[−]
  • Search

has ALL you need!

A community for book lovers to create their own bookshelves, share and explore books.

All for FREE! Join us NOW!

All books

Cover of Mele bianche
Cover of Companero
Cover of L'uomo duplicato
  • 2 people find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Primo libro di Saramago. Pieni voti. La storia mi ha incuriosito e tirato dentro da subito, il modo di scrivere di Saramago mi incuteva soggezione, ma dopo tre pagine sei a tuo agio. Le apparenti divagazioni sono numerose, ma ti riportano sempre al punto di partenza e anche i dialoghi scritti di seg ... (continue)

    Primo libro di Saramago. Pieni voti. La storia mi ha incuriosito e tirato dentro da subito, il modo di scrivere di Saramago mi incuteva soggezione, ma dopo tre pagine sei a tuo agio. Le apparenti divagazioni sono numerose, ma ti riportano sempre al punto di partenza e anche i dialoghi scritti di seguito, all’inizio creano qualche difficoltà, ma c'è solo da abituarsi. Alla fine il suo stile mi è apparso molto comprensibile e lineare. Insomma, per tornare al libro, la storia di Tertuliano Maxino Afonso è irreale e fantastica, ma anche preoccupante e destabilizzante. Immaginate voi di fare una vita tranquilla, da professione di storia magari, come Tertuliano Maximo Afonso appunto, e di imbattervi casualmente all’improvviso, vedendo un film, in un vostro clone, che fa l’attore. Voi non sapevate nulla di lui finora e viceversa, ma questa scoperta causerà non pochi cataclismi nelle vite dei due. Tertuliano Maximo Afonso si impegna in una minuziosa ricerca dell’identità del clone, senza sapere cosa fare in seguito, quando l’avrà scoperta, ma tutto si svolge e si verifica per gradi, quasi come se fosse scritto che i due debbano trovarsi uno di fronte all’altro. Il comando delle operazioni passa dal professore di storia all’attore, in un rimando assurdo di mosse quasi scacchistiche. Antonio Claro, così si chiama il duplicato, dapprima non vuole saper nulla della cosa, ma quando si troverà nudo davanti a Tertuliano Maximo Afonso, due esseri uguali come due gocce d'acqua, il suo cervello inizierà a concepire qualcosa di diabolico, che lo porterà a conseguenze drammatiche.
    L’unico appunto è riguardo alla conclusione del libro, io l’avrei evitata, mi piaceva di più la fine secca, senza strascichi e appendici. Ma i libri li scrive (bene) Saramago e non io…

    Is this helpful?

    Posted on Nov 24, 2009 | 3 feedbacks

Cover of Il Giorno del Giudizio
  • 2 people find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Libro denso, forte, deciso, come la gente di cui tratta. Il popolo sardo è stato abituato e educato da secoli di isolamento all’indipendenza e all’autonomia.
    Leggendo, sfogliando e scorrendo le pagine una sensazione non mi ha mai lasciato, è quella della solitudine. Le storie si intrecc ... (continue)

    Libro denso, forte, deciso, come la gente di cui tratta. Il popolo sardo è stato abituato e educato da secoli di isolamento all’indipendenza e all’autonomia.
    Leggendo, sfogliando e scorrendo le pagine una sensazione non mi ha mai lasciato, è quella della solitudine. Le storie si intrecciano, si incontrano, si svolgono come in qualsiasi altro libro e in qualsiasi altro luogo, ma la sensazione di solitudine che trasuda non sono mai riuscito a ignorarla. L’autore poteva essere meno prolisso in alcuni casi e il libro non ne avrebbe risentito.

    La vita nella città di Nuoro si dipana e si svolge lenta, immutabile e sempre uguale negli anni a cavallo della prima guerra mondiale. I padroni terrieri arroganti e sicuri della loro ricchezza, i mezzadri poveri e rassegnati al loro destino; Dice Satta che “Le case sono grandi perché servi e padroni vivono insieme, mangiano dallo stesso tagliere, si scaldano allo stesso fuoco, e questo rende più servi i servi, e più padroni i padroni.”
    Le donne chiuse in casa, tristi e piene di rancore verso i mariti, ma con la sicurezza di un tetto sotto cui vivere.
    La durezza dei paesaggi, il senso di lontananza dalla “civiltà”, la staticità della vita, che pur scorrendo è ferma, e il fatalismo esasperato, sono descritti in modo mirabile dalla penna di Satta. Questo libro è un perfetto affresco della vita in una regione della Sardegna in quegli anni. Il libro non ha un inizio e una fine, è la narrazione di una situazione, di un modus vivendi che al giorno d’oggi lascia esterrefatti, ma che era il normale svolgersi della vita nei tempi e nei luoghi descritti.

    Tra i possidenti spicca la figura di don Sebastiano, notaio, padre e marito irreprensibile, persona seria e inattaccabile. La narrazione portante è quella che tratta della sua famiglia, intorno alla quale si incrociano e si rincorrono vicende e avvenimenti quasi sempre tristi e drammatici.

    Ma la rispettabilità, il decoro della famiglia, si reggono su falsi piedistalli. Una moglie ottenuta giovanissima grazie alle sue credenziali, un numero di figli (tutti maschi) che sono stati concepiti e affidati alle cure della madre e alle vicissitudini della vita. Lui se ne disinteressa, preso come è dal suo lavoro e dal suo privato.

    Le storie si sfiorano, si toccano senza che nessuno faccia quasi mai nulla per cambiarne il corso. E quando ciò accade, il gesto è esagerato, eccessivo, autolesionista. Come quello di Pietro Catte, che entrato in possesso di un buon capitale va a “cercare pane migliore di quello di grano” e avrà una fine rovinosa oppure la storia di Gonaria, che ha votato la sua vita a un dio che poi si rivela inesistente e che la costringe alla fuga. E il delitto commesso da Nanneddu Titùle, mezzadro di don Sebastiano, chiaramente è un tentativo di riscatto dalla miseria, il salvataggio di quella terra altrui, messa in pericolo, violata e strappata alle sue cure per nulla disinteressate. Scrive ancora Satta: “Se non si muore si vive. E questa verità, che sembra ovvia, invece è gravida di conseguenze, perché la vita trasforma tutto, non c’è nulla che resista alla sua implacabile volontà. “
    Due stelle e mezzo.

    Una nota:
    Sensazioni simili le ho provate vedendo il film “Il nastro bianco” di Michael Haneke, che parla anch’esso di una comunità contadina agli inizi del secolo scorso, ma qui la vicenda in questo caso si svolge nel nord Europa. Anche se molto lontane l’una dall’altra nelle due storie ho trovato molti punti in comune.

    Is this helpful?

    Posted on Nov 11, 2009 | 1 feedback

Cover of Elogio dell'ozio
Cover of Miles
  • *** This comment contains spoilers! ***

    Quaranta anni di musica orgogliosamente nera. E una personalità fiera e spigolosa, ma anche aperta e vulnerabile, quella di Miles Davis, senza dubbio uno dei grandi protagonisti della scena musicale del XIX secolo. Questo è l’argomento del libro autobiografico dell’artista. Si parte dalla metà degl ... (continue)

    Quaranta anni di musica orgogliosamente nera. E una personalità fiera e spigolosa, ma anche aperta e vulnerabile, quella di Miles Davis, senza dubbio uno dei grandi protagonisti della scena musicale del XIX secolo. Questo è l’argomento del libro autobiografico dell’artista. Si parte dalla metà degli anni quaranta, quando il giovanissimo Miles, uno dei più grandi trombettisti jazz, iniziava a muovere i primi passi nei club di New York con il be-bop, la musica che nasceva in quegli anni e si finisce negli anni ottanta, quando il percorso musicale di Davis aveva più e più volte cambiato direzione. Ai suoi esordi insieme a Dizzy (Gillespie) a Bird (Charlie Parker) e tantissimi altri musicisti neri, quello che sarebbe diventato il più innovatore musicista jazz del secolo, movimentava le notti newyorkesi e imparava a conoscere le sue possibilità con la tromba. Quaranta anni dopo, la “multinazionale Davis” selezionava i migliori musicisti, adatti ad eseguire la musica che “il maestro” pensava. Nel lungo arco temporale Davis, si narra al lettore, con sincerità, immediatezza e con il suo “linguaggio colorito” da, alla storia che racconta, la sensazione di riviverla sulla propria pelle. Sempre attento a ogni espressione musicale e a ogni possibile “via di uscita” dagli schemi, che diventavano, per lui, inevitabilmente superati dopo un dato tempo, Davis ha dato un’impronta indelebile alla musica e al modo di suonare la tromba. Miles Davis non evita di parlare della sua vita privata, delle sue numerosissime donne, dei tantissimi musicisti che hanno collaborato con lui, del suo difficile rapporto con le droghe e dei suoi problemi di salute; i primi anni di vita con la famiglia, poi con gli amici e anche il suo difficile rapporto con l’uomo bianco, colpevole, secondo Davis, di essere sempre sbruffone, presuntuoso, prepotente e, per di più, invidioso della musica dei neri. E qui si aggancia anche il difficile rapporto tra Davis e l’ambiente musicale in genere, che è stato quasi sempre gestito dai bianchi. Oltre alle notizie che ho appena decritto, ciò che fa questo libro una lettura per me molto piacevole è la narrazione delle sensazioni che Davis, insieme a John Coltrane, Paul Chambers, Philly Joe Jones e poi Joe Zawinul, Herbie Hancock, Wayne Shorter, Tony Williams, Mike Stern, Bob Berg fino agli ultimi suoi collaboratori, hanno provato registrando quelli che sono autentici capolavori della musica cosiddetta jazz, ma che con Miles Davis ha conosciuto in tempi non sospetti, la “contaminazione”, termine addirittura abusato nel lessico musicale odierno.

    Is this helpful?

    Posted on Nov 2, 2009 | Add your feedback

Cover of il gobbo del quarticciolo
  • *** This comment contains spoilers! ***

    Sul cosiddetto “gobbo del quarticciolo” poco si sa e poco se ne può sapere. Ora ne so un po’ più di prima, ma non è che questo libro abbia fugato la mia ignoranza sull’argomento. Ho appreso che Giuseppe Albano “il gobbo”, nacque a Gerace, in Calabria e poi venne giovanissimo a Roma, in una delle bor ... (continue)

    Sul cosiddetto “gobbo del quarticciolo” poco si sa e poco se ne può sapere. Ora ne so un po’ più di prima, ma non è che questo libro abbia fugato la mia ignoranza sull’argomento. Ho appreso che Giuseppe Albano “il gobbo”, nacque a Gerace, in Calabria e poi venne giovanissimo a Roma, in una delle borgate più famigerate della capitale. E si trovò, negli anni della guerra, a diventare il leader di una banda di delinquenti comuni, che però sfruttava e veniva sfruttata, da quella miriade di associazioni e movimenti nati per la liberazione di Roma. Gli scopi, di volta in volta, convenivano sia una parte che l’altra e all’interno di questi “gruppi carbonari”, confluivano spie, disertori, doppiogiochisti e anche farabutti, come, sembra fosse Albano. Il Quarticciolo, insieme a Centocelle, Quadraro, Torre Spaccata, faceva parte di una zona “critica” persino per i tedeschi, che avevano seri problemi a far rispettare le loro regole in queste borgate. La parabola di Giuseppe Albano durò poco, fu molto limitata nel tempo e finì, come prevedibile, con il suo assassinio, le cui cause e il cui esecutore sono ancora piuttosto nebulosi. Lasciò però dietro di sé un alone di leggenda che non sono riuscito a capire da cosa dipende. Forse dalla sua deformità, che lo faceva un personaggio quanto meno memorabile? Oppure per la vocazione, che si guadagnò con le sue gesta, di moderno Robin Hood? Non è dato sapere.
    Gran parte del libro è una cronologia della resistenza romana dal luglio 1943 al giugno 1944, ricca di avvenimenti e ben documentata, a differenza della storia del gobbo che ha ancora tanti, troppi (e forse definitivi) lati oscuri e può facilmente essere descritta con meno delle180 pagine del libro.
    Va dato atto a Bruno Gemelli, per lo sforzo e la ricerca di informazioni anagrafiche e storiche sul personaggio.

    Is this helpful?

    Posted on Oct 29, 2009 | Add your feedback

Cover of Suicidi d'autore
  • 1 person find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Quindici sono le storie di questo libro di Antonio Castronuovo.
    Quindici differenti e particolari storie di altrettanti suicidi.
    Quindici tra artisti, pensatori, letterati del , scelgono di smettere di vivere; ognuno arriva a questa decisione con un percorso diverso.
    Quindici suicidi ... (continue)

    Quindici sono le storie di questo libro di Antonio Castronuovo.
    Quindici differenti e particolari storie di altrettanti suicidi.
    Quindici tra artisti, pensatori, letterati del , scelgono di smettere di vivere; ognuno arriva a questa decisione con un percorso diverso.
    Quindici suicidi esagerati o silenziosi, plateali o discreti, passionali o indifferenti, lucidi o travagliati.
    Ma tutti servono allo scopo.
    Castronuovo a volte sembra eccessivamente piacersi, ma la lettura cattura, attrae e colpisce nel segno.
    Libro molto interessante.

    Is this helpful?

    Posted on Jul 10, 2009 | Add your feedback

Cover of Esercizi di stile
  • 1 person find this helpful

    Bellissimo libro. Un aneddoto banale e insignificante, viene “raccontato” da Queneau in 99 modi differenti. Le figure linguistiche sono le più svariate, dalle enigmistiche (anagrammi, apocopi, lipogrammi…), alle retoriche (litoti, metafore), alle forme più strane, quali geometrico e botanico, come t ... (continue)

    Bellissimo libro. Un aneddoto banale e insignificante, viene “raccontato” da Queneau in 99 modi differenti. Le figure linguistiche sono le più svariate, dalle enigmistiche (anagrammi, apocopi, lipogrammi…), alle retoriche (litoti, metafore), alle forme più strane, quali geometrico e botanico, come testo teatrale, canzone, sonetto, fino agli anglicismi, i francesismi, la forma interrogatorio, insomma gli “esercizi” sono tanti.
    Il libro ha una lunga storia alle spalle, una lunga gestazione, che viene spiegata per bene nella edizione Einaudi. La traduzione di Umberto Eco (chi se non lui poteva farla?) è lodevole ed è stata (parole sue) molto difficoltosa, tanto che per alcune “forme” dove la traduzione letterale era impossibile, ci ha dovuto mettere del suo.
    Ad ogni modo il libro merita senz’altro di essere letto.

    Is this helpful?

    Posted on Jun 8, 2009 | 1 feedback

Cover of Peter Pan
  • *** This comment contains spoilers! ***

    Devo ammetterlo, non ho goduto appieno questo libro perché la lettura era fortemente suggestionata dalle troppe volte che ho visto il fortunato film omonimo della Walt Disney. Mi è stato difficile, quindi, considerarlo per ciò che è, cioè un capolavoro della letteratura, con il suo perché, con le m ... (continue)

    Devo ammetterlo, non ho goduto appieno questo libro perché la lettura era fortemente suggestionata dalle troppe volte che ho visto il fortunato film omonimo della Walt Disney. Mi è stato difficile, quindi, considerarlo per ciò che è, cioè un capolavoro della letteratura, con il suo perché, con le motivazioni che spinsero James Matthew Barrie a scriverlo e calato in un contesto storico particolare. L’Inghilterra di quei tempi era in una fase di lento cambiamento, la storica rigidità anglosassone stava cedendo il passo a un più leggero e timidamente spensierato modo di vivere. Barrie era un uomo che non dimostrava la sua età, che si adattava molto bene al “nuovo corso”. In un periodo della sua vita, entrò in contatto con i ragazzi di una famiglia a lui vicina e dai giochi, dalle avventure inventate, dalla ingenua e pulita sincerità dei bambini, ma anche dal loro egoismo disarmante, trasse lo spunto per “Peter Pan”.
    Il libro è quasi inutile raccontarlo, la storia, quasi banale, si arricchisce da sé, pagina dopo pagina, grazie all’eterna giocosità di Peter. Prende Wendy, Gianni e Michele, tre bambini di una buona famiglia e, volando, li porta nell’Isolachenoncè. Laggiù li aspettano i suoi compagni di giochi i “bambini smarriti”Condiscono il tutto, il cattivo Diacono Uncino, pirata maledetto (ma con gentili trascorsi ) e la sua ciurma. Una banda di pellerossa e un Coccodrillo misterioso e ticchettante.
    Tra l’altro c’è molto di autobiografico nel romanzo, la famiglia dei bambini è quella a lui cara. Peter Pan e Uncino sono due facce della stessa medaglia, cioè egli stesso, come testimonia il nome di battesimo di Uncino e l’eterna aria da bambino di Peter.
    Due cose saltano agli occhi; la fantasia smisurata che Peter Pan applica ad ogni sua azione (fantasia che contagia anche chi gli vive accanto) e la sua avversione per i genitori e le mamme in particolare, cosa questa che lo costringerà a vivere tutta la sua vita in un eterno sogno nel quale non c’è posto per la tristezza e le preoccupazioni. Questi sono sentimenti riservati solo agli altri. A quelli che sono costretti a crescere.

    Is this helpful?

    Posted on Jul 10, 2009 | Add your feedback

Cover of Dopo il banchetto
  • *** This comment contains spoilers! ***

    Kazu è una bella donna, sui cinquanta anni, ha scalato e raggiunto un certo successo. Gestisce il Setsugoan, un esclusivo ristornate con tanto di splendidi giardini (come solo i giapponesi sanno fare). In questo ristorante, punto di ritrovo di politici e personalità in vista Kazu accoglie e mette a ... (continue)

    Kazu è una bella donna, sui cinquanta anni, ha scalato e raggiunto un certo successo. Gestisce il Setsugoan, un esclusivo ristornate con tanto di splendidi giardini (come solo i giapponesi sanno fare). In questo ristorante, punto di ritrovo di politici e personalità in vista Kazu accoglie e mette a loro agio i clienti. Ed è felice.
    Noguchi è un ex-ministro, impostato, serio e pratico delle cose della vita. E’ più anziano di Kazu, ma quando i due si incontrano al Setsugoan qualcosa nasce tra loro. Kazu ci mette la passione e il fuoco, Noguchi la calma e l’esperienza.
    Noguchi si candida alle elezioni per ritornare in pista e Kazu appoggia, con tutti i mezzi leciti e illeciti, la sua candidatura. Ipoteca il Setsugoan, si batte, si compromette per il suo uomo. Ma tutto questo impegno, tutto questo ardore, che Kazu mette in ogni cosa che fa, non varranno la vittoria di Noguchi. Da quel momento il loro legame si sfalda, si sbriciola e tutto ritorna come prima, come se un onda immensa avesse trasportato i due, impetuosamente Kazu e in modo controllato Noguchi, fino a riposarli a terra.
    Libro in tono minore di Mishima. Due stelle.

    Is this helpful?

    Posted on Apr 7, 2009 | Add your feedback

Cover of A ovest di Roma
  • 1 person find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Due racconti compongono questo libro, due racconti alla Fante, due racconti splendidi per impatto, sincerità, crudezza e sentimento.
    Il primo – Il mio cane Stupido – narra di un Henry Molise, ennesimo alter ego di Fante, alle prese con i suoi quattro debosciati e anarchici figli, una moglie co ... (continue)

    Due racconti compongono questo libro, due racconti alla Fante, due racconti splendidi per impatto, sincerità, crudezza e sentimento.
    Il primo – Il mio cane Stupido – narra di un Henry Molise, ennesimo alter ego di Fante, alle prese con i suoi quattro debosciati e anarchici figli, una moglie con la quale ha un rapporto conflittuale ma profondo e uno stranissimo cane trovato in giardino. Le situazioni, i movimenti, i dialoghi di questo libro sono fantastici. Tutto è ben costruito, non c’è una parola di troppo. E’ il primo libro in cui Fante si vede non figlio, ma padre, e la prova è superata a pieni voti.
    Il secondo breve racconto - L’orgia – vede un bambino alle prese con il padre e il suo migliore amico (ateo e odiato dalla madre). Impressioni, sensazioni e reazioni del piccolo alle prepotenze e alle strane abitudini dei grandi.
    Due racconti, due schizzi dell’America di serie b, scritti senza fronzoli e abbellimenti da un autore forse valorizzato in modo troppo tardivo.

    Is this helpful?

    Posted on Apr 7, 2009 | Add your feedback

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

RSS feeds: subscribe to The Grand Wazoo's shelf

Inline Translation Mode

Left click to navigate, right click to translate.

inline translation guide

or close

Inline translation is not ready for this page yet.

Inline translation mode.

Share this page with your friends.