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- La cura letale (50)
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By Mario Seminerio -
Finished in Dec 2012
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- Salvare il capitalismo dai capitalisti (89)
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By Luigi Zingales, Raghuram G. Rajan -
Finished in May 2012 




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- Reminiscences of a Stock Operator (138)
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By Edwin Lefèvre -
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- La giustizia e il mercato. Miti e realtà di una tutela penale dell'investimento mobiliare (1)
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By Federico Consulich -
Finished in Apr 2012 




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- Il processo penale statunitense. Soggetti ed atti (1)
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- Processo penale, diritto europeo e common law (1)
- Del rito inquisitorio al giusto processo
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By Ennio Amodio -
Finished in Jul 2011 




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- La giustizia ingiusta (35)
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By Gerardo D'Ambrosio -
Finished in Jun 2011 




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Strutturato su due parti. La prima contiene qualche ricordo di D'Ambrosio su Tangentopoli. La seconda analizza il processo penale in tutti i suoi aspetti problematici (codice dell'88, accusatorio/inquisitorio) e avanza qualche proposta per ridargli forza (modifica di notificazioni e patteggiamento; ... (
continue ) -
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Jun 30, 2011 |
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- Immigrati di casa nostra. Quale lavoro, quale legalità? (6)
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By Francesco Daveri -
Finished in Jun 2011 




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Immigrati di casa nostra. Quale lavoro, quale legalità?
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Il tema è assolutamente fondamentale e sto cercando di documentarmi il più possibile, studi permettendo.
Il libro fornisce alcuni spunti, ma in generale si rivela deludente.
Non indica le fonti in modo preciso; il capitolo dedicato al tema più interessante (immigrati e criminalità) è un mero copia-i ... (continue ) -
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Jun 23, 2011 |
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- Reati contro la persona (1)
- Estratto dal VII volume del 'Trattato Teorico-Pratico di Diritto Penale'
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Finished 




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- Tremonti, istruzioni per il disuso (20)
- Seconda edizione riveduta ed ampliata
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By Andrea Moro, Michele Boldrin, Giulio Zanella, … -
Finished in Jun 2011 




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Tremonti, istruzioni per il disuso
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Una monografia su Tremonti e sulle scemenze che dice.
La parte migliore è la post-fazione aggiunta con la seconda edizione: in poche pagine, gli autori spiegano come mai Tremonti sia un incompetente e come NON ci abbia salvato dalla sorte della Grecia. Anzi, sostengono che l'Italia abbia evitato il ... (continue ) -
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Jun 4, 2011 |
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- Immigrazione e sicurezza in Italia (17)
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By Marzio Barbagli -
Finished in Apr 2011 




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- Rat-Man Collection n.83 (121)
- ... e qualcuno morirà
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By Leo Ortolani -
Finished in Apr 2011 




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Sono cresciuto con Rat-Man e venero Ortolani come se fosse una divinità pagana. Purtroppo, però, devo ammettere che le ultime storie incentrate su Gesù sono mortalmente noiose.
Leo, leggi Dawkins! -
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Apr 4, 2011 |
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Il posses-
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- Il possesso (3)
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By Sacco Rodolfo, Caterina Raffaele -
Finished 




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Il posses-
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- Cosa Nostra (435)
- Storia della mafia siciliana
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By John Dickie -
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- Responsabilità penale e rischio nelle attività mediche e d'impresa (un dialogo con la giurisprudenza) (1)
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By Roberto Bartoli -
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Il pezzo di Viganò sulla responsabilità omissiva è ottimo.
http://books.google.it/books?id=zdTjqAmhkH0C&pg=PA231&l… ... (
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Nov 14, 2010 |
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Salvare il capitalismo dai capitalisti
Questo libro del 2003 spiega a meraviglia l'importanza dei mercati finanziari.continue)
Le ultime due crisi finanziarie hanno spinto l'uomo comune a convincersi che i mercati siano inutili o dei parassiti che vivono sulle spalle di Main Street.
Non è così. Prima di tutto le ultime due crisi finanziarie non ... (
Questo libro del 2003 spiega a meraviglia l'importanza dei mercati finanziari.
Le ultime due crisi finanziarie hanno spinto l'uomo comune a convincersi che i mercati siano inutili o dei parassiti che vivono sulle spalle di Main Street.
Non è così. Prima di tutto le ultime due crisi finanziarie non sono state causate dalla natura intrinseca dei mercati. La crisi dei mutui subprime statunitense (2007-2009) è stata in gran parte causata dal problema del "too big to fail": quando un'istituzione finanziaria è così grande da far apparire apocalittico un suo fallimento, essa gode di una garanzia implicita da parte del governo e tende a prendere rischi esagerati. Tra le soluzioni a tale inconveniente, la più convincente mi pare quella di imporre un ridimensionamento delle banche: superata una certa soglia i requisiti di capitale aumentano esponenzialmente. Si veda O.HART - L.ZINGALES, Curbing risk on Wall Street (National Affairs, spring 2010); C. MATTHEWS, Break up the banks! (Time, 22-3-2012); G. STERN, Better late than never: addressing too big to fail(FED of Minneapolis, 1-1-2009).
La crisi europea, poi, ha cause solamente politiche. Tutto è iniziato nel 2009. Il neoeletto premier greco Papandreou scoprì che il governo uscente aveva taroccato i conti: il deficit stimato per il 2009, ad esempio, non era del -5%, ma del -12%!!! Questa doccia fredda innescò una fuga di capitali dal debito greco e costrinse il paese mediterraneo a chiedere un salvataggio. Il repentino crollo dei titoli di debito greci ha trasmesso una violenta scossa ai sistemi bancari di molti paesi europei ed ha portato alla ribalta tutta una serie di problemi strutturali e di debolezze di alcuni membri dell'area euro. Portogallo e Italia fanno i conti con consistenti debiti pubblici e scarsa crescita interna; la Spagna si trova alle prese con le pesantissime conseguenze dello scoppio di una bolla immobiliare e con un sistema bancario pesantemente indebitato; l'Irlanda sta pagando la sconsiderata scelta di accollarsi tutte le perdite del proprio sistema bancario, ingranditosi a dismisura prima della crisi del 2007 grazie ad un'attività di vigilanza inadeguata e compiacente. (Si veda A very European crisis, in The Economist, 4 febbraio 2010; V. DA ROLD, Tre crisi diverse in Europa: Grecia conti truccati, Irlanda crisi bancaria, Portogallo non competitivo, in Il Sole 24 Ore, 7 aprile 2011; Q&A: Spain's woes, pubblicato sul sito della BBC www.bbc.co.uk/news/business il 18 maggio 2012; F. O'TOOLE, Ship of Fools: How Stupidity and Corruption Killed the Celtic Tiger, Faber and Faber, 6° edizione, 2009; R. PEROTTI, Crollano le banche irlandesi, forti tensioni sull'euro. Salvare Dublino non può salvare tutti, in Il Sole 24 Ore, 23 novembre 2010; What really caused the eurozone crisis?, BBC, 22 dicembre 2011). A ciò si aggiungano le continue incertezze sul da farsi da parte di leader europei e le (un pò miopi) misure di austerità imposte a tutte l'eurozona. L'imposizione di un generalizzato obbligo di pareggio di bilancio entro il 2013-2014 mi pare eccessivamente concentrato ed improvviso. (C. ROMER, Hey, Not So Fast on European Austerity, NYT, 28-4-2012). In più, aumentare le tasse e tagliare le spese aggrava la situazione di paesi già oberati dai debiti e non tocca i vari problemi strutturali (J. COCHRANE, Austerity, Stimulus, or Growth Now?, dal suo blog 21-3-2012).
Per tutti questi motivi, le due crisi finanziarie non dovrebbero far vacillare la nostra convinzione nell'utilità dei mercati. Come spiegavano Rajan e Zingales nel 2003, i mercati (di capitali) svolgono l'essenziale funzione dell'accesso al credito in modo più efficiente rispetto al sistema bancario. La banca necessita di una conoscenza personale del debitore e di garanzie patrimoniali in cambio del prestito; i mercati finanziari permettono ai singoli investitori di diversificare i propri investimenti e di ridurre al minimo i rischi, aumentando così l'accesso al credito. Essi, poi, consentono a molteplici investitori di esprimere le proprie opinioni e di giungere a prezzi che rappresentino più fedelmente il valore dei titoli. Inoltre i mercati sono svincolati da pressioni politiche ed evitano inefficienti legami corruttivi.
I mercati, però, sono fragili. I principali soggetti infastiditi dal loro funzionamento sono i gruppi dell'establishment: soggetti che sguazzano benissimo nei rapporti clientelari-corruttivi con la politica, che non avrebbero problemi ad ottenere credito da dei banchieri amici. Questi soggetti vedono di cattivo occhio la concorrenza da parte di outsiders. I mercati ampliano proprio le possibilità di questi nuovi entranti e mettono in pericolo la posizione di potere dei gruppi dominanti. Perciò essi chiedono a gran voce di soffocare concorrenza e mercati. Le loro richieste diventano davvero pericolose quando, in momenti di crisi come questo, esse si saldano a quelle delle masse popolari scontente o in sofferenza a causa del ciclo economico. L'establishment non aspetta altro che approfittare di queste legittime doglianze per fare i suoi interessi e mandare gambe all'aria i mercati. Finché un solo stato vive questi moti di protesta, il pericolo è contenuto, poiché uscire dal commercio internazionale e dal movimento di capitali comporterebbe un costo eccessivo. Ma quando sono diffusi a più paesi, come durante la Grande Depressione, le misure protezionistiche e i cartelli anticoncorrenziali appaiono molto più allettanti e sono decisamente più letali.
Perciò stiamo attenti a quello che chiediamo ai nostri politici. La lettura di questo libro è molto utile per capire cosa rischieremmo di perdere.
[p.s. il libro è del 2003 e non parla delle ultime due crisi finanziarie, ma mi sembrava doveroso spendervi due parole]