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*** This comment contains spoilers! ***
Lo spunto iniziale è buono, lo svolgimento avvincente, peccato che verso la fine si metta a galoppare verso una conclusione affrettata che ha molto il sapore del romanzo a chiave.
In altre parole, quando si arriva alla fine si capisce che tutto il romanzo ruota sullo svelamento delle ultime du ... (continue)
Lo spunto iniziale è buono, lo svolgimento avvincente, peccato che verso la fine si metta a galoppare verso una conclusione affrettata che ha molto il sapore del romanzo a chiave.
In altre parole, quando si arriva alla fine si capisce che tutto il romanzo ruota sullo svelamento delle ultime due pagine (che ci si immagina all'incirca a metà), mentre in realtà la parte più bella è proprio quella iniziale.
Changez, giovane pakistano racconta gli ultimi 10 anni della propria vita ad uno sconosciuto interlocutore in un bazaar di Lahore. A 18 anni viene spedito a studiare a Princeton (dove fa faville), viene assunto da uno società finanziaria (dove fa faville, ma Jim ha delle mire sentimentali su di lui?), si innamora della più bella del ballo (Erica, che però è sfortunata come pochi) quasi ricambiato. Ma arriva l'11 settembre a buttare per aria le sue convinzioni di neo-newyorchese: perde progressivamente i contatti con l'occidente per riappropriarsi delle proprie radici pachistane e .... va bene spoilerare, ma il finale no!
La scrittura è un inglese molto plain, benissimo comprensibile (non so se sia un tratto di Moshin Hamid, o una sua scelta per questo libro), che si "ingarbuglia" (piacevolmente) solo quando parla di Erica.
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