche fraintendimento, prima di proseguire verso l'Abbazia aiuta il giovane frate segnalandogli una pietra utile a colmare l'ultimo vuoto rimasto nella precaria struttura del rifugio.
Sollevata la pietra da terra, Francis scopre inaspettatamente il passaggio per una grotta sotterranea dove rinviene, semisepolto, un cartello in "inglese prediluviale" con la scritta "Rifugio Sopravvivenza Fallout Posti 15".
Francis conosce il Fallout solo dalle leggende che gli sono state raccontate: è un demone che egli immagina "metà salamandra... e metà incubo che contaminava le vergini nel sonno". In effetti i mostri deformi del mondo non erano forse chiamati figli del Fallout? Fattosi coraggio, il novizio avanza nell'ombra e, con suo sommo stupore, trova alcune reliquie del Beato Leibowitz, il martire che fu tra i primi a cercare di preservare la conoscenza scritta dalla distruzione...
Attraverso gli episodi salienti della vita di un monaco dall'animo semplice, che si ritroverà catapultato, suo malgrado, nella complicata dimensione della politica ecclesiastica, il lettore viene lentamente accompagnato nella realtà terribile venutasi a creare in seguito a una guerra atomica scoppiata secoli prima. Le radiazioni hanno reso inabitabili regioni sconfinate e generato veri e propri mostri; l'odio verso i responsabili della distruzione globale ha accecato i superstiti, inducendoli a eliminare chiunque detenesse conoscenze potenzialmente pericolose, fino a bruciare tutti i libri e perseguitare addirittura chi sapesse leggere.
Nato in Florida nel novembre del 1835, Samuel Langhorne Clemens scelse lo pseudonimo con cui è noto al grande pubblico basandosi sull'esperienza quotidiana della propria vita lavorativa. "Mark twain", letteralmente "segna doppio", era l'espressione utilizzata sui battelli fluviali che discendevano i
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Nato in Florida nel novembre del 1835, Samuel Langhorne Clemens scelse lo pseudonimo con cui è noto al grande pubblico basandosi sull'esperienza quotidiana della propria vita lavorativa. "Mark twain", letteralmente "segna doppio", era l'espressione utilizzata sui battelli fluviali che discendevano il Mississippi, per indicare la profondità delle acque. Samuel, prima che uno scrittore, fu un pilota di battelli a vapore. Proprio quei battelli che, in un modo o nell'altro, hanno popolato i suoi capolavori più famosi (Le Avventure di Tom Sawyer, Le Avventure di Huckleberry Finn...).
Ed è stata proprio questa sua capacità di riversare direttamente nelle pagine del libro la vita provata sulla pelle che ha fatto di Twain il talento forse più autentico nel panorama letterario americano della seconda metà dell'Ottocento.
Così come la conoscenza puntuale degli ambienti rende le sue descrizioni asciutte e precise, in maniera analoga l'esperienza tecnica, che costituiva un bagaglio importante della sua formazione professionale, permea tutta la sua produzione, spiccando in modo particolare nel testo di Un Americano alla Corte di Re Artù (A Connecticut Yankee in King Arthur's Court) edito nel 1889.
In quest'opera, la scarsa conoscenza geografica dei luoghi narrati (soprattutto se paragonati alle sponde del Mississippi) lascia spazio a un'ampia serie di digressioni tecniche su telefono, elettricità, cannone, macchina a vapore, carta stampata e altri anacronismi che colorano l'immaginaria campagna inglese della Camelot medioevale.
Il romanzo racconta di un viaggio nel tempo. Utilizzando uno stratagemma simile a quello adottato da Manzoni ne I Promessi Sposi, Twain presenta al lettore ciò che definisce come l'adattamento di un diario donatogli da un certo signor Morgan, eccentrico vecchietto fantasticamente incontrato nei pressi del castello di Warwick (Inghilterra). La storia altro non sarebbe che la trascrizione della straordinaria esperienza accaduta "realmente" a costui.
A causa di una botta in testa rimediata durante una rissa, il protagonista Hank, ordinario cittadino del Connecticut, viene catapultato indietro nel tempo (nel 528 d.C.) presso la corte di Re Artù.
Catturato da un cavaliere e reso schiavo, riesce a riscattarsi grazie alle proprie cognizioni tecnico-scientifiche: in breve tempo spodesta il celeberrimo Merlino diventando il primo ministro del regno di Camelot e il "mago" più potente di tutta l'Inghilterra.
'esplorazione di quella che ormai è definita la "quarta dimensione" è un'idea che ha attratto da sempre l'umanità, ma è divenuta un tema ricorrente in epoca moderna, con il genere fantascientifico. I viaggi nel tempo hanno uno strano fascino: il crononauta si trova in una situazione aliena ma, dotat
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'esplorazione di quella che ormai è definita la "quarta dimensione" è un'idea che ha attratto da sempre l'umanità, ma è divenuta un tema ricorrente in epoca moderna, con il genere fantascientifico. I viaggi nel tempo hanno uno strano fascino: il crononauta si trova in una situazione aliena ma, dotato di una tecnologia superiore o in netta inferiorità di fronte a culture più progredite, immerso nel mondo antico o catapultato in scenari post-atomici, trova il suo eroismo proprio nell'affrontare la diversità da ciò che lo circonda.
Timeline di M.CRICHTON riprende questa ispirazione, cercando di fornire al lettore un minuzioso supporto scientifico capace di rendere verosimile la storia, e, contemporaneamente, rispondere all'eterna domanda di com'era il passato e di come potrebbe essere il futuro: laddove Poul Anderson ne L'uomo venuto troppo presto precipitava il suo protagonista tra le tribù vichinghe semplicemente mediante lo scoppio ravvicinato di un fulmine, qui abbiamo macchine e tecnologia, universi paralleli e meccanica quantistica. Il risultato è una strana commistione di "ritorno al passato" e "salto verso il futuro", in effetti un po' spiazzante.
La storia è semplice, la trama tutto sommato esile: in un futuro prossimo in cui la tecnologia ha compiuto passi da gigante e i computer quantici sono una realtà, uno scienziato-manager brillante e spregiudicato realizza il sogno segreto di rendere possibili i viaggi nel tempo. Lo scopo è quello non solo di offrire al mercato annoiato l'ennesimo divertimento (tema questo già affrontato da Crichton in Jurassic Park), ma, più subdolamente, di poter controllare a proprio piacere il passato per dominare il futuro. Il tutto è reso possibile da una sofisticata tecnologia chiamata CTC (Closed Timelike Curve), ovvero "Curva chiusa simil-temporale". La "scenografia" prescelta per questo particolarissimo tipo di viaggio è costituita dai resti di un antico borgo medievale sul fiume Dordogna, la cui ricostruzione vede impegnato un gruppo di storici, scienziati e archeologi, tutti d'alto livello ma all'oscuro del vero obiettivo del loro lavoro. E soprattutto delle ambizioni segrete che animano il loro mecenate, a cui in realtà interessa ben poco lo studio accademico della storia antica.
Qualcosa però non funziona durante gli esperimenti, e dettagli inquietanti cominciano a sfuggire al controllo dell'ITC Research, l'organizzazione che gestisce il tutto in una sperduta località del New Mexico.
Yodo
"Una conchiglia è il labirinto del vento collegato al mondo infero marino. Il suo ventre è il miasma. Il rifugio abissale del sangue. L'ululato dei dintorni. Lo spazio dove la voce si dissolve in sabbia. Una conchiglia torna sempre nello stesso punto. Cerca di uscire e sempre ritorna. La sua stessa ... (continue)
"Una conchiglia è il labirinto del vento collegato al mondo infero marino. Il suo ventre è il miasma. Il rifugio abissale del sangue. L'ululato dei dintorni. Lo spazio dove la voce si dissolve in sabbia. Una conchiglia torna sempre nello stesso punto. Cerca di uscire e sempre ritorna. La sua stessa forza la contrae.
Il suo ritmo è interiore, senza uscita, si avvolge su sé stessa, si comprime e si divora, nella sua stessa carne, nel suo stesso cristallo.
Una conchiglia è una porta chiusa.
Chiusa e definitiva.
Non esiste un essere più infelice di colui che torna dal silenzio e non trova nessuno."
Yodo. Iodio e l'odore del mare, anche se il mare in questa storia di violenza e sangue è solo lo sfondo di una pace apparente. Mare e conchiglie, che il protagonista raccoglie e conserva gelosamente. Per giocare, per scavare lombrichi nella terra, e, a volte, per uccidere. Raccoglie anche sassi, come quelli che gli vengono gettati contro quando esce in strada; li ammucchia giorno dopo giorno in un luogo dal nome brutalmente esplicito: Primo Sangue.
Il protagonista di questo horror urbano non ha il profilo scontato del serial killer a cui tanta letteratura e filmografia ci hanno abituato, è bensì qualcosa di molto meno prevedibile. La madre è una santona, la bruja della tradizione ispano-americana (Madame Adela - fa tornare l'amore e la fortuna), ma, nonostante le boccette d'acqua vendute come rimedi miracolosi, è una strega Vera. E su quel figlio, nel barrio dove entrambi vivono, circola una strana storia: di come sia nato a metà tra la vita e la morte, e di come sia rimasto sospeso su quell'oscuro confine fino al giorno in cui la madre, patteggiando col Demonio, se lo è ripreso. Ma la creatura che è tornata indietro, di umano ha ben poco. Sappiamo qualcosa di come appare: un corpo bellissimo, albino, tatuato con i simboli di protezione che ne hanno permesso il risveglio. Un volto simile a quello del padre, morto per le maledizioni della madre, perché non ha voluto sposarla. Forse un nome (Horacio?), forse un'età (25 anni?), ma questi particolari per il protagonista, che si racconta in prima persona, hanno poca importanza. Altri elementi spuntano quasi senza volere dalle sue parole: la gente lo conosce come il "figlio della strega", il ritardato che non dice tre frasi in fila, e guarda per ore la "Pantera Rosa". Che esce solo al crepuscolo, e osserva affascinato ogni partenza e arrivo al capolinea degli autobus, finché gli autisti non lo scacciano a sassate. Lui questo ruolo lo accetta.
"Comprendo il linguaggio degli insulti e delle pietre, e accetto di non avvicinarmi" ci dice subito, all'inizio del suo racconto, mentre cammina al buio tra i rifiuti. "Soprattutto perché le pietre fanno male."
In compenso, pagina dopo pagina, con abominevole innocenza, ci racconta quello che è. E quello che fa.
Leggi la Recensione Completa di Terre di Confine:
http://www.terrediconfine.eu/yodo.html
Werheit. Una corda di canapa
Lo Hilbeloth è il regno degli elfi, un bosco pieno di meraviglie ma anche di pericoli per chi decide di addentrarsi tra le sue Querce Sacre senza conoscere appieno le leggi del popolo che lo abita.
Durante una notte carica di misteriosi poteri, entro i confini di questo luogo magico si trovano a in ... (continue)
Lo Hilbeloth è il regno degli elfi, un bosco pieno di meraviglie ma anche di pericoli per chi decide di addentrarsi tra le sue Querce Sacre senza conoscere appieno le leggi del popolo che lo abita.
Durante una notte carica di misteriosi poteri, entro i confini di questo luogo magico si trovano a incrociarsi i destini di singolari personaggi: Teagrin il nano è risoluto a trovare l'amico Kypad, mezzo-uomo di Sollebonta;
Evelyn, druida mezz'elfa, è alla caccia di colui che ha rubato il rarissimo vischio argentato; Isabeau, umana e apprendista maga, vuole recuperare proprio il magico vischio trovato dalla sua "farfatalla" Fetherlight; la sorella gemella Elèna, "cavalieressa" dell'Accademia di Steinwïrst, vuole trovare lei, credendola sperduta nel bosco; Hunt, il capitano dei Cacciatori Elfi, viene inviato in una strana missione assieme a due sergenti, Ves e Belthamas, e una piccola squadra di soldati.
Questi sono solo alcuni dei protagonisti del romanzo d'esordio di FRANCESCO VIEGI, Warheit - Una Corda di Canapa, ma molti ancora ce ne sarebbero da elencare: Principesse cattive, Maghi oscuri avvolti nell'Ombra, dottori, farmacisti e avvocati elfici, creature magiche benevole o molto pericolose, la Foresta stessa, la cui vera voce può essere udita solo dai più meritevoli e il cui giudizio è inappellabile. In questo libro, infatti, ogni personaggio assume un ruolo importante diventando così protagonista.
I vari "attori" e le rispettive vicende, inizialmente tanti fili isolati, si trovano via via intrecciati insieme in un complotto losco e crudele ai danni di Hunt e Ves, nel quale sono implicati tutti, nel bene e nel male.
Quale sarà la sorte di Isabeau, condannata dal Gran Giurì elfico e obbligata ad una difficile Ordalia? E, soprattutto, cosa si cela veramente dietro le trame oscure che l'hanno coinvolta assieme alla sorella e ai suoi nuovi amici?
La parola che dà nome alla trilogia di Francesco Viegi è Warheit, ricavata da wharheit, che in tedesco significa Verità. E proprio la ricerca della verità su ciò che ha corrotto la magica foresta degli elfi è il tema non solo del primo volume, il cui finale resta aperto, ma anche dei successivi ancora inediti.
Leggi la Recensione Completa di Terre di Confine:
http://www.terrediconfine.eu/warheit-una-corda-di-canap…
Un cantico per Leibowitz
Il romanzo Un cantico per Leibowitz si compone di tre parti, corrispondenti agli originari tre racconti lunghi A Canticle for Leibowitz, And the Light is Risen e The Last Canticle pubblicati sulla rivista The Magazine of Fantasy & SF tra il 1955 e il 1957, che avevano consentito all'autore, Walter M ... (continue)
Il romanzo Un cantico per Leibowitz si compone di tre parti, corrispondenti agli originari tre racconti lunghi A Canticle for Leibowitz, And the Light is Risen e The Last Canticle pubblicati sulla rivista The Magazine of Fantasy & SF tra il 1955 e il 1957, che avevano consentito all'autore, Walter Miller, di raggiungere un notevole quanto meritato successo.
Nella prima parte, "Fiat Homo", il novizio Francis, in ritiro spirituale quaresimale fuori dalle mura dell'Abbazia dell'Ordine di Leibowitz, impegna il tempo pregando e costruendosi un riparo per trascorrere le notti. La ricercata solitudine e il silenzio meditativo vengono turbati dall'arrivo di un misterioso pellegrino, il quale, dopo qualche fraintendimento, prima di proseguire verso l'Abbazia aiuta il giovane frate segnalandogli una pietra utile a colmare l'ultimo vuoto rimasto nella precaria struttura del rifugio.
Sollevata la pietra da terra, Francis scopre inaspettatamente il passaggio per una grotta sotterranea dove rinviene, semisepolto, un cartello in "inglese prediluviale" con la scritta "Rifugio Sopravvivenza Fallout Posti 15".
Francis conosce il Fallout solo dalle leggende che gli sono state raccontate: è un demone che egli immagina "metà salamandra... e metà incubo che contaminava le vergini nel sonno". In effetti i mostri deformi del mondo non erano forse chiamati figli del Fallout? Fattosi coraggio, il novizio avanza nell'ombra e, con suo sommo stupore, trova alcune reliquie del Beato Leibowitz, il martire che fu tra i primi a cercare di preservare la conoscenza scritta dalla distruzione...
Attraverso gli episodi salienti della vita di un monaco dall'animo semplice, che si ritroverà catapultato, suo malgrado, nella complicata dimensione della politica ecclesiastica, il lettore viene lentamente accompagnato nella realtà terribile venutasi a creare in seguito a una guerra atomica scoppiata secoli prima. Le radiazioni hanno reso inabitabili regioni sconfinate e generato veri e propri mostri; l'odio verso i responsabili della distruzione globale ha accecato i superstiti, inducendoli a eliminare chiunque detenesse conoscenze potenzialmente pericolose, fino a bruciare tutti i libri e perseguitare addirittura chi sapesse leggere.
Leggi la Recensione completa su Terre di Confine:
http://www.terrediconfine.eu/un-cantico-per-leibowitz.h…
Un americano alla corte di re Artù
Nato in Florida nel novembre del 1835, Samuel Langhorne Clemens scelse lo pseudonimo con cui è noto al grande pubblico basandosi sull'esperienza quotidiana della propria vita lavorativa. "Mark twain", letteralmente "segna doppio", era l'espressione utilizzata sui battelli fluviali che discendevano i ... (continue)
Nato in Florida nel novembre del 1835, Samuel Langhorne Clemens scelse lo pseudonimo con cui è noto al grande pubblico basandosi sull'esperienza quotidiana della propria vita lavorativa. "Mark twain", letteralmente "segna doppio", era l'espressione utilizzata sui battelli fluviali che discendevano il Mississippi, per indicare la profondità delle acque. Samuel, prima che uno scrittore, fu un pilota di battelli a vapore. Proprio quei battelli che, in un modo o nell'altro, hanno popolato i suoi capolavori più famosi (Le Avventure di Tom Sawyer, Le Avventure di Huckleberry Finn...).
Ed è stata proprio questa sua capacità di riversare direttamente nelle pagine del libro la vita provata sulla pelle che ha fatto di Twain il talento forse più autentico nel panorama letterario americano della seconda metà dell'Ottocento.
Così come la conoscenza puntuale degli ambienti rende le sue descrizioni asciutte e precise, in maniera analoga l'esperienza tecnica, che costituiva un bagaglio importante della sua formazione professionale, permea tutta la sua produzione, spiccando in modo particolare nel testo di Un Americano alla Corte di Re Artù (A Connecticut Yankee in King Arthur's Court) edito nel 1889.
In quest'opera, la scarsa conoscenza geografica dei luoghi narrati (soprattutto se paragonati alle sponde del Mississippi) lascia spazio a un'ampia serie di digressioni tecniche su telefono, elettricità, cannone, macchina a vapore, carta stampata e altri anacronismi che colorano l'immaginaria campagna inglese della Camelot medioevale.
Il romanzo racconta di un viaggio nel tempo. Utilizzando uno stratagemma simile a quello adottato da Manzoni ne I Promessi Sposi, Twain presenta al lettore ciò che definisce come l'adattamento di un diario donatogli da un certo signor Morgan, eccentrico vecchietto fantasticamente incontrato nei pressi del castello di Warwick (Inghilterra). La storia altro non sarebbe che la trascrizione della straordinaria esperienza accaduta "realmente" a costui.
A causa di una botta in testa rimediata durante una rissa, il protagonista Hank, ordinario cittadino del Connecticut, viene catapultato indietro nel tempo (nel 528 d.C.) presso la corte di Re Artù.
Catturato da un cavaliere e reso schiavo, riesce a riscattarsi grazie alle proprie cognizioni tecnico-scientifiche: in breve tempo spodesta il celeberrimo Merlino diventando il primo ministro del regno di Camelot e il "mago" più potente di tutta l'Inghilterra.
Leggi la recensione completa di Terre di Confine:
http://www.terrediconfine.eu/un-americano-alla-corte-di…
Timeline
'esplorazione di quella che ormai è definita la "quarta dimensione" è un'idea che ha attratto da sempre l'umanità, ma è divenuta un tema ricorrente in epoca moderna, con il genere fantascientifico. I viaggi nel tempo hanno uno strano fascino: il crononauta si trova in una situazione aliena ma, dotat ... (continue)
'esplorazione di quella che ormai è definita la "quarta dimensione" è un'idea che ha attratto da sempre l'umanità, ma è divenuta un tema ricorrente in epoca moderna, con il genere fantascientifico. I viaggi nel tempo hanno uno strano fascino: il crononauta si trova in una situazione aliena ma, dotato di una tecnologia superiore o in netta inferiorità di fronte a culture più progredite, immerso nel mondo antico o catapultato in scenari post-atomici, trova il suo eroismo proprio nell'affrontare la diversità da ciò che lo circonda.
Timeline di M.CRICHTON riprende questa ispirazione, cercando di fornire al lettore un minuzioso supporto scientifico capace di rendere verosimile la storia, e, contemporaneamente, rispondere all'eterna domanda di com'era il passato e di come potrebbe essere il futuro: laddove Poul Anderson ne L'uomo venuto troppo presto precipitava il suo protagonista tra le tribù vichinghe semplicemente mediante lo scoppio ravvicinato di un fulmine, qui abbiamo macchine e tecnologia, universi paralleli e meccanica quantistica. Il risultato è una strana commistione di "ritorno al passato" e "salto verso il futuro", in effetti un po' spiazzante.
La storia è semplice, la trama tutto sommato esile: in un futuro prossimo in cui la tecnologia ha compiuto passi da gigante e i computer quantici sono una realtà, uno scienziato-manager brillante e spregiudicato realizza il sogno segreto di rendere possibili i viaggi nel tempo. Lo scopo è quello non solo di offrire al mercato annoiato l'ennesimo divertimento (tema questo già affrontato da Crichton in Jurassic Park), ma, più subdolamente, di poter controllare a proprio piacere il passato per dominare il futuro. Il tutto è reso possibile da una sofisticata tecnologia chiamata CTC (Closed Timelike Curve), ovvero "Curva chiusa simil-temporale". La "scenografia" prescelta per questo particolarissimo tipo di viaggio è costituita dai resti di un antico borgo medievale sul fiume Dordogna, la cui ricostruzione vede impegnato un gruppo di storici, scienziati e archeologi, tutti d'alto livello ma all'oscuro del vero obiettivo del loro lavoro. E soprattutto delle ambizioni segrete che animano il loro mecenate, a cui in realtà interessa ben poco lo studio accademico della storia antica.
Qualcosa però non funziona durante gli esperimenti, e dettagli inquietanti cominciano a sfuggire al controllo dell'ITC Research, l'organizzazione che gestisce il tutto in una sperduta località del New Mexico.
Leggi la Recensione Completa di Terre di Confine:
http://www.terrediconfine.eu/timeline.html