Tibor fischer è il più forte. immaginifico, cinico, caldo, intrigante, cattivo, ansioso e fatalista, sentimentale e mai, ma proprio mai banale. sebbene con l'ultimo lavoro (vedi viaggio al temine di una stanza), abbia deluso le mie aspettative di fan pasionario, tornando indietro con la me
... (continue)
Tibor fischer è il più forte. immaginifico, cinico, caldo, intrigante, cattivo, ansioso e fatalista, sentimentale e mai, ma proprio mai banale. sebbene con l'ultimo lavoro (vedi viaggio al temine di una stanza), abbia deluso le mie aspettative di fan pasionario, tornando indietro con la memoria ai tempi della lettura di questo romanzo riemergono in me sensazioni piacevoli al punto da stimolare manualmente una rilettura o quantomeno un opera di evangelizzazione del verbo fischeriano. a parte tutto, tralasciando ogni cosa del suo modo di scrivere, dimenticandoci della fabula addirittura, resterebbe comunque un tratto inequivocabile: tibor conosce le donne, o meglio conosce l'anima scura delle donne, la loro rabbia, la loro forza. i personaggi femminili che dipinge a penna sono di un erotismo e di un fascino che difficilmente lasceranno i lettori di genere maschile con le mutande intatte. e chissà che lo stesso non valga anche per le lettrici...non sottovalutate la potenza di tibor fischer.
c'è chi mi dice che de carlo non è assolutamente paragonabile al cinematograficissimo Moccia. bon...a me non interessa affatto. DeCarlo non mi piace, lo trovo puerile, semplice in modo ottuso e frikkettone in modo insopportabile. ho letto questo libro a 16 anni, ha avuto un impatto ro
... (continue)
c'è chi mi dice che de carlo non è assolutamente paragonabile al cinematograficissimo Moccia. bon...a me non interessa affatto. DeCarlo non mi piace, lo trovo puerile, semplice in modo ottuso e frikkettone in modo insopportabile. ho letto questo libro a 16 anni, ha avuto un impatto roccioso su di me. lo consiglio a tutti i 16enni della terra. anche ai 15enni. poi però...basta.
a mio avviso il più bello della trilogia e forse in assoluto della produzione di jean-claude izzo. Lui era un romantico.ed è nelle piccole cose che ancora se ne scorge il genio.
Quanto può essere difficile scrivere un racconto breve degno di nota, DioSoloLoSa.
Se Dio non dovesse rispondere al citofono o al cellulare (o su facebook) si può sempre provare a chiedere a Carver, il numero è sempre quello del paradiso, e magari lui è meno indaffarato di Nostro Signore.
Quanto può essere difficile scrivere un racconto breve degno di nota, DioSoloLoSa.
Se Dio non dovesse rispondere al citofono o al cellulare (o su facebook) si può sempre provare a chiedere a Carver, il numero è sempre quello del paradiso, e magari lui è meno indaffarato di Nostro Signore.
Ci è dato pensare che anche con la linea libera il buon vecchio e americano Raymond si limiti a ridacchiare delle nostre curiosità citandoci qualche illuminante traccia di Checov e ricordandoci da Lassù che non ci sono ricette, tantomeno divine, e che tutto quello che ci serve è intuire l'emozione dell'uomo, e dell'occupazione sua principale: la vita.
questa raccolta la curò lui stesso, scegliendo i racconti che reputava migliori e reintegrando i brani che l'editor aveva eliminato: una scelta di forte soggettività, quasi di egoismo letterario, ma di sicuro effetto per il lettore, sebbene molti dicano che il lavoro dell'editor sui racconti del Nostro sia stato di fondamentale importanza per la consacrazione su questa terra e anche su quell'Altra.
quello che c'è in questa succosa raccolta è l'America, lui parlava di questo e a noi va bene così, con l'acool e le giornate lunghe, con il divorzio e la passione per gli spazi grandi e le possibilità infinite ma spesso solo suggerite; è questa america che Carver prende e tagliuzza in fotogrammi a volte piccoli altre volte piccolissimi, che ci fa scaldare le mani e respirare un po più in fretta.
Non c'è modo di non cadere nell'emozione, in quella emozione delineata già nelle prime righe, l'emozione istantanea del racconto breve. ed è qui che si annida la bravura di Raymond: alla fine del racconto si fa una pausa prima del successivo in cui si soppesa la sensazione appena vissuta e ci si tasta il polso,spesso accelerato, da lettore. ora. A questo punto, se fossimo di fronte ad un racconto-di-poco-conto avremmo bisogno di altro, di qualche riga in più, di nutrire ancora la curiosità con indicazioni sul prima e sul dopo della porzione di vita che ci è stata proposta. e invece no! no e poi no.
Dopo che ci siamo immersi, senza aver preso abbastanza fiato, nella storia fotogrammatica che Carver ci ha sciorinato con sapienza sotto gli occhi, non si sente il bisogno di qualcosa di più, il percorso di lettura che abbiamo seguito è sufficiente a placare la ricerca di senso che da sempre investe il lettore.
sei soddisfatto, anche se sai che da qualche parte quel personaggio, quel panorama, quel gusto dei fatti, si dipana senza di te, ma tu lettore piccolo piccolo non te ne fai un cruccio perchè sei perfettamente cosciente che sapere quello che sai.
è bastante.
è onesto.
salman rushdie ci ordina dall'ultima di copertina di leggere tutto quello che Raymond Carver ha scritto e io che con rushdie non ho nulla da spartire sono assolutamente d'accordo con lui.
Il collezionista
Tibor fischer è il più forte.continue)
immaginifico, cinico, caldo, intrigante, cattivo, ansioso e fatalista, sentimentale e mai, ma proprio mai banale.
sebbene con l'ultimo lavoro (vedi viaggio al temine di una stanza), abbia deluso le mie aspettative di fan pasionario, tornando indietro con la me ... (
Tibor fischer è il più forte.
immaginifico, cinico, caldo, intrigante, cattivo, ansioso e fatalista, sentimentale e mai, ma proprio mai banale.
sebbene con l'ultimo lavoro (vedi viaggio al temine di una stanza), abbia deluso le mie aspettative di fan pasionario, tornando indietro con la memoria ai tempi della lettura di questo romanzo riemergono in me sensazioni piacevoli al punto da stimolare manualmente una rilettura o quantomeno un opera di evangelizzazione del verbo fischeriano.
a parte tutto, tralasciando ogni cosa del suo modo di scrivere, dimenticandoci della fabula addirittura, resterebbe comunque un tratto inequivocabile: tibor conosce le donne, o meglio conosce l'anima scura delle donne, la loro rabbia, la loro forza.
i personaggi femminili che dipinge a penna sono di un erotismo e di un fascino che difficilmente lasceranno i lettori di genere maschile con le mutande intatte.
e chissà che lo stesso non valga anche per le lettrici...non sottovalutate la potenza di tibor fischer.
Due di due
c'è chi mi dice che de carlo non è assolutamente paragonabile al cinematograficissimo Moccia.continue)
bon...a me non interessa affatto.
DeCarlo non mi piace, lo trovo puerile, semplice in modo ottuso e frikkettone in modo insopportabile.
ho letto questo libro a 16 anni, ha avuto un impatto ro ... (
c'è chi mi dice che de carlo non è assolutamente paragonabile al cinematograficissimo Moccia.
bon...a me non interessa affatto.
DeCarlo non mi piace, lo trovo puerile, semplice in modo ottuso e frikkettone in modo insopportabile.
ho letto questo libro a 16 anni, ha avuto un impatto roccioso su di me.
lo consiglio a tutti i 16enni della terra.
anche ai 15enni.
poi però...basta.
La gang del pensiero
tibor fischer è un genio e la sua è una scrittura geniale.questo è il suo libro migliore.da leggere con forza.
Casino totale
a mio avviso il più bello della trilogia e forse in assoluto della produzione di jean-claude izzo.
Lui era un romantico.ed è nelle piccole cose che ancora se ne scorge il genio.
Da dove sto chiamando
Quanto può essere difficile scrivere un racconto breve degno di nota, DioSoloLoSa.
Se Dio non dovesse rispondere al citofono o al cellulare (o su facebook) si può sempre provare a chiedere a Carver, il numero è sempre quello del paradiso, e magari lui è meno indaffarato di Nostro Signore.
< ... (Quanto può essere difficile scrivere un racconto breve degno di nota, DioSoloLoSa.
Se Dio non dovesse rispondere al citofono o al cellulare (o su facebook) si può sempre provare a chiedere a Carver, il numero è sempre quello del paradiso, e magari lui è meno indaffarato di Nostro Signore.
Ci è dato pensare che anche con la linea libera il buon vecchio e americano Raymond si limiti a ridacchiare delle nostre curiosità citandoci qualche illuminante traccia di Checov e ricordandoci da Lassù che non ci sono ricette, tantomeno divine, e che tutto quello che ci serve è intuire l'emozione dell'uomo, e dell'occupazione sua principale: la vita.
questa raccolta la curò lui stesso, scegliendo i racconti che reputava migliori e reintegrando i brani che l'editor aveva eliminato: una scelta di forte soggettività, quasi di egoismo letterario, ma di sicuro effetto per il lettore, sebbene molti dicano che il lavoro dell'editor sui racconti del Nostro sia stato di fondamentale importanza per la consacrazione su questa terra e anche su quell'Altra.
quello che c'è in questa succosa raccolta è l'America, lui parlava di questo e a noi va bene così, con l'acool e le giornate lunghe, con il divorzio e la passione per gli spazi grandi e le possibilità infinite ma spesso solo suggerite; è questa america che Carver prende e tagliuzza in fotogrammi a volte piccoli altre volte piccolissimi, che ci fa scaldare le mani e respirare un po più in fretta.
Non c'è modo di non cadere nell'emozione, in quella emozione delineata già nelle prime righe, l'emozione istantanea del racconto breve.
ed è qui che si annida la bravura di Raymond: alla fine del racconto si fa una pausa prima del successivo in cui si soppesa la sensazione appena vissuta e ci si tasta il polso,spesso accelerato, da lettore.
ora. A questo punto, se fossimo di fronte ad un racconto-di-poco-conto avremmo bisogno di altro, di qualche riga in più, di nutrire ancora la curiosità con indicazioni sul prima e sul dopo della porzione di vita che ci è stata proposta.
e invece no! no e poi no.
Dopo che ci siamo immersi, senza aver preso abbastanza fiato, nella storia fotogrammatica che Carver ci ha sciorinato con sapienza sotto gli occhi, non si sente il bisogno di qualcosa di più, il percorso di lettura che abbiamo seguito è sufficiente a placare la ricerca di senso che da sempre investe il lettore.
sei soddisfatto, anche se sai che da qualche parte quel personaggio, quel panorama, quel gusto dei fatti, si dipana senza di te, ma tu lettore piccolo piccolo non te ne fai un cruccio perchè sei perfettamente cosciente che sapere quello che sai.
è bastante.
è onesto.
salman rushdie ci ordina dall'ultima di copertina di leggere tutto quello che Raymond Carver ha scritto e io che con rushdie non ho nulla da spartire sono assolutamente d'accordo con lui.