Giacobbe presenta un first aid kit contro le seghe mentali condito con un pizzico di cultura orientale, ma la sua utilità sta solo nel ricordarci cose che già sappiamo e che probabilmente fa piacere vedere per iscritto. Un blando placebo per le nostre menti ingarbugliate; meglio leggere altro, fa ma
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Giacobbe presenta un first aid kit contro le seghe mentali condito con un pizzico di cultura orientale, ma la sua utilità sta solo nel ricordarci cose che già sappiamo e che probabilmente fa piacere vedere per iscritto. Un blando placebo per le nostre menti ingarbugliate; meglio leggere altro, fa maturare di più.
Capote apre uno squarcio nella vita di Paul e ci catapulta in una New York grigia. La sensazione di nausea per il jet lag dura solo il tempo di ambientarci e renderci consapevoli del motivo per il quale il Nostro ha scomodato questo scrittore di belle speranze e pochi successi.
Capote apre uno squarcio nella vita di Paul e ci catapulta in una New York grigia. La sensazione di nausea per il jet lag dura solo il tempo di ambientarci e renderci consapevoli del motivo per il quale il Nostro ha scomodato questo scrittore di belle speranze e pochi successi.
Non condividiamo solo la sua esistenza grigia e a tratti squallida, ma anche il ricordo di una donna che non scorderà mai, una donna che per poco tempo ha incrociato la sua esistenza; una donna che o si odia o si ama.
Holly Golightly, logorroica, sfacciata, dal carattere grottesco e dal bon ton di bassa borgata vive alla stregua di una principessa (alcolizzata) di certe favole per essere allo stesso tempo una femme fatale irraggiungibile se non per suo vezzo personale. La sua vita, costellata di illusioni e di ingenuità, ci rivela un'indole fragile e picaresca. Holly è profondamente infelice, non riesce a trovare il suo posto nel mondo. E dovunque si trovi quello è solo un punto sul quale fluttuare e alzare lo sguardo in cerca del proprio destino. Il monumento (provvisorio) a questa vocazione è il suo appartamento: senza arredamento e con le valige mai sfatte.
La felicità è sempre un passo dopo, sempre più vicina, sempre più irraggiungibile; Holly non si ferma nemmeno un attimo sull'oraziano "carpe diem"; la sua è una vita dove il presente non è che un ponte per il futuro; tutto il resto è un tentativo di slancio che fallisce puntualmente come tutti i suoi progetti: dal matrimonio alla carriera nello spettacolo.
Il mondo è ostile. Vorrebbe solo che fosse come l'unico luogo dove può sentirsi viva, libera dalle "paturnie"; vorrebbe che fosse come Tiffany.
Un breve testo che permette di affacciarsi sulla soglia di questo ramo degli studi sul cinema con un pizzico di semiologia e narratologia. Consigliato a chi studia, ma anche al profano che vuole andare oltre la semplice visione e constatazione di un'opera e conoscere gli aspetti estetico/narrat
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Un breve testo che permette di affacciarsi sulla soglia di questo ramo degli studi sul cinema con un pizzico di semiologia e narratologia. Consigliato a chi studia, ma anche al profano che vuole andare oltre la semplice visione e constatazione di un'opera e conoscere gli aspetti estetico/narrativi che la rendono tale.
Michel Chion dice la sua sul capolavoro di Kubrick per dare una chiave di lettura a coloro che giustamente non hanno colto gli infiniti livelli di lettura del film o un semplice salvagente per coloro che abbracciano l'idea di capolavoro per non sfigurare tra gli altri.
Michel Chion dice la sua sul capolavoro di Kubrick per dare una chiave di lettura a coloro che giustamente non hanno colto gli infiniti livelli di lettura del film o un semplice salvagente per coloro che abbracciano l'idea di capolavoro per non sfigurare tra gli altri.
Un saggio abbastanza completo, a volte prolisso e con alcuni cavilli estetici (più chiari a coloro che hanno approfondito, visto che anche le note rimandano solo a una bibliografia) che sembrano inseriti solo per dare tono al testo; un testo che globalmente soddisfa le esigenze di chiarezza, ma che pecca nel considerare solo determinate teorie e spiegazioni, quasi a voler tramandarne alcune piuttosto che altre (penso in particolare al rapporto tra feto spaziale/universo placenta che non quadra molto alla luce dell'evidenza che il bambino viaggia circondato da una membrana).
Tutto sommato un lavoro ben fatto; con una ricostruzione dell'intero film e relativa spiegazione, spunti sulla realizzazione e teorie di carattere semantico/estetico su un film tra i più criptici ed emblematici della storia del cinema.
Ditelo come vi pare: "la vita (come il ka, diciamo grazie) è una ruota", "la storia si ripete", ma questa è la sorte della famiglia Buendía.
In un mondo mitico, a tratti mitologico, si dipana la storia di una stirpe che sembra essere la storia dell'umanità stessa e del mondo intero.
Sì, perchè tutto il mondo confluisce a Macondo, vera e propria Terra Promessa dei Buendía, famiglia macchiata da una discendenza di incesti familiari e per questo segnata da una supersistizione negativa che sembra concretizzarsi col trascorrere del tempo.
José Arcadio Buendía, novello Abramo, fondatore di Macondo, con una vocazione primordiale nel seguire le "virtù e canoscenza" connaturate nell'animo umano al punto da oscillare tra la fede, la scienza e l'alchimia, sembra riassumere il destino della sua famiglia che si dibatte tra la vocazione al progresso e le cure familiari; ognuno completamente assorbito dal suo scopo, ognuno totalmente abbandonato alla sua solitudine. Persino in famiglia i confini sono ben delimitati e i rapporti interpersonali non sono che una maschera della vera essenza solitaria e sempre malinconica dei personaggi.
Fare per difare, come i pesciolini d'oro di Aureliano, destinati a essere fusi per essere rifatti senza posa.
Màrquez ci affascina con il suo realismo magico, i riferimenti all'epica di Omero e al tema generale del nostos, e ci rende partecipi di una lunga storia di solitudine già scritta in partenza e capita forse troppo tardi.
Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita
Giacobbe presenta un first aid kit contro le seghe mentali condito con un pizzico di cultura orientale, ma la sua utilità sta solo nel ricordarci cose che già sappiamo e che probabilmente fa piacere vedere per iscritto. Un blando placebo per le nostre menti ingarbugliate; meglio leggere altro, fa ma ... (continue)
Giacobbe presenta un first aid kit contro le seghe mentali condito con un pizzico di cultura orientale, ma la sua utilità sta solo nel ricordarci cose che già sappiamo e che probabilmente fa piacere vedere per iscritto. Un blando placebo per le nostre menti ingarbugliate; meglio leggere altro, fa maturare di più.
Colazione da Tiffany
Capote apre uno squarcio nella vita di Paul e ci catapulta in una New York grigia. La sensazione di nausea per il jet lag dura solo il tempo di ambientarci e renderci consapevoli del motivo per il quale il Nostro ha scomodato questo scrittore di belle speranze e pochi successi.
Non condividiam ... (continue)
Capote apre uno squarcio nella vita di Paul e ci catapulta in una New York grigia. La sensazione di nausea per il jet lag dura solo il tempo di ambientarci e renderci consapevoli del motivo per il quale il Nostro ha scomodato questo scrittore di belle speranze e pochi successi.
Non condividiamo solo la sua esistenza grigia e a tratti squallida, ma anche il ricordo di una donna che non scorderà mai, una donna che per poco tempo ha incrociato la sua esistenza; una donna che o si odia o si ama.
Holly Golightly, logorroica, sfacciata, dal carattere grottesco e dal bon ton di bassa borgata vive alla stregua di una principessa (alcolizzata) di certe favole per essere allo stesso tempo una femme fatale irraggiungibile se non per suo vezzo personale.
La sua vita, costellata di illusioni e di ingenuità, ci rivela un'indole fragile e picaresca.
Holly è profondamente infelice, non riesce a trovare il suo posto nel mondo. E dovunque si trovi quello è solo un punto sul quale fluttuare e alzare lo sguardo in cerca del proprio destino.
Il monumento (provvisorio) a questa vocazione è il suo appartamento: senza arredamento e con le valige mai sfatte.
La felicità è sempre un passo dopo, sempre più vicina, sempre più irraggiungibile; Holly non si ferma nemmeno un attimo sull'oraziano "carpe diem"; la sua è una vita dove il presente non è che un ponte per il futuro; tutto il resto è un tentativo di slancio che fallisce puntualmente come tutti i suoi progetti: dal matrimonio alla carriera nello spettacolo.
Il mondo è ostile. Vorrebbe solo che fosse come l'unico luogo dove può sentirsi viva, libera dalle "paturnie"; vorrebbe che fosse come Tiffany.
Introduzione all'estetica del cinema
Un breve testo che permette di affacciarsi sulla soglia di questo ramo degli studi sul cinema con un pizzico di semiologia e narratologia.continue)
Consigliato a chi studia, ma anche al profano che vuole andare oltre la semplice visione e constatazione di un'opera e conoscere gli aspetti estetico/narrat ... (
Un breve testo che permette di affacciarsi sulla soglia di questo ramo degli studi sul cinema con un pizzico di semiologia e narratologia.
Consigliato a chi studia, ma anche al profano che vuole andare oltre la semplice visione e constatazione di un'opera e conoscere gli aspetti estetico/narrativi che la rendono tale.
Buona lettura.
Un'odissea del cinema
Michel Chion dice la sua sul capolavoro di Kubrick per dare una chiave di lettura a coloro che giustamente non hanno colto gli infiniti livelli di lettura del film o un semplice salvagente per coloro che abbracciano l'idea di capolavoro per non sfigurare tra gli altri.
Un saggio abbastanza com ... (continue)
Michel Chion dice la sua sul capolavoro di Kubrick per dare una chiave di lettura a coloro che giustamente non hanno colto gli infiniti livelli di lettura del film o un semplice salvagente per coloro che abbracciano l'idea di capolavoro per non sfigurare tra gli altri.
Un saggio abbastanza completo, a volte prolisso e con alcuni cavilli estetici (più chiari a coloro che hanno approfondito, visto che anche le note rimandano solo a una bibliografia) che sembrano inseriti solo per dare tono al testo; un testo che globalmente soddisfa le esigenze di chiarezza, ma che pecca nel considerare solo determinate teorie e spiegazioni, quasi a voler tramandarne alcune piuttosto che altre (penso in particolare al rapporto tra feto spaziale/universo placenta che non quadra molto alla luce dell'evidenza che il bambino viaggia circondato da una membrana).
Tutto sommato un lavoro ben fatto; con una ricostruzione dell'intero film e relativa spiegazione, spunti sulla realizzazione e teorie di carattere semantico/estetico su un film tra i più criptici ed emblematici della storia del cinema.
Buona lettura.
Cent'anni di solitudine
***This comment contains spoilers! ***
Ditelo come vi pare: "la vita (come il ka, diciamo grazie) è una ruota", "la storia si ripete", ma questa è la sorte della famiglia Buendía.
In un mondo mitico, a tratti mitologico, si dipana la storia di una stirpe che sembra essere la storia dell'umanità stessa e del mondo intero.
Sì, ... (continue)
Ditelo come vi pare: "la vita (come il ka, diciamo grazie) è una ruota", "la storia si ripete", ma questa è la sorte della famiglia Buendía.
In un mondo mitico, a tratti mitologico, si dipana la storia di una stirpe che sembra essere la storia dell'umanità stessa e del mondo intero.
Sì, perchè tutto il mondo confluisce a Macondo, vera e propria Terra Promessa dei Buendía, famiglia macchiata da una discendenza di incesti familiari e per questo segnata da una supersistizione negativa che sembra concretizzarsi col trascorrere del tempo.
José Arcadio Buendía, novello Abramo, fondatore di Macondo, con una vocazione primordiale nel seguire le "virtù e canoscenza" connaturate nell'animo umano al punto da oscillare tra la fede, la scienza e l'alchimia, sembra riassumere il destino della sua famiglia che si dibatte tra la vocazione al progresso e le cure familiari; ognuno completamente assorbito dal suo scopo, ognuno totalmente abbandonato alla sua solitudine.
Persino in famiglia i confini sono ben delimitati e i rapporti interpersonali non sono che una maschera della vera essenza solitaria e sempre malinconica dei personaggi.
Fare per difare, come i pesciolini d'oro di Aureliano, destinati a essere fusi per essere rifatti senza posa.
Màrquez ci affascina con il suo realismo magico, i riferimenti all'epica di Omero e al tema generale del nostos, e ci rende partecipi di una lunga storia di solitudine già scritta in partenza e capita forse troppo tardi.