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  • 2 people find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Lo spunto iniziale è buono, lo svolgimento avvincente, peccato che verso la fine si metta a galoppare verso una conclusione affrettata che ha molto il sapore del romanzo a chiave.
    In altre parole, quando si arriva alla fine si capisce che tutto il romanzo ruota sullo svelamento delle ultime du ... (continue)

    Lo spunto iniziale è buono, lo svolgimento avvincente, peccato che verso la fine si metta a galoppare verso una conclusione affrettata che ha molto il sapore del romanzo a chiave.
    In altre parole, quando si arriva alla fine si capisce che tutto il romanzo ruota sullo svelamento delle ultime due pagine (che ci si immagina all'incirca a metà), mentre in realtà la parte più bella è proprio quella iniziale.

    Changez, giovane pakistano racconta gli ultimi 10 anni della propria vita ad uno sconosciuto interlocutore in un bazaar di Lahore. A 18 anni viene spedito a studiare a Princeton (dove fa faville), viene assunto da uno società finanziaria (dove fa faville, ma Jim ha delle mire sentimentali su di lui?), si innamora della più bella del ballo (Erica, che però è sfortunata come pochi) quasi ricambiato. Ma arriva l'11 settembre a buttare per aria le sue convinzioni di neo-newyorchese: perde progressivamente i contatti con l'occidente per riappropriarsi delle proprie radici pachistane e .... va bene spoilerare, ma il finale no!

    La scrittura è un inglese molto plain, benissimo comprensibile (non so se sia un tratto di Moshin Hamid, o una sua scelta per questo libro), che si "ingarbuglia" (piacevolmente) solo quando parla di Erica.

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    Posted on Jun 15, 2009 | 1 feedback

Cover of On Chesil Beach
  • 6 people find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Superbamente scritto ma con un finale stupido, pretestuoso, che non c'entra niente e che rovina il piacere delle pagine precedenti.
    McEwan intreccia e dipana le storie parallele di Florence ed Edward (con alcune gustose digressioni) con un'abilità eccezionale e poi si impantana in 5 paginette ... (continue)

    Superbamente scritto ma con un finale stupido, pretestuoso, che non c'entra niente e che rovina il piacere delle pagine precedenti.
    McEwan intreccia e dipana le storie parallele di Florence ed Edward (con alcune gustose digressioni) con un'abilità eccezionale e poi si impantana in 5 paginette che sembrano attaccate per parare eventuali accuse di superficialità o maschilismo.
    Florence ed Edward sono raccontati con una vivezza ed una delicatezza che ce li fa apparire quasi su uno schermo cinematografico. Lei una giovinetta inglese figlia di un industriale ed una professoressa in filosofia di Oxford, lui un piccolo borghese figlio di un maestro. Lei votata alla musica (violino), lui alla storia medievale. Lei terrorizzata dai contatti fisici (e ci viene data anche una spiegazione freudiana a base di madri e padri), lui decisamente elettrizzato all'idea di trombarla (finalmente). L'intreccio è veramente eccellente, non ci sono scorciatoie: Edward non è una persona rude o grezza, Florence è consapevole del proprio handicap fisico ma è sinceramente convinta di potercela fare. E invece, al dunque, alla prima notte di nozze, lei scapperà disgustata e ferita dalla fisicità dell'atto sessuale (peraltro non consumato). In un doloroso redde rationem sulla spiagga (di cui al titolo), lei ammetterà la propria frigidità e lui l'incacità di accettarla. Florence si lancia anche in una proposta abbastanza avanti sui tempi (o indietro? insomma, in fin dei conti alla fine degli anni '60 poteva presumere di poter contare su un matrimonio vittoriano piuttosto che newyorchese!) che Edward rifiuta sdegnato ed offeso.
    Se fosse finito qui sarebbe stato un magnifico romanzo. E invece McEwan ci fa sapere come si è dipanata la vita di Edward (dandone un giudizio sostanzialmente negativo) e di come alla fine si sia reso conto che avrebbe potuto accettare con un po' più di sensibilità l'offerta di Florence, ammettendo che tra i due il manchevole è stato lui. Un doppio finale di cui non c'era bisogno, un tentativo di trovare una morale, di assolvere la donna, di ridarle un ruolo angelicato.

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    Posted on Apr 29, 2009 | Add your feedback

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