Finalmente una storia filler (con protagonista un tenero bambino puccioso e sfortunato di nome Timothy - come lo scoiattolino obeso dei Chipmunks) che mi appassiona! :3
Interessante nella tesi, peccato che Claudio Motta si affidi troppo, davvero troppo alle (necessarie) fonti. A interviste, articoli, saggi e documenti ufficiali. Avrei preferito sue riflessioni personali sull'argomento.
(Citando impropriamente da pagina 105 del volume:)
Dopo essere stati fabbricati per la Russia degli inizi del secolo I Protocolli dei Savi di Sion, un falso storico in cui sedicenti eminenze grigie ebraiche stilano un lungo e dettagliato programma per la conquista del mondo nell'ombra, er
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(Citando impropriamente da pagina 105 del volume:)
Dopo essere stati fabbricati per la Russia degli inizi del secolo I Protocolli dei Savi di Sion, un falso storico in cui sedicenti eminenze grigie ebraiche stilano un lungo e dettagliato programma per la conquista del mondo nell'ombra, erano stati resuscitati alla fine della guerra e adattati alle singole situazioni nazionali. In Russia, durante la guerra civile, erano serviti a suscitare contro i bolscevichi la xenofobia superstiziosa e gretta delle popolazioni rurali. In Germania, e su scala più piccola in Italia, avevano dato a una parte dell'opinione il confortante convincimento che il paese non era stato tradito dalle proprie sproporzionate ambizioni, ma da un subdolo complotto di forze nemiche. In Inghilterra avevano fornito una spiegazione a chi constatava che la vittoria non aveva risparmiato al paese una preoccupante situazione sociale. In Francia avevano ridato fiato e argomenti a quella parte della nazione che non aveva mai accettato la rivoluzione francese e le sue conseguenze. In America infine avevano fornito una "prova" a coloro che resistevano con argomenti puritani e populisti alla crescente modernizzazione e secolarizzazione della società. Tre fattori avevano potentemente favorito la diffusione dei Protocolli: la guerra, il carattere "profetico" del libro, l'esplosione demografica e la mobilità delle comunità ebraiche. La guerra si era conclusa in un clima di amarezza, frustrazioni, illusioni tradite. Non era mai accaduto prima d'allora che una guerra lasciasse i vincitori, per molti aspetti, non meno inquieti e insoddisfatti dei vinti. Se le potenze sconfitte l'avevano certamente perduta, le potenze vincitrici erano costrette a interrogarsi sul significato e l'utilità della loro vittoria.
Il saggio è molto scorrevole e comprensibile anche per chi, come me, dell'argomento non è che ci sguazzi agevolmente. Sergio Romano si rivela un bravo divulgatore storico rendendo discretamente facile un argomento un po' ostico di cui di certo a scuola non si parla un granché, e quando lo si fa lo si fa solo vagamente, per sentito dire, spesso sbagliando (la mia professoressa di storia del liceo li attribuiva al regime nazista, per esempio). Segue il testo completo dei Protocolli, molto interessante, specie alla luce di quanto letto in precedenza.
Non riesco a capire, data la mia piuttosto scarsa conoscenza in materia, se l'analisi dell'antisemitismo moderno effettuata (molto brevemente a onor del vero) da Romano a fine volume, e in generale tutto il saggio, sia obiettiva o meno per quel che riguarda gli ebrei in sè. Mi suona strano che nel parlare della nascita di Israele del 1948 si omettano le implicazioni e le conseguenze per i palestinesi, anche se il tema del saggio non è quello un accenno lo si poteva fare. Che nel descrivere l'antisemitismo contemporaneo si dipinga il popolo ebraico come un popolo che continua a venir odiato e discriminato (sempre meno, azzarda l'autore in un moto di entusiasmo), sembra, per la loro capacità di essere moderni, di successo pur senza perdere di vista un retaggio religioso e culturale di cui vanno molto fieri e si ometta la situazione del Medio Oriente, che non vede gli ebrei della Palestina totalmente innocenti.
Ma sono riflessioni che pongo a me stessa ripromettendomi di leggere in futuro qualcosa sull'argomento e traendo le dovute conclusioni.
Senza mettermi a parlare della trama perchè trattasi della trasposizione a fumetti pressochè perfetta del secondo capitolo di Artemis Fowl - L'Incidente Artico, innanzitutto darei 10 e lode alla copertina che è veramente figa. La mia è un po' diversa da quella che compare qui su anoobi, al posto del
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Senza mettermi a parlare della trama perchè trattasi della trasposizione a fumetti pressochè perfetta del secondo capitolo di Artemis Fowl - L'Incidente Artico, innanzitutto darei 10 e lode alla copertina che è veramente figa. La mia è un po' diversa da quella che compare qui su anoobi, al posto del titolo contornato di nero c'è il logo AF in argento iridescente. Sarà un'edizione speciale? Non importa. Resta molto bella.
In secondibus BRAVI gli americani che riescono a far pagare 10 dollari un libro di dimensioni abbastanza imponenti e tutto a colori quando in Italia una casa editrice qualsiasi (me ne vengono in mente almeno 5 o 6 senza bisogno di rifletterci su) l'avrebbero fatto pagare almeno il triplo. E senza copertina figa. Tutto sommato un prezzo davvero molto onesto.
Per ultimo ma non per importanza l'indiscussa bellezza di questo volume sta nel fatto che, non piacendomi molto il secondo libro di Artemis Fowl, quando avrò voglia di rileggermi qualche passaggio di questa avventura senza perderci troppo tempo potrò cavarmela in una mezz'oretta grazie all'ausilio delle vignette a fumetti. In più in inglese posso finalmente smetterla di ritrovarmi davanti un personaggio che si chiama Spinella, che mi fa sempre ridere. Ma a che pensavano i traduttori? XD
Non vedo l'ora di avere tra le mani, quando uscirà, il terzo volume. Voglio vedere com'è fisicamente il papà di Artemis tirato a lucido. Spero sia un gnocchino. :3
Hatsune ha un grande sogno nel cuore: quello di essere una donna a tutti gli effetti. Donna nel senso harmony del termine tutta sorrisi, merletti e glitter. Capita infatti che ogni volta che si appropinqua a un rappresentante del genere umano la schizofrenia prenda il sopravvento e si trasfor
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Hatsune ha un grande sogno nel cuore: quello di essere una donna a tutti gli effetti. Donna nel senso harmony del termine tutta sorrisi, merletti e glitter. Capita infatti che ogni volta che si appropinqua a un rappresentante del genere umano la schizofrenia prenda il sopravvento e si trasformi in una specie di demone violento e sparaimproperi. La sua scusa è quella di essere vissuta insieme a 6 fratelli maschi e di essere l'unica femmina. Senza offesa per la categoria delle giappominchiate, ma questo atteggiamento non sarebbe giustificabile neppure se fosse vissuta con un branco di gorilla, visto e considerato che i fratelli sono civilissimi.
In uno scatto di orgoglio manda a cagar etutta la scuola asserendo che si iscriverà al club scolastico più figo di tutti. Ovviamente finisce in quello più sfigato, il club delle "signorine" (Maiden club in inglese - emblematico che maiden voglia dire pure zitella), il cui presidente è tal Kirie, il quale ripristina l'equilibrio cosmico essendo tutto quello che Hatsune non è, vale adire educato, gentile e esteticamente competente, che ha come sogno nel cuore quello di gestire un club in cui le persone chiacchierano amabilmente davanti a una tazza di tè e le donne sono carine femminili e felici. Manco a dirlo come prima cosa le decespuglierà le sopracciglia con l'aria di un evangelion in berserk, ma noi lettori fatichiamo a notarlo da momento che sembrano identiche prima e dopo. Hatsune lo scambierà per gay a tempo di record. Invece la sua scusa è che è così perchè è vissuto con le sue sorelle.
Visto che tra lui che cerca di educare Hatsune all'educazione dei primati e lei che cerca di capire a che livelli di gayosità può giungere questa persona la trama langue, ci si sente in dovere di inserire a caso Kaori, come la tipa del philadelphia, che si rivelera più schizofrenica dei due messi insieme. Nonostante sia una famosa mangiamaschi nessuno dei protagonisti l'ha mai sentita nominare. Nonostante Hatsune sia notoriamente una stronzona spaventosa con kairi diventa un pulcino bagnato, sottostando a tutti i suoi capricci. Nonostante Kairi si sveli invaghita di Kirie rinnega il suo sentimento a tempo di record, sparendo tempo poche pagine (ma non prima di aver giurato eterna amicizia a Katsune, improvvisamente diventata sua amichetta) ma non prima di essersi guadagnata l'ambito premio di comprimario più inutile della storia dei manga.
L'idea di concetto era buona ma la trama risulta scontata e banale, e il personaggio di Hatsune tirato per i capelli (ribadisco che chiunque per quanto disabituato ad avere amici o vita sociale sa controllarsi e fare un saluto educato): nonostante la linearità dello storia l'autrice si sente comunque in diritto di fare riassunti delle puntate precedenti a ogni piè sospinto. Viene il dubbio che il manga sia rivolto a dei cerebrolesi.
D.Gray-man 驅魔少年 18
***This comment contains spoilers! ***
Finalmente una storia filler (con protagonista un tenero bambino puccioso e sfortunato di nome Timothy - come lo scoiattolino obeso dei Chipmunks) che mi appassiona! :3
La resistenza palestinese
Interessante nella tesi, peccato che Claudio Motta si affidi troppo, davvero troppo alle (necessarie) fonti. A interviste, articoli, saggi e documenti ufficiali. Avrei preferito sue riflessioni personali sull'argomento.
I falsi protocolli. Il «complotto ebraico» dalla Russia di Nicola II ai giorni nostri
***This comment contains spoilers! ***
(Citando impropriamente da pagina 105 del volume:)
Dopo essere stati fabbricati per la Russia degli inizi del secolo I Protocolli dei Savi di Sion, un falso storico in cui sedicenti eminenze grigie ebraiche stilano un lungo e dettagliato programma per la conquista del mondo nell'ombra, er ... (continue)
(Citando impropriamente da pagina 105 del volume:)
Dopo essere stati fabbricati per la Russia degli inizi del secolo I Protocolli dei Savi di Sion, un falso storico in cui sedicenti eminenze grigie ebraiche stilano un lungo e dettagliato programma per la conquista del mondo nell'ombra, erano stati resuscitati alla fine della guerra e adattati alle singole situazioni nazionali. In Russia, durante la guerra civile, erano serviti a suscitare contro i bolscevichi la xenofobia superstiziosa e gretta delle popolazioni rurali. In Germania, e su scala più piccola in Italia, avevano dato a una parte dell'opinione il confortante convincimento che il paese non era stato tradito dalle proprie sproporzionate ambizioni, ma da un subdolo complotto di forze nemiche. In Inghilterra avevano fornito una spiegazione a chi constatava che la vittoria non aveva risparmiato al paese una preoccupante situazione sociale. In Francia avevano ridato fiato e argomenti a quella parte della nazione che non aveva mai accettato la rivoluzione francese e le sue conseguenze. In America infine avevano fornito una "prova" a coloro che resistevano con argomenti puritani e populisti alla crescente modernizzazione e secolarizzazione della società.
Tre fattori avevano potentemente favorito la diffusione dei Protocolli: la guerra, il carattere "profetico" del libro, l'esplosione demografica e la mobilità delle comunità ebraiche. La guerra si era conclusa in un clima di amarezza, frustrazioni, illusioni tradite. Non era mai accaduto prima d'allora che una guerra lasciasse i vincitori, per molti aspetti, non meno inquieti e insoddisfatti dei vinti. Se le potenze sconfitte l'avevano certamente perduta, le potenze vincitrici erano costrette a interrogarsi sul significato e l'utilità della loro vittoria.
Il saggio è molto scorrevole e comprensibile anche per chi, come me, dell'argomento non è che ci sguazzi agevolmente. Sergio Romano si rivela un bravo divulgatore storico rendendo discretamente facile un argomento un po' ostico di cui di certo a scuola non si parla un granché, e quando lo si fa lo si fa solo vagamente, per sentito dire, spesso sbagliando (la mia professoressa di storia del liceo li attribuiva al regime nazista, per esempio). Segue il testo completo dei Protocolli, molto interessante, specie alla luce di quanto letto in precedenza.
Non riesco a capire, data la mia piuttosto scarsa conoscenza in materia, se l'analisi dell'antisemitismo moderno effettuata (molto brevemente a onor del vero) da Romano a fine volume, e in generale tutto il saggio, sia obiettiva o meno per quel che riguarda gli ebrei in sè. Mi suona strano che nel parlare della nascita di Israele del 1948 si omettano le implicazioni e le conseguenze per i palestinesi, anche se il tema del saggio non è quello un accenno lo si poteva fare. Che nel descrivere l'antisemitismo contemporaneo si dipinga il popolo ebraico come un popolo che continua a venir odiato e discriminato (sempre meno, azzarda l'autore in un moto di entusiasmo), sembra, per la loro capacità di essere moderni, di successo pur senza perdere di vista un retaggio religioso e culturale di cui vanno molto fieri e si ometta la situazione del Medio Oriente, che non vede gli ebrei della Palestina totalmente innocenti.
Ma sono riflessioni che pongo a me stessa ripromettendomi di leggere in futuro qualcosa sull'argomento e traendo le dovute conclusioni.
ARCTIC INCIDENT, THE - GRAPHIC NOVEL
Senza mettermi a parlare della trama perchè trattasi della trasposizione a fumetti pressochè perfetta del secondo capitolo di Artemis Fowl - L'Incidente Artico, innanzitutto darei 10 e lode alla copertina che è veramente figa. La mia è un po' diversa da quella che compare qui su anoobi, al posto del ... (continue)
Senza mettermi a parlare della trama perchè trattasi della trasposizione a fumetti pressochè perfetta del secondo capitolo di Artemis Fowl - L'Incidente Artico, innanzitutto darei 10 e lode alla copertina che è veramente figa. La mia è un po' diversa da quella che compare qui su anoobi, al posto del titolo contornato di nero c'è il logo AF in argento iridescente.
Sarà un'edizione speciale?
Non importa.
Resta molto bella.
In secondibus BRAVI gli americani che riescono a far pagare 10 dollari un libro di dimensioni abbastanza imponenti e tutto a colori quando in Italia una casa editrice qualsiasi (me ne vengono in mente almeno 5 o 6 senza bisogno di rifletterci su) l'avrebbero fatto pagare almeno il triplo.
E senza copertina figa.
Tutto sommato un prezzo davvero molto onesto.
Per ultimo ma non per importanza l'indiscussa bellezza di questo volume sta nel fatto che, non piacendomi molto il secondo libro di Artemis Fowl, quando avrò voglia di rileggermi qualche passaggio di questa avventura senza perderci troppo tempo potrò cavarmela in una mezz'oretta grazie all'ausilio delle vignette a fumetti. In più in inglese posso finalmente smetterla di ritrovarmi davanti un personaggio che si chiama Spinella, che mi fa sempre ridere. Ma a che pensavano i traduttori? XD
Non vedo l'ora di avere tra le mani, quando uscirà, il terzo volume. Voglio vedere com'è fisicamente il papà di Artemis tirato a lucido. Spero sia un gnocchino. :3
You're My Girlfriend
Hatsune ha un grande sogno nel cuore: quello di essere una donna a tutti gli effetti. Donna nel senso harmony del termine tutta sorrisi, merletti e glitter. Capita infatti che ogni volta che si appropinqua a un rappresentante del genere umano la schizofrenia prenda il sopravvento e si trasfor ... (continue)
Hatsune ha un grande sogno nel cuore: quello di essere una donna a tutti gli effetti. Donna nel senso harmony del termine tutta sorrisi, merletti e glitter. Capita infatti che ogni volta che si appropinqua a un rappresentante del genere umano la schizofrenia prenda il sopravvento e si trasformi in una specie di demone violento e sparaimproperi. La sua scusa è quella di essere vissuta insieme a 6 fratelli maschi e di essere l'unica femmina. Senza offesa per la categoria delle giappominchiate, ma questo atteggiamento non sarebbe giustificabile neppure se fosse vissuta con un branco di gorilla, visto e considerato che i fratelli sono civilissimi.
In uno scatto di orgoglio manda a cagar etutta la scuola asserendo che si iscriverà al club scolastico più figo di tutti. Ovviamente finisce in quello più sfigato, il club delle "signorine" (Maiden club in inglese - emblematico che maiden voglia dire pure zitella), il cui presidente è tal Kirie, il quale ripristina l'equilibrio cosmico essendo tutto quello che Hatsune non è, vale adire educato, gentile e esteticamente competente, che ha come sogno nel cuore quello di gestire un club in cui le persone chiacchierano amabilmente davanti a una tazza di tè e le donne sono carine femminili e felici. Manco a dirlo come prima cosa le decespuglierà le sopracciglia con l'aria di un evangelion in berserk, ma noi lettori fatichiamo a notarlo da momento che sembrano identiche prima e dopo.
Hatsune lo scambierà per gay a tempo di record.
Invece la sua scusa è che è così perchè è vissuto con le sue sorelle.
Visto che tra lui che cerca di educare Hatsune all'educazione dei primati e lei che cerca di capire a che livelli di gayosità può giungere questa persona la trama langue, ci si sente in dovere di inserire a caso Kaori, come la tipa del philadelphia, che si rivelera più schizofrenica dei due messi insieme. Nonostante sia una famosa mangiamaschi nessuno dei protagonisti l'ha mai sentita nominare. Nonostante Hatsune sia notoriamente una stronzona spaventosa con kairi diventa un pulcino bagnato, sottostando a tutti i suoi capricci. Nonostante Kairi si sveli invaghita di Kirie rinnega il suo sentimento a tempo di record, sparendo tempo poche pagine (ma non prima di aver giurato eterna amicizia a Katsune, improvvisamente diventata sua amichetta) ma non prima di essersi guadagnata l'ambito premio di comprimario più inutile della storia dei manga.
L'idea di concetto era buona ma la trama risulta scontata e banale, e il personaggio di Hatsune tirato per i capelli (ribadisco che chiunque per quanto disabituato ad avere amici o vita sociale sa controllarsi e fare un saluto educato): nonostante la linearità dello storia l'autrice si sente comunque in diritto di fare riassunti delle puntate precedenti a ogni piè sospinto.
Viene il dubbio che il manga sia rivolto a dei cerebrolesi.